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SE SI PERDE IL TERAPEUTA

Inviata da JOHAL il 3 mag 2012 Orientamento professionale

Per 5 anni ho seguito una psicoterapia dinamica con regolari appuntamenti una volta alla settimana.
Non nascondo che il percorso è stato lungo e doloroso ma qualche esito positivo c'è stato.
Purtroppo nel gennaio 2011 il mio psichiatra se ne è andato lasciandomi un enorme sentimento di vuoto e un lutto che ancora oggi faccio fatica a superare.
Dopo qualche mese dalla sua morte, essendo praticamentre distrutta mi sono rivolta ad un'altra psichiatra che mi ha prescritto degli antidepressivi avendo io deciso di non proseguire con la psicoterapia.
Ad Ottobre ho contattato un' altro psichiatra perchè non volevo più assumere farmaci e anche perchè mi sembrava di essere pronta per proseguire e concludere il percorso terapeutico intrapreso.
Ora però mi rendo conto di come sia difficile proseguire e non so se sto facendo bene il mio percorso.
Mi chiedo spesso perchè il mio primo psi è ancora così presente, perchè mi manca tanto e perchè mi sembra così complicato con un altro.
Mi sento molto stanca e non ho più voglia di niente, ma d'altra parte ho bisogno di concludere il mio percorso perchè lo devo a me stessa.
Con questo nuovo psichiatra le cose non vanno male ma non so qual è la cosa che devo afforntare per prima :
i miei problemi che stavano emergendo con il mio primo psi o il fatto che lui mi manca così tanto.
Mi sembra tutto assurdo
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Gentile Signora, ogni volta che si è costretti per contingenze di tipo diverso (trasferimento, necessità economiche ecc...) a cambiare referenti importanti per la propria vita si deve necessariamente affrontare un lutto prima di ricominciare a preoccuparsi de presente e del futuro. Per quanto quello che le è accaduto risulti insolito e molto doloroso la costringe a fare i conti con le sue risorse personali, con le sue paure. Proprio per questo può essere molto utile partire proprio da quello che le è accaduto e dalla necessità di affrontarlo relativamente al lavoro che sta svolgendo con il suo nuovo psichiatra. Mi sembra troppo preoccupata di sapere cosa è importante fare prima e di concludere il suo percorso come se si trattasse quasi di un compito. Le consiglio di concentrarsi solo su come si sente adesso e di utilizzare al meglio lo spazio terapeutico di cui usufruisce adesso, libera di scegliere di cambiare qualora non si trovi bene.
La saluto cordialmente e le auguro di superare al meglio questo momento doloroso.
Dott. ssa Laura Amato, psicologa e psicoterapeuta gruppoanalista di Palermo.

Dott.ssa Laura Amato Psicologo a Palermo

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Cara Johal, il terapeuta diventa una figura di riferimento e un punto di stabilità nella vita dei pazienti. La Sua tristezza e la Sua sensazione di vuoto e di abbandono sono normali e fisiologici nel periodo subito successivo all'interruzione della terapia. Si tratta di un lutto che deve essere affrontato per poi essere elaborato.
Il nuovo psichiatra merita la possibilità di sapere di questo suo sentimento di disperazione in modo da poter lui decidere cosa tra le sue difficoltà affrontare per prima. Sicuramente è nelle mani di una persona esperta e deve sentirsi tranquilla di affidarsi a lui e di conquistare seduta dopo seduta la sua fiducia.
Si lasci guidare da questa nuova persona, in modo che possa diventare anche lei un punto di riferimento per Lei e per il suo immediato benessere.
In bocca al lupo!
Dott.ssa Marianna Vallone. Roma

Marianna Vallone Psicologo a Modena

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Gentile Johal,
dal suo lutto debba passare un tempo debito per poter parlare di difficoltà o di depressione. In particolare la prescrizione di antidepressivi a tre mesi da un lutto è quanto di meno terapeutico possa esistere, pertanto ritengo abbia fatto bene ad interrrompere gli antidepressivi.. non avrebbe proprio dovuto cominciarli in quanto lo stato depressivo conseguente al lutto è quanto di più sano ci sia come tale non va curato ammeno non si prefiguri un possibile suicidio.
Per quanto riguarda l'aver ripreso un nuovo percorso terpaeutico lo ritengo un passo positivo anche se le avrei consigliato di farlo dopo almeno un anno dalla morte del suo terpaeuta, per capire meglio che tipo di elaborazione ha fatto di questo lutto senza la sostituzione di un nuovo oggetto esterno che in qualche modo soppianta quello perduto.. che potrebbe anche essere il significato di questo nuovo inizio e in tal caso la cosa andrebbe affrontata in quanto il suo terpauta (come oggetto) deve poterlo trovare dentro di sé.. interirizzarlo.
Ad ogni modo se lei si è affidata ad un valido terapeuta dello stesso indirizzo del suo, cosa fondamentale, credo che tutto procederà per il meglio.
Buona vita
Dott. Luca Altieri

