Convincere una persona a farsi vedere da uno psicologo

Inviata da eva. 31 mag 2012 36 Risposte

Salve, il mio ragazzo ha gravi problemi psicologici da quando ha l'età di 25 anni circa, adesso ne ha 30.
Non ne ha mai parlato con nessuno finché non ha conosciuto me alcuni mesi fa. Sono davvero impaurita perché in alcuni giorni è gravemente depresso ai limiti del sopportabile e con forti attacchi di panico. Non riesce a stare in mezzo alla gente (anche se a vederlo sembra naturale e molto più socievole della maggior parte delle persone) e problema maggiore è che vede il suo riflesso (negli specchi e nei vetri in genere) con un viso invecchiato e rigato, perciò evita sempre di guardarsi.
Non vuole parlarne con nessuno, conscio del fatto che siano grandi e gravi problemi che potrebbero impaurire le persone attorno a lui.
A vederlo sembra una persona normalissima, a suo agio in ogni situazione. Sua madre era un'alcolizzata e ha perso un figlio prima che lui nascesse. Lui crede che queste cose l'hanno influenzato e portato ad essere un tipo ansioso.
Ho bisogno di aiutarlo, lui è di Londra e non saprei che consigliare visto che non vuole farsi vedere. Cosa posso fare?
Mi dispiace se mi sono dilungata ma le cose che mi preoccupano sono molte e sono davvero disperata nel trovare una soluzione.
Vi ringrazio, davvero.

E.

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36 Risposte

  • Miglior risposta

    Gentilissima,
    la sua richiesta risale ad anni fa e mi auguro ci sia stata un'evoluzione positiva della situazione descritta.
    "Convincere una persona a farsi vedere da uno psicologo" è un quesito che sempre più spesso giunge all'attenzione degli specialisti.
    Difficile dare una risposta esaustiva ma di seguito qualche input:
    - è possibile rivolgersi in prima persona da un professionista per valutare la situazione e decidere insieme come muoversi;
    - essere disponibili al dialogo e far sentire la propria presenza: la mano è tesa ma deve essere l'altra persona a prenderla;
    - pensare anche a se stessi e alla propria vita; se la situazione di impotenza genera un malessere personale può essere utile chiedere un aiuto professionale per sè.

    Un saluto.

    Dott.ssa Annalisa De Filippo
    Psicologa Psicoterapeuta

    Pubblicato il 21 Ottobre 2016

    Logo Dott.ssa Annalisa De Filippo - Psicologa Psicoterapeuta

    53 Risposte

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      Salve, purtroppo non di rado, la presenza di un problema psicologico va a bloccare e/o distorcere la capacità di esserne pienamente consapevole e soprattutto la capacità di chiedere aiuto e cure. Questa complicazione, abbastanza frequente, può pregiudicare in maniera definitiva la possibilità di essere curati, perché le cure psicologiche non possono essere imposte (come quelle farmacologiche), e necessitano della piena collaborazione del paziente. Tuttavia in siffatti casi, la situazione, per quanto complicata, non è irrimediabile. Esiste infatti la possibilità di ricorrere alle cosiddette Psicoterapie indirette, qualora vi siano familiari o persone vicine disposte a "mettersi in gioco" per aiutare la persona. Tali forme di intervento, basate su un'ottica strategico-sistemica, sfruttano il fatto che ogni individuo (sistema individuale) è sempre interconnesso e si mantiene attraverso relazioni con altri individui, all'interno di specifici sistemi contestuali, tanto che cambiando alcuni elementi in tali individui e nei relativi contesti di appartenenza, si produce una perturbazione e quindi un cambiamento nella persona con problema. In genere, agendo sui soggetti in relazione con la persona problematica, e sui contesti in cui tale persone vive, si ottiene con poche sedute uno spostamento significativo che aumenta la consapevolezza del problema e la capacità di chiedere aiuto, con il conseguente avvio di una Psicoterapia diretta. Tuttavia, in alcuni casi, le Psicotera

