Mi aiutate a capire il fenomeno del transfert?

Inviata da Emiliana. 29 gen 2016 5 Risposte  · Psicoanalisi

Salve a tutti, vorrei farvi una domanda che mi è sorta dopo essermi documentata sul fenomeno del transfert. Io mi sono affezionata molto alla mia professoressa, una forma di affetto mooolto forte, ne sono quasi dipendente. Cercando in rete mi sono accorta che si parla di "transfert", ovvero trasferire sentimenti genitoriali su qualcuno, ed è quello che è successo a me visto che io non mi sento amata da mia madre e ho cercato e trovato amore altrove.
Però ho letto anche che al transfert è legata la sessualità, dunque desiderio sessuale. Io sinceramente non provo desiderio sessuale verso questa professoressa, desidero fortemente abbracci e coccole, niente di più.
Ho anche pensato di esserne innamorata diverse volte poiché questo sentimento si fa spesso morboso ed ossessivo, perché tendo ad idealizzarla, mi sembra perfetta, gambe perfette, seno perfetto, ma tutto si ferma qui. Non desidero andare a letto con lei,
Detto molto esplicitamente. Quindi vi chiedo, dovrei preoccuparmi? Perché leggo che il transfert comprende anche sessualità se in realtà io non provo dell'attrazione fisica? Per favore rispondete, per me è molto importante. Grazie.

madre , amore , capire

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Cara Emiliana
è importante capire che il termine "trasfert" e' un termine tecnico utilizzato nell'ambito dei processi psicoanalitici e psicoterapici a cui viene associato il termine di "controtranfert" per indicare la risposta al "transfert" del paziente da parte dello psicoterapeuta.
Allora, si può semplificare per spiegare (come sto facendo), ma è bene sapere che si tratta di processi emotivi complessi che si verificano nell'ambito della psicoterapia dove la diade relazionale paziente-terapeuta è coinvolta, attraverso "l'alleanza terapeutica" (altro termine tecnico), in un processo di attivazione di contenuti inconsci al fine del raggiungimento degli scopi della psicoterapia che si definiscono attraverso una sorta di "rielaborazione dati emotivi", per liberare il paziente da contenuti inconsci disturbanti, quali nuclei traumatici, o/e conflitti nevrotici, soprattutto fissati in fase edipica ( e qui abbiamo gli aspetti di sessualità che citi tu)..
Detto questo, considerando la tua domanda, vediamo che intanto occorre riformulare il problema in termini più blandi e cioè, considerare non tanto il "transfert" tout court, quanto un evento più comune che tocca la sfera emotiva e che potremmo chiamare "coinvolgimento emotivo" (casomai questo coinvolgimento può presentare fattori di identificazione transferale ma si tratta di ben altra cosa).
Allora, provo a dire in termini semplicissimi, tu sei coinvolta emotivamente con questa prof in quanto proietti (anche la proiezione è un termine psicoanalitico) su di lei delle emozioni che fanno capo a vari desideri e bisogni che si riferiscono a capacità materne o del femminile in particolare.
Cioè, bisogni di essere accolta, compresa, coccolata, bisogno di vicinanza emotiva, e di conferme positive.
Poi c'è, da parte tua una forma di stato identificativo, con un femminile più adulto che, in qualche modo, ha assunto valore di modello per la tua giovane età ed ancora, necessariamente, embrionale percezione del femminile in te.
Quindi, è tutto a posto, non si tratta di nulla di strano o stratosferico, niente di cui preoccuparsi, il tutto può essere riferito, semplicemente, ad un bisogno identificativo che ti aiuti a crescere e a farti da guida nel sentirti diventare donna.
Io qui non ho capito tu quanti anni hai...ma penso che sei giovane e quello che hai bisogno di fare è rinsaldare e divenire consapevole di te stessa e delle tue possibilità.
Devi acquisire autostima e sicurezza, come persona e come donna.
In questo la psicoterapia sarebbe ottimale per te.
Diciamo, che sul momento, questa proff., e la situazione che si è creata, è un po' un surrogato di una psicoterapia.
Spero essermi spiegata.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

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Cara Emiliana,
innanzitutto non bisogna confondere il transfert della relazione psicoterapeutica (che attiene al paziente e prevede anche un controtransfert del terapeuta) al transfert inteso comunemente come spostamento di sentimenti ed emozioni da una relazione significativa passata ad una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale.
Mi ha poi colpito il fatto che insisti a dire che non hai desideri sessuali nei confronti della tua professoressa ma parli di "un sentimento morboso e ossessivo" nei suoi confronti che ti fa "pensare di esserne innamorata" e anche di "gambe perfette e seno perfetto" (riferisco le tue parole).
Sono perciò portato a pensare che, contrariamente a ciò che dici, l'attrazione sessuale la senti e ne sei fortemente spaventata.
Sarebbe interessante sapere se hai un ragazzo e/o se ne hai mai avuto uno essendone sessualmente attratta.
Il suggerimento è di intraprendere un percorso di psicoterapia come esperienza di crescita personale e possibilità di fare chiarezza su questi ed altri tuoi eventuali dubbi.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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14 FEB 2016

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Cara Emiliana
Il termine di transfert è un termine esclusivamente tecnico che si sviluppa e si presenta senza che il paziente ne sia necessariamente consapevole.Il transfert tra terapeuta e paziente è come una grande autostrada attraverso la quale i due soggetti comunicano e interagiscono .E'' proprio questo il tecnicismo psicoterapeutico che è utilizzato per curare,Continuando in questo eufemismo dell'autostrada,bisogna osservare il paziente e analizzare l'automobile che utilizza .Questa automobile è il controtransfert.
Dr Luciano Di Rienzo.

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6 FEB 2016

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Ciao Emiliana,
In realtà il concetto dil transfert deve essere inteso come un fenomeno mentale umano naturale, un meccanismo che coinvolge una vasta gamma di componenti emotive, di cui la componente sessuale è solo una parte non indispensabile.
Consiste fondamentalmente nel riproporre all'interno di quelle che sono le relazioni attuali alcuni tratti emotivi e schemi comportamentali che hanno caratterizzato le relazioni della prima infanzia.
Le dinamiche di funzionamento di questo meccanismo sono prevalentemente inconsce.

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2 FEB 2016

Logo Dr. Federico Tagliatti Dr. Federico Tagliatti

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cara Emiliana,
in una relazione terapeutica si creano forti legami, a volte sono modellati su esperienze passate, e nel setting terapeutico, appunto, vengono "utilizzati" (passami il termine forse riduttivo) per dare senso al precorso, per cercare nodi problematici, per lavorare sulle emozioni. Nel tuo caso mi pare di capire che tutto ciò stia avvenendo non in una relazione di tipo terapeutico, ma nella vita, per così dire, "reale". Non prenderei a modello, allora, ciò che viene definito come transfert ma è naturale che le nostre esperienze attuali vengano anche influenzate e modellate su quelle passate. Ti suggerirei, quindi, di vedere questa tua relazione come una delle tante vie che abbiamo a disposizione per conoscerci. Questa tua domanda, su questo sito, mi pare anche che mostri una tua curiosità per un esperienza che può essere quella terapeutica. Un caro saluto.

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2 FEB 2016

Logo Dott. Gaetano Martorano Dott. Gaetano Martorano

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