Dott. Luca Altieri Psicologo a Perugia

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Cara Johal la perdita di una persona cara, sia essa un familiare o il proprio terapeuta è un momento difficile e doloroso che va visto come un nuovo punto di partenza. Cerchi di recuperare tutto ciò di positivo che il suo teraputa le ha mostrato ed il percorso fatto insieme. Cerchi un altro terapeuta e riparta con lui per farsi guidare verso una nuova consapevolezza.
Buona fortuna,
Dott.ssa Marika Fellini

Marika Fellini Psicologo a Pinerolo

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Credo che sarebbe opportuno per lei parlare semplicemente con il suo nuovo terapeuta dei dubbi che ha esposto nella sua e mail; via via chiarirà dentro di lei i suoi interrogativi e potrà arrivare alla meta psicoterapeutica che lei si è data!
Un caro saluto!
dott. Giovanna Ferro - psicologa psicoterapeuta - Savona

Dott.ssa Giovanna Ferro Psicologo a Savona

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Cara signora, credo che la sua sia una situazione particolare che debba essere valutata attentamente. In primis le consiglio di non rivolgersi ad uno solo psichiatra ma di fare dei colloqui conoscitivi con alcuni psichiatri e psicologi/psicoterapeuti dell’indirizzo che aveva il suo terapeuta. Successivamente, quando avrà trovato chi le pare possa fare al suo caso, si affidi allo specialista. Personalmente credo che quel lutto sia il primo obiettivo del lavoro e solo in un secondo momento si possa continuare sui temi che stava affrontando nel lavoro precedente. Tanti auguri.

Alessandro Degasperi Psicologo a Trento

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Cara Johal,
la relazione terapeutica è, necessariamente, ricca di elementi umani. La perdita dello psichiatra con cui ha intrapreso un percorso alcuni anni fa rappresenta una perdita importante, che, come suggeriscono anche gli altri colleghi, va affrontata ed elaborata. Parta da questo punto, con lo psichiatra che la sta seguendo ora. Fatto questo, solo allora potrà riprendere in mano il percorso interrotto e concluderlo. Non abbia fretta e non "sostituisca" un professionista all'altro: anche se svolgono la stessa professione ed hanno lo stesso obiettivo, sono due persone diverse, che, in modi differenti, contribuiranno al suo cammino interiore.
Cordialmente.

Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa Laura Colombo Psicologo a Badia Polesine

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Gentile Johal.
Perdere una persona cui siamo affettivamente legati è sempre un'esperienza dolorosa e difficile da elaborare. Perdere il proprio terapeuta, nel momento in cui si sta lavorando su di sé, deve essere un'esperienza destabilizzante. Ora è importante che lei prenda in mano i sentimenti che sta provando e le motivazioni che la portano dopo un anno e mezzo a sentire così fortemente la mancanza del terapeuta. Forse in questo modo rifletterà anche sugli aspetti problematici che stava cominciando a trattare con il primo terapeuta.
Le esprimo i miei più sinceri auguri.
dr.ssa Romanò

Centro Di Psicoterapia Dr.ssa Elisabetta Romanò Psicologo a Novate Milanese

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Gentile Johal, grazie per la sua condivisione.
credo che la perdita di una figura molto significativa, in questo caso per lei il suo primo terapeuta, vada elaborata anche con il nuovo collega che ha scelto. O meglio, potrebbe essere importante parlare al suo nuovo terapeuta del segno e della grande mancanza che ha lasciato in lei questo lutto, e scegliere, insieme al nuovo terapeuta il migliore percorso per poterlo elaborare.
un caro saluto,
per Centro Studi Strategie Creative dr.ssa Cecilia Mariotto

Strategie Creative Psicologo a Bagnolo San Vito

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Salve Johal,
immagino che la morte di un terapeuta a cui si era profondamente legati sia doloroso, soprattutto quando il lavoro non è ancora concluso e avrebbe ancora bisogno di lui, ma lui non c'è più...
Quello che mi sento di dirle è che di tutto questo dovrebbe parlare con il suo terapeuta attuale, dato che anche questo è parte del lavoro che fate insieme e diventa un punto fondamentale per poter proseguire il lavoro con lui.
Buon lavoro!
Dr.ssa Alfonsina Pica, psicologa e psicoterapeta

