Il legame di coppia

Il legame di coppia: in cosa consiste e come si struttura da un punto di vista sistemico-relazionale.

6 SET 2021 · Tempo di lettura: min.

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Il legame di coppia

La coppia è composta da tre parti: tu, io e noi. Ci sono quindi due persone che hanno un legame stabile ma tre parti. Ognuna di queste tre parti è significativa a pari modo: ognuna, infatti, ha una vita per se stessa. Ognuna rende l'altro più accettabile.

Ogni parte deve essere utilizzata, dal momento che ognuna ha un significato nella vita di una coppia. Per esempio, qualunque cosa una persona faccia bisogna che l'altro risponda e, di conseguenza, questa risposta dell'altro modella quella persona. Parallelamente la risposta dell'altro modella il sé del partner. Tant'è vero che le relazioni con gli altri che sono stati significativi per noi diventano parti di noi stessi, del nostro universo personale.

Questa sequenza ricorsiva ripetuta dà origine ad un modello che si traduce in regole per la relazione. Ciò a sua volta stabilisce i parametri del rapporto e limita o espande la vita di ciascun membro della coppia. Questo ci fa riflettere su come la coppia (così come la famiglia) sia un sistema aperto, in quanto le azioni di una parte hanno delle ripercussioni su quelle dell'altro e queste, a loro volta, danno origine a delle risposte che correggono e modellano le azioni precedenti.

Si potrebbe dire che entrambi i partner contribuiscono a creare gli sviluppi che orientano l'andamento del legame di coppia in una certa direzione che, però, non è necessariamente prevedibile.

Quindi la coppia rappresenta un modo di essere che orienta ciascun partner in una direzione di sviluppo e di scelta che non può essere considerata individuale, ma che viene, giorno per giorno, accomunata a quella del partner, che rappresenta un legame. Legame che può essere, al tempo stesso, risorsa ma anche vincolo.

Ma perché ci si mette insieme ad un altro? Sostanzialmente perché ci accorgiamo di essere incompleti da soli, che ci manca qualcosa. Perché, in fondo, soltanto quando amiamo qualcuno e ne siamo corrisposti ci sentiamo appunto meno soli e più completi come persone.

I motivi principali per cui scegliamo un partner sono, infatti, legati ad alcuni bisogni fondamentali dell'uomo: in particolare il bisogno di accudimento e quello sessuale. Il bisogno di accudimento è legato alla ricerca di sicurezza che ci accompagna fin dalla nascita, quando abbiamo bisogno di una figura che si possa prendere cura di noi per garantire la nostra sopravvivenza. La motivazione sessuale, invece, è legata alla conservazione della specie attraverso la funzione riproduttiva. La riuscita di molti matrimoni, infatti, è tuttora legata alla possibilità di avere figli.

In ogni caso il requisito indispensabile è l'esistenza di una fiducia di base nei confronti della persona che scegliamo che, a sua volta, dipende dalla qualità del legame che si è instaurato con chi si è preso cura di noi.

La scelta di quel partner, e non di un altro, è un insieme di fattori che si possono ricollegare: al mito familiare (i valori, anche impliciti, che sono stati appresi all'interno della nostra famiglia d'origine); al ruolo che avevamo nella nostra famiglia e che ci era stato in qualche modo assegnato (pensiamo al ruolo del primogenito in certe famiglie) ed, infine ma non meno importante, alla ricerca di soddisfacimento di bisogni più strettamente personali.

Il prevalere dell'uno o dell'altro di questi fattori dipende non solo dalla forza relativa di ciascuno di essi, ma anche dal tipo di relazioni che esistono con la nostra famiglia d'origine. Quando, per esempio, il mito familiare prevale sui bisogni individuali viene prestata più attenzione alle caratteristiche esteriori, al ruolo, alla posizione sociale, ai comportamenti del potenziale partner, corrispondenti alle aspettative presenti nel mandato familiare, siano esse implicite o esplicite. Nel caso di ribellione, più o meno cosciente al mandato familiare, invece, la scelta del partner è dettata dalla presenza di caratteristiche di segno opposto a quelle della famiglia d'origine, per prenderne le distanze.

