Sensibilità di un bambino di 8 anni

Inviata da Alessandra il 18 feb 2013 Psicologia infantile

Salve, ho un figlio di 8 anni.
bambino stupendo, intelligente; ma ha un problema se così si può chiamare.. piange per qualsiasi cosa che non gli va bene; piange se lo rimproverano, piange se sbaglia colorando, piange quando ha paura di fare brutte figure con l'insegnante; piange quando perde nel gioco.. piange quando non riesce a gestire gli amici..
non so se sia colpa della nostra educazione, ma non sono come fargli capire che piangere per qualsiasi cosa non va bene.
che posso fare?
grazie

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Gentile Alessandra,
l’elenco delle situazioni, così diverse, in cui il suo figlio reagisce con il pianto mi fa pensare alla difficoltà di questo bambino a tollerare qualunque situazione che sia, per lui, motivo di frustrazione.
La capacità di gestione delle frustrazioni è una competenza complessa che si acquisisce sin dai primi anni di vita e che dipende sia da fattori ambientali, sia da caratteristiche strutturali dell’individuo.
Sarebbe d’aiuto riflettere se questo bambino ha manifestato questa caratteristica recentemente o da sempre.
Se è una reazione recente, si potrebbe ipotizzare che ci sono stati degli eventi ambientali che lo hanno reso più insicuro e vulnerabile. L’azione da intraprendere allora dovrebbe andare nella direzione dell’analisi del contesto e nella individuazione e rimozione di eventi disturbanti per il piccolo.
Se invece il pianto è lo stile adottato da sempre da questo bambino, possiamo ipotizzare che si tratti di una difficoltà di tipo strutturale. Alcuni bambini infatti, presentano una certa rigidità cognitiva, faticano cioè ad adattarsi a situazioni non previste. Questi bambini tendono ad utilizzare un unico schema nell’affrontare gli eventi e quando questo schema si mostra inadeguato, non sanno come fare …e piangono. In questo caso è molto efficace affiancare il bambino nella costruzione di comportamenti nuovi che, al momento, non appartengono al suo repertorio ma che potrà facilmente imparare. Non è invece utile sottolineare le sue inadeguatezze, questo lo farebbe sentire a disagio e rischierebbe di compromettere lo sviluppo della sua autostima.
Le faccio tanti auguri

Dott.ssa Mariagrazia Macchiarulo Psicologo a Terni

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Mio nipote di otto anni piange per ogni minima cosa. Gli scendono lacrimoni. Come devo comportarmi?

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Gentile Alessandra,
il problema di suo figlio sembra legato alla gestione dell'emotività; perciò sarebbe utile sapere come il bambino si comporta in altre situazioni emotive, come esprime altre emozioni, ad esempio la rabbia. Lei fa inoltre un accenno ad una possibile influenza dello stile educativo vostro come genitori e anche questo può essere oggetto di riflessione. Le suggerirei quindi di aprire uno spazio di riflessione su questi aspetti con un professionista che si occupi di tematiche infantili. Se lo desidera mi contatti pure direttamente, rimango a sua disposizione. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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Cara Alessandra,
il problema del suo bambino potrebbe essere legato a più fattori. Da un lato entrano in scena i tratti temperamentali del piccolo, dall'altro l'educazione ricevuta e anche e non ultimo l'ambiente che lo circonda (famiglia, insegnanti, amici,ecc). Intanto mi piacerebbe sapere come reagisce l'ambiente di fronte al suo pianto (cosa fanno gli amici, cosa fanno gli insegnanti e cosa fate voi). Potrebbe essere che se ogniqualvolta piange siete tutti lì pronti a rassicurarlo o a mostrare preoccupazione o a regalargli qualcosa per farlo smettere, o a non farlo andare a scuola o infine a rimproverare i suoi amichetti, non fate altro che incentivare il pianto del bambino.In termini cognitivo-comportamentali si parla di rinforzi che vengono erogati e che aumentano il comportamento disfunzionale. Sarebbe troppo semplicistico dire cosa fare, oltreché azzardato, in quanto non ho di fronte il quadro completo, e inoltre solo attraverso un percorso psicoterapeutico (l'indirizzo cognitivo- comportamentale potrebbe essere adatto) che coinvolga attivamente il piccolo ma anche voi genitori e parte del sistema che lo circonda(la scuola ad.es)si potrà procedere attivamente per la risoluzione del problema.
Sperando di esserle stata d'aiuto,
la saluto cordialmente
Dott.ssa Maria Luana Cesarea Negro

