possibile che io sia anaffettivo

Inviata da mario · 27 lug 2021

Salve dottori, chiedo gentilmente di avere vostra assistenza,
sono in una fase della mia vita dove mi faccio tantissime domande,
premetto che ho avuto un passato molto molto traumatico, trasferimenti improvvisi, separazioni, genitori che litigavano, ecc
circa due anni fà mio padre è morto davanti ai miei occhi (era quasi cosciente) per infarto, ho 29 anni e ho notato che sto avendo molte difficoltà anche già da prima che lui morisse, sembra che io stia bene solo quando lavoro, (sono un professionista del settore immobiliare anni 29) moto capace sul lavoro, disponibile e sottolineo empatico, il problema è che ogni volta che io mi fermo e riposo e quindi non mi attivo sul lavoro, continuo ad avere un forte vuoto dentro di me,
con i rapporti familiari sono cambiato, i miei fratelli mi dicono non sono piu lo stesso, sono molto egoista, sembra che io non sia capace nemmeno di ascoltare mia sorella che è piu piccola, fuggo dai problemi e dalle emozioni, ogni volta che si parla di mio padre e del mio passato mi chiudo ed evito emozioni, ho difficoltà nelle relazioni, ora sono da 3 mesi con una donna meravigliosa che ha un figlio però di 14 anni lei 33, non capisco perchè adesso io non riesca a provare emozioni per lei, all'inizio ho fatto del tutto per conquistarla, ora che sono con lei, sono freddo distante e mi chiudo molto spesso in me stesso, sto bene quando sono da solo, io lo descrivo nel mio mondo, esco poco con gli amici anzi quasi mai non sono maturi come lo sono per forza di cose diventato io,
sto bene solo sul lavoro mi distraggo e non penso, quando penso mi sembra mi crolli tutto addosso!
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Miglior risposta 29 LUG 2021

Gentile Mario,
A volte la nostra mente per tutelarci dal dolore può donarci una sorta di anestesia emotiva, si tratta di meccanismo utile nel breve termine a seguito di un trauma perché ha la funzione di permetterci di continuare la nostra vita. Purtroppo però questo meccanismo può diventare un'abitudine e mantenersi sul lungo termine. Ci sono pro e contro di psicoterapia, dei contro si parla molto poco. La psicoterapia è tuttavia il modo per darsi la possibilità di comprendere e cambiare i propri automatismi per vivere una vita piena, in linea con i propri valori, le proprie emozioni e i propri desideri. Può davvero fare la differenza nella vita di ogni persona.
D.ssa Michela Martini

Dott.ssa Michela Martini Psicologo a Genova

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30 LUG 2021

Buongiorno Mario. La perdita di un genitore rappresenta un evento molto difficile da affrontare nell’arco di vita di una persona, soprattutto se, come nel suo caso, si è presenti in quel momento. La rielaborazione di questo evento e il suo superamento presuppongono l’esistenza di capacità di far fronte a emozioni molto forti, anche aiutandosi con i rapporti che intessiamo con gli altri. Guardando il suo background, turbolento e caratterizzato da separazioni, potrebbe aver influito in qualche modo sulla sua capacità di far fronte a quella che fondamentalmente è la peggiore delle separazioni, accentuando una sofferenza (e una possibile paura) che verosimilmente era già presente prima che suo padre venisse a mancare.
Al momento, il distacco emotivo le garantisce una protezione verso il coinvolgimento in situazioni che probabilmente teme possano avere un esito negativo da un momento all’altro: con il distacco emotivo si garantisce la possibilità di non soffrire se si verificasse questo scenario.
Con l’aiuto di un esperto potrebbe esplorare più a fondo questi aspetti della sua vita e cercare i significati che attribuisce alla separazione e alla perdita: in questo modo si aprirebbe un panorama intero di significati che renderebbero chiaro il modo in cui lei funziona nei vari ambiti di vita. Partendo da questo punto, è possibile lavorare sulla sua sofferenza e sul suo sentirsi anaffettivo, freddo, cercando di riprendere gradualmente contatto con le emozioni e tornare a vivere anche quelle positive. In parallelo, il percorso con l’esperto la aiuterebbe anche a far fronte in modo più vantaggioso alle emozioni negative, aiutandola a non bloccarsi.
Per un consulto più approfondito ed adeguato per il suo specifico caso, mi rendo disponibile anche online.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.