Questi casi sono più evidenti nelle situazioni in cui vi è stata una storia familiare particolarmente tormentata o infelice, con il grande carico di aspettative che ne conseguono in termini compensatori.

La scelta del partner diventa in qualche modo una scelta/non scelta, indotta dalla storia familiare che, da un lato, è diretta a cogliere specifici elementi di interesse nell'aspetto o nel comportamento di quella persona, ma dall'altro a non accorgersi di tutti quegli elementi del suo carattere che potrebbero rendere problematica la relazione familiare.

Il tipo di influenza che esercita il mito familiare dipende dalla sua forza e dalla sua ricchezza: quanto più forte, infatti, sarà una delle sue componenti, tanto più essa avrà il predominio sulle altre.

Ciò è anche in rapporto a quanto la persona si è differenziata dal mito familiare e da quanto sia riuscita a risolvere i propri legami con le figure familiari più significative. Con il passare degli anni, infatti, la scelta del partner diventa più consapevole e soggetta ad un numero maggiore di esigenze.

D'altra parte una grande importanza rivestono anche fattori come il contesto e il tempo in cui si svolge l'incontro e in cui si sviluppa il rapporto. Chi inizia un rapporto da adolescente non ha sicuramente le stesse aspettative di chi lo inizia in un'età più matura e più consapevole.

In generale possiamo dire che più le relazioni nella famiglia d'origine sono prive di elementi conflittuali irrisolti, tanto più la scelta del partner è "libera" nel senso che i vincoli, le preclusioni, la necessità di legarsi ad un particolare tipo di partner sono meno pressanti.

Ma c'è ancora una altro aspetto che ci fa scegliere quella particolare persona nel momento in cui la incontriamo ed è relativa a cosa ci colpisce di quella persona. Sembra che la scelta venga effettuata con estrema rapidità, sulla base delle impressioni legate ad una serie di messaggi verbali, ma soprattutto non verbali, che le persone fin dall'inizio della relazione si scambiano.

Tali messaggi vengono "riconosciuti" come un insieme di elementi ad alto contenuto emotivo nei quali è condensata tutta una serie di immagini di grandissimo significato e di forte impatto per le persone coinvolte.

Questo perché le espressioni mimiche che più ci colpiscono negli altri e che stimolano maggiormente la nostra curiosità sono quelle più cariche emotivamente di ricordi e legate a relazioni affettive significative. Ciò può capitare sia a proposito di persone con cui avevamo un rapporto conflittuale sia con quelle cui ci univa un rapporto di maggiore sicurezza.

Dopo la scelta del partner, consapevole o no che sia, segue il periodo dell'innamoramento. L'amore nella fase iniziale dell'innamoramento è un momento di vera e propria "pazzia" fisiologica, ma comunque transitoria. 

Ma se nell'innamoramento l'individualità rischiava di confondersi con quella dell'amato, quando l'unione prende vita e inizia la relazione, l'io ritrova se stesso nel legame che si va creando.

Il fatto che, dopo la fase iniziale dell'innamoramento, in cui tutto va a gonfie vele, l'amore fra una coppia possa continuare, sebbene trasformato, dipende sostanzialmente da come le due persone della coppia riescono a far funzionare le tre parti (io, tu e noi).

L'amore può fiorire, infatti, solo dove c'è posto per tutte e tre e dove nessuna domina su un'altra.

Se così non fosse, verrebbero meno i sentimenti di dignità della persona e l'autostima potrebbe risultarne seriamente compromessa.

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Scritto da

Dott.ssa Sara Savio

Bibliografia

  • "La crisi della coppia" a cura di Maurizio Andolfi . Ed. Cortina
  • "Attrazione e scelta" di Camillo Loriedo, Maria Di GIusto , Giulia De Bernardis. Ed. Ponte alle Grazie
  • "Eros e Pathos" di Aldo Carotenuto Ed. Bompiani

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