Ennesimo quesito sul transfert

Inviata da Malachina il 31 ott 2018 Psicoterapia

Salve a tutti. Sono una donna di trent'anni e ho intrapreso un percorso di psicoterapia da qualche mese a causa di una lunga e invalidante fase depressiva con esplosioni di ansia. La terapia mi ha aiutata, è migliorata più che altro la percezione dei miei problemi e, in parte, la capacità di reagire (su cui sto lavorando). Il mio problema principale è l'evitamento: fuga, procrastinazione, isolamento sociale, grosse difficoltà nel comunicare le emozioni. Sono una persona molto (troppo) razionale, ho bisogno di avere il controllo della situazione e di me e sono molto critica ed esigente con me stessa. Da qualche tempo ho cominciato a provare attrazione per il mio terapeuta. Ci ho messo un po' per realizzarlo, poi ho inquadrato la cosa come transfert, l'ho ridimensionata, ne ho intuito la funzione. Ma non aiuta. Sto male, mi manca, penso troppo spesso a lui e sono arrabbiata per questo, mi odio e mi sento in colpa nei confronti del mio compagno e nei suoi. Vorrei aprirmi, anche perché penso e sento che il lavoro vero cominci ora, che ci stiamo avvicinando ai nodi. Razionalmente voglio collaborare, emotivamente mi blocco. Glie ne ho parlato, dopo innumerevoli resistenze, o meglio, gli ho detto che c'è questa attrazione, l'ho definita con la sua comoda etichetta. Gli ho detto che ha evocato emozioni rimosse, ricordi, consapevolezze sulle mie dinamiche relazionali. Poi, anche in virtù di altre "emergenze emotive"" sopraggiunte, ho evitato sempre di tornare sulla questione, di dire che cosa provo, che mi fa stare male. Lui cerca di portarmi lì senza forzarmi, lo capisco, ma svicolo sempre, mi chiudo. Vedo le mie strategie di evitamento, le resistenze, ma ciò non mi permette di superarle. Ho percepito coinvolgimento da parte sua, sempre entro i confini del suo ruolo, e la cosa mi ha confusa e un po' offesa, non so come interpretarla, non riesco a ignorare la "finzione" del nostro rapporto. Sto cercando di non vivere la relazione terapeutica, mi sottraggo, non riesco ad essere emotivamente presente. In altre parole: stallo. Fa troppo male, mi vergogno, non so più chi sono, mi sento patetica e ridicola, e sto pensando di interrompere la terapia. Potrebbe essere la scelta giusta o peggiorerebbe la situazione? I miei problemi non sono risolti ma non ne sono sopraffatta come prima. Ora questo è IL problema. Che fare?

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta

Gentile Malachina,
la rigidità, il bisogno di avere sempre il controllo su tutto e tutti e l'esigere che il mondo giri come si vorrebbe sono spesso, a mio avviso, premesse e cause di uno stato depressivo e nel suo caso possono anche spiegare l'idea di interrompere la psicoterapia perchè si sente ferita e offesa e parla di "finzione" nello stesso momento in cui ammette che il terapeuta vorrebbe sviluppare il tema del transfert-controtransfert in questa relazione terapeutica rimanendo nei confini del suo ruolo.
Cosa la disturba in tutto ciò? Vorrebbe forse che il terapeuta nell'affrontare questo tema oltrepassasse i confini del suo ruolo? O vorrebbe che lui non affrontasse affatto il tema ignorando quanto lei ha riferito?
In realtà lei ha posto un ulteriore tema ( o problema) e ora, come spesso dice di fare, ricorre all'evitamento.
Credo che sarebbe invece più utile cogliere questa opportunità per modificare la rotta ed iniziare ad affrontare le difficoltà (invece di fuggirle) sviluppando una migliore capacità di adattamento e di tolleranza con ripercussione positiva anche sulla depressione e sull'ansia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

6471 Risposte

18121 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Buon giorno, ho letto la sua e mail e da quello che ho letto mi permetto di scrivere che le cose stanno andando nel verso giusto.
Il suo terapeuta la conosce, Lei non conosce il suo terapeuta in termini di caratteristiche, pensieri, preferenze quindi si è innamorata di quello che pensa di Lui non di Lui. Il transfert come ha menzionato si è prodotto proprio perché il collega sta facendo il suo lavoro mettendo di lato la sua persona facendo sì che altre cose emergano. Non si senta pertanto ridicola anzi, il fatto di aver comunicato al suo terapeuta queste emozioni è già terapia e già tanto, e con ogni probabilità verranno fuori passaggi per Lei utili.

