fisioterapista infelice

Inviata da Andrea il 14 nov 2017 Crisi esistenziale

buonasera, mi trovo a scrivere qui sperando di trovare delle risposte alle mie domande visto che da solo non riesco a sbrogliare la matassa. sono fisioterapista e lavoro da vari anni in ambito domiciliare a partita iva. Ho iniziato a lavorare molto giovane e preso dall'entusiasmo iniziale non ho mai pensato al futuro, avevo un lavoro avevo i miei guadagni e questo mi bastava. Con il passare degli anni però mi sono venuti dei forti dubbi nel senso che non so se questo possa essere realmente il lavoro della mia vita; il problema è che non capisco se è questo tipo di lavoro che non va o il mestiere in generale. Nel mio ambito lavoro spesso con pazienti geriatrici che non mi danno la soddisfazione che dovrei avere, in più faccio molta fatica fisica e mentale e non sono affatto ripagato. Non ho mai avuto il coraggio di cambiare ambito perché ho paura, dato il periodo di crisi, di perdere qualcosa di "sicuro" per l'ignoto. Adesso alla soglia dei 30 anni mi ritrovo con un lavoro tutto sommato precario, senza un contratto, a fare un lavoro pesante e stressante per uno "stipendio" neanche granchè, e questo è un altro aspetto che incide tanto sulla mia insoddisfazione dato che quando mi iscrissi al corso di laurea ero convinto del fatto che con una professione sanitaria mi sarei sistemato con un bel contratto in qualche struttura o con un concorso alla asl. Ho provato a fare dei corsi di aggiornamento in fisioterapia per vedere se potevano suscitarmi una qualche forma di interesse, ma è stato inutile perché neanche questo è servito a farmi appassionare alla professione. Mi sento in trappola perché non so cos'altro potrei fare se non facessi questo lavoro e non posso lasciare tutto e rimettermi a studiare da zero alla mia età. Ma l'idea di fare questo lavoro a vita non mi entusiasma per niente. Ho provato anche a mandare dei curriculum in varie strutture ma non sono neanche stato contattato. Non so che cosa fare, da una parte non posso lasciare il lavoro e ritrovarmi a spasso, da un altro non mi sento gratificato e non so se questo lavoro faccia veramente per me. Vi ringrazio anticipatamente dei consigli.

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Caro Andrea prima di tutto vorrei rimandarle che vissuti simili al suo sono molto frequenti, è una difficoltà con cui spesso le persone che iniziano a lavorare da giovani si confrontano. Lei vede due scenari: restare dov'è o cambiare totalmente. Nel primo scenario c'è frustrazione e nel secondo paura. Ovvio che non si sente sereno e che questi due vissuti la intrappolato in un bivio nel quale non vede soluzioni. Tra "bianco e nero" però ci sono probabilmente nel mezzo altri scenari che non sta vedendo (la paura e la frustrazione le mandano un messaggio importante sul fatto che ha bisogno di rivedere qualcosa nella sua vita ma se permangono chiudono il campo percettivo come se fossero dei para occhi). Può fare qualcosa ma ha bisogno di vedere anche altre cose oltre alla paura e alla frustrazione. Personalmente penso che un percorso di valutazione del potenziale per mettere a fuoco le sue aree di forza, i limiti, valori e attitudini potrebbe aiutarla a farsi un'idea più chiara della sua identità professionale, di chi è e di chi vuole essere tenendo conto di tutto ciò che la facilita o la blocca.
Resto a disposizione nel caso avesse bisogno di maggiori chiarimenti o delucidazioni. Un saluto. Luisa Fossati. Psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Luisa Fossati Psicologo a Firenze