      Leggi tutto

      Pubblicato il 22 Gennaio 2017

      Logo Dottor Leonardi T.I.B. Terapie Innovative Brevi

      5 Risposte

      1 Valutazione positiva

    • Cara Eva,
      leggendola provo una grande tenerezza. La sua posizione è sicuramente pesante da sopportare e per questo le chiedo: ha mai pensato di affrontare lei stessa queste sue paure? Aiutare se stessi, spesso, si rivela un buon metodo per riuscire ad aiutare gli altri....
      Quello che mi colpisce di più è la paura del suo fidanzato di spaventare le persone intorno a lui. A proposito di questo, lo ritengo naturale. Il punto è che uno psicologo non è "una persona intorno a lui", ma un professionista. Se ci sanguina una gamba è normale non farla vedere ad una persona qualsiasi in mezzo alla strada: cosa si fa? Ci si rivolge ad uno specialista. Ebbene, questa è l'unica cosa che il suo ragazzo deve arrivare ad apprendere. Purtroppo solo lui può chiedere aiuto per se stesso. Ripeto che, per ora, quello che può fare lei è provare a stargli accanto cercando un'aiuto per se stessa. Questo le potrebbe servire per conservare una maggiore lucidità...
      Le auguro un buon cammino,
      Dott.ssa Claudia Cola, Psicologa, Taranto.

      Pubblicato il 30 Settembre 2016

      Logo Dottoressa Claudia Cola

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    • Gentile Eva,
      se il suo ragazzo ora è distante e non vuole farsi vedere da uno psicologo, credo che la soluzione migliore sia che sia lei a intraprendere un percorso con uno psicologo che la aiuti ad affrontare questa situazione e a fornirle gli strumenti per essere utile anche al suo ragazzo.
      L'auspicio rimane comunque che sia lui a decidere di iniziare un percorso con uno/a psicoterapeuta, per superare finalmente tutti i suoi problemi.
      Le auguro tutto il meglio.

      Cordiali saluti,

      dott.ssa Elisa Canossa, psicologa psicoterapeuta, Sustinente (Mantova)

      Pubblicato il 07 Settembre 2016

      Logo Dott.ssa Elisa Canossa - Studio di psicologia e psicoterapia

      453 Risposte

      1282 Valutazioni positive

    • carissima E. purtroppo più che stare accanto al suo ragazzo non può fare. è apprezzabile il suo voler aiutarlo, ma purtroppo penso che nessuna terapia abbia futuro se il paziente non sia per primo lui a decidere di essere aiutato. un percorso di psicoterapia parte dal presupposto che la persona che chiede aiuto abbia già maturato consapevolezza delle sue difficoltà e voglia iniziare un percorso. senza questi presupposti, sia pure lei riuscisse a portarlo in terapia, essa non avrebbe esito positivo. per quanto riguarda il suo vissuto, penso che abbia fatto tanto già a rivolgersi a professionisti per chiedere "consiglio", ma magari potrebbe pensare di rivolgersi lei ad un esperto, per alleggerire il senso di responsabilità che si porta dietro.

      Pubblicato il 11 Giugno 2016

      Logo Dott.ssa Palma D'alessandro

      2 Risposte

    • Ricordo che il COACHING non è per legge un mestiere, soprattutto non credo sia legale sponsorizzarsi qui come ANONIMI e proporre soluzioni illegali, che possano ledere la salute delle persone, soprattutto di fronte a una presunta sintomatologia nevrotico/borderline.
      Per questo motivo chiedo a chi gestisce di controllare che chi risponde sia VERAMENTE UNO PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA PSICHIATRA. Ognuno nelle sue competenze.
      Per cui cara E. PRIMA COSA, DIFFIDARE DI CHI NON HA COMPETENZE E LAUREE PER ESERCITARE UNA PROFESSIONE.

      Pubblicato il 01 Giugno 2016

      Logo D.ssa Silvia Michelini

      116 Risposte

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    • Cara E., lei non ha il compito di salvare il suo ragazzo.
      E' lui che deve maturare una convinzione ad avere bisogno di aiuto.
      Chiaramente finchè ci sarà lei a dargli sostegno emotivo e fare un pò da "spugna" lui eviterà di assumersele.
      Non a caso lei ci contatta disperata come fosse la madre.
      Io capisco che sei innamorata, che vorresti vederlo felice, ma più che convincerlo, dovresti iniziare tu un percorso e chiederti come stai tu in questa situazione.
      Il rischio è che si crei una dinamica salvatore-vittima, tipica di moltissime relazioni.
      Parli francamente al suo ragazzo dicendogli che secondo te dovrebbe assumersi la responsabilità della sua salute mentale, soprattutto perchè è in una relazione sentimentale.
      I problemi appena accennati da lei nella domanda, lasciano anche intendere che abbia necessità di un supporto psichiatrico-psicoterapeutico.

