È possibile costringere qualcuno a curarsi?

Inviata da Eliza Vast · 27 gen 2020 Terapia familiare

Ho 22 anni e un padre alcolista. Va avanti così da moltissimo tempo, ma non essendo la dipendenza eccessivamente invasiva, a casa si fa finta che non sia tale. È vero che mio padre va al lavoro, e non si ubriaca durante la settimana, e beve al massimo qualche bicchiere di vino a cena: ma i giorni liberi e la domenica non è mai sobrio. Si alza la mattina presto per bere, e poi continua per tutto il giorno, beve e dorme, si sveglia e beve per poi dormire di nuovo, e così passa il giorno in questa specie di anestesia autoindotta. Andrebbe bene (ma non va bene, perché è come vivere con un estraneo che si alliena al momento di stare con la famiglia, per non sentirla) se non fosse che ogni tanto gli va il sangue alla testa e si infervora. Allora smette di essere responsabile delle proprie azioni e inizia a cercare pretesti per litigare. Oggi ha iniziato a lanciare cose. È vero che mia madre lo ha provocato, ed è vero che in casa c'era un estraneo, il mio ragazzo, per cui lui potrebbe essersi sentito umiliato, ma la sua reazione è stata terribilmente esagerata, e, mi fa male dirlo e mi auguro l'anonimato più totale, è giunto ad alzare le mani su mia madre. Non siamo tre figlie, la più piccola delle quali ha 4 anni, ed è stato terribile lasciare che assistesse ad un gesto tale. Non le ha fatto propriamente male, ma è stato un gesto di intensa carica uniliatoria, come a dire "vedi cosa posso farti e vedi che lo possono vedere anche gli altri", per cui per me è difficile da sopportare. Ho incontrato lo sguardo di mia madre per un attimo. Io credo che più o meno si amino, hanno alle spalle 25 anni di matrimonio, ma ciò non mi basta a giustificare il fatto che questo gesto possa passare inosservato. Vorrei che si lasciassero, ma non accadrà, per cui vorrei almeno poter fare qualcosa per migliorare la situazione e la convivenza, perché mi sembra si sia giunti al colmo. Io ho un disturbo di personalità per cui sono in cura di mia iniziativa già da 3 anni. Sono seguita da uno psicologo e ho anche una terapia farmacologica che mi aiuta col sonno. Tuttavia ogni tanto ci penso ancora prima di dormire, tanto è poca la fiducia che ho in questa follia, che mio padre potrebbe ucciderci tutti nel sonno. Io so che in parte è la mia paranoia a farmelo pensare, ma il fatto che io non abbia idea di chi mio padre sia perché a casa è sempre ubriaco di sicuro non mi aiuta. Oggi ho avuto paura, e ha avuto paura mia sorella di 4 anni, scena che mi auguro di poter dimenticare. Ripeto: mio padre non è mai stato violento, e anche questa volta la violenza è stata piu che altro psicologica. Mio padre è solo assente da sempre. Vorrei costringerlo ad affrontare l'alcolismo (ne ho sofferto anche io, ho bevuto quotidianamente sino allo star male per un anno) in qualche modo. Vorrei recuperare una figura di padre, perché, pure se lo dimentica, ha tre figlie. E perché non voglio vedere mai più un gesto simile su mia madre. Come posso fare? C'è un modo? Lui beve addirittura di nascosto, a guardarlo in casa sembrerebbe astemio, se non fosse che barcolla, cade, si addormenta e vomita, anche in situazioni di incontri con amici e famigliari, rendendo tutti molto imbarazzati.

Ah, siamo stranieri, veniamo da un paese dell'est in cui l'alcolismo è abbastanza consolidato, e gli psicologi sono visti in famiglia come invenzioni degli stati occidentali per spillare soldi ai fannulloni, quindi non c'è modo di convincerlo semplicemente.

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Miglior risposta 30 GEN 2020

Buongiorno Eliza,
da ciò che scrive emerge una situazione familiare (oltre che personale) davvero faticosa.
Arrivo subito al punto della sua domanda : non è possibile costringere qualcuno a curarsi se non esiste almeno un vago riconoscimento personale del problema. In alcuni specifici casi, che comunque prevedono un minimo accordo tra le parti, si può ipotizzare un progetto di gestione ed eliminazione della dipendenza da alcool attraverso l'accesso ai Ser.D. (Servizi per le dipendenze del territorio di riferimento). Le modalità di assunzione di alcolici che descrive possono far pensare a una dipendenza, ma possono anche essere letti come tentativi transitori di sfuggire da situazioni complicate o emozioni incontrollabili. Il livello di lettura più utile per le dipendenze (in generale) penso sia quello della difesa rispetto a qualcosa che viene vissuto come soverchiante o troppo difficile da affrontare. Si può convincere una persona a rimanere sobria, ma non appena il problema si ripresenterà con esso si presenterà nuovamente la difesa in questo caso costituita dall'alcool. In casi come questi, in cui non si vedono subito possibilità di cooperazione, credo le sia utile agire per la sua tutela e quella dei suoi familiari , eventualmente chiedendo una opinione ai centri di salute mentale della sua zona o ai servizi dipendenze .
Cordiali saluti.

Dott. Alberto Idone Psicologo a Torino

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29 GEN 2020

Buongiorno,

dal suo racconto percepisco la complessità del disagio che si trova a vivere, ancor più esacerbato dal mancato riconoscimento della dipendenza di suo padre all’interno del nucleo familiare.
Per rispondere alla sua domanda, non è possibile costringere qualcuno a curarsi e, in particolare nel caso dell’alcolismo, è essenziale che l’individuo riconosca l’esistenza di un problema come primo passo verso la guarigione.
Lei afferma di aver già intrapreso un percorso psicologico (molto bene!), tuttavia credo che nel suo caso, in assenza di un altro punto di riferimento familiare con cui potersi confrontare sulla problematica, si riveli importante confrontarsi anche con persone esterne che condividano la stessa da cui poter apprendere nuove strategie al riguardo.
Quello che può fare è informarsi sulla possibilità di partecipare ad un gruppo di sostegno gratuito per figli di alcolisti nel suo territorio.
Ritengo che una simile esperienza di condivisione possa esserle davvero utile.
Rimango a disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti,
Dott. G. Gramaglia

Gramaglia Dr. Giancarlo Psicologo a Torino

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