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Caro Andrea, dalle sue parole arriva insoddisfazione e delusione, ma nello stesso tempo anche bisogno di miglioramento e cambiamento. Non sono certo io a poterle dire se cambiare del tutto lavoro, o solo ambito di intervento perché questo puó saperlo solo lei. Mi sento peró di chiederle cosa anima la sua vita in questo momento oltre il lavoro? Che persona si immagina di essere se si proietta tra 10 anni? Che valori ci sono alla base del suo lavoro? Perché lo ha scelto? Cosa le piace di questo lavoro? Questi piccoli spunti per dirle che spesso perdiamo di vista i valori e le motivazioni che stanno alla base della nostra vita ed ė necessario fermarsi un attimo per ritrovarli e ridare nuova energia alla nostra quotidianitâ. Rifletta su cosa vuole davvero e, fosse anche aprirsi un chiosco di bibite, se sente che un qualcosa la puó fare stare bene la insegua con tutte le sue forze. Non sono scelte facili, e il cammino ė tortuoso, nessuno lo nega. Per questo, si ponga piccoli obiettivi e raggiungibili, per poi piano piano aumentare il tiro. Faccio il tifo per lei, forza!

Daniela Cannistrà - Psicologa e Psicoterapeuta Psicologo a Seregno

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Gentile Andrea,
forse dovrebbe cominciare col chiedersi come mai ha scelto proprio questo lavoro e non un altro...ritornare alle origini per così dire..per rimettersi in contatto con le emozioni.. i sogni e le aspettative dei primi tempi (a parte quelle di tipo economico)...comprendere cioè cosa lha portata fino a punto in cui è arrivato...
dopo dovrebbe provare a chiedersi cosa la rende infelice di questo lavoro..cioè...è proprio sicuro che dipenda solo dal fatto che non riceve feedback positivi?....ma soprattutto...pensa davvero che la sua indoddisfazione derivi da li?o potrebbe esserci anche altro????...
Dott.ssa Caterina Occhipinti
Psicologa-Marsala

Dottoressa Caterina Occhipinti Psicologo a Marsala

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Buongiorno Andrea,

Nei momenti di crisi "identitaria" di solito è utile capire bene cosa ha innescato i pensieri negativi e quali nostri bisogni non sono in questo momento appagati. Come funziona la sua insoddisfazione?
Quando è iniziata? Ci sono giorni migliori i peggiori di altri? Hai notato se ci sono stati eventi che hanno preceduto, innescato o alimentato secondo te questa crisi?

Prima di pensare ad un cambiamento drastico, potrebbe aiutarti qualche colloquio di orientamento, per mettere ordine tra le emozioni e i bisogni contrastanti di questo periodo. A volte alcune emozioni bloccano la nostra possibilità di esplorare alternative: ad esempio la paura di fallire, un eccessivo senso di responsabilità, la paura di deludere altri, il timore del giudizio, il senso di colpa. Sono solo alcuni esempi di esperienze comuni, per ognuno di noi il cambiamento porta con sé emozioni diverse.

A volte basta poco per uscire da questa condizione di rimuginio ansioso, una volta individuate le emozioni critiche che la bloccano di più, sarà più chiaro anche a lei quale direzione prendere.

Non aspetti troppo, buona giornata.
Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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Caro Andrea,
in genere queste crisi non arrivano casualmente ma fanno parte del crollo di un equilibrio che " teneva impiedi" una persona che non voleva vedere molte cose.
Se il lavoro è, quindi, un elemento di malcontento, non escluda di potersi rinnovare con soddisfazione in questo stesso ambito , ma non è detto che la sua frustrazione dipenda solo da lì. Le consiglierei una psicoterapia per chiarire questi aspetti e prendere la decisione migliore con la serenità necessaria.
Dr. D. Cataldo

Studio Cataldo Psicologo a Genzano di Roma

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Gentile Andrea,
Da un lato lei è abbastanza giovane per rimettersi a studiare o imparare un nuovo lavoro. Dall'altro non ha espresso il desiderio di spostarsi verso un altro ambito in particolare. L'insoddisfazione nel lavoro (che, norma statistica insegna, raramente è quello dei propri sogni) si acuisce nei periodi di malessere personale, solitudine o nei periodi che seguono eventi spiacevoli.
Le consiglierei di affrontare questi temi con un terapeuta, in modo che il tempo passato in questa condizione sia il minore possibile.
Se lo desidera, può contattarmi in privato.
Buona giornata

Dott.ssa Daniela Magrì Psicologo a Roma

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