Le conseguenze dei traumi relazionali (e non) sul nostro benessere

Quando un'esperienza viene definita traumatica? Esistono solo i grandi traumi o anche esperienze negative relazionali possono incidere sul nostro benessere? La possibile cura dell'EMDR.

11 GEN 2022 · Tempo di lettura: min.

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Le conseguenze dei traumi relazionali (e non) sul nostro benessere

Quando un'esperienza può essere definita traumatica?

Un'esperienza viene definita traumatica nel momento in cui la persona non riesce a fronteggiarla interamente perché troppo impattante, pericolosa o estrema per lei stessa. Quando l'impatto non è sostenibile per la persona, l'esperienza vissuta dev'essere frammentata all'interno del cervello per essere accettabile. Questa frammentazione può portare ad una mancata elaborazione dell'evento o ad una parziale elaborazione e quindi a non poche problematiche successive. La persona che ha vissuto tale esperienza può iniziare a sperimentare emozioni disturbanti (come ansia, iperattivazione, difficoltà a dormire…) anche a distanza di tempo (anni), soprattutto a fronte di stimoli che per qualche analogia ricordano l'evento traumatico.

I traumi possono essere suddivisi in due tipologie: grandi e piccoli traumi

  • Quando parliamo di traumi non dobbiamo far riferimento solo a traumi con la T grande, ovvero traumi di elevata portata che minano l'integrità psicofisica della persona o eventi indirettamente subiti che comportano comunque un grande shock (come ad esempio catastrofi naturali, abusi sessuali, violenze, lutti, incidenti…).
  • Possono essere definiti traumi anche tutte quelle esperienze relazionali sfavorevoli e negative (traumi con la t piccola) che non sono così gravi da portare alla morte o ad un grave pericolo per la persona, ma se prolungati nel tempo possono comunque causare le medesime conseguenze dei traumi con la T grande ( in questo senso facciamo riferimento ad umiliazioni, trascuratezze di vario tipo, episodi di abbandono, rifiuto, tradimento…).

Una tecnica efficace per rielaborare i ricordi traumatici: l'EMDR

L'EMDR si basa sulla desensibilizzazione e quindi sulla rielaborazione dell'evento traumatico (che può essere sia del presente che del passato) mediante i movimenti oculari alternati del paziente stimolati dal terapeuta. La rielaborazione si baserebbe su questa stimolazione bilaterale che può essere in primo luogo di tipo visivo (il terapeuta chiede al paziente di seguire le dita in modo alternato: prima a destra e poi a sinistra e così via dicendo) oppure in alternativa di tipo tattile o uditivo, sempre seguendo la logica destra-sinistra. In questo modo si andrebbero a stimolare gli emisferi cerebrali destro e sinistro così che possa avvenire la rielaborazione adeguata del ricordo.

L'EMDR è un metodo terapeutico che aiuta nella rielaborazione del ricordo traumatico, qualora non sia avvenuta in modo completo. È come se andasse a depotenziare le emozioni e le sensazioni fisico-corporee associate all'evento traumatico e le concezioni negative che la persona ha interiorizzato a fronte di esso. Concezioni negative possono essere ad esempio: "io sono in pericolo" nel momento in cui la persona da piccolina ha assistito ad una forte lite tra i genitori, oppure "io non sono amata" nei casi di separazioni o divorzi che hanno portato ad un grande cambiamento nelle relazioni famigliari, o ancora, "io non ho il controllo" in episodi di panico o di fronte ad incidenti improvvisi).

Come avviene una seduta EMDR?

Una seduta di EMDR avviene attraverso diversi step, anche se il protocollo può variare a seconda del disturbo che la persona presenta. Per questo è necessaria sempre una buona valutazione del terapeuta prima di iniziare.

