Egoisti da sempre: considerazioni sull’egoismo applicate alle dinamiche di coppia

Restiamo ancora un po’ su questo nostro splendido spicchio di cielo...tutti si agitano sotto di noi, corrono dietro qualcosa di irraggiungibile, innaturale, frenetici ed ansiosi, uguali!

11 feb 2019 Psicologia della coppia - Tempo di lettura: min.

Ascoli Piceno (Città) Ascoli Piceno

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«…Questo è il problema: stai sempre ad aspettarmi tesa e nervosa, non vedi che abbiamo orari ed impegni diversi?

Tu vorresti che facessi i salti mortali, quando la sera del 27 giugno, tornato a casa stanco, avevo bisogno di riposare un po' e mangiare con calma.

Hai detto che mi avresti aspettato in piazza e che c'era un parcheggio vicino alla pizzeria: non mi hai detto che saresti rimasta ad occuparmelo, lì ferma come un palo…hai deciso di fare così, io non ho chiesto, hai agito da sola. Ora quale problema hai?

Quando sono arrivato, vedendo due macchine uscire dalla stradina ho pensato che non c'era più posto e quindi avrei parcheggiato altrove.

Poi ti ho visto, avevi la tipica espressione di chi è molto incollerito e teso tanto che ti sei rivolta a me con tono sgarbato e aggressivo. Io ero tranquillo, un po' affannato per il trambusto.

Tra l'aver mangiato, scambiato due chiacchiere con i miei, sparecchiato la tavola, messo i piatti in lavastoviglie e, infine, parcheggiato, sarà trascorso quel tempo che (io e non te) ho ritenuto necessario…per il mio ritmo fisiologico.

Dall'altra parte c'eri te che aspettavi impaziente il mio arrivo, sperando che mi affrettassi il più possibile; certo, l'indomani avresti dovuto svegliarti presto e, per giunta, abbiamo così poco tempo per stare insieme, vero?…».

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Ma chi decide la quantità di tempo necessaria per essere soddisfatti? Sembra tutto molto soggettivo, un atteggiamento naturale ed egoista.

Scommetto che in quegli attimi, soprattutto quando non siamo tranquilli, il tempo non passa mai, un minuto diventa mezz'ora ed un pensiero fisso non ci abbandona mai: «Ma quando arriva? Si sta facendo davvero tardi!». In questo modo alimentiamo la nostra tensione già esistente.

«È vero, bisogna venirsi incontro, ma non puoi innervosirti soltanto perché sono arrivato più tardi di quanto ti aspettassi…hai pensato che, parcheggiando in quella zona, avrei risparmiato del tempo anziché girare a vuoto in auto…dunque ci sarebbe stato più tempo per stare insieme…hai fatto tutto da sola!». Anche in questa occasione tutto sembra molto soggettivo e naturalmente egoistico.

Sforziamoci di pensare non soltanto alle nostre esigenze e bisogni ma anche a quelli di chi ci sta vicino: in questo modo ci accorgeremo che tutto è molto soggettivo e personalizzato. Non dico di non essere egoista, lo siamo un po' tutti ma tu lo sei quanto me e forse anche di più.

Spesso provo la sensazione (da te generata e proiettata su di me) che io sia il cattivo sadico mentre tu l'angelo che tollera e sopporta…sono tutte cavolate poiché tutto questo è generato da un dislivello presente in tutti i rapporti umani, comprese le relazioni amorose tra due persone. Nel nostro caso, trovandoti ad assumere una posizione più svantaggiata, tendi per questo a vittimizzarti poiché sai di essere quella che soffre di più; in questo modo entrano in gioco meccanismi di difesa che hanno la funzione di proteggerci contro ogni male, ma, senza rendercene conto, mettiamo in atto atteggiamenti che colpevolizzano il nostro partner in quanto crediamo di soffrire di più dell'altro. Mi sembra tutto molto soggettivo e naturalmente egoistico.

Tornando al tuo caso, nella tua vita hai sempre cercato di soddisfare l'esigenza di essere compresa e ascoltata (sin da piccola non venivi mai ascoltata, le cose che dicevi e che pensavi non venivano considerate oppure erano sbagliate a priori).

Sembra che questa tua mancanza e insicurezza dovuta alla mancata soddisfazione di questa esigenza si ripercuota quotidianamente nel rapporto con gli altri, con me.

La paura che hai di non essere ascoltata è maggiore della capacità che dovresti avere di considerare il punto di vista altrui; cioè parti subito con l'idea che l'altro debba capirti, ma così facendo metti in secondo piano le sue esigenze, i suoi bisogni, le sue motivazioni.

Tutto ciò che credi di fare per l'altro in realtà lo fai per te stessa, per sentirti utile, viva, per dimostrare almeno a te stessa (oramai nei confronti dei tuoi genitori la partita è persa) che vali, che hai delle qualità, che sei una persona da prendere in considerazione.

