Chiamami col tuo nome: amore fra figura e sfondo

Una riflessione sui contesti familiari che possono favorire un sano sviluppo emotivo dei figli, ispirato dalla visione del film "Chiamami col tuo nome".

17 GIU 2020 · Tempo di lettura: min.

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Chiamami col tuo nome: amore fra figura e sfondo

Chiamami col tuo nome è un film di Luca Guadagnino, uscito nelle sale italiane nel 2017, ambientato in Italia durante l'estate del 1983. Le vicende si svolgono, per quasi tutta la durata del film, in un'immensa villa situata da qualche parte nella bucolica campagna lombarda.

La villa è la residenza di villeggiatura della famiglia ebrea Perlman, composta da Elio Perlman, un ragazzo di diciassette anni dallo spiccato talento musicale, e dai suoi genitori: il signor Perlman, americano, presumibilmente un professore universitario di archeologia, e Annella Perlman, donna di origini italo-francesi, che ha ereditato la villa dalla sua famiglia. Il padre ospita ogni estate uno studente sotto tesi di dottorato. Quell'anno viene selezionato Oliver, studente ebreo originario del New England di 24 anni. Simpatico, spigliato e di bell'aspetto Oliver conquista presto i suoi ospiti e gli amici della compagnia di Elio. Fra Elio e Oliver nascerà una breve ma intensa e appassionata storia d'amore, fatta di iniziali incomprensioni e timori, di messaggi fatti scivolare sotto la porta, di bagni nei laghi, di baci, di giochi erotici e struggenti dichiarazioni.

Chiamami col tuo nome è, fra tutti quelli che ho visto, il film che meglio rappresenta l'Amore. Non solo quello romantico, qui espresso nelle sue molteplici forme, da quelle più forti e intense a quelle più occasionali e giocose, ma in tutte le sue forme. L'Amore trasuda da ogni parte: c'è amore per la cultura, amore per il proprio lavoro, amore per l'arte, amore fra amici, amore fra genitori e figli.

Queste forme di amore non si escludono a vicenda, ma si integrano in un'armonia talmente perfetta che passa inosservata. E in tutte queste forme, che poi è solo una, la villa dei Perlman diventa la rappresentazione concreta di ciò che non può mai mancare nell'Amore: accoglienza e condivisione. La villa è un sistema aperto che accoglie calorosamente tutti quelli che vengono a trovare la famiglia, che sia per giocare a pallavolo nel grande giardino, per mangiare all'ombra del pesco in cortile parlando di politica e di viaggi, o per ascoltare Elio suonare magistralmente il pianoforte. Il cancello che conduce alla villa è sempre aperto. E all'interno dei suoi ampi spazi è sempre possibile trovare qualche cantuccio in cui rifugiarsi per leggere, scrivere, riflettere, sonnecchiare e masturbarsi in perfetta solitudine, senza correre il rischio di venir disturbati.

Per quanto possa essere intrigante ed emozionante la storia d'amore, messa in figura, fra Elio e Oliver, mi piacerebbe qui soffermarmi ad esaminare lo sfondo che accoglie tale vicenda, che le consente di svilupparsi in tutta la sua forza. E questo sfondo è rappresentato in particolar modo dalla famiglia di Elio, dal rapporto di grande fiducia e affetto che lega la coppia genitoriale al figlio.

Si potrebbe dire che la famiglia Perlman è una rappresentazione fedele della famiglia funzionale di Minuchin, tanto più perché gli attori sono così autentici nelle loro azioni. Entrambi i genitori di Elio sono persone mature, colte, profonde ed affettuose, sempre presenti e attenti ma mai invadenti, che favoriscono momenti di aggregazione e di scambio affettivo caldi e significativi, oltre agli spazi necessari affinché il figlio si sperimenti in autonomia.

Due sono le scene che lasciano intendere quanto i genitori siano sintonizzati emotivamente col figlio. La prima si svolge in una serata piovosa, nel salotto. La telecamera inquadra la famiglia seduta sul divano, il padre a sinistra, la madre a destra e Elio disteso sulle gambe di entrambi. Siamo agli inizi della vicenda. Elio si trova nel pieno della sua inquietudine amorosa per Oliver, della quale non ha parlato con nessuno. La madre legge un passo da un libro scritto in tedesco a Elio e al marito, mentre accarezza i capelli al figlio. Legge la storia di un cavaliere innamorato di una principessa che lo ricambia nei sentimenti ma alla quale non ha trovato il coraggio di dichiararli. Tormentato il cavaliere infine chiede alla principessa: "È meglio parlare o morire?" Elio a quel punto confessa ai genitori che lui non avrebbe mai il coraggio di fare una domanda del genere, al che il padre lo smentisce. Passano qualche secondo di silenzio pieno fra i tre, rotto dal padre che dice: "Ehi, Elli belli… lo sai che puoi sempre parlare con noi."

La seconda scena si svolge nello studio. Qui siamo invece vicini alla fine del film. Oliver è dovuto tornare in America ed Elio è molto addolorato per la sua partenza. Tornato a casa, dopo averlo salutato alla stazione, passa tutta la serata in camera sua, saltando la cena. Decide di uscirne il giorno dopo e, recatosi nello studio, trova il padre intento a rivedere dei documenti sul divano. Non appena il signor Perlman vede il figlio sulla soglia gli sorride dicendogli "Ci sei mancato a cena ieri sera." Elio va a sedersi accanto al padre che butta in modo distratto i fogli che stava consultando sulla scrivania. Il gesto di per sé è piccolo ma molto significativo: non è più il momento di lavorare, è il momento di stare col figlio. Si accende una sigaretta e dopo qualche boccata dice delle cose. Cose che sia nella forma che nel contenuto possono essere considerate insegnamenti universali sull'Amore, oltre che indicazioni preziose su come essere genitori quando nostro figlio soffre. "Quando meno te lo aspetti, la natura ha astuti metodi per scovare il tuo punto più debole. Tu ricordati che io sono qui.[…] Adesso non vuoi provare niente. Magari non vorrai mai provare niente, e magari non è con me che vuoi parlare di queste cose, però… prova qualcosa, perché l'hai già provata. […]Al mio posto un padre vorrebbe che tutto questo sparisse … vorrebbe che suo figlio cadesse in piedi. Ma io non sono quel tipo di padre. Strappiamo via così tanto di noi per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent'anni. Abbiamo meno da offrire ogni volta che troviamo una persona nuova. Ma forzarsi a non provare niente, per non provare qualcosa … che spreco![…]Come vivrai sono affari tuoi. Però ricordati: il cuore e il corpo ci vengono dati solo una volta. In men che non si dica il tuo cuore è consumato, quanto al tuo corpo ad un certo punto nessuno più lo guarda e ancora meno ci si avvicina. Tu adesso senti tristezza, dolore … non ucciderli. Al pari della gioia che hai provato."

Il film non ce lo dice esplicitamente, ma ce lo mostra chiaramente. Ci mostra l'importanza dell'avere alle spalle una famiglia, affettuosa, accogliente e sintonizzata emotivamente, sullo sfondo della nostra vita. Uno sfondo che ha permesso ad Elio di portare in figura, negli angoli accoglienti e riservati della sua grande casa, nella consapevolezza che non sarà mai solo e incompreso, la sua emotività e il suo desiderio di esplorare l'amore romantico, di affrontare le gioie e le frustrazioni di quella che forse è la cosa più bella che un essere umano possa fare nel corso della sua vita: abbattere le barriere che ci separano dall'altro, permettendo alle nostre intimità più profonde di toccarsi.

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Scritto da

Dottor Luigi Monticelli

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