Ogni aspetto della mia vita è una farsa

Inviata da Francesca · 1 ott 2020

Salve, sono una ragazza di 26 anni che vive in un piccolo paesino. Sto attraversando un periodo di grande confusione da ormai 2/3 mesi da quando ho preso consapevolezza del fatto che la mia vita sia una farsa. Amore, amicizia, lavoro/studio, famiglia, me stessa. Non riesco a trovare nessun aspetto di autenticità nella mia vita che mi appare per questo motivo vuota, priva di vitalità e significato, come se non ci fosse nulla di importante. Questa situazione mi genera ansia, crisi di pianto, inappetenza, carenza di concentrazione e di sonno, nessuna voglia di fare nulla se non stare a letto tutto il giorno e senso di solitudine perché mi sento completamente persa e non in grado di rimettermi in carreggiata. Sono cresciuta in un contesto familiare molto freddo e distaccato, mi è mancato l'amore da sempre da entrambi i genitori e mi porto una ferita dentro e un vuoto interiore che ho provato negli anni a colmare con cibo, persone, cose da fare; tuttavia quel vuoto c'è sempre e non ho mai superato la cosa perché non so come si fa. Ho tentato di perdonare i miei, di capire che anche loro hanno avuto trascorsi familiari simili, che mi hanno voluto bene come meglio potevano ma sento un profondo senso di ingiustizia perché i bambini devono essere amati e date loro le giuste attenzioni. Inoltre non mi sento di poter essere me stessa davanti ai miei genitori ma sento come se dovessi sempre farmi vedere forte e di conseguenza sento di indossare sempre una maschera (ecco perché vedo l'aspetto "famiglia" come una farsa). Quindi ho provato a generare l'amore verso me stessa migliorandomi, leggendo, informandomi, studiando lingue, allenandomi, seguendo una dieta sana ed equilibrata, studiando e lavorando contemporaneamente, impegnandomi per diventare una persona migliore e credevo anche di esserci riuscita, ma da 2/3 mesi mi sono resa conto di portare una maschera anche così, di apparire come una persona che non sono. Mi sto per laureare in una magistrale ad indirizzo economico e non so più se sia la mia strada. L'ho fatta solo per avere un paracadute futuro, per trovare lavoro; è stata una scelta dettata dall'utilità e dal fatto che ancora non so quale sia la mia strada, le mie passioni o ciò che mi piace fare (ecco perché reputo me stessa e il lavoro/studio come una farsa). Ho molti amici che mi vogliono bene e anche molti conoscenti, alcuni me li porto dietro da quando ero adolescente, con altri il rapporto è di qualche anno, ma io purtroppo non mi sento realmente connessa con nessuno di loro, faccio fatica a dir loro che gli voglio bene ma soprattutto a sentirlo. Sento che non sono le persone realmente giuste per me, sento che non tutti i miei valori sono allineati con loro e a volte mi annoio in loro presenza e con la mente inizio a spaziare sul perché non ho una persona vicino con cui condividere questo legame speciale di unicità e la cosa mi rattrista molto. La stessa cosa mi capita con i ragazzi, motivo per cui attualmente mi sto frequentando con un ragazzo che non sento realmente giusto per me, con il quale si è instaurata (ho instaurato?) una relazione non sana fatta di tira e molla che va