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Consigli per superare gli attacchi di panico

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Nonostante gli attacchi di panico non siano pericolosi, chi ne soffre ha il timore di viverne nuovamente uno, mettendo in moto un circolo vizioso.

9 APR 2018 · Tempo di lettura: min.
Consigli per superare gli attacchi di panico

Nonostante gli attacchi di panico non rappresentino un vero pericolo per l’incolumità, chi ne soffre rimane sospeso nel timore di viverne un altro, attivando un ciclo ansioso causa di profondo malessere. 

Va subito precisato che a chiunque, in condizioni di estremo pericolo, può capitare di provare una sensazione di panico: un singolo attacco non è sufficiente per una  diagnosi di disturbo di panico.  

«La malattia grave inizia quando non si riesce più a trasformare la propria angoscia nella paura specifica di qualcosa o di qualcuno, ma posseduti dal panico non si è più in grado di difendersi dalla minaccia costante del vuoto e dell'annientamento», Anna Oliverio Ferraris.

Il panico consiste in uno stato di intensa paura che raggiunge il suo picco nel giro di dieci minuti. Viene detto anche attacco di panico poiché è caratterizzato da una comparsa improvvisa, spesso inaspettata. I sintomi fisici che si manifestano sono almeno quattro tra: palpitazioni, tremori, sudorazione, dispnea, dolore al petto, sensazione di asfissia, nausea, sensazione di instabilità e sbandamento, derealizzazione (la realtà esterna appare strana ed irreale) o depersonalizzazione (avere la sensazione di essere staccati dal proprio corpo), formicolii, brividi o vampate di calore, tutti sintomi decisamente spiacevoli dovuti all’attivazione del sistema simpatico, abbinanti a pensieri catastrofici (paura di morire, di impazzire, svenire, perdere il controllo), che generano la sensazione di uno stato di impotenza, legato anche all’incapace di spiegare l’accaduto. 

La patologia da attacchi di panico ha una sua base psicofisiologica, che va approfondita sia dal punto di vista biologico, sia psicologico e psico-comportamentale. L’attacco di panico appare spontaneo, istantaneo, slegato da qualsiasi contesto, mentre in realtà appare in relazioni a profonde leggi di difesa e autoconservazione, spiega l’orientamento psicodinamico al tema. Ragioni antiche legate al proprio essere, sia in termini di tratti temperamentali, sia  in termini di esperienze relazionali, rendono il paziente DAP vulnerabile ai cambiamenti. Quando questi si presentano, come è inevitabile che sia nella vita, mettono in crisi l’immagine idealizzata di sé: il mondo conosciuto entra in crisi e l’Io si trova a confrontarsi con aspetti di sé sconosciuti, ignorati, temuti, negati. 

La terapia del quadro DAP si giova maggiormente di un approccio integrato: se il trattamento farmacologico offre un supporto indubbiamente efficace, esso va necessariamente abbinato ad un intervento psicoterapico, che porti il paziente ad indagare le ragioni che sottendono una immagine idealizzata di sé, fino ad abbandonarla gradualmente.  

Tuttavia, quando i pazienti chiedono aiuto lo fanno sulla base dell’urgenza, del bisogno di vedere esclusa qualsiasi malattia, della necessità di rassicurazione,   negando, più spesso, la possibilità di un qualsiasi approfondimento sul versante personale. Nemmeno il trattamento farmacologico viene accettato di buon grado nell’immediato, perché rimanda a una condizione di debolezza e bisogno.   

L’ansia anticipatoria relativa alla comparsa di nuovi attacchi e i comportamenti protettivi messi in atto per fronteggiare la condizione ansiosa condizionano pesantemente l’esistenza di chi soffre del disturbo. Una serie di strategie tipiche, ma inefficaci sono: l’aumentare di proposito il ritmo della respirazione, evitare certi luoghi, farsi sempre accompagnare da un familiare. Sebbene tali comportamenti, chiamati di evitamento e di sicurezza, siano comprensibili, non di rado peggiorano la situazione favorendo l’inasprimento delle sensazioni del panico.  La  dipendenza da figure protettive, la rinuncia, l’allontanamento da opportunità lavorative, le forme di evitamento possono incidere negativamente sull’autostima e in generale sulla qualità della vita della persona.

Ecco alcuni punti di attenzione per gestire l’attacco, che possono essere approfonditi all’interno di una terapia personalizzata con il supporto di uno psicologo-psicoterapeuta specializzato nella materia.

Controlla la respirazione

Uno dei primi cambiamenti a livello fisico in un attacco di panico riguarda la respirazione, che diventa più rapida, aggravando le sensazioni di vertigine e disorientamento. Imparare a controllare la respirazione è molto utile per poter prevenire gli attacchi di panico. Yoga, meditazione o mindfulness sono strumenti validi per poter imparare a respirare in maniera cosciente, profonda e lenta. L’attività fisica è di grande beneficio. 

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Analizza ciò che ti spaventa

Per poter superare gli attacchi di panico è fondamentale conoscerne le cause. Sai riconoscere i pensieri o le situazioni che ti portano a vivere questi episodi? Non sempre è facile avere consapevolezza delle situazioni che più ci attanagliano, magari proprio perchè siamo talmente impegnati a tenerle sotto controllo da negare a noi stessi l’entità della difficoltà emotiva che rappresentano per noi. Darsi il permesso di entrare profondamente in contatto con i propri vissuti costituisce la prima forma per prendersi cura di sé.

Distrai la tua mente

Una delle tecniche più efficaci per evitare che si presenti un attacco di panico è quello di concentrarsi su altro. Quando si presentano i primi sintomi, solitamente, non facciamo altro che concentrarci ulteriormente sulla nostra paura, moltiplicando i suoi effetti. Il segreto è quello di pensare a un'altra situazione, a un'immagine, magari cercando di ricordare tutti i dettagli, o a una sensazione diversa.

Muoviti!

Un altro modo di distrarsi è quella di fare attività fisica. Non bisogna necessariamente fare sport ma semplicemente muoversi.

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Fare una passeggiata, lavare i piatti, ordinare la stanza, qualsiasi movimento che possa aiutare a spostare l'attenzione su un'altra azione.

Cerca sostegno in una figura specializzata

Il disturbo di panico non equivale a una condanna e, se adeguatamente trattato, evolve, in un numero significativo di casi, in un sostanziale recupero. Comprendere il problema e condividere obiettivi terapeutici concreti e verificabili sono le chiavi per contrastarlo. Alimentare la consapevolezza dei circoli viziosi del panico, acquisire modalità di pensiero e di comportamento più funzionali, aderire alla terapia farmacologia qualora necessaria, sono i vari step da affrontare per andare avanti e andare oltre.  

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in attacchi di panico.

Articolo rivisto e corretto dalla dottoressa Luisa Ghianda

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