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Aumentare l’autostima

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L’autostima è la valutazione positiva o negativa che l’individuo può fare di se stesso. L'autovalutazione può comportare degli errori sia come sopravvalutazioni che come sottovalutazioni.

31 OTT 2017 · Tempo di lettura: min.
Aumentare l’autostima

L'autostima è la valutazione positiva o negativa che un individuo può fare di se stesso, il giudizio sistematico e approfondito delle proprie caratteristiche e competenze personali. Il livello di autostima è influenzato, anche se non sempre, dai successi o dagli insuccessi nel raggiungimento di obiettivi importanti nella vita (nel senso che l'autostima si innalza o si abbassa se l'individuo si valuta positivamente o negativamente in quella particolare situazione), soprattutto quando i successi o i fallimenti sono valutati dalla persona come dipendenti da sue caratteristiche interne.

L'autovalutazione può comportare degli errori sia come sopravvalutazioni che come sottovalutazioni delle caratteristiche personali. L'autostima si abbassa per esempio durante gli stati di depressione dato che in quei momenti l'individuo tende a disprezzarsi e svalutarsi e aumenta invece negli stati di euforia, momenti in cui l'individuo tende a sopravvalutarsi.

Nell'autovalutazione oscilliamo tra due bisogni: quello di conoscersi e prendere atto delle proprie reali caratteristiche e potenzialità, e quello di piacersi cioè di sapere che si è competenti, intelligenti, buoni, bravi....Questi due bisogni possono anche non essere in armonia.

Il bisogno di conoscersi è condizionato dalle idee che già abbiamo di noi stessi. Poiché la nostra mente è attiva e selettiva, prestiamo maggiore attenzione a ciò che conferma quello che già pensiamo di noi sia in senso positivo che negativo: chi pensa di non essere attraente darà più importanza alle informazioni che gli confermano questa opinione e tenderà a trascurare tutte le altre, oppure chi pensa di essere intelligente troverà più facilmente argomenti che gli confermano questo dato piuttosto che il contrario. Circondarsi di persone che confermano l'opinione che abbiamo di noi stessi (anche se negativa) aiuta ulteriormene a mantenere una certa stabilità nel livello di autostima.

Un'altra tendenza che abbiamo è quella di confrontarci con gli altri: ci confrontiamo con chi è più bravo quando vogliamo capire quali sono stati i nostri limiti in un'operazione importante andata male, e con chi è meno bravo se abbiamo bisogno di risollevare la nostra autostima consolandoci perché in fondo c'è sempre chi sta peggio di noi.

Una buona autostima serve a volersi più bene e ad avere più fiducia in se stessi.

Sentire compromessa o in pericolo la nostra immagine sociale o la nostra autostima provoca vergogna. Anche altre emozioni sgradevoli come l'ansia o il senso di colpa possono essere legate all'abbassamento del livello dell'autostima. Un basso livello di autostima è perciò fonte di sofferenza e comporta una minore fiducia in se stessi, per questo utilizziamo molte strategie per mantenere l'autostima a un livello accettabile e stabile.

Tanto per cominciare selezioniamo le aree in cui valutarci positivamente, non è infatti importante che una valutazione sia molto positiva o molto negativa per intaccare il nostro livello di autostima, quanto che avvenga in un settore in cui consideriamo molto importante riuscire . La selezione avviene ovviamente secondo criteri che ci favoriscono: cerchiamo innanzitutto di valutare realisticamente quali sono i nostri potenziali punti di forza (l'attività sportiva, lo studio, l'aspetto fisico,.....) e poi li consideriamo importanti. Questa strategia è limitata dal fatto che molte aree di importanza vengono stabilite precocemente all'interno delle proprie relazioni significative quando ancora non siamo in grado di valutare se abbiamo quelle specifiche competenze (prendiamo l'esempio di una famiglia in cui i genitori hanno il mito della cultura e il figlio invece sembra più portato per l'attività fisica o viceversa).

Una seconda strategia consiste nel selezionare più o meno consapevolmente quelle informazioni o quei ricordi che forniscono valutazioni positive: fare attenzione agli elogi degli altri e non alle critiche, ricordarsi le cose andate bene e non quelle andate male.

Una terza strategia è quella per cui tendiamo ad attribuirci la responsabilità dei successi e a scaricare sugli altri quella degli insuccessi. Quando questo non è proprio possibile e l'insuccesso è indubitabilmente dovuto a noi (mettiamo il caso di un'interrogazione o di un esame in cui le domande erano facili e nonostante ciò non siamo riusciti a rispondere adeguatamente) ci giustifichiamo con noi stessi facendo riferimento a fattori contingenti come la stanchezza, lo scarso impegno o la mancanza di concentrazione, piuttosto che a fattori di base come la capacità o l'intelligenza.

A volte la strategia è addirittura preventiva e costruiamo le condizioni che non favoriscono il successo (non aprendo libro per esempio pur sapendo che sarò interrogato), in modo da poter far risalire a quelle la causa dell'insuccesso e non alla nostra capacità o intelligenza cosa che invece influirebbe sul livello di autostima (se per esempio mi impegno molto nello studio e nonostante ciò l'interrogazione va male mi devo quanto meno chiedere se non sono per caso un incapace).