Non credi che ognuno di noi agisca non in funzione dell'altro ma semplicemente per assecondare i propri bisogni, per essere il più coerente possibile con i propri principi ed il proprio modo di vivere? Questo è un egoismo giustificato, naturale, ma sembra che tu sia troppo centrata sui tuoi bisogni, sui tuoi principi e poco su quelli altrui.

Perché è assai difficile riconoscere i propri torti ma ci sembra automatico dare le colpe all'altro? Perché se da un lato comprendiamo bene noi stessi, dall'altro non potremmo mai arrivare a capire perfettamente l'altro!

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Nessuno di noi vorrebbe soffrire ma può darsi che qualcuno abbia maggior timore di questa cosa, diventando più sensibile: in questo modo, parole, atteggiamenti ed espressioni possono davvero ferire. A volte basta un po' di nervosismo a scatenare discussioni, incomprensioni e dispiaceri esagerati...una parola detta di troppo ed ecco che qualcuno si offende ed impulsivamente decide di abbandonare la scena.

Il gesto di andarsene è orribile, immaturo ed egoista...anche quello di spegnere il telefono per troncare temporaneamente ogni rapporto è terribilmente egoista (a mio avviso è più irritante spegnere il telefono che tenerlo acceso e non rispondere).

Anche in questo caso il gesto di spegnere il proprio cellulare ha una spiegazione in termini di puro egoismo: non si dà peso a chi, dall'altra parte, cerca di prendere contatto per parlare e non chiede di andar via in quel modo! Eppure, proprio in questi attimi, chi non ne vuol sapere di parlare sta compiendo un gesto di egoismo: sta ascoltando soltanto il proprio rancore, le proprie dannate ragioni, chiudendosi in se stesso, senza capire né tentare di ascoltare le ragioni dell'altro. Siamo offesi ma non pensiamo che anche l'altro, parimenti, è offeso: altro gesto di naturale egoismo.

Il bene che noi crediamo di aver generato contro il male provocato dall'altro si eguaglia con il bene che l'altro crede di aver generato contro il male che noi gli abbiamo provocato: uguali punti di vista ma solo a livello prettamente soggettivo. Occorre progredire individualmente per far crescere e mantenere il rapporto di coppia.

Quando pensiamo e sosteniamo che l'altro sia un egoista, è perché lo siamo anche noi e forse anche in misura maggiore poiché "l'abbiamo detto", anzi "lo ripetiamo" in continuazione: pensiamo principalmente a soddisfare i nostri bisogni personali per stare meglio con noi stessi. È crudele non dare all'altro la possibilità di dire come la pensa, negargli il diritto di spiegarsi e replicare.

Non si può pretendere di vivere un buon rapporto di coppia quando individualmente vi sono tali difficoltà, insicurezze, lacune.

Molte coppie sono proprio così, infantili, dove ognuno vuole averla vinta senza scendere a compromessi e senza pensare che i propri principi non sono né giusti né sbagliati e quelli dell'altro non siano altrettanto giusti né errati ma semplicemente individuali e per questo esclusivi: a mio avviso credo che ciascuno dei due (chi più chi meno) voglia egoisticamente far valere soltanto le proprie ragioni e principi, sopprimendo e/o minimizzando quelle dell'altro.

A lungo andare (ma anche in tempi brevi) questa tipologia di coppia esplode in quanto, al suo interno, non si riesce ad assumere e ad accettare il punto di vista altrui. Il feeling iniziale va pian piano sgretolandosi, lasciando il posto all'affermazione coatta e indiscutibile dei propri principi, scelte e decisioni (giuste o sbagliate che siano). Da qui l'incompatibilità, la stanchezza, la debolezza, la scissione e infine la separazione.

Occorrerebbe allora soffermarsi un po' di più ad analizzare e prestare più attenzione alle dinamiche interne al rapporto di coppia.

Osservare più attentamente i comportamenti dell'altro per capirne il senso nascosto: come parlano, come si muovono, cosa dicono e perché lo dicono. I problemi spesso non si vedono poiché si trovano alla base, ossia nascosti nelle azioni e nei gesti della vita quotidiana. Se i ruoli, le mansioni e le abitudini della coppia sono assunti e attribuiti in maniera errata ed egoistica sin dall'inizio, è probabile che con il tempo queste dinamiche possano provocare crepe rilevanti nel rapporto, una sorta di "entropia di coppia".

Inoltre occorre aver pazienza e cercare di controllarsi: gli scatti d'ira sono automatici, facili ed invitanti, questi ci permettono in modo illusorio di fuggire e/o risolvere il più rapidamente possibile un problema...tuttavia questo rimane!

