Il Mind Blinding nell'autismo

Il "Mind blinding" è l'incapacità di comprendere lo stato mentale altrui. Ma quale è il fattore che porta a tale fatica nei soggetti affetti di autismo?

14 SET 2023 · Tempo di lettura: min.
Il Mind Blinding nell'autismo

Non li capiamo non perché sono sbagliati, ma perché hanno regole differenti. Tra le definizioni dell'autismo si nota come il sintomo core di tale disturbo sia quello che ricade nella sfera sociale, ovvero una difficoltà nell'interazione con gli altri che riflette la difficolta a sviluppare, mantenere e comprendere i rapporti interpersonali.

Cos'è il Mind Blinding?

Inizialmente si pensava che il problema principale fosse una incapacità del soggetto autistico di sviluppare la Teoria della Mente, ovvero la capacità di comprendere lo stato cognitivo (cosa sta pensando) e affettivo (cosa sta provando) di una persona con cui si vuole interagire. Queste due componenti ci permettono di interagire adeguatamente con le altre persone e con il mondo che ci circonda. I soggetti con autismo non riescono ad interpretare le informazioni sociali e ciò comporta il fatto che non riescano a comprendere gli stati mentali dei pari (aspetto che viene definito mind blinding) verso i quali presentano delle difficoltà relazionali.

Più tardi la ricerca ha esteso il concetto della Teoria della Mente (definita anche come empatia cognitiva) alla capacità di empatizzazione (o empatia affettiva), ovvero la capacità di riconoscere lo stato mentale altrui e avere una reazione emotiva appropriata ai sentimenti altrui. Si è visto infatti che bassi livelli di capacità empatiche negli autistici sono i responsabili delle loro difficoltà a livello relazionale.

Un dibattito che si è aperto ha portato alla formulazione del "double-empathy problem" (Milton et al., 2022)ovvero il fatto che ci sia una bidirezionalità nella non-comprensione di aspetti sociali tra soggetti autistici e normotipici.

Il problema potrebbe riflettere il fatto che non riuscendo a comprendersi l'uno con l'altro finiscano per escludersi a vicenda. Il soggetto autistico così rimarrà sempre più isolato, e non gli sarà concesso di condividere e imparare i comportamenti dei normotipici.

Il "double-empathy problem" inoltre sottolinea il fatto che autistici e normotipici hanno degli stili comunicativi differenti e per questo motivo non riescono a comprendersi vicendevolmente. Quindi l'errore non risiede solo nella persona autistica, perché semplicemente questa ha delle regole differenti, e personali, per codificare ciò che vede (e ciò che non vede) che però non fittano con le regole che generlamente ognuno di noi utilizza per farfronte al mondo sociale. È come se la persona autistica riconoscesse e riuscisse a stare dentro il mondo autistico che però non è conforme al mondo normotipico. Lo stesso ragionamento viene fatto per un soggetto normotipico, che ha delle regole che non gli permettono di riconoscere ciò che si cela dietro il mondo dello spettro autistico (Mitchell et al., 2021).

Cos'è il Mind Blinding?

D'altra parte i soggetti autistici compensano i loro bassi livelli di empatia con un alto grado di sistematizzazione, ovvero la capacità di analizzare e costruire dei sistemi, di riconoscere cioè delle regole che governano e predicono il mondo. Questo aspetto riflette i sintomi core dello spettro autistico nella sfera non-sociale, ovvero i comportamneti ripetitivi, la resistenza al cambiamento e il bisogno di controllo (Kanner 1943). Viene sottolineato in questo modo il loro punto di forza, ovvero il fatto di rendere il proprio mondo assolutamente prevedibile.

Il fatto che un soggetto autistico abbia la tendenza a focalizzarsi su dettagli da cui non riesce a disancorare la propria attenzione, potrebbe essere la causa del fallimento di considerare a livello globale il comportamento e l'atteggiamento dell'altra persona. Se si fa riferimento al dominio delle emozioni, il comportamento umano non è completamente prevedeibile, perché non segue delle leggi fisse. Infatti, ognuno di noi può esprimere emozioni in modi differenti, o può anche sentilre senza esprimerle all'esterno. Capire la mente dell'altro, mettersi nei panni di chi abbiamo difronte, comporta la capacità di comprendere cosa l'altro stia provando e pensando, secondo il suo peculiare modo di essere. Per questo motivo essere empatici è difficile, se non impossibile, se si è fissati su delle regole personali, quale può essere un soggetto autistico.

Potrebbe quindi essere che l'incertezza e la non conoscenza del mondo di regole dei normotipici sia alla base delle difficoltà socio-comunicative delle persone autistiche? D'altronde quando due persone con esperienze completamenti differenti interagiascono è difficile pensare che possano capirsi. Questa domanda lascia spazio ad un grande campo di ricerca attuale.

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Scritto da

Dott.ssa Sofia Covini

Bibliografia

  • Kanner, L. (1943). Autistic disturbances of affective contact. Nervous Child, 2(3), 217–250
  • Milton, D., Gurbuz, E., & Lopez, B. (2022). The 'double empathy problem': Ten years on. In Autism (Vol. 26, Issue 8, pp. 1901–1903). SAGE Publications Ltd.
  • Mitchell, P., Sheppard, E., & Cassidy, S. (2021). Autism and the double empathy problem: Implications for development and mental health. British Journal of Developmental Psychology, 39(1), 1–18.

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