Si potrebbe obiettare che le strategie non valgono per chi tende a mettere in pratica manovre contrarie per esempio dare più peso alle critiche che non alle lodi, oppure sopravvalutare i propri difetti più che i propri pregi e via dicendo. In questi casi vale anche il discorso della stabilità. Chi tende alla bassa autostima cerca di difenderla al pari di chi tende ad una alta autostima sia perché questo permette di mantenere più stabile il proprio senso di identità, sia perché avere una bassa autostima è meglio che avere un'autostima incerta o rischiare di mettere a repentaglio anche quella. I dati che smentiscono la bassa autostima (per esempio gli amici dicono ad una ragazza che è carina mentre lei pensa di non esserlo e reagisce non credendo a quello che le dicono) creano in effetti disagio perché inducono la persona che si stima poco a farsi illusioni su di sé e quindi a rischiare la delusione. E' meglio mantenersi su un livello di autostima bassa ma stabile, piuttosto che oscillare tra illusioni e delusioni.

Queste sono le strategie più comunemente usate per mantenere un livello di autostima accettabile e il più possibile stabile. Resta da capire come mai le persone hanno un'autostima bassa o alta.

Il livello di autostima è in effetti il risultato del rapporto tra la valutazione che facciamo di noi e le aspirazioni che abbiamo cioè del rapporto tra come siamo e come vorremmo essere, più i due aspetti sono distanti e più il livello di autostima è basso.

Anche qui le relazioni con le nostre figure di attaccamento hanno un ruolo nell'indirizzarci verso la costruzione di un'autostima bassa o alta .

Il modo in cui i genitori valutano il figlio sarà il modo con cui comincerà a valutarsi da solo e se saranno troppo severi e poco disponibili, si convincerà di non essere all'altezza della situazione e di doversi guadagnare la valutazione positiva degli altri per sentirsi accettato.Tenderà a stimarsi poco perché crederà di essere piaciuto poco ai suoi genitori (abbiamo già visto che i bambini non sono in grado di valutare che la poca disponibilità o la severità dei genitori può non dipendere da loro) e ogni esperienza tenderà ad essere interpretata secondo questa chiave di lettura. Non sarà in grado di valutare realisticamente le sue caratteristiche personali perché le valutazioni dei genitori gli risulteranno incomprensibili dato che dipendono più dal loro umore che non da precisi comportamenti del bambino.

La tendenza all'alta autostima è piuttosto legata ad esperienze precoci positive con genitori affettuosi e rassicuranti che hanno fiducia nelle capacità del figlio e lo manifestano affidandogli le responsabilità che in base all'età il bambino è in grado di sostenere riconoscendone comunque insuccessi ed errori, soprattutto l'affetto verso il figlio non è subordinato alla conferma delle aspettative dei genitori: se egli non si comporta come il genitore vorrebbe non rischia di essere rifiutato per questo, cosa che invece accade come abbiamo detto, a chi ha la tendenza alla bassa autostima: per lui l'essere stimati è la condizione essenziale per meritarsi l'affetto.

Anche le prime esperienze sociali hanno un peso nel rafforzare la tendenza all'autovalutazione positiva o negativa. Le aspettative degli insegnanti per esempio influenzano le prestazioni dello studente e la sua fiducia in se stesso, ma anche il gruppo-classe può avere un ruolo: iniziare le elementari con un anno di anticipo per esempio (cosa che andava di moda un pò di tempo fa) significa trovarsi in classe con bambini più grandi anche se solo di pochi mesi. Quei pochi mesi possono significare per esempio non riuscire a comprendere subito concetti che invece vengono compresi dagli altri, oppure più avanti sviluppare in ritardo rispetto agli altri questo può stimolare sentimenti di inferiorità o quanto meno la sensazione di essere più lento degli altri. Trovarsi in classe con bambini più piccoli può avere effetti opposti.

Il livello di autostima non è una cosa data una volta per tutte ma può aumentare o diminuire continuamente. Il suo grado di stabilità è dato soprattutto dall'importanza che viene data ai singoli eventi. Chi mette in discussione la propria autostima ogni volta che ha un successo o un fallimento, avrà un livello di autostima abbastanza fluttuante coerentemente con le cose che gli accadono. Se invece un successo o un fallimento vengono considerati in maniera circoscritta, il livello di autostima si manterrà più stabile e non sarà sufficiente un singolo evento positivo o negativo per innalzarla o abbassarla.

La tendenza a utilizzare l'una o l'altra di queste strategie è legata alla storia individuale. Chi non ha potuto farsi un'idea realistica delle proprie caratteristiche personali sarà più dipendente dal contesto e dall'esperienza del momento e avrà un livello di autostima sempre abbastanza instabile.

Il benessere psicologico è legato ad un buon livello di autostima generale (la sensazione generale di valere come persona), mentre il successo è più legato all'autovalutazione positiva in un'area specifica ( amore, lavoro, sport,...), i due aspetti possono coesistere ma possono anche essere indipendenti: una persona può avere molto successo per esempio nel lavoro e avere una bassa autostima generale quindi essere ugualmente insoddisfatto di sé o viceversa avere un successo mediocre e stimarsi invece molto.

Un'alta autostima sembra migliore di una bassa autostima, purché sia realistica altrimenti espone ad un alto rischio di fallimenti.

L'opinione degli altri ovvero la stima, ha naturalmente il suo peso. La stima e l'autostima possono non coincidere e noi potremmo valutarci diversamente da come ci valutano gli altri.

Scritto da

Dott.ssa Patrizia Mattioli Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: 5623

Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Socio ordinario della Sitcc. Consulente scolastico. Lavora da trent’anni in campo clinico e scolastico. Ha pubblicato Itinerario di Psicologia (2008), Uno Psicologo nella Scuola (2015) e Attaccamenti a Scuola (2017). Autrice di numerosi articoli pubblicati nel web e su riviste di settore. Blogger per Il Fatto Quotidiano

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