Le attribuzioni delle colpe nella crisi di coppia

Durante una crisi di coppia la diade tende ad incolparsi a vicenda quando in realtà la responsabilità ricade sul come la coppia ha instaurato la loro relazione. Come intervenire?

7 OTT 2021 · Tempo di lettura: min.

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Le attribuzioni delle colpe nella crisi di coppia

Quante volte sentiamo dire in terapia quando abbiamo una coppia davanti "sì dottore, ma lei/lui…" con un seguire di reciproche discriminazioni.

È una dinamica alla quale siamo particolarmente abituati, sia come terapeuti sia come persone che hanno vissuto relazioni sentimentali. Quando la coppia entra in crisi per svariate ragioni la tendenza ad attribuire all'altro colpe rischia di diventare una costante.

Come uscire da questo circolo vizioso?

Iniziare a ragionare sul "noi".

Il "noi" nelle relazioni rappresenta il terzo, rappresenta il legame, la relazione unica che si viene a creare lungo tutto il tempo insieme. Per quanto possa essere difficile a accettare nessuno si comporta esattamente allo stesso modo con tutte le persone che le stanno attorno.

Ancor di più con una persona con la quale si instaura un legame intimo. Iniziano ad accettare che il comportamento che così poco ci piace dell'altro dipende anche da noi è un primo passo fondamentale per il lavoro di coppia (S. Minuchin, 1978).

Accettare non vuol dire condividere

Accettare le difficoltà dell'altro ci pone nella situazione di comprendere più intimamente i suoi bisogni (A. Maslow, 1954). Spesso però tendiamo a confondere il fatto che capire un comportamento che a noi risulta odioso significhi anche il suo doverlo accettare.

Comprendere le intime motivazioni del nostro partner, oltre a svelare e mettere a nudo, e rendere quindi vulnerabile l'altro, ci pone nella situazione di poter andare oltre le dinamiche, ci permette di vedere l'altro nella sua difficoltà verso di noi.

Accettarne quindi i bisogni non significa doverli condividere, capire l'altro non ci porta inevitabilmente a dover accettare i suoi comportamenti; ci pone semmai nella posizione di vedere il tutto da un nuovo punto di vista. Poi starà ai membri della coppia decidere come proseguire la loro storia (L. Hoffman, 1984).

Mettersi nei panni dell'altro

Se lui/lei si comporta così, cosa posso fare io per cercare di evitare che ciò accada?

Questa non domanda non significa prostrarsi all'altro o attribuirsi colpe che uno non ha; significa mettersi in gioco all'interno della danza della coppia, capire quali sono i passi che fino a quel momento si è fatto, a che punto siamo e dove stiamo andando (C.A. Whitaker, W.M. Bumberry, 1989).

Questo domande possono essere fatte al partner che potrà sentirsi anche coinvolto nell'elaborazione di questi pensieri e queste emozioni

In conclusione, la terapia di coppia inizia ben prima che la coppia entri nella nostra stanza. Il giustificare il proprio comportamento come conseguenza di quello sbagliato dell'altro porta solo ad un circolo vizioso teso al suo stesso mantenimento. La vecchia nozione causa-effetto può essere sostituita con una visione circolare delle dinamiche di coppia, così come come quelle della famiglia, che ci permette di smarcarsi dalla necessità di trovare un "inizio di tutti i problemi", molto spesso attribuito all'altro.

 

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Scritto da

Dott. Daniele Capiato

Bibliografia

Hoffman Lynn, Principi di terapia della famiglia, 1984, Casa Editrice Astrolabio

Maslow Abraham, Motivazione e personalità, 2010, Armando Editore

Minuchin Salvador, Famiglie e terapia della famiglia, 1978, Casa Editrice Astrolabio

Whitaker Carl A., Willian M. Bumberry, Danzando con la famiglia. Un approccio simbolico-esperienziale, 1989, Casa Editrice Astrolabio

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