Dr. Alfonso Panella Psicologo a Busto Arsizio

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29 LUG 2021

Buongiorno Mario,
Sicuramente l'esperienza della morte di suo padre avrà riattivato in lei una modalità di relazionarsi evitante e distanziante.
Già aveva un temperamento e un carattere chiuso forse è dopo questo evento traumatico si è riattivata questa modalità relazionale in lei.
Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico.
Resto a disposizione anche online se vorrà ulteriori informazioni o chiarimenti in merito.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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29 LUG 2021

Buongiorno Mario,
Sicuramente le esperienze che ha vissuto lo hanno segnato.
Le consiglierei di fare qualche consulenza per cercare di analizzare nel dettaglio la sua situazione attuale e gestirla da un punto di vista emotivo e relazionale.
Resto a disposizione se vorrà.
Lavoro a Roma ma faccio consulenze anche online.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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29 LUG 2021

Buonasera Mario,
a me invece sembra che le sue emozioni siano paralizzate, congelate e impacchettate a tal punto da farla sentire anaffettivo.
La risposta può darcela solo lei è arrivato fin qui si metta alla prova con un percorso psicologico.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Silvana Censale

Dott.ssa Silvana Censale Psicologo a Prato

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29 LUG 2021

Caro Mario, vivere un'esperienza traumatica ridisegna spesso tutte le mappe interiori che necessitano di essere riconsiderate. Se posso regalarti un consiglio, rivolgiti ad una/un collega che abbia una formazione Emdr (se t'interessa approfondire questo approccio puoi andare sul sito www.emdr.it), molto efficace per il trattamento dei traumi e delle conseguenze che questi anno sulla nostra vita anche emotiva.
Intanto ti auguro ogni bene.
Dott. Andrea Cocchio

Dott. Andrea Cocchio Psicologo a Padova

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28 LUG 2021

Gentile Mario,
la sua storia che ci tratteggia parla di esperienze difficili, faticose da comprendere e da gestire emotivamente che lei ha vissuto fin da bambino, e che reputa "un passato molto molto traumatico".
Il timore della separazione vista, assistita e vissuta direttamente (sicuramente nei trasferimenti dai suoi luoghi di vita e con la morte di suo padre) hanno attivato in lei un meccanismo di difesa naturale che è la fuga dalle emozioni dolorose e dalle emozioni in generale per non ricadere in un'altra ipotetica esperienza di separazione, di abbandono.
Poiché noi siamo un insieme interconnesso di corpo, pensieri ed emozioni scindere da noi una componente non ci porta ad essere in equilibrio e a provare benessere. Sento che lei, piano piano, dovrebbe avvicinarsi a questi lutti e traumi subiti e non elaborati ma accumulati dentro di sé che si porta dietro come un bagaglio scomodo e ingombrante che ogni tanto reclama il suo spazio.
Dovrebbe capire come costruisce le sue relazioni affettive, affrontare il grande vuoto che sente dentro, ritrovare quella parte di sé che tiene ferma, bloccata.
In questo momento sta vivendo a metà e con grande fatica, sentendosi forte e vincente solo sul lavoro.
Le consiglio di affidarsi ad uno psicoterapeuta per farsi aiutare in questo percorso non facile ma necessario se vuole vivere pienamente la sua vita. Se vuole io sono disponibile, anche online.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Raffaella Ramazzotti
psicologa psicoterapeuta sistemico-relazionale
istruttrice di interventi basati sulla Mindfulness