  • Ad esempio nel caso di un trauma complesso è necessario sempre un primo step di stabilizzazione per far sì che la persona sia ben strutturata prima di addentrarsi all'elaborazione dell'evento traumatico. Questa stabilizzazione può avvenire attraverso l'apprendimento di alcune tecniche di rilassamento oppure il rafforzamento di alcune sue risorse per prepararsi ad affrontare l'evento, o ancora, l'aiutarla a trovare un proprio posto al sicuro che potrebbe utilizzare come rifugio in caso di forti emozioni avvertite durante l'elaborazione.
  • In ogni caso, è necessaria una fase iniziale di raccolta dettagliata della storia personale e famigliare del paziente e del disturbo presentato, con l'obiettivo di andare poi a redigere il piano terapeutico specifico. In questa fase si identificheranno anche i ricordi più disturbanti immagazzinati dalla persona in memoria che possono essere causa dei sintomi e del disturbo presentato.
  • C'è una fase successiva dove si spiega nel dettaglio la tecnica EMDR affinché la persona sia consapevole dei benefici ma anche dei rischi (ad esempio, è necessario metterla in guardia sulle possibili forti attivazioni emotive al momento dell'elaborazione, cosa raggiungerà ma anche cosa perderà a fronte di questo cambiamento…).
  • Si procederà poi con la valutazione del ricordo traumatico in termini di pensieri, emozioni e sensazioni corporee per poi iniziare finalmente con la desensibilizzazione (la parte centrale del lavoro). La persona procederà all'elaborazione per libere associazioni fintanto che il ricordo non apparirà meno disturbante e più sfumato.
  • A questo punto, si installa nella persona la concezione di sé positiva relativa al ricordo (cosa le sarebbe piaciuto credere di sé in quel momento). Il ricordo è come se venisse ristrutturato e ripensato in termini più positivi quindi percepito diversamente sia a livello del pensiero che a livello emotivo-corporeo. Il ricordo è stato elaborato e non fa più paura!
  • Si chiude così la sessione EMDR, con l'indicazione di redigere un diario nelle settimane a venire per registrare eventuali pensieri, emozioni e sensazioni, associate alla seduta o ad eventuali sogni, flashback e nuovi ricordi. Nella successiva seduta il ricordo viene rivalutato per verificare il livello di disturbo (che dovrebbe essere rimasto a zero) oppure, in caso contrario, identificare eventuali residui da rielaborare nuovamente.

Come mai questa tecnica è così efficace?

  • È considerata una tecnica efficace perché opera a livello delle reti neuronali presenti nel nostro cervello ed agisce a livello strutturale in modo totalmente spontaneo. La persona elabora il ricordo per libere associazioni.
  • È un metodo comprovato scientificamente, dimostrato mediante l'attuazione di diversi studi ed osservazioni dei cambiamenti attraverso la comparazione di risonanze magnetiche tra il prima e il dopo trattamento.
  • È un valido aiuto nei momenti di impasse della terapia.
  • La tecnica risulta rapida e da risultati visibili soprattutto in presenza di traumi con la T grande (disturbi post traumatici da stress). Risulta comunque valida in presenza di altri disturbi come disturbi d'ansia (soprattutto negli attacchi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, fobie ecc.), disturbi alimentari, alcuni disturbi di personalità (come il disturbo borderline creatosi a seguito di traumi relazionali complessi), ma anche altri eventi improvvisi della vita come lutti, separazioni, fine di relazioni e altri traumi relazionali.
  • Aiuta a far fronte alla dissociazione o disintegrazione della personalità.

Cosa si intende per integrazione della personalità?

Integrare la personalità significa rendere la persona consapevole di alcuni suoi aspetti misconosciuti o rifiutati della propria personalità. L'obiettivo è quello di aiutarla a ricostituire una personalità equilibrata, coesa e coerente perché spesso una persona che ha avuto esperienze negative nel corso della sua infanzia/adolescenza si riconosce in alcuni modi di essere, pensare e sentire, ma non in altri.

Queste persone sono solite apprezzare le loro parti più forti, quelle che l'hanno salvate, che le hanno portate a reagire a certi eventi e che hanno continuato la loro vita normale. Al contrario, rifiutano le parti più bisognose o quelle più emotive della loro personalità, ovvero quelle parti che non sono state accolte dai loro famigliari significativi o nel peggiore dei casi sono state maltrattate.

È come se il bambino avesse la necessità di allontanarsi e non riconoscersi in queste parti di sé perché troppo dolorose, tutto ciò per renderle più gestibili.

In altre parole, è come se la parte non accolta dal genitore o da un altro adulto significativo venisse rifiutata e distanziata dallo stesso bambino, di modo da pensarla come non-parte di sé perché troppo angosciante. Uno degli obiettivi della terapia in età adulta, infatti, è proprio quello di riconoscere come parte della propria personalità tutti questi aspetti (anche quelli più dolorosi) perché tutti quanti sono serviti e contribuiscono alla nostra persona.

Non sarà sufficiente riconoscerli ma successivamente pian piano bisognerà anche imparare ad accettarli, abbracciarli ed infine apprezzarli perché non è possibile essere sereni e soddisfatti di noi se rifiutiamo alcune nostre parti.

D.ssa Elisa Simeoni, Psicologa Clinica e Relazionale.

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Scritto da

Dott.ssa Elisa Simeoni

Psicologa Nº iscrizione: 20602

Psicologa, laureata in Psicologia Clinica con il massmo dei voti presso l'Università Cattolica di Milano, in formazione come Psicoterapeuta alla Scuola di Specializzazione “Mara Selvini Palazzoli" di Brescia ad orientamento sistemico-relazionale. In costante aggiornamento anche nel settore legato alla promozione della salute e del benessere, attraverso corsi e seminari.

Bibliografia

  • https://www.consultorioantera.it/articoli-di-psico...
  • https://emdr.it/index.php/trauma/
  • https://www.stateofmind.it/tag/emdr/
  • https://www.my-personaltrainer.it/benessere/emdr.h...
  • https://www.ipsico.it/news/dissociazione-trauma/

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