avanti ormai da 7 mesi. Ho avuto 2 precedenti storie importanti (di 4 e 3 anni), finite per una serie di motivi (presunto tradimento, incomprensioni, immaturità, distanza) tra cui la mancanza di attenzioni e l'essere freddi e distaccati che sempre "recriminavo" loro; dentro di me però sapevo che in realtà non li consideravo giusti per me e che prima o poi doveva finire. È come se sentissi che nessuna persona che ho accanto (amici, parenti, ragazzi) sia la persona giusta per me, è come se mi sentissi non connessa con gli altri, come se nessuno realmente fosse fatto per me o fosse importante per me (motivo per cui reputo "amicizia" e "amore" una farsa). Ma possibile che nessuno è giusto per me? Forse sono io che ho una visione distorta della realtà? O forse ho talmente tanta paura di non essere amata e non voluta che mi lego solo a persone che so per certo che mi vogliano nella loro vita anche se so che non sono giuste per me? Non mi sento stimolata dai miei amici nè dai ragazzi che frequento, mi sembrano tutti banali, poco curiosi, poco proattivi, poco interessanti (per questo pensiero mi sento una brutta persona). Sento di dover quasi fingere affetto. A volte mi ritrovo in situazioni in cui non voglio stare, mi sembra di portare una maschera sempre e fingere di voler fare le cose e di voler stare con quelle persone. Sono sempre super disponibile, faccio spesso dei favori e chiedo spesso scusa, ho difficoltà ad essere assertiva perché metto sempre le esigenze degli altri davanti le mie, sostanzialmente per essere accettata. Mi sono accorta che ho difficoltà a percepire le emozioni positive, ho difficoltà a percepire se voglio bene o meno a una persona, se provo gioia o entusiasmo. Mi reputo e mi reputano una persona buona e di gran cuore ma ora sinceramente non so neanche più questo di me. Essendomi resa conto che non riesco a volere bene a qualcuno mi sento davvero una brutta persona perché fingo sempre, e questo mi fa sentire molto sola perché nonostante sia circondata da tante persone, mi manca una persona da amare e degli amici a cui voler bene veramente. Non so se sono sbagliata io o se è sbagliato l'ambiente e tutto ciò che mi circonda. Mi manca da sempre un rapporto autentico ma mentre prima ne ero a conoscenza a metà, da 2/3 mesi (da quando ho litigato con una mia amica) è come se mi fossi svegliata e resa conto di questa cosa e mi sento una farsa. Scusate per la lunghezza del messaggio, ho tanta confusione in testa e spero io sia stata abbastanza chiara, di dettagli ce ne sarebbero di altri. Credo sia il caso di iniziare un percorso ma, non conoscendo bene quale sia il problema alla base di tutto, non so quale sia quello più adatto a me. Ho lavorato e qualche soldo da parte ce l'ho, però essendo studentessa, non è una grande disponibilità e ovviamente a casa non parlerò di questa esigenza. Spero di avere una risposta che possa delucidare un po' questa situazione complessa. Non mi piace stare così perché voglio tornare a stare serena ma ormai ho consapevolezza della cosa ed è un pensiero fisso che mi occupa tutta la giornata. Spero davvero di trovare una soluzione perché non sto bene. Ringrazio per una eventuale risposta. Scusate per il messaggio prolisso.

