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Enormi dubbi sul comportamento del mio psicoterapeuta

Inviata da V205 il 24 mag 2018 Psicologia risorse umane e lavoro

Salve,

Sono otto mesi circa che sto effettuando un percorso psicoterapeutico.
Purtroppo però ho molti dubbi a riguardo e anche il rapporto di fiducia con il mio psicoterapeuta non è dei migliori.
Ho ventisei anni. Soffro di forte ansia e angoscia da quando ho memoria ma man mano questo lato ha preso il sopravvento fino ad arrivare alla depressione che ho cercato di mantenere fino a quasi un anno fa con antidepressivi (fluoxeren). Ho smesso da sola senza alcun consulto medico per poi iniziare il mio percorso solo psicologico. Le origini del mio malessere sono da ricercare in un contesto familiare altamente disfunzionale in cui non mi è mai stato permesso di vivere un'infanzia e un'adolescenza e ora una prima età adulta come i miei coetanei, sempre chiusa nello studio e tra problemi familiari. Il mio unico sfogo erano i videogiochi. Non ho mai sviluppato una mia identità, ho pochissime amicizie che vedo raramente e non ho mai avuto relazioni sentimentali. Ho vissuto sempre per assecondare mio padre che mi tiene sotto giogo con la sua violenza verbale e le torture psicologiche che attua per alimentare il suo ego. Tramite la psicoterapia ho trovato definizioni per il mio contesto familiare, iperprotettivo e soffocante, chiuso e incline a limitare il più possibile ogni contatto con l'altro, antidemocratico e dalle idee elitarie, mai attento a liberare l'identità dei figli ma a plasmarli secondo strade decise da altri. Purtroppo di tutto questo me ne sono resa conto solo ora. Fino ad un anno fa pensavo di essere pazza e di essere inferiore alle persone sane che potevano essere indipendenti dalle famiglie. Sono cresciuta con il terrore delle parole e dei comportamenti umilianti di mio padre e ancora non riesco a svincolarmi da lui, anzi il mio stato peggiora sempre più dinanzi a lui. Lui é molto abile con le parole ed è impossibile uscirne in un discorso. Con me perde però ogni logica perché improvvisa discorsi in cui cambia in continuazione argomenti, si appella a ogni mio errore del passato, ignorando tutto ciò che faccio e ho sempre fatto per la famiglia rinunciando come un'idiota a me. Mi urla addosso in un modo che mi consuma ma soprattutto afferma accuse, insulti e ordini limitanti per poi affermare che lui non ha mai detto nulla, non si ricorda ed è tutto frutto della mia fantasia. Questa é la cosa che mi fa maggiormente impazzire.
Ora alla mia età mi ritrovo con un diploma accademico di primo livello preso in una sorta di accademia privata di design, percorso portato a termine con enorme fatica oramai cinque anni fa ma mai sfruttato. Scelsi questo percorso, dopo la maturità classica, per "fuggire" ai piani di mio padre che aveva deciso cosa fosse meglio per me, cercando di farmi segnare ad ogni costo ad un'università privata che amava lui per potermi laureare e sistemare in ciò che voleva lui per me. Mi convinsero che non sarei riuscita a concludere nulla in atenei pubblici, tra le altre cose disprezzati da mio padre e da evitare come la peste. (Questo é uno dei nodi di maggiore sofferenza e odio che mi sta logorando dentro da anni). La mia depressione peggiorò ulteriormente alla fine di questa triennale e dovetti chiudere con quel mondo che avevo dovuto studiare per tre anni e mi aveva portato ad attacchi di panico. Meno di un anno fa sono ricaduta in un peggioramento ancora maggiore poiché mio padre ha tentato per mesi di inserirmi con la forza nel suo ex lavoro a fare per sempre ciò che mi aveva fatto ammalare. Lui non ha mai riconosciuto il mio male e anzi mi ha sempre umiliato e distrutta per questo. Questa proposta di lavoro mi ha gettato nell'oscurità. In questi cinque anni, tra varie esperienze lavorative in cui mi sono buttata e tentativi di apertura al mondo sempre bloccati, ho scoperto un forte interesse per l'area terapeutica. Ho lavorato infatti anche con disabili e mi dedico al volontariato. Stare davanti ad un PC tutto il giorno mi distrugge mentre il contatto e la cura della persona mi aiuta. Desideravo rinascere e potermi finalmente laureare seguendo una mia scelta ma mio padre si è sbrigato a trovare questa soluzione lavorativa. Ancora non sono stata chiamata in questo posto di lavoro ma il pensiero dell'attesa, dopo i sofferti colloqui, mi ha portato ad una sofferenza indescrivibile, all'autolesionismo e al vomito. Proprio otto mesi fa, per trovare una soluzione ad una situazione che non riuscivo a gestire più da sola, mi rivolsi ad uno psicologo e fui nuovamente distrutta e massacrata dalla mia famiglia che mi tolse anche la parola per diverse settimane. Mio padre attuò i soliti silenzi punitivi e i comportamenti umilianti con i quali sono cresciuta terrorizzata.
