Parent training, parliamone con uno specialista

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Intervista al Dott. Guglielmo D'Allocco sul Parent Training, terapia di gruppo rivolta ai genitori di bambini ed adolescenti con disturbi del neurosviluppo.

12 nov 2015 · Tempo di lettura: min.
Foto da Pixabay

La terapia familiare può assumere varie forme e sfumature, dipendendo dal contesto. Se parliamo di famiglie con bambini e adolescenti che presentano disturbi del neurosviluppo, esiste uno strumento concreto offerto dalla psicologia: il parent training. Per capire di cosa si tratti e come funzioni, lasciamo la parola all'esperto in materia, il Dott. Guglielmo D'Allocco.

1. Che cos'è il Parent Training?

Il Parent Training, ovvero "formazione ai genitori", nasce come supporto alle famiglie di bambini e adolescenti con disturbi del neuro-sviluppo (disturbi della comunicazione, disturbi dell'apprendimento, ADHD, disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettive) e/o disturbi psicopatologici di varia natura. Si tratta di "incontri di gruppo" condotti da un esperto, psicologo/psicoterapeuta, finalizzati a far acquisire ai genitori strumenti utili per poter fronteggiare situazioni complesse che possono verificarsi all'interno del contesto domestico (es: comportamenti problematici e/o ostili/oppositivi). In questo modo, il genitore diventa una risorsa preziosa da affiancare al resto dell'equipe che prende in carico il bambino nel percorso riabilitativo, effettuando interventi psicoeducativi in linea con il piano terapeutico definito dal Neuropsichiatra Infantile e dai terapisti.

Gli incontri di PT, inoltre, svolgono anche l'importantissima funzione di contesto di "scambio" tra le famiglie; la condivisione di problematiche e di esperienze permette ai genitori di non sentirsi soli e di poter fungere da supporto reciproco.

2. Quando è necessario rivolgersi ad uno specialista?

Un programma di PT, in genere, si attiva parallelamente all'inizio dell'intervento riabilitativo del bambino in modo tale da poter, in tempi brevi, permettere al genitore di eseguire a casa le consegne dei terapisti e del Neuropsichiatra Infantile e di intervenire in maniera efficace sui comportamenti problematici, in merito ai quali sarà stato opportunamente formato. Il genitore viene introdotto agli incontri di PT dall'equipe specialistica, al cui interno vi sarà anche uno Psicologo/Psicoterapeuta esperto di disturbi del neurosviluppo che, dopo una preliminare fase di "assessment", guiderà i genitori in questo percorso.

3. Qual è la differenza col Parent Coaching?

Apparentemente simili nel nome, Parent Training e Parent Coaching rappresentano due interventi diametralmente opposti. A differenza del PT, infatti, il Parent Coaching è finalizzato a migliorare la "comunicazione" genitore/figlio (es: difficoltà di comunicazione genitori figli in fase adolescenziale). L'intervento sulla famiglia è di tipo "individuale" (non di gruppo come nel PT) e non è necessariamente effettuato da uno psicologo; il Parent Coaching può essere realizzato anche da un mediatore familiare, da un counselor e/o da un esperto di comunicazione.

4. E' possibile l'integrazione con altri interventi specialistici?

L'integrazione con altri interventi è la "conditio sine qua non" quando si parla di PT. Non può esserci intervento di formazione genitoriale senza un parallelo intervento specialistico prima medico, poi riabilitativo, sul bambino. Talvolta, se rilevato in fase di assessment (valutazione iniziale delle risorse genitoriali), può essere indicata anche una parallela psicoterapia di coppia o individuale di uno dei due genitori.

5. Secondo lei perché stanno aumentando le richieste?

Le richieste sono evidentemente aumentate in proporzione al numero di diagnosi di disturbi del neurosviluppo degli ultimi anni, in particolar modo per quanto riguarda la diagnosi di Disturbo dello spettro autistico. Il genitore raramente richiede un vero e proprio intervento di PT, viene più che altro condotto dall'equipe e/o dal medico a prendervi parte.

Indipendentemente dalla ricerca autonoma o dall'invio di uno specialista, la necessità di un percorso di PT per le famiglie nasce dalla constatazione che più continuativo riesce ad esser l'intervento sul bambino, soprattutto se precoce (2/3 anni), maggiore è la percentuale di miglioramento riscontrata (circa il 40%).

Il genitore rappresenta, quindi, una risorsa preziosa e indispensabile per quanto concerne la continuità del lavoro terapeutico ed educativo.

6. Cosa dovrebbe fare il genitore per assicurare l'efficacia dell'intervento?

Il genitore deve essere messo in condizione di poter essere utile e funzionale al lavoro riabilitativo ed educativo intrapreso con il bambino. Questo è un onere dello specialista responsabile del programma di PT. Non bisogna dare per scontato, infatti, che tutti i genitori siano subito pronti a prendere parte ad un percorso di PT. Il compito dello Psicologo/Psicoterapeuta referente è quello che condurre una preliminare fase di "assessment", ovvero una valutazione delle risorse genitoriali utili affinché l'intervento del papà e della mamma a casa sia efficace e mirato all'obiettivo.

I tre indici che l'esperto dovrà monitorare prima di intraprendere un percorso con i genitori sono: aderenza, resilienza e consapevolezza. Con il primo intendiamo la "compliance" del genitore, ovvero l'atteggiamento attivo e collaborativo della coppia alle indicazioni date dall'equipe. La resilienza, invece, è quella risorsa dei genitori relativa alla capacità di trasformare un esperienza negativa in apprendimento, l'evento traumatico (in questo caso la diagnosi del bambino) come motore di cambiamento. Riguarda, quindi, la capacità di recuperare energie necessarie a riorganizzare la propria vita. Infine c'è la consapevolezza, meccanismo in base al quale una coppia di genitori ha realmente compreso le difficoltà del figlio e il significato della diagnosi.

Solo se saranno presenti queste tre caratteristiche nei genitori questi ultimi saranno ritenuti pronti per intraprendere un efficace programma di Parent Training.

psicologi
Scritto da

Chiara Signorelli

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Commenti 1
  • attilio ventola

    Salve, mi occupo di autismo da piu di 5 anni, ma sono sempre stato impegnato con i miei ragazzi che vanno da un'età di 15 a 30 anni. Di recente la mia cooperativa mi ha chiesto se davo disponibilità nel seguire (in parent training) alcuni dei nuovi genitori che si sono uniti ai nostri progetti, escludendo i titoli specifici per l'autismo conseguiti. Il mio dubbio è: ho conseguito la triennale in psicologia e sto per conseguire tra 2 mesi la magistrale, posso legalmente all'interno della cooperativa svolgere tale compito richiestomi dai genitori e dal cda senza timore di incorrere in sanzioni o problemi simili? Grazie