Dott.ssa Alfonsina Pica Psicologo a San Miniato

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Io credo che il ruolo di un professionista della salute mentale sia quello di fare da guida, di aiutare la persona che a lui si rivolge a comprendere e superare i propri disagi in modo autonomo, cercando di non creare una dipendenza, che mi sembra invece di percepire nelle sue parole. È umano e comprensibile che lei sia addolorata e triste per questa perdita, ma non è salutare che lei si senta persa senza il suo terapeuta. Nessuno di noi dovrebbe aver BISOGNO di qualcun'altro per vivere, perchè se il qualcuno di turno viene a mancare, per qualsiasi motivo, che succede? Non si vive più? Certo che no! Le auguro di trovare un terapeuta che la aiuti nel suo percorso, che le faccia anzitutto capire che è una persona che può farcela e vivere senza dipendenza da alcuno. Ciao e tanti auguri

dr.ssa Lorena Lopomo Psicologo a Palazzo San Gervasio

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Buongiorno gentile Johal,
è importante che lei faccia riferimento al suo curante anche per le domande che pone on line. Cosa possiamo dirle di così personale per la sua storia unica e diversa se non la conosciamo? la sua storia sarà senz'altro particolare e non credo che basti quanto ha scritto per farci rendere anche solo l'idea di quello che ha passato e sta passando. Si dia tempo. Si chieda se ora sente di avere gli strumenti per prendere delle decisioni, anche riguardo la terapia, che partano da lei sola.
Coraggio!
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta

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Cara Johal,
la tua situazione richiede un'attenzione più articolata, tuttavia in questo contesto mi soffermo al dubbio che esponi: se affrontare i problemi che emergevano con il precedente terapeuta o affrontare il lutto per la sua perdita. Quando ci sono esigenze che si accavallano e confondono, bloccando i processi decisionali o i tentativi di soluzione, una piccola e semplice procedura che può venir in aiuto è quella di costruire una scaletta dei propri bisogni o dei disagi presenti ed attribuire ad essi un grado di priorità. Rileggere questa scaletta aiuta a focalizzarsi su di un problema per volta, a seconda del grado di importanza che si è assegnato, e poter così impegnarsi per affrontarli uno per volta, passo dopo passo. In tal modo contrastiamo una rappresentazione confusa e apparentemente irrisolvibile dei nostri problemi, rappresentazione che appunto può far sentire sovraccaricati, paralizzati o ancora altalenanti tra un problema e un altro senza però finalizzare i nostri sforzi.
Detto questo, tuttavia, il lutto che stai vivendo è pur sempre un tuo disagio, così come lo erano i problemi che stavi affrontando in passato, per cui lavorare sul lutto con il nuovo terapeuta non significa interrompere il processo terapeutico, ma intervenire su una nuova condizione di disagio che andrebbe (se ne senti il bisogno) affrontata per ricollegarla alle problematiche precedenti o, in caso contrario, affrontata per poi riprendere le precedenti problematiche, momentaneamente lasciate in sospeso.
Non è possibile intervenire contemporaneamente su più problemi, se questi non sono legati da un comun denominatore. E', dunque, importante darsi dei target specifici a seconda del bisogno del cliente, altrimenti si rischia di lavorare su tutto, passando da un argomento all'altro, ma in realtà non risolvere nulla.
Cordiali saluti.

Dott. Christian Spinelli Psicologo a Bari

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Buon giorno Johal,
mi colpisce molto in primis il fatto che si sia rivolta sempre a Psichiatri e non a Psicologi/ Psicoterapeuti. Come mai questa scelta? In secondo luogo mi soffermerei sulla sua domanda finale, su cosa lavorare prima? Ritengo sia una domanda che fa parte della terapia, del contratto terapeutico che ha in corso con il suo Psichiatra, e con lui questo punto dovrebbe essere ripreso. In che direzione state andando nelle vostre sedute? Quale e' l obiettivo? Detto questo e' difficile dare una risposta alla sua domanda... Perche' non riesco a dimenticare il mio primo PSI? Non credo sia giusto ne possibile dimenticare, quando ci sono relazioni profonde in cui viene attivato un forte trasfert/ controtransfer avviene qualcosa di molto speciale e importante. Qualcosa che rimarrà sempre in lei e che non deve essere sostituito, ma interiorizzato. Non troverà mai qualcuno in grado di sostituire il suo primo PSI, ma troverà se lo vorrà un altra persona che con modalità diverse forse sara' in grado di accompagnarla nel percorso della sua vita. Spero di essere riuscita a spiegarmi al meglio. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento. I miei migliori auguri.

Dott.ssa Cecilia Cimetti Psicologo a Verona

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Sono sempre Dott.ssa Carla Panno, volevo rispondere in termini più dettagliati alla tua domanda: il lutto da elaborare in primis è per la perdita del terapeuta. Auguri

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Come non sono immortali i nostri genitori/figli, così è anche per tutti noi. Ritengo che un ineluttabile destino ha troncato una relazione così importante, all'interno della quale ti sei sentita sola in una fase importantissima della terapia (l'attraversamento del "guado" per mano del terapeuta). Ora è necessario elaborare il lutto con il nuovo terapeuta. Se ritieni opportuno approfondire, scrivi: sono a tua disposizione.Dottssa Carla Panno psicologa-psicotrapeuta di Milano

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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gentile signora purtroppo la morte del suo terapeuta ha segnato in lei sconforto ma cerchi di iniziare a comprendere che questo momento in cui si sente destabilizzata potrà portarla a riflettere sul valore che attribuiamo agli altri! la saluto Dott.ssa Eva Scardone

Dr.ssa Eva Scardone Psicologo a Marcianise

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