In questi otto mesi ho capito in parte come funzionano le dinamiche intorno a me, ho rivalutato le mie capacità di studio e ho avuto la conferma di non avere malattie mentali. Mi avevano convinto anche di questo. Ho esplorato tutte le professioni sanitarie e ho scoperto un forte interesse e una predisposizione per la psicologia. Alla fine, dopo mesi di consultazioni e prove raccolte in ogni modo di nascosto, ho deciso di intraprendere lo studio della psicologia per poter seguire nel modo migliore possibile la mia predisposizione reale e non incappare in ulteriori fallimenti. Il problema é che in tutto questo non mi sono mai sentita troppo assistita e sostenuta dal mio terapeuta. Molte volte ho avuto la sensazione che il mio caso fosse sottovalutato. Ho riportato sempre i miei sintomi che non riesco più a gestire e mi preoccupano molto ma lui non dice mai nulla a riguardo. Solo un "poi vediamo" che ripete da otto mesi. Dopo sette mesi sono riuscita a portare anche i miei genitori in terapia per tre sedute, non di più. Il mio terapeuta ha rafforzato maggiormente l'ego di mio padre, che racconta sempre le sue imprese epiche lavorative e le sue oramai tre lauree conseguite, fancedogli sempre un mare di complimenti. Per tutte e tre le volte l'ho visto sempre allineato dalla sua parte, ammaliato dallla finzione e dalla farsa di mio padre, sempre attento a mostrare una facciata di perfezione. In queste tre sedute lo psicologo ha aggiunto in maniera indiretta che ho intenzione di studiare, trovarmi un lavoretto per mantenermi, e non accettare il posto di lavoro di mio padre. Ma tutto questo è stato accennato il minimo tra mille parole di esaltazione. Avevo chiesto a lui anche se fosse possibile far durare di più l'ultima seduta familiare, pagando anche di più, nonostante gli enormi sacrifici che sto facendo utilizzando risparmi di anni. Non mi ha mai dato una risposta diretta ma ha sempre deviato il discorso. Il mio psicoterapeuta aveva descritto il mio contesto come sempre al limite del patologico e mio padre come in preda a deliri di onnipotenza. Dopo queste sedute l'ho visto sempre più allineato a mio padre é sempre più superficiale nell'approcciarsi a me, girando sempre intorno al concetto che in fondo c'é molto di peggio in giro e devo riconoscere il valore culturale di mio padre. Si sta allineando con la figura per me più distruttiva, rendendo reale la mia paura più grande, ovvero che mio padre riuscisse a uscirne vincente anche sulla psicologia che potrebbe avere i mezzi per incastrare e riprendere i suoi atteggiamenti. I dubbi sono stati confermati in una recente seduta in cui lo psicoterapeuta tentava di convincermi a segnarmi all'università privata dove ha mandato le sue figlie e dove, ha affermato proprio lui, riesce sempre a mandare tanta gente. Secondo me in questo frangente ha violato anche il codice deontologico poiché voleva impormi le sue idee. Nella seduta successiva infatti mi ha chiesto autonomamente scusa per l'atteggiamento che aveva adottato poiché si era immedesimato troppo in mio padre perché capisce il suo stato d'animo nell'affrontarmi. Sinceramente non trovo più corretto questo. Sono otto mesi che esco sempre peggio da ogni seduta, sto sempre più male. I miei sintomi stanno peggiorando e nasconderli a casa diventa sempre più difficile. Ho espresso più volte i miei sintomi e dubbi ma niente. Purtroppo sono completamente bloccata e spaventata da uno stato mentale e fisico oramai insopportabili. Dormo poco, rimetto, ho mal di testa costanti e un'angoscia logorante ventiquattro ore su ventiquattro che mi portano a stare male in qualsiasi attività e tento di trovare in equilibrio con l'autolesionismo. In questo stato mentale ho fatto diverse scelte sbagliate e non voglio più rischiare di compromettere quello che voglio costruire. Non voglio ritrovarmi a iniziare e abbandonare percorsi perché non li reggo. Sono completamente bloccata anche nel trovarmi un lavoretto (cosa che prima riuscivo a fare), confusa dalle parole di mio padre che mi impone divieti per poi negare tutto per mostrare che "lui non ha colpe" e dal mio stato che mi ha privato di lucidità. Non sono mai stata così male e diverse volte medito il suicidio ma non ho il coraggio di intraprendere neanche questa strada. La vita é divenuta per me insostenibile e ridursi a non avere nulla in mano a 26 anni é un fallimento. Continuo a parlarne con il mio psicoterapeuta ma non ricevo alcun tipo di sostegno. Gli riferisco i miei dubbi riguardo il percorso e lui afferma che ci vogliono anni prima di poter vedere forse qualcosa. Mi sembra anche strano che non abbiamo mai fissato degli obiettivi e dei tempi ma é tutto in base a come viene perché secondo lui sono solo un po' confusa e la terapia non segue strade lineari. Cerco di tenermi impegnata con alcune ripetizioni sul volontariato ma non sto riuscendo a reggere neanche più questo.

