ATTACCHI DI PANICO: Conoscerli per gestirli

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Qual è il circolo negativo che alimenta l'ansia, o meglio, il panico? Quali possono essere le strategie alternative da mettere in campo per attenuare nell'immediato il disturbo?

9 set 2019 · Tempo di lettura: min.

Come si alimenta il panico

Oggi giorno, è frequente sentire parlare persone che soffrono di attacchi di panico. Immagino ti sarà già capitato di sentire un amico o un conoscente che, almeno una volta nella vita, ha incorso in un attacco di panico, riportandoti la sua grande difficoltà a gestire il problema. Il motivo è che, spesso, quando si cerca di risolvere un problema, si mettono in atto delle soluzioni che apparentemente sembrano buone ma a lungo andare si rivelano inefficaci, se non addirittura disfunzionali. Nella maggior parte dei casi è ciò che succede al nostro sistema reattivo-percettivo quando tentiamo di controllare uno stato d'ansia o, ancora peggio, il panico. Si attuano delle "tentate soluzioni" (reazioni, atteggiamenti o comportamenti) che apparentemente sembrano funzionare, ma con il passare del tempo si rivelano inefficaci, non facendo altro che alimentare il problema. Questo accade perchè nonostante appaiano poco risolutive, vengono mantenute con ostinazione fino alla creazione di un copione della realtà rigido e disfunzionale. Ad esempio, una tentata soluzione comune a chi soffre di attacchi di panico è quella di esercitare un elevato controllo sulle proprie sensazioni psicofisiche, con l'aspettativa di monitorarle e ridurle; quando in realtà, l'unico risultato è quello di aumentarle e spaventarsi ancora di più. Il classico circolo vizioso potrebbe essere così riconducibile: dalla percezione di pericolo, arriva la reazione di allarme con la sintomatologia correlata (sudore, tachicardia, paura di morire...), per poi mettere in atto quelle "soluzioni" (evitamento, fuga, controllo...) che al posto di far diminuire il problema, lo esacerbano, portando così la persona a sperimentare un'amplificazione delle sue percezioni (di vulnerabilità, inefficacia, mancato controllo...) ed una successiva cronicizzazione del problema.

La vera soluzione? Innescare un meccanismo contro-circolare che aggiunge automaticamente nuove esperienze positive correttive nella propria memoria, spezzando così il circolo.

Quali possono essere le strategie alternative correttive?

  • La "congiura del silenzio":anziché parlare del proprio malessere, come comunemente si pensa, bisognerebbe evitare di comunicare agli altri il proprio disagio, poiché il continuo parlare peggiorerà il problema;
  • La tecnica del come peggiorare:allo scopo di capire quali comportamenti bisogna evitare per la cronicizzazione del problema, prova a riflettere su cosa potresti fare per peggiorare i tuoi sintomi. Sembra un contro senso; ma se capisci quali sono le tentate soluzioni che generalmente metti in atto per tenere a bada il problema, riuscirai anche ad eliminarle. Ad esempio, una di queste potrebbe essere il prestare troppa attenzione alle sensazioni corporee connesse all'attacco di panico. Trasformando l'atteggiamento controllante sulle sensazioni corporee in accettazione, sarà più probabile attenuarle e farle sparire del tutto!
  • La tecnica della peggiore fantasia: prova ad immergerti ogni giorno per circa mezz'ora nelle tue paure, cercando di evocare volontariamente sensazioni e situazioni che ti creano ansia. Produrre ciò che spaventa, aiuta a diminuire la paura stessa, in virtù del cosiddetto "effetto paradosso" (con più si pensa ad una determinata cosa, con più diventa difficile ottenerla!);
  • Esercitati in una tecnica di rilassamento: come il rilassamento progressivo di Jackobson, che, grazie alla contrazione e alla successiva distensione di differenti gruppi muscolari, aiuta a localizzare i vari nodi di tensione per poi rilassarli. In alternativa, puoi optare per il training autogeno, una tecnica di rilassamento composta da sei esercizi che, se praticati regolarmente, hanno il beneficio di placare l'ansia e lo stress, ed apportare un senso generale di benessere psicofisico.
Scritto da

Dott.ssa Elisa Simeoni

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