      Un caro saluto

      Pubblicato il 01 Giugno 2016

      Logo D.ssa Silvia Michelini

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    • Buonasera Eva, innanzitutto le vorrei dire che non sono affatto d'accordo con la risposta della dott.ssa Ania. Non partirebbe bene una psicoterapia con un inganno iniziale. Tornando al suo problema, il fatto è che, se la persona sofferente non ha una forte motivazione interna (dunque non esterna, ovvero di chi gli voglia bene), è molto difficile farlo entrare in un percorso terapeutico che potrebbe rivelarsi lungo e molto sofferente, dovendo affrontare in modo diretto ed indiretto, la sua sintomatologia e le cause della stessa, soprattutto. Dunque, gli stia vicino (almeno simbolicamente), sia presente quando vuole lui, ma non gli stia troppo "addosso", potrebbe sortire l'effetto contrario. Ogni tanto, magari partendo da spunti differenti, ritorni sul fatto che sarebbe molto importante, per lui, avere un punto di vista alternativo e specialistico su ciò che lo fa soffrire. In certi casi ci vuole tempo, anche se si teme che non se ne abbia troppo.
      Buona fortuna,
      dott. Massimo Bedetti,
      Psicologo/Psicoterapeuta,
      Costruttivista Postrazionalista-Roma

      Pubblicato il 03 Novembre 2015

      Logo Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta

      557 Risposte

      679 Valutazioni positive

    • Gentile Eva,
      emerge la sua preoccupazione per il suo ragazzo e sembra che lei si senta caricata di una certa responsabilità, visto che ne ha parlato solo con lei. Da ciò può partire per proporgli di trovare delle soluzioni al problema che diano meno carico a lei e magari non influire sulla vostra relazione. Parlarne con un esperto, avere una consulenza psicologica, può magari alleggerire anche alcuni pensieri del suo ragazzo.
      Cordialmente

      Pubblicato il 30 Settembre 2015

      Logo Dott.ssa Jessica Geremia

      25 Risposte

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    • Gentile Eva,
      il suo ragazzo dice che non vuole parlare con nessuno dei suoi gravi problemi perchè gli altri si potrebbero spaventare e con questo l'argomento per lui è chiuso!...
      Gli dica che anche lei è spaventata e preoccupata per il futuro che potreste avere insieme ( sempre che lei lo voglia! ) ; gli dica anche che esistono figure professionali (medici, psichiatri, psicologi-psicoterapeuti) che non si spaventano delle patologie fisiche e psichiche e che il loro lavoro è proprio di aiutare persone come lui.
      Qui si tratta innanzitutto di fare una diagnosi corretta e capire se si tratta di un disturbo nevrotico, borderline o psicotico ed intervenire poi terapeuticamente nella maniera più completa.
      Se l'amore è "reciprocità" come lei sembra intendere, visto che lui sembra consapevole di avere questi gravi problemi, gli chieda di dimostrare senso di responsabilità e di gratitudine per l'amore che riceve, accettando di farsi curare da qualche valido professionista, magari accompagnato e sostenuto da lei.
      Se invece il suo ragazzo non ci sente e non raccoglie il suo messaggio non si voti a sacrifici inutili perchè non funzionerebbe.
      Cordiali saluti ed auguri.
      Dr. Gennaro Fiore
      medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio Campagna (Salerno)

      Pubblicato il 23 Agosto 2015

      Logo Dott. Gennaro Fiore

      3647 Risposte

      10835 Valutazioni positive

    • Gentile Eva
      mi risulta che l'unico modo per aiutare chi non vuole farsi aiutare è farsi coinvolgere nel percorso terapeutico insieme a lui/lei.
      In bocca al lupo
      Dott.ssa Stefania D'Antuono