Dott.ssa Raffaella Ramazzotti Psicologo a Ancona

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28 LUG 2021

Caro Mario,
le separazioni, i trasferimenti e i lutti sono tutti inscrivibili nella dimensione della perdita. Credo che tutti questi eventi che lei ha sperimentato già dalla tenera età abbiano influenzato il suo rapporto con l'ambiente esterno e le persone che lo popolano. È possibile che le emozioni e sentimenti che lei ha sperimentato inizialmente per la sua compagna si siano ora affievolite o anestetizzate, anche inconsciamente, per paura di un nuovo abbandono, di una nuova separazione o di una possibile perdita? Forse in virtù della sua storia passata la sua mente ha trovato questo stratagemma e gioca d'anticipo nella speranza di evitarle una nuova sofferenza? Credo sia opportuno per lei intraprendere un percorso con un professionista che la aiuti ad elaborare ciò che è avvenuto nel suo passato e a comprendere quali sono le sue dinamiche all'interno di un rapporto interpersonale e quanto queste siano dettate dalla sua storia di vita. Un professionista potrà aiutarla a decifrare quali meccanismi e retropensieri si attivano quando lei entra in relazione con l'altro e a modificare quelli che risultano ad oggi disfunzionali causandole sofferenza e il ritiro in sé stesso. Solo facendo chiarezza e imparando a digerire ciò che è stato riuscirà a godere di ciò che il presente e il futuro le riservano .
Resto a disposizione anche online
Un caro saluto,
Dott.ssa Camilla Ripa

Dott.ssa Camilla Ripa Psicologo a Torino

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28 LUG 2021

Buongiorno Mario,

come naturale che sia, la morte di suo padre è stato un evento traumatico. Un evento che ha squarciato il velo sottile della vita. Nessuno di noi, in fondo, è preparato alla morte dei propri cari. Nel suo caso, la difficoltà nell’accoglienza e accettazione di questo, sembra avere radici lontane. Ha parlato di un passato turbolento: separazioni, trasferimenti, litigi. Tutte queste situazioni ci fanno pensare a degli eventi in cui vengono meno delle certezze, delle sicurezze a cui appigliarci. La separazione, il trasferimento, il litigio, se ci riflettiamo a fondo, sono tutte categorie della perdita, del lascito, del distacco. La morte di suo padre, probabilmente ha fatto venire a galla quello che deve essere il suo più grande timore, da sempre. Il pensiero angoscioso e terribile che le cose della vita finiscono e che nulla è destinato a durare, neanche questo momento. La grande difficoltà che lei prova, sembra l’abbia portata a potenziare l’ambito lavorativo. Un lavoro in cui subentra più la parte cognitiva, del pensiero. Questo le consente di schiacciare, obnubilare, mettere da parte quell’altra parte, così fastidiosa e così dolorosa. Mentre il lavoro può essere svolto nell’ambito di un ragionamento, di un percorso logico fatto di strategie, l’aspetto emotivo non può rientrare in un alcuna logica. È in effetti qualcosa che sfugge, che non riusciamo mai ad acquisire del tutto. Probabilmente è per questo che lei sta bene solo al lavoro. Perché quello è divenuto il suo luogo di contenimento. Il luogo che tiene fuori tutto l’insensato e ciò che non può essere né pensato né sentito. Questa difficoltà nella familiarizzazione degli aspetti legati alla perdita, si riverberano anche nella relazione affettiva che intrattiene, perché la stessa implica – ancora una volta – la messa in gioco di aspetti su cui non abbiamo controllo. L’amore, in quanto forza del desiderio, sfugge ad ogni pensiero, ragionamento, logica o strategia. Per quanto difficile sia, l’unico modo per recuperare l’emozione, è viverla. Passare attraverso il dolore della morte di suo padre e recuperare tutti quegli aspetti di origine lontana. Recuperare ed incanalare quella che è la sua più grande paura, da sempre. Questa è una possibilità. L’alternativa è continuare ad ignorare tutto questo. Ma una vita che preclude l’emozione (positiva e/o negativa che sia), è una vita che preclude se stessa.

Auguri.

Dott. Simone Evangelista

Simone Evangelista Psicologo a Milano

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28 LUG 2021

Buongiorno Mario,
L’esperienza dolorosa della morte del papà e le altre esperienze dolorose che citi possono non essere state elaborate pienamente e condizionarti quindi nell’assunzione di comportamenti evitanti.
Ti consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico che ti aiuti (attraverso la terapia EMDR) a rielaborare queste esperienze dolorose e riprendere a vivere affettivamente come desideri.
Resto a disposizione e ti auguro il meglio
Dott.ssa Oriana Parisi

Dott.ssa Oriana Parisi Psicologo a Bari

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