Essere impulsivi e compiere scatti d'ira e di aggressività è cosa diversa dal non reprimere la propria aggressività. Ciò significa che ciascuno di noi non deve sfogare la propria aggressività quando non ce n'è bisogno, né questa deve essere orientata verso l'oggetto sbagliato. D'altro canto non dobbiamo tenerci in grembo la nostra aggressività: diventerebbe una vera bomba ad orologeria e scoppierebbe nel momento e luogo meno adatti!

Bisognerebbe, invece, adottare due strategie:

  1. la prima è indirizzare l'aggressività, l'energia e la grinta verso l'oggetto giusto. Ossia sarebbe più costruttivo orientare questa energia per trarre benefici personali e generare azioni positive volte al raggiungimento dei propri obiettivi;
  2. la seconda strategia consiste nel trasformare e convertire l'aggressività inadatta e negativa in ragione ed autocontrollo. Così facendo ci accorgeremmo di aver fatto la cosa migliore (quante volte colui che compie gesti d'ira improvvisi nel corso di un litigio o di una discussione finisce col sentirsi maggiormente in colpa?).

Esiste quel luogo comune largamente diffuso secondo cui l'aggressività è l'arma esclusiva con la quale si crede di dimostrare la propria superiorità e potenza. In realtà questo non serve a nulla. Così come è inefficace la persona autoritaria ed efficace quella autorevole, anche per l'aggressività la logica è identica.

La vera forza si dimostra con il controllo del corpo e della mente, governando i propri impulsi distruttivi e costruttivi, ascoltare e vivere le emozioni e le sensazioni che si provano ogni giorno, coltivare e consolidare le passioni ed i veri sentimenti, saper ascoltare prima se stessi e poi gli altri, apprezzare il silenzio, pronunciare parole importanti ed incisive e non fiumi di parole senza senso il cui unico scopo è convincere l'altro che la ragione è senza dubbio nostra, utilizzare lo strumento dello sguardo e del movimento del corpo in maniera significativa...ma soprattutto creare l'azione mirata al raggiungimento del nostro obiettivo.

Per possedere tutto ciò occorre una grande maturità interiore che non si raggiunge solo con l'avanzare dell'età, ma con il progredire dell'anima, del nostro spirito. Ci vuole una grande personalità, forte ma allo stesso tempo flessibile, per inglobare tutto ciò che c'è di positivo intorno a noi e scartare gli elementi negativi che possono corromperci nel profondo.

Bisogna imparare ad ascoltare i minimi segnali del corpo insieme a quelli della mente e dell'anima. Conoscere, analizzare ed accettare i propri pregi, difetti e limiti e farne tesoro.

Inoltre occorre capire che la vita terrena è un'esperienza con una scadenza temporale: il raziocinio ci induce a riflettere che non vivremo in eterno...se così fosse i nostri problemi ci sommergerebbero, le ansie e le depressioni ci ridurrebbero a larve! Invece la vita è "fortunatamente" breve ma questo, vivendo quotidianamente, ci sfugge di continuo poiché pensiamo a costruirci la nostra vita, la nostra casa, le nostre relazioni affettive nel miglior modo possibile, come se fossimo immortali!

Se ogni tanto riuscissimo per un attimo a staccarci con la mente dal nostro corpo, raggiungendo uno spicchio di cielo, ci accorgeremmo tutto ad un tratto di essere felici, di aver capito che occorre prendere la vita con "filosofia" e senso ironico, sdrammatizzando le difficoltà e agendo con tutta calma e tranquillità. È la società frenetica odierna e lo spietato mercato del lavoro che ci impongono i loro ritmi ma essi non sono compatibili con i nostri veri ritmi biologici: dunque fermiamoci un attimo, torniamo ad essere noi stessi, ad ascoltare l'anima, le nostre pulsioni di vita e di morte, ripristinando l'allineamento con gli originari ritmi fisiologici e con i nostri corpi sottili.

Restiamo ancora un po' su questo nostro splendido spicchio di cielo...tutti si agitano sotto di noi, corrono dietro qualcosa di irraggiungibile, innaturale, frenetici ed ansiosi, uguali, preoccupati, depressi e angosciati, ma anche speranzosi e felici...la vita fisica e terrena prima o poi terminerà e, se consideriamo quest'ottica, tutte le ansie, le preoccupazioni, i dubbi e le incertezze improvvisamente spariranno.

Ora torniamo nel nostro corpo.

Abbiamo il sorriso di chi anche per un istante ha capito il senso di questa strana vita ma poco dopo ecco che torniamo a mescolarci agli altri...abbiamo dimenticato tutto? Bene, ricomincia la lotta!

«Non chiamarmi più egoista!».

Articolo del Dott. Giuliano Valerio Cipollini, iscritto all'Ordine degli Psicologi delle Marche

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