Il comportamento del mio psicoterapeuta é corretto? Può essere che siano solo mie sensazioni o che sia realmente superficiale? Purtroppo ho perso la fiducia nel rapporto terapeutico e anche parlandone non troviamo una soluzione. Avrei intenzione di provare altri approcci e di consultare anche un medico. La sua scuola é sistemico relazionale e mi ripete anche spesso che lui non è aggiornato come i giovani e in giro c'é di meglio...
Mi sento totalmente sola. Ora non ho bisogno di riflettere ma di trovare sollievo nella maniera più veloce possibile per poi continuare un percorso di analisi. Vi ringrazio in caso possiate aiutarmi a chiarirmi le idee su ciò che sta accadendo e come dovrei procedere.

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Gentille 26enne (non leggo il nome), di tutta la lunga lettera, provo a sintetizzare ciò che posso aver recepito come punti chiave:
- la sua educazione rigida e autoritaria l'ha fatta crescere con una scarsa sicurezza di sè e nelle sue risorse. A 26 anni e la maturità classica più un diploma in design (se ho ben capito è ciò di cui è in possesso) potrebbe cercare un solo obiettivo, il più importante: l'autonomia per mantenersi da sola con un lavoro, indipendentemente dall'accordo genitoriale
- Il volontariato che le ha dato gratificazione e aiutare persone bisognose lo potrebbe continuare comunque, ciò le darebbe la possibilità di creare relazioni sociali proprie, indipendenti dalla sfera paterna e familiare. Considerato che ha poche amicizie le sarebbe molto utile per sentirisi meglio e meno depressa.
- Con lo psicoterapeuta il rapporto deve essere basato sulla fiducia e sulla massima sincerità. Ciò che ha scritto potrebbe sforzarsi di dirlo chiaramente a lui e se tergiversa e non risponde domandargli il motivo di questo suo comportamento. In ogni caso, se non si è creata in otto mesi una relazione di fiducia e stima, perchè ha continuato ad andare da lui?. Perchè non si è rivolta a un altro psicologo? Creare un'alleanza terapeutica è la cosa più importante, senza la quale in terapia non si procede .
- Infine, se sente la necessità , come mi sembra di capire. di supporto farmacologico, almeno per un periodo , per potersi rafforzare il necessario per ottenere questi obiettivi, puo tornare dal medico, ed eviti di fare il fai da te. I farmaci si prendono sotto controllo medico e cosi anche la modificazione della cura. Inoltre, decidere di seguire un percorso personale , non significa necessariamente sospendere le cure farmacologiche, che invece sono a volte utili per sostenere, nei primi tempi soprattutto, la persona durante questo percorso di psicoterapia.
- Difficile a distanza dirle altro, salvo cercare di lavorare per la sua autonomia. La famiglia, se fin ora non l'ha capita e supportata, è molto probabile che non lo faccia nemmeno ora . La via d'uscita è di trovare la sua strada, magari lavorando per mantenersi agli studi che lei desidera.
La facoltà di psicologia - ricordi bene - non si sceglie perchè si vogliono risolvere i propri problemi, ma per una passione della materia e per il desiderio di conoscenza umana, per aiutare gli altri. Tenga presente che se non sta bene con se stessa sarà ben poco utile a chicchessia. Quindi il primo step è stare meglio.
Se consulta una terapeuta donna, è possibile possa sentire una maggiore comprensione e possa affidarsi con maggiore fiducia alla psicologa. E soprattutto, se qualcosa non va, lo dica subito! non dopo otto mesi.
Mi auguro che trovi il coraggio per costruirsi la sua strada , senza disperdere tutta questa energia nella lotta contro suo padre. La migliore risposta è proprio quella di andare avanti per la propria strada, senza perdere tempo a discutere e a convincere gli altri.
Trovo infine strano che non abbia mai accennato a sua madre e al rapporto con lei. Uno spunto di riflessione?
Dott.ssa Paola Federici, psicologa psicoterapeuta
Ricevo a Rapallo (Ge) e a Binasco (Mi)