      Pubblicato il 22 Agosto 2015

      Logo Dott.ssa Anna Stefania D'antuono

      141 Risposte

      451 Valutazioni positive

    • Ciao Eva,
      purtroppo conosco molto bene la difficoltà di convincere qualcuno che "non ha niente da dire a nessuno, menchemeno gli affari suoi" a parlare con uno specialista. Il mio consiglio è di andarci per vie traverse. Mi spiego: è più facile convincere queste persone ad andare da un dottore per una patologia fisica che per una psicologica. E allora fai esattamente questo. Tutti i problemi psicologici hanno ripercussioni sull'organismo, mal di testa, nausea, vertigini... parla col medico del tuo ragazzo, spiegagli la situazione (non in sua presenza!) e mettetevi d'accordo per convincerlo ad andare da un neurologo che il medico conosca e che abbia anche la specializzazione in psichiatria. Lui ci andrà per una visita fisica ma se il neurologo è davvero bravo, capirà subito il vero problema e risolverà la cosa con la giusta cautela e professionalità.

      Pubblicato il 08 Agosto 2015

      Ania
    • Gentile Eva, tu puoi solo fargli sentire la tua vicinanza e il tuo sostegno. La motivazione a chiedere aiuto deve partire da lui, come riconoscimento dei suoi problemi e della impossibilità ad affrontarli da solo.
      Cordiali saluti
      Dott. Alessandro Bertocchi (Bologna)

      Pubblicato il 15 Giugno 2015

      Logo Dott. Alessandro Bertocchi

      93 Risposte

      86 Valutazioni positive

    • Gentile Eva,
      pur essendo difficile convincere qualcuno ad andare in terapia se questo non è motivato e non lo desidera, è però possibile, come suggerisce il collega Ioimo, portare la persona in terapia coinvolgendo i famigliari e operando sul sistema famigliare.

      Cordiali saluti

      Dott.ssa Monic Salvadore

      Pubblicato il 08 Giugno 2015

      Logo Dott.ssa Monica Salvadore - Psicologa Psicoterapeuta

      365 Risposte

      755 Valutazioni positive

    • Carissima,
      è davvero difficile convincere qualcuno a sottoporsi ad una terapia psicologica, se lui stesso non se la sente. Che siano i pregiudizi, o che sia una parte distruttiva che non vuole essere scoperta, comunque, l’amore per se stessi e di conseguenza anche il prendersi cura di sé, l’amore per se stessi, si impara da bambini. Con la famiglia che ha avuto, il suo ragazzo ha sicuramente un bagaglio non indifferente da rielaborare! Come aiutare questo ragazzo indirettamente? Forse col suo amore già lo sta aiutando, forse ha bisogno di tempo, forse….purtroppo potrebbe essere anche il dolore ad avvicinarlo al suo sé. Si chieda anche di cosa è fatto il suo amore, se è fatto di libertà, se è troppo materno, se è una scelta, o se rappresenta un bisogno…vada avanti ascoltandosi bene…e anche lei faccia la scelta di amarsi! Con simpatia
      Dott.ssa Anna Agresti
      Psicologa psicoterapeuta Prato

      Pubblicato il 03 Maggio 2015

      Logo Dr.ssa Anna Agresti, Specialista per la coppia

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    • convincere una persona ad affrontare i suoi problemi è sempre difficile, ma non pensare di poterlo aiutare e stargli vicino se rifiuta di farsi aiutare da un professionista: se non accetta aiuto vuol dire che non vuole cambiare e non accetterà neppure il tuo aiuto. Comunque se va da un professionista può andare in forma anonima in modo che nessuno lo sappia. Spesso i parenti di alcoolizzati hanno molti problemi. Talvolta sono anch'essi alcolizzati. Ci sono anche gruppi per parenti di alcoolizzati volendo. Ma deve affrontare la sua vergogna e diventare umile. Non è facile.... ma se lui rifiuta ogni aiuto ti consiglio di rilettere sul tuo rapporto con lui. Cordiali saluti e auguri.

      Pubblicato il 22 Aprile 2015

      Logo Dott. Daniele Malerba

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    • La situazione che descrive riscontra nell'esperienza di un terapeuta un certo allarme, in quanto si sente il livello di sofferenza di questo ragazzo. Le consiglio di fare leva sulla fiducia che il ragazzo ripone su di chi gli sta intorno, garantendogli la possibilità di fare diversi colloqui e scegliere personalmente il terapeuta con cui si è trovato meglio e sul quale si sente di riporre fiducia.
      Ci faccia sapere.