Dott.ssa Maria Luana Cesarea Negro Psicologo a Morciano di Leuca

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Buongiorno gentile Alessandra,
all'età di suo figlio si è ormai in grado di esprimere chiaramente i motivi di turbamento e sarebbe il caso che con molta calma, possibilmente in situazioni ludiche di suo piacimento, iniziate a conversare con lui in modo attento, non giudicante, senza suggerire soluzioni ma magari riportando il ricordo di quando voi eravate piccoli e come vi vivevate situazioni tristi, questo per fare in modo che il bambino inizi a concepire che c'è un altro modo di comunicare il suo disagio che non sia quello di piangere soltanto. Reputo, comunque, che il piccolo stia vivendo un momento di forte disagio. Se da soli non riuscite ad aiutarlo, potete intraprendere voi due genitori dei colloqui di sostegno genitoriale con uno psicologo psicoterapeuta di persona.
Cordialmente

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Ciao Alessandra,

bisognerebbe approfondire un pò di cose, per esempio: piange di più in famiglia, oppure quando è con altre persone che non sono la famiglia? (scuola, amici), piange più spesso con Lei o con il papà?

Suo marito e/o compagno cosa pensa o come la aiuta? Qundo dice "forse è il modo in cui lo abbiamo educato" cosa intende? Ci sono poche informazioni per fare delle ipotesi, ma provando a rispondere a queste domande potrebbe aiutarvi a capire cosa sta accadendo, senza sentirsi in colpa, perchè fare il genitore è complesso, nessuno ci addestra, impariamo dall'esperienza!
saluti
Lucia Anna Lombardo

Dott.ssa Lucia Anna Lombardo Psicologo a Caserta

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Gentile Alessandra,
dai pochi dati che riferisce, sembrerebbe che le conseguenze del pianto di suo figlio fungano da "rinforzi positivi", nel senso che durante i momenti di pianto riceve involontariamente qualcosa di positivo che alimenta il problema. Bisognerebbe conoscere più a fondo cosa accade in quei momenti. Forse potrebbe cambiare le strategie che adopera abitualmente nei confronti di suo figlio ed osservare se succede qualcosa di nuovo.
Un saluto
Dott.ssa Cristina Mencacci

Dott.ssa Cristina Mencacci - Psicologa Psicologo a Perugia

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gentile Alessandra,
mi sembra che suo figlio abbia individuato la modalità di reazione alle frustrazioni per lui più consona, cosa c'è secondo lei che non va? succede a suo avviso troppo spesso? succede in maniera sproporzionata all'evento? bisognerebbe capire meglio cosa la preoccupa, di per sé il pianto non ha nulla di disadattivo come reazione emotiva ma se lei è preoccupata sono sicura che ci sarà qualche motivo più preciso.
Restando a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento la saluto cordialmente

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Gentile Alessandra,
Da quello che scrive, ho l'idea che il bambino possa sentirsi un po' sotto pressione per cui le domando se lei o qualcuno della sua famiglia nutra o abbia nutrito grandi aspettative dal bimbo. Il fatto che sia intelligente e pieno di risorse potrebbe avere inconsapevolmente innescato il desiderio , da parte dei familiari, che egli si comporti sempre bene. Questa e' solo una ipotesi, in quanto ho pochissime informazioni e pochissimi elementi, tuttavia, potrebbe essere l'avvio per una riflessione....ovviamente, non per colpevolizzarsi, in quanto il suo interessamento presuppone, di per se', attenzione, cura ed accudimento. Cordiali saluti
Dott.Elisabetta Scolamacchia
Psicologa clinica

Dott.ssa Elisabetta Scolamacchia Psicologo a Marina di Cerveteri

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Gentile Alessandra,
da quanto descrive sembrerebbe che il suo bambino abbia una certa difficoltà a tollerare le frustrazioni. Il compito di un genitore è quello di aiutare il bambino fin da piccolissimo a comprendere che esiste una realtà esterna che ci pone dei limiti, compito per niente scontato: spesso, ad esempio, di fronte ad un bambino che piange per un capriccio inizialmente non assecondato si tende a scendere a compromessi. Questo scendere a compromessi, tuttavia, lascia intendere al bambino che per lui non esistono limiti quando, in realtà, tutti ne abbiamo. Inoltre, il rovescio della medaglia è che quando il bambino è in un ambiente diverso da quello famigliare, quindi meno disponibile a tollerare, sarà disorientato e spaventato perché non in grado di comprendere cosa ci si aspetta da lui.
Naturalmente si tratta solo di alcune delle possibili sfaccettature, ogni situazione è unica e va valutata in una sede appropriata, generalizzare sarebbe troppo semplicistico.
Un cordiale saluto
dr.ssa Alessia Serra

Dott.ssa Alessia Serra Psicologo a Santa Maria delle Mole

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