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 2 OTT 2020

Gentile Francesca,
lei ha fatto delle riflessioni abbastanza profonde ed accurate sul suo disagio che a tratti assume una tonalità depressiva.
Ha perfettamente ragione quando dice che i bambini dovrebbero essere sempre amati e sentire questo amore per l'importanza di esso nell'età evolutiva al fine di costruire una buona struttura di personalità ma purtroppo i genitori amano i figli nelle modalità consentite dalle loro risorse e capacità e nessuno può scegliersi il contesto in cui nascere ma tutti dovrebbero sforzarsi ad una certa età di prendersi cura di se stessi come giustamente sta pensando di fare lei.
Quanto alla questione del portare una maschera, anche quersta è ovviamente una espressione del suo disagio che può comprendere e corrispondere tra l'altro ad una carenza di competenze sociali.
E' probabile poi che lei abbia in mente una relazione sentimentale ideale e quindi non reale dal momento che sempre è necessaria una certa quota di tolleranza e negoziazione anche nei rapporti autentici.
Ad ogni modo, l'idea di intraprendere una psicoterapia è ottima ed il consiglio è di preferire un percorso ad orientamento umanistico o psicodinamico.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

7411 Risposte

20812 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

2 OTT 2020

Gentile Francesca,
utilizza più volte la parola autenticità nei rapporti interpersonali e nelle relazioni desiderate con l'altro sesso, e in queste ultime aggiunge l'aspettativa che debbano essere speciali. Forse questo implicitamente potrebbe portarla a idealizzare in una certa misura i rapporti, a farle pensare che debbano essere in un certo modo, che ad esempio in un rapporto di amicizia perfetto si debba percepire di voler bene all'altro e saperglielo dire, che si debba essere in una certa maniera (si debba essere se stessi). Beh, forse queste cose non sono scontate, e non è ancora stato scritto come debbano essere esattamente i rapporti con gli amici, come debbano essere per essere autentici. Piuttosto possono essere vissuti ed esperiti, visti e raccontati in modi diversi secondo gli interlocutori, ed ognuno può cercare qualche aspetto diverso in essi rispetto ad un'altra persona. Pirandello in Uno, Nessuno e Centomila ci suggeriva tra le altre cose che facciamo esperienza di tanti ruoli diversi quanti sono le situazioni e le persone con cui interagiamo. Se la "maschera" è un adeguarsi più o meno consapevolmente alle situazioni che si vivono, questa può avere una connotazione positiva o neutra; se la maschera è vista come una costrizione può essere vissuta in chiave negativa, come una farsa. Ma se la farsa è di tutti gli attori sociali, allora forse quello è solo uno dei tanti modi in cui possiamo decidere di dare un significato a quella realtà. Epitteto sosteneva che non sono le cose di per sé a preoccuparci, ma l'opinione che ne abbiamo. Abbiamo noi il potere di guardare il bello che c'è in quelle scene di ogni giorno, quel negoziare significati con gli altri, quel costruire copioni insieme. E se fosse la norma il fatto che ognuno nelle relazioni cerchi di assecondare in una certa misura i propri desideri e in una certa misura quelli dell'altro? Se lei sente un disequilibrio, un prodigarsi in modo non equo verso gli altri senza avere in cambio altrettanto, allora potrebbe lavorare come diceva sul bisogno di essere accettata o sull'assecondare eccessivamente gli altri, e in questo senso il lavoro con un terapeuta può essere utile. Così come sul suo vissuto di non avere ricevuto sufficienti attenzioni dai suoi genitori, sull'ansia e il tono dell'umore.
Per l'approccio consigliato, mi verrebbe da dire che, parlando di maschere e recite, potrebbe esserle utile un/una terapeuta che usi un approccio narrativo, come un costruttivista, un interazionista, uno strategico, anche se per correttezza professionale non escludo tutti gli altri orientamenti, tra cui lei possa valutare e scegliere quello congeniale per lei.
Se lei sente di "accontentarsi" dei ragazzi che le vogliono bene piuttosto che di quelli che trova giusti per lei, potrebbe lavorare sull'aspetto che riguarda una maggiore consapevolezza delle sue emozioni e aspettative su tali rapporti, per scoprire se ci sono altre modalità relazionali che la aiutino ad arricchire tali esperienze e a vivere tali relazioni come più soddisfacenti, anche nella scelta del partner. Così come potrebbe giovarle un po' di orientamento per il lavoro, tra ciò che piace fare e quello che dà da vivere.
Le faccio tanti auguri
dott. Giovanni Iacoviello

Dott. Giovanni Iacoviello Psicologo a Bergamo

99 Risposte

83 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

2 OTT 2020

Gentile Francesca,
È come se nel corso della sua vita evolutiva le siano mancate cose fondamentali, necessarie come l’amore, le emozioni.
Si è adoperata usando comprensione, adattamento a ciò che le era dovuto e che ha compensato da sola, col cibo, con le maschere, con cose che fa senza sentire.
Ma quei vuoti profondi tornano e si fanno sentire, come si fa sentire la maschera che ha nascosto se stessa, le sue parti fragili non sperimentate che credo l’abbiano portata ad interpretare ruoli.
Mi sembra indicato la sua intenzione di chiedere un aiuto psicoterapeutico.
Rimango a disposizione
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

504 Risposte

172 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

2 OTT 2020

Gentile Francesca,
la ringrazio per questa sua apertura.
L'auto-osservazione che ha fatto dà contezza del disagio che sta provando.
Le relazioni con le figure d'attaccamento generano in noi dei pattern emotivi e comportamentali attraverso i quali ci relazioniamo con il mondo. Avendo appreso determinate modalità, è possibile che il modo in cui si sia relazionata con l'ambiente fosse per lei quello disponibile. Tuttavia, come lei stessa afferma, queste modalità le danno una sensazione di inautenticità e le portano grande sofferenza. Non si chieda cosa c'è di sbagliato.
Si evince una sua disposizione al cambiamento delle circostanze che la rattristano e un forte desiderio di esperire qualcosa di nuovo, di sentire emozioni positive e legami autentici. Assecondi questo bisogno!
Le consiglierei di intraprendere un percorso terapeutico che faccia luce su quanto ha già espresso e la conduca a vedere le risorse che ha.
Rimango a disposizione

