La dissociazione è per sempre?

Inviata da Silvia · 30 giu 2020

Gentili dottori, vorrei sapere se secondo voi il disturbo di depersonalizzazione sia un qualcosa di reversibile oppure bisogna rassegnarsi per tutta la vita a doverne soffrire? Considerando che è stato generato, nel mio caso, da un trauma passato dovuto a perpetrata violenza psicologica familiare e comportamentale da parte di mio padre ( sminuimenti e offese continue, strattonamenti, scatti rabbiosi e di ira, sparizioni, indifferenza) correlato alla severità e poca affettuosita' di mia madre ( mai si è riuscita a ribellare ad una personalità così essendo una donna fragile e abbastanza succube) e a relazioni sociali esterne, compreso il bullismo scolastico, poco fortunate. Specifico: soffro di depersonalizzazione, non di derealizzazione ovvero mi sento come se vivessi ma in modo un po' ovattato, percepisco tutto, ma come se lo osservassi un po da dietro un vetro. C'è sempre distanza tra me e ciò che vivo. Ho concluso da poco un percorso terapeutico di 4 anni in quanto l'ho ritenuto non proficuo; assumo 11 gocce al giorno del farmaco "escitalopram" soffrendo di un'ansia molto forte che non riesco da sola a gestire. Vi ringrazio.

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Miglior risposta 2 LUG 2020

Buongiorno Silvia,
e grazie per aver raccontato la sua pregnante storia.
Il mondo ovattato in cui vive ha tutta l'aria di una difesa, come se la sua psiche si aspettasse continui traumi e mettesse una distanza fa sé e la possibilità di venire ferita ancora. Per contro, la possibilità di una relazione buona non sembra essere contemplata. Un percorso di 4 anni ( quante sedute in tutto? cosa ha detto il terapeuta alla sua interruzione?) avrebbe dovuto portare almeno un miglioramento. Il disturbo non è irreversibile, ci mancherebbe!
Il lavoro psicoanalitico ha come obiettivo - per tutti - l'integrazione delle varie parti della personalità che, una volta funzionanti, riescono a vivere la vita appieno. Una vita che è sempre imperfetta, ma vissuta. Nel suo caso mi sembrerebbe quello più indicato e le consentirebbe di trovare modi naturali di affrontare e disperdere l'ansia; al posto delle gocce che adesso sono necessarie.
Dott. Giuliana Gibellini, Psicologa Psicoterapeuta, Specialista in Psicologia Clinica ad indirizzo psicoanalitico

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

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7 LUG 2020

Salve Silvia,
Allora.. facciamo prima un po' di chiarezza.
Non so, se il sintomo di cui parla sia stato diagnosticato da un esperto o autodiagnosticato, ma noto un po' di confusione.
Perché così, come da lei descritto, a me, sembra si tratta di derealizzazione, non di depersonalizzazione.
Al di là delle etichette, comunque, può capitare che in percorsi traumatici (come lei racconta essere stato il suo), si presentino sintomi dissociativi.
Innanzitutto, non parta pensando di voler eliminare questi sintomi... Ci sono, quindi, serviranno a qualcosa... Potrebbe essere utile imparare innanzitutto a gestirli, e nel momento in cui si diventa padroni di ciò, provare a capire da cosa nascono.
Le consiglio di trovare un terapeuta esperto di traumatologia e dissociazione, non tutti lo sono e questa condizione richiede qualcuno esperto e conoscitore non solo del tipo di "cura", ma anche dei meccanismi.
In Italia esistono diverse associazioni con elenchi di professionisti che operano nel settore, dove potrebbe trovare quello più vicino a lei a cui affidarsi.
Non disperi, anche se il percorso è lungo, durante questo incomincerà a vedere degli spiragli e sarà più forte per arrivare fino alla fine.
Resto a sua disposizione
Buona strada

Dott.ssa Virginia Perrelli Psicologo a Boves

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2 LUG 2020

Gentile Silvia,

La depersonalizzazione (per altro da lei descritta molto bene) è un sintomo della depressione oltre che dell’ansia. Per questo l’Escitalopram è indicato nel suo caso, in quanto agisce su entrambe.

Non so che tipo di psicoterapia lei abbia seguito, quindi non posso esprimere alcun giudizio, tanto più non conoscendo a fondo il suo caso. 4 anni di terapia possono essere molti o pochi: questo non dipende sempre e necessariamente dalla bravura del terapeuta, ma a volte anche dalla gravità del disturbo, dalla motivazione del paziente, dalle sue condizioni di vita, dalle sue relazioni sociali, dalla qualità della relazione che il paziente instaura col professionista....
Come già ampiamente dimostrato dalla totalità degli studi scientifici in merito, il trattamento d’elezione (cioè il più efficace) anche nei casi clinici più gravi in cui è necessaria l’assunzione di farmaci è l’associazione di questi alla psicoterapia. I farmaci da soli non arrivano agli stessi risultati.

Potrebbe intanto indagare sugli aspetti che secondo lei non hanno funzionato nella relazione terapeutica precedente ed eventualmente valutare se si sente di provare a farsi seguire da un altro professionista. Si prenda pure il tempo necessario per raccogliere informazioni su più terapeuti, li contatti e solo dopo faccia la sua scelta, quando si sentirà pronta a farlo. E` importante soprattutto che lei si senta coinvolta e co-responsabile del suo percorso di cura insieme al terapeuta.
Spero di esserle stata utile.

Un saluto e un in bocca al lupo,

Dott.ssa Michela Arnò

Dott.ssa Michela Arnò Psicologo a Ciampino

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