Dott. Gaetano Palacino Psicologo a Brescia

7 Risposte

2 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Buongiorno,
la partnership è basata sullo scambio. Il partner è socio, è colui o colei con il quale condivido degli aspetti della mia vita e/o del mio lavoro.
Partner è colui che mi aiuta ad andare a meta, mi fa spostare, mi sorregge nel metterci del mio per pubblicarmi, mi aiuta ad esibire i miei talenti per riuscire a presentarli al meglio.
Si crea partnership tra psicoanalista / psicologo / psicoterapeuta e paziente quando c’è il transfert.
Transfert significa trasferire pensiero.
Solitamente questo pensiero è vincolato da un amore presupposto e viene trasferito tramite lavoro in un pensiero più libero e più consone al soggetto che chiede aiuto.
Il transfert è la passione che in una psicoanalisi è la narrazione del discorso. L’amore di transfert non è uno stato, ma un movimento. Il concetto di transfert è il concetto di obbligazione: genera rapporto.
Se pensa di aver instaurato questo tipo di rapporto con il suo terapeuta allora non interrompa il suo percorso verso la guarigione. Le resistenze sono normali e ne incontrerà parecchie lungo la strada, ma abbia fiducia. Già vedere le proprie resistenze è un buon passo avanti.
Buoni Pensieri.
Dott. G. Gramaglia

Gramaglia Dr. Giancarlo Psicologo a Torino

278 Risposte

109 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Cara Malachina, come hai ben compreso, quello che Ti accade emotivamente, è assolutamente normale. Anzi è un eccellente indicatore del procedere del lavoro terapeutico.
E' anche una manifestazione delle famose resistenze che cercano di evitare di approfondire il percorso di autocomprensione. In pratica cercando di agire le emozioni transferali, piuttosto che " correre il rischio" di avvicinarsi al recupero dei traumatismi inconsci.
Non sentirti nè patetica nè stupida. Anche queste emozioni sono manifestazioni transferali e DEVONO essere verbalizzate. Ricorda la regola fondamentale: l'analizzato deve cercare di dire tutto quello che pensa, che prova, senza filtrare nè tacere niente.
Certo è difficile e spesso doloroso. A volte sembra che il lettino diventi una graticola da cui si vorrebbe fuggire. Devi tenere duro, è certo un momento cruciale del Tuo percorso verso la libertà. E non Ti preoccupare, ogni bravo terapeuta comprende perfettamente questi fenomeni. Ti accorgerai che, affrontati con coraggio, questi sentimenti cambieranno e, alla fine si scioglieranno, e resterà gratitudine e un legame di affettuosa amicizia con il Tuo terapeuta.
Questa è l'analisi, la più importante impresa che un essere umano possa compiere.
Un caro saluto
Dr. Marco Tartari, Roatto Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

689 Risposte

396 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Io credo invece che lei abbia fatto lo sforzo di parlare dell'attrazione al suo terapeuta ma entrambi vi siete spaventati. Il suo dottore deve aiutarla meglio a capire cosa sta succedendo. Prima di lasciare la terapia affrontate il tema.
Spero di essere stata chiara.

Dott.ssa Cantone Stefania Psicologo a Casavatore

51 Risposte

22 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Non è facile risponderle. Per quanto mi riguarda anche se fossi convinto che interrompere la terapia fosse la scelta giusta (e non ne sono convinto!) sarebbe una responsabilità troppo grande consigliarle di farlo. Sia a livello umano, che etico, che deontologico. Non possiamo e non dobbiamo interferire con la vita dei nostri assistiti, tanto meno qui on line. Nel suo caso mi auguro che altri Colleghi sappiano risponderle meglio di come ho fatto. Purtroppo ognuno deve prendersi le responsabilità della propria vita.

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

729 Risposte

305 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Psicoterapia

Vedere più psicologi specializzati in Psicoterapia

Altre domande su Psicoterapia

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 19700 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 15300

psicologi

domande 19700

domande

Risposte 77250

Risposte