      Pubblicato il 07 Febbraio 2015

      Logo Dott.ssa Elisabetta Katia Torti

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    • Buongiorno Eva,
      Se il suo ragazzo è depresso occorre che lei sensibilizzi innanzitutto la sua famiglia e i suoi amici al fine di portarlo in terapia. E' un passaggio però molto delicato, in quanto una componente molto importante del mantenimento della depressione è costituita dai cicli interpersonali, ovvero le dinamiche relazionali che il depresso instaura con chi gli sta vicino.

      Pubblicato il 06 Ottobre 2014

      Logo Dott. Filippo Campobasso

      5 Risposte

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    • Per portare una persona in terapia quando siamo di fronte ad un'ostilità conclamata si usa una strategia terapeutica studiata dalla terapia breve strategica che consiste nel creare un problema familiare più grosso dicendo che il problema non è lui ma è di qualcun altro e che lui serve per aiutare il terapeuta a curare il malato designato che è stato naturalmente inventato per raggiungere il diretto interessato.

      Cordiali Saluti

      Dott. Ioimo

      Pubblicato il 05 Giugno 2014

      Logo Dott. Giorgio Ioimo-Psicologo-Psicoterapeuta-Terapia Breve Strategica

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      35 Valutazioni positive

    • Cara Eva,
      un buon punto di leva, che è anche la verita no?, è di dire chiaramente al suo ragazzo che lei è davvero preoccupata per questo suo stato e che è preoccupata , di conseguenza, anche per voi.
      Provi a proporre di andare insieme, perchè "anche lei ha bisogno di sapere come aiutarlo". Poi si vedrà, può essere un aggancio (che il terapeuta comprenderà bene), può essere una soluzione, può essere uno spunto per lei poi, per trovare anche un suo supporto terapeutico individuale.
      La relazione d'aiuto di base,sta nella terapia, non nel rapporto di coppia, se esso vuole costruirsi sereno e non sempre più stanco.
      Un grosso augurio a voi!

      Pubblicato il 12 Giugno 2012

      Logo Dott.ssa Elisa Fagotto

      229 Risposte

      74 Valutazioni positive

    • Buongiorno Eva,

      la motivazione è personale e non si può forzare o alimentare se non è il diretto interessato a volerlo. Detto questo, io punterei su sè stessa, ovvero chiedersi se è lei la persona che può aiutarlo oppure il suo ruolo è quello di persona che lo ama, che gli vuole bene e che vorrebbe la sua felicità...
      la vicinanza e l'affetto sono elementi forti per una persona che vive un momento di difficoltà e penso che lei debba limitarsi a questo e lasciare il resto a chi compete questo ruolo, quando e se il suo ragazzo deciderà. Ricoprire un ruolo così difficile e così specifico e specialistico è una direzione non opportuna.

      Cordiali saluti

      Pubblicato il 11 Giugno 2012

      Logo Dott.ssa Roberta De Bellis

      218 Risposte

      84 Valutazioni positive

    • Gent. Eva,
      il suo ragazzo ha bisogno di aiuto.
      E' necessario che Lei lo aiuti ad affidarsi ad uno specialista.
      Anche a Londra esistono Servizi dove è possibile rivolgersi per problemi psichici.
      Può rassicurare il suo ragazzo spiegandogli che questi problemi possono essere curati.
      Dott. ssa Valeria Rinaldini