Centro Psicologico della Dott.ssa Paola Federici Psicologo a Binasco

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Carissima,
il suo terapeuta è da abbandonare. Non solo perché ha violato più volte i limiti della correttezza professionale, ma soprattutto perché sta sempre peggio. Si affidi ad un altro terapeuta a lei vicino o lontano ma che usi Skype e consulti uno psichiatra per alleviare i sintomi così persistenti.
MI contatti se ha dei dubbi.

Angelo Feggi - Psicoanalista Genova

Dott. Angelo Feggi Psicologo a Genova

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Gentile utente,
se ha conseguito un diploma di design cinque anni fa, credo sia stato un peccato non sfruttarlo a fini lavorativi, cosa sicuramente utile per tentare di guadagnare un'autonomia in una famiglia che lei vive come negativa.
Non è chiaro poi cosa ha studiato come triennale all'Università privata e se vi sia stato un nesso tra questi studi e gli attacchi di panico successivi, nè è chiaro quale ex lavoro di suo padre l'abbia fatta ammalare (come lei sostiene) portandola addirittura all'autolesionismo.
Tuttavia, la scelta di iniziare una psicoterapia è stata sicuramente una buona idea e sembra averle portato qualche beneficio anche se lei ha maturato delle riserve e sembra per questo insoddisfatta.
Quanto al suo desiderio di studiare la psicologia, non dovrebbe essere necessaria l'approvazione del suo terapeuta qualora lei fosse davvero motivata.
Riguardo invece al sospetto che in quelle poche sedute a cui ha partecipato suo padre, lo psicologo colludesse con lui, credo possa essere una sua impressione anche perchè sembra essere stata sostenuta la sua decisione di non voler accettare il posto di lavoro di suo padre.
In ogni caso, è certo che lei ha ancora molto bisogno di aiuto per cui dovrebbe solo decidere se continuare la psicoterapia con lo stesso terapeuta o rivolgersi ad un altro professionista con la speranza di poter stabilire questa volta un miglior rapporto di fiducia e alleanza terapeutica.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Utente,
In genere la terapia integrata conduce a risultati ottimali associando un adeguato percorso psicologico con farmaci, se necessario. Non sempre con il terapeuta scatta un'empatia e fiducia reciproca, lei mi sembra abbia già affrontato l'argomento. Appare strano che il professionista si autosvaluti, in ogni caso Lei ha diritto alla salute sia fisica che psichica, per tale motivo rifletta sul la possibilità di cambiare specialista.
Cordiali saluti
Dott.ssa Donatella Costa



Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Salve, ogni specializzazione ha dei modi di operare differenti, se il suo terapeuta l'ha esortata a rivolgersi ad uno psicologo più giovane forse la potrà indirizzare da un altro terapeuta, potreste discuterne insieme. Cordiali Saluti

Dott.ssa Caruso Fabiola Psicologo a Termoli

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