La Depressione toglie anni alla vita?

Si sente spesso dire "sono depresso", ma si è consapevoli della sua portata reale? Bisogna distinguere sofferenza momentanea da una vera e propria malattia.

22 FEB 2016 · Tempo di lettura: min.

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La Depressione toglie anni alla vita?

Chi di noi non ha mai detto «sono un po' depresso»? Tutti, alcuni anche frequentemente, descriviamo i momenti non felici con il termine "depressione".

Basta davvero poco per farci dire «oggi sono un po' depresso»! Ma lo siamo davvero? Di solito abusiamo di una parola che descrive una patologia psichiatrica.

Introducendo nel nostro linguaggio comune tale termine tendiamo a normalizzare quella che è una condizione grave e complessa e non un semplice malumore. Si tratta, infatti, della malattia mentale più diffusa nel mondo occidentale, ma anche di uno dei disturbi più trascurati e sottovalutati. Non a caso, e di recente, l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), attraverso il Piano d'azione per la salute mentale 2013-2020 ha lanciato un chiaro messaggio: «La depressione toglie in media 20anni di vita».

E così la beffa: vivere male, svuotando di emozioni profonde e positive le nostre giornate e vivere meno, riducendo la nostra aspettativa di vita con comportamenti che mettono a rischio la nostra salute.

Penso,quindi, che non accetterò più commenti di amici o parenti che si definiscono "depressi" solo perché le loro giornate non sono cariche di emozioni positive o qualcosa non è andata per il verso giusto. La ragione è semplice: la sofferenza psicologica è una caratteristica fondamentale della vita umana. E come tale può essere solo accettata. La depressione è un'altra cosa! È una grande nuvola nera che offusca ogni speranza, cancellando la motivazione, la capacità di provare gioia, di sperimentarsi e alimentando sentimenti di colpa e di commiserazione. La depressione è fatta di buio, pianti, silenzi, paure, ansie, colpe.

È colma di dolori profondi. Si alimenta di tempo e di spazi. È un'arma rivolta verso se stessi e verso il proprio mondo, nessuno ne resta immune (compagni, genitori, figli). Annulla ogni pensiero e immobilizza il corpo (altre volte agita corpo e pensiero). E poi è come un virus silente, nascosto dietro comportamenti pericolosi come l'uso di droghe, alcool, alimentazione squilibrata, generale trascuratezza. Questo il senso del grido dall'allarme lanciato dall'OMS. L'invito a promuovere una cultura del benessere che tenga conto delle dinamiche sottostanti a tutti quei comportamenti nocivi.

Impariamo dunque a osservare, cosa si nasconde dietro tutto ciò che mette in pericolo la nostra salute, non trascuriamo segnali di disagio che spesso arrivano da chi abbiamo accanto. Non sottovalutiamo tutto ciò che è "abuso". Nessun maldestro tentativo di eliminare il dolore (attraverso cibo, droga, alcool), attraverso qualcosa che è all'infuori di noi, potrà liberarci dalla sofferenza e regalarci la felicità.

Va però ricordato: che la sofferenza, il dolore, l'immenso senso di vuoto e inutilità lasciato da una perdita, la costante insoddisfazione per le cose, possono e devono essere affrontati; che si può guarire.

La strada che conduce al benessere ha bisogno di dar voce a ciò che ci affligge e di accettare ciò che non possiamo controllare. Non dimenticando di avere cura di tutte le fragilità e di assumerci in pieno la Responsabilità dell'aver cura dei nostri figli.

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Scritto da

Anonimo-136240

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