      Pubblicato il 10 Giugno 2012

      Logo Dott.ssa Valeria Rinaldini
      Dott.ssa Valeria Rinaldini Napoli

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    • con una risposta a distanza come qui viene chiesta è difficile trovare spunti interessanti per convincere il figlio a farsi valutare da un bravo (è qui è importante che sia davvero bravo!) psicologo, magari psicoterapeuta!
      Una consulenza personale presso il professionista della zona (non necessariamente chi ha lo studio in un capoluogo di regione) sen'altro l'aiuterà a far qualcosa, una volta tornata a casa, per portare il figlio a farsi valutare (prima ancora che curare!): infatti compito dello psicoterapeuta è anche quello di studiare le possibili strategie comportamentali e anche cognitive per riuscire a portare aalla sua attenzione clinica persone che potrebbero avere una seria psicopatologia, prima che sia troppo tardi. Le strategie di intervento vanno studiate e provate assieme alla persona interessata verificandone poi l'efficacia pratica nel proprio ambiente domestico. Trattasi di una consulenza di alcune sedute con obiettivo di riuscire a portare il proprio congiunto all'attenzione clinica dello psicoterapeuta. Ciò infatti rientra tra le abilità di uno psicoterapeuta che opera non con il paziente ma con i congiunti del paziente prima di operare con il paziente stesso. Non si tratta dunque di consigli, ma di un vero e proprio percorso di consulenza ad obiettivo, ovviamente verificabile in breve tempo.
      dr Paolo Zucconi, psicoterapeua comportamentale a Udine

      Pubblicato il 07 Giugno 2012

      Logo Cav. prof. dr Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia)

      1088 Risposte

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    • Salve, di nuovo, a tutti.
      Grazie per le numerose risposte e consigli.
      Volevo dire che volendo essere sintetica ho dovuto tralasciare alcuni dettagli:
      innanzitutto credo sia normale che anche per me sia motivo di preoccupazione (chi non lo sarebbe), sopratutto lo sono sapendo quante difficoltà trova in ambito lavorativo e sociale dovendosi scontrare tutti i giorni con persone e poi perché immagino quello che possa provare.

      Il motivo per cui credo non debba lasciarlo "così com'è" (mi riferisco ad una risposta per la quale si diceva perché volessi che lui debba cambiare) è perché LUI non si trova naturalmente bene a convivere con questa cosa, non perché IO debba "sopportare" ciò.
      Posso assicurare che è una persona meravigliosa, piena di stimoli, dalla quale ricevo ogni sorta di affetto, attenzione e soprattutto amore.
      Ed è proprio per questo che oltre al forte bisogno di dargli indietro quello che mi da capisco che vuole essere aiutato. Lo sto già facendo ascoltandolo e so che quando siamo insieme molti dei suoi "problemi" si affievoliscono.

      Ripeto che se voglio aiutarlo è perché voglio continuare questa relazione e guardando avanti so che risolvendo da adesso, o almeno iniziando a risolvere, questi disagi, sarà più facile per lui andare avanti e di seguito lo sarà anche per me, vedendolo più sicuro nella vita di tutti i giorni.

      Non capisco davvero perché non dovrei "cambiarlo" (dottor Sartini, la ringrazio comunque per avermi fatto precisare questa cosa che pote

      Leggi tutto

      Pubblicato il 04 Giugno 2012

      eva
    • Salve, di nuovo, a tutti.
      Grazie per le numerose risposte e consigli.
      Volevo dire che volendo essere sintetica ho dovuto tralasciare alcuni dettagli:
      innanzitutto credo sia normale che anche per me sia motivo di preoccupazione (chi non lo sarebbe), sopratutto lo sono sapendo quante difficoltà trova in ambito lavorativo e sociale dovendosi scontrare tutti i giorni con persone e poi perché immagino quello che possa provare.

      Il motivo per cui credo non debba lasciarlo "così com'è" (mi riferisco ad una risposta per la quale si diceva perché volessi che lui debba cambiare) è perché LUI non si trova naturalmente bene a convivere con questa cosa, non perché IO debba "sopportare" ciò.
      Posso assicurare che è una persona meravigliosa, piena di stimoli, dalla quale ricevo ogni sorta di affetto, attenzione e soprattutto amore.
      Ed è proprio per questo che oltre al forte bisogno di dargli indietro quello che mi da capisco che vuole essere aiutato. Lo sto già facendo ascoltandolo e so che quando siamo insieme molti dei suoi "problemi" si affievoliscono.

      Ripeto che se voglio aiutarlo è perché voglio continuare questa relazione e guardando avanti so che risolvendo da adesso, o almeno iniziando a risolvere, questi disagi, sarà più facile per lui andare avanti e di seguito lo sarà anche per me, vedendolo più sicuro nella vita di tutti i giorni.

      Non capisco davvero perché non dovrei "cambiarlo", dottor Sartini, la ringrazio comunque per avermi fatto precisare questa cosa che potev

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      Pubblicato il 04 Giugno 2012

      Anonimo

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