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Che cos'è l'Autismo oggi?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Da tempo ormai l'autismo si conosce, si riconoscono i segni più conclamati e si fa presto a fare diagnosi. Ma siamo sicuri di sapere di cosa parliamo quando si parla di Autismo?

2 SET 2019 · Tempo di lettura: min.
Che cos'è l'Autismo oggi?

Che cos'è l'autismo oggi?

Quando si parla di autismo, più che di un disturbo specifico, si parla di uno spettro, sia per le sue manifestazioni molto varie e sia perché esistono vari livelli di gravità, da forme più sfumate ad altre più acute, dalla fatica a relazionarsi con il mondo circostante (a livello sociale, comunicativo e cognitivo), alla presenza di un corredo di abilità, come concentrazione a lungo termine, identificazione delle idee logiche, elevate abilità matematiche, elaborazione delle informazioni visive. In linea generale, quindi, l'autismo è una condizione che influisce tipicamente sull'abilità della persona di comunicare, di avere relazioni con gli altri e di rispondere in modo appropriato all'ambiente circostante. Nello specifico, però, le persone con autismo presentano anche delle caratteristiche senso-motorie peculiari che co-determinano una coerente e difettuale apertura di mondo. Una conseguenza di ciò è per esempio il modo in cui gli oggetti si manifestano ai loro occhi: relativamente decontestualizzati portando ad uso povero dell'oggetto in questione, come se la persona fosse chiusa rispetto alle differenti possibilità d'azione che i diversi oggetti sono in grado di offrire. Allo stesso modo, le stereotipie e i comportamenti ripetitivi dimostrano che l'ambiente sembra aprirsi solo parzialmente come luogo di manifestatività e di attrazione di possibilità d'azione.

Cosa succede nel cervello di un paziente autistico?

Quanto detto sopra è anche in parte spiegato da uno sviluppo atipico del sistema nervoso e dell'organismo nel suo insieme. Da tempo infatti le teorie psicologiche sull'origine dell'autismo sono state superate essendo ormai chiaramente riconosciuta la base neurobiologica di questo disturbo, con la presenza di una forte predisposizione genetica. In particolar modo le parti del cervello che risultano essere maggiormente colpite sono: il cervelletto (implicato nelle capacità di attenzione e nel comportamento motorio), l'amigdala (coinvolta nel riconoscimento e nell'espressione delle emozioni), alcune parti del lobo temporale (adibite allo sviluppo del linguaggio e della percezione sociale) e la corteccia prefrontale (coinvolta in diverse abilità quali l'attenzione, la pianificazione e il comportamento sociale) (Geschwind & Levitt 2007). L'autismo, poi, oltre a colpire direttamente queste aree comporta disfunzioni a livello delle loro connessioni non consentendo quindi di lavorare in maniera coordinata (Murias et al. 2007).

Il mondo del paziente autistico

Per rispondere a questa domanda bisogna fare prima di tutto una premessa filosofica.

Il nostro modo di fare esperienza, che si chiama ipseità, accade contemporaneamente a una certa apertura di mondo: io non posso fare esperienza senza un mondo che mi circonda; quindi la mia ipseità e l'apertura di mondo si co-appartengono e si co-determinano, è come dire che io posso fare esperienza solo se c'è una certa apertura di mondo, dove per mondo si intendono le persone, gli oggetti, i luoghi e i significati che hanno per me. Nell'autismo accade che un'alterazione genetica causa una patologia di questo modo di fare esperienza con conseguenti aperture di mondo difettuali. Questo spiega e rende conto dell'incapacità di queste persone di accedere alla rete coerente di rimandi che caratterizza il nostro essere-nel-mondo: in pratica il loro stare al mondo è diverso dal nostro. Il loro mondo, infatti, si manifesta secondo parzialità e questo porta di conseguenza a un modo di fare esperienza focalizzato e decontestualizzato che dà poi origine ai sintomi di cui parlavamo sopra.

Esiste una psicoterapia dell'autismo?

Prima di rispondere a questa domanda, facciamo un passo indietro. L'inizio di una psicoterapia presuppone in linea generale una richiesta di aiuto e le persone chiedono aiuto il più delle volte per la comparsa di un sintomo; il sintomo in questione, è importante sottolinearlo, non è un qualcosa che si aggiunge alla persona, ma è un segno che rimanda a qualcos'altro. Il sintomo, spesso, assume la forma di un'alterazione del proprio modo di sentirsi e di essere. Questa perdita del senso di stabilità personale, questo sentirsi quasi alienati da se stessi, porta il paziente a vivere un'esistenza inautentica ed è questo che genera il sintomo.

La psicoterapia poi si basa sul racconto che il paziente fa della sua sofferenza e ha il compito di comprendere tale racconto così come si manifesta, "illuminando" i suoi modi di fare esperienza e lasciandosi guidare dai fatti della sua storia di vita; è infatti la storia di vita l'unica a far emergere il senso della sofferenza del paziente, il suo mondo e gli specifici significati esistenziali che rendono il malessere del paziente comprensibile e trattabile. Quando ciò avviene ci troviamo di fronte a ciò che viene chiamata patologia storica, cioè un malessere che dipende dai modi del paziente di tradurre la sua esperienza in racconto; in tali situazioni la psicoterapia porterà alla riappropriazione delle proprie esperienze nell'ambito di una nuova e più identitaria rifigurazione narrativa. Dall'altra parte, però, può succedere che sin dalla nascita il nostro essere-nel-mondo accada secondo modalità organismiche difettuali, con conseguenti alterazioni dello sviluppo del sé e dell'identità personale generando ciò che viene chiamata patologia non storica; tale condizione implica una primaria alterazione dell'ipseità ed è ciò che succede anche nell'autismo. Le persone con autismo infatti presentano un deficit di cognizione sociale perché già a monte presentano una peculiare e deficitaria modalità di accedere alla comprensione pratica del mondo; questo impedisce di conseguenza non solo di accedere alle possibilità d'azione che sono accessibili a tutti coloro che condividono il loro mondo, ma impedisce anche a questi pazienti di avere un rapporto con il tempo e quindi avere degli orizzonti d'attesa (progetti), come se il futuro non esistesse e non si appalesasse; noi invece in quanto esseri umani esistiamo in conseguenza del nostro passato e ci progettiamo continuamente verso un futuro prossimo o lontano che sia. In questi casi, quindi, gravi patologie come l'autismo traggono beneficio da trattamenti che sono perlopiù basati sulla riabilitazione ela psicoterapia è solo una delle terapie che formano il quadro complessivo del progetto riabilitativo. Ecco perché con questi pazienti si parla più spesso di riabilitazione piuttosto che di psicoterapia, riabilitazione intesa come sostegno, una riabilitazione che, appunto, ri-abiliti il paziente accompagnandolo a "stare" nel mondo.

È come se per gli altri fosse tutto semplice ... di tutte le cose che faccio, io prendo solo le cose negative, gli altri invece è come se facciano le cose con facilità … anche il loro modo di raccontare quello che fanno, sembra tutto così facile e ovvio … per me è tutto difficile, non riesco a capire cosa bisogna fare ... Lo so, io so di essere un po' particolare, che sono un po' un caos (…).

Ma io non so cosa mi piace, cioè, so che ho l'università e che devo andare avanti ma poi non so ... alcune volte la mia vita mi sembra ... "poca".

A. F., stralci di colloquio

Dott.ssa Aurora Sergi

Psicologa, Psicoterapeuta

Scritto da

Dott.ssa Aurora Sergi

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