Dott.ssa Elena La Gattuta

Dott.ssa Elena La Gattuta Psicologo a Palermo

5 Risposte

5 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

2 OTT 2020

Cara Francesca, il suo messaggio manifesta bene lo stato emotivo che sta provando e immagino non sia stato facile aprirsi in modo cosi profondo. Per questo la ringrazio della condivisione e le faccio notare il suo coraggio e la consapevolezza che esprime, che è di certo sono punti di forza. La storia relazionale dell' infanzia e il legame di attaccamento che creiamo con le sue figure di accudimento sin da quando siamo bambini influisce molto sul nostro modo futuro di sentire, di comportarci e sulle aspettative rispetto alle relazioni con gli altri, anche su come pensiamo si comporteranno con noi. È come se si sviluppassero degli schemi emotivi e comportamentali che ci guidano nel comportamento e nelle emozioni. Inoltre, le relazioni primarie sono la base della soddisfazione di alcuni bisogni ( cura, protezione, sicurezza, esplorazione) che come lei ben dice, un bambino dovrebbe avere. Spesso la non soddisfazione di questi bisogni ci lascia dei vuoti che proviamo a colmare in altri modi nel corso della nostra vita e che cerchiamo di soddisfarre con meccanismi compensativi che possono essere a volte funzionali, altre volte meno. Abbiamo molte parti di noi, alcune che si sentono arrabbiate, altre abbandonate, altre protette, altre ancora vulnerabili, che dovremmo imparare a vedere, accogliere ed integrare. Con la storia che porta e la sofferenza che condivide credo che potrebbe esserele davvero di grandissima utilità un percorso terapeutico. Rimango a disposizione nel caso abbia ulteriori domande, anche in merito ad un possibile percorso. Cordiali saluti, dott.ssa Laura Paniccià

Dott.ssa. Laura Paniccià Psicologo a Porto Sant'Elpidio

103 Risposte

41 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

2 OTT 2020

Cara Francesca ,
nella sua domanda lei sta portando diversi problemi. Mi sembra che la sua richiesta sia quella di fare chiarezza in una situazione complessa , confusa, al fine di trovare soluzione ai suoi diversi problemi. In questa sua narrazione intravvedo l’ingiunzione “ Non essere te stesso”. Le ingiunzioni sono messaggi non verbali inviati dalle figure di riferimento sin dalla tenera età e che condizionano la nostra vita. Dalle sue parole evinco anche che tende a compiacere gli altri. Per affrontare i suoi problemi, preferibilmente uno per volta, la invito a contattare uno psicoterapeuta con approccio integrato e analista transazionale. .
Con affetto
Dr.ssa Anna Capriati

Dott.ssa Anna Capriati Psicologo a Trieste

17 Risposte

49 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

1 OTT 2020

Cara Francesca, sin da quando siamo bambini le relazioni primarie (in primo luogo con la madre poi con il padre) formano in noi un modello attraverso cui abbiamo un'aspettativa di come saranno impostate le relazioni future e, soprattutto, avendo interiorizzato un certo modello dalle nostre figure genitoriali, noi lo riproponiamo inconsapevolmente anche nelle altre relazioni. Questo si collega a ciò che Lei riporta rispetto alle persone a cui si lega e alle persone che ricerca. Descrive l'amore, l'amicizia come una farsa: questo potrebbe ricollegarsi a ciò che prova Lei dentro, in confusione e alla ricerca di modelli a Lei estranei perché mai esperenziati. Sente che ci possa essere qualcosa di diverso ma allo stesso tempo non sa cosa cercare, e quello che vive le sembra finto. In realtà ciò che vive non é una farsa, ma dipende da ciò che ha vissuto e da ciò che ha dentro e che proietta all'esterno, il suo modello interiore. É necessario per Lei cercare un aiuto psicologico che Le permetta di elaborare i Suoi vissuti, consapevolizzarsi sul modo in cui le relazioni primarie sono intervenute su di Lei e mettere in atto dei cambiamenti sulla sua Persona che possano migliorare la sua condizione esistenziale e provare benessere.
Buona fortuna e serenità.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

1558 Risposte

840 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 28350 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 18150

psicologi

domande 28350

domande

Risposte 97400

Risposte