Non saprei definire la mia richiesta...

Inviata da 246vis · 30 dic 2020

Mi ritrovo alle 22:37 di un martedì sera con il pc tra le mani a cercare su Google: "L'ho tradito, ma l'ho lasciato perché mi sentivo in colpa." Questa decisione di trovare una soluzione al mio problema su "alfemminile.com" mi ha fatto capire che sono giunta al limite. Mi ha fatto ricordare la "me" dodicenne che chiedeva a Mister Google: "Come dare un bacio alla francese?".
Dopo aver letto varie storie su diversi forum (oltretutto da parte di "tuttologi" e mirate a giudicare, e non a dare una mano), ho incrociato questo sito.
Premetto di non aver mai scritto pubblicamente delle mie questioni, ho sempre solo cercato di immedesimarmi in quelle che leggevo, talvolta simili, ma comunque differenti dalla mie. Tendo a parlare tanto e spesso troppo (ma questo è un altro discorso), quindi chiedo scusa in anticipo se questa real story sarà l'equivalente della Divina Commedia...
A quindici anni mi sono innamorata di un ragazzo di quindici anni più grande di me (cerco di limitare la spiegazione allo stretto indispensabile). La storia era malata, non uscivo più di casa, i weekend li passavo da lui ed eravamo praticamente arrivati alla convivenza. Ero succube di lui e ad ora sono COMPLETAMENTE convinta di essere stata vittima di una certa manipolazione psicologica. Io soffro di attacchi di panico dalla prima media e non riesco ad uscire dalla mia regione senza andare fuori di testa. Dico sul serio, non vedo il mare da 5 anni all'incirca. Tutto ciò è un limite geografico che non so perché si sia ficcato nella mia mente e non se ne va più. Ad ogni modo, lui secondo me ha fatto leva su questa mia debolezza. Mi ha convinta del fatto che lui fosse la mia "comfort zone", il mio luogo sicuro, andando così solo a peggiorare la mia situazione. Dal non uscire dalla regione ero arrivata al non uscire più nemmeno dal mio comune non riuscendo nemmeno a recarmi a scuola. Intraprendo per la trecentesima volta un percorso con una psicologa riuscendo così a risolvere il "problema scuola". Ci tengo solo a dire che lui in più ha avuto un'infanzia che non augurerei a nessuno con tanto di madre tossicodipendente e giri turistici in istituti vari. Come se non bastasse a due settimane dal matrimonio con la ex scopre che lei lo cornificava da anni e lo scopre solo perché l'amante di lei è morto in un incidente. Per concludere la sua descrizione in bellezza, era pure indagato per truffa ai fini dello Stato, ma io ero ingenua e non capivo perché facesse avanti ed indietro dalla caserma un giorno sì e l'altro pure.
La storia non sarebbe MAI finita se non fosse accaduto un fattaccio. Rimango incinta a sedici anni. Se tornassi indietro mi tirerei una manganellata in testa... Io che volevo che ci proteggessimo e lui che: "Ma con chi credi di avere a che fare? Ho trent'anni, direi di sapere come funzionano queste cose, fidati di me, FIDATI DI ME".
Dopo aver abortito, e vi assicuro che se qualcosa poteva andare storto, quel giorno è andato storto, l'ho lasciato. Ero stata convinta dalla mia famiglia e non mi pento assolutamente di averlo lasciato, anche se l'idea non era partita da me.
Piano piano riesco a riprendere in mano la mia vita, mia sorella mi portava in giro con lei e la sera se lei non c'era io non uscivo. La prima sera che esco senza mia sorella (due mesi dopo il fattaccio), incontro un ragazzo al diciottesimo compleanno di un mio amico. Mi ero ripromessa di prendermi del tempo per me stessa, ma pare che io non sia capace di stare da sola...
Questo ragazzo mi piaceva tantissimo, aveva un viso angelico, si vedeva che era un buono e così si è rivelato. Dal primo giorno che l'ho visto non ho smesso di pensarci. Gli sono stata dietro dei mesi, abbattendo i miei confini geografici mentali e spostandomi di comune in comune per vederlo anche solo cinque minuti. Lui ha sei anni in più di me e non aveva mai avuto una relazione, per questo era restio. (Credo di avere dei complessi legati all'infanzia per i quali mi interesso a gente più grande, anzi ne sono certa. Ora direte: "ecco un'altra che cerca aiuto, ma si dà diagnosi da sola senza possedere competenze in materia.)
Comunque, dopo mesi lo convinco e finalmente ottengo quello che voglio. Mi ha ridato la vita. Mi ha insegnato a divertirmi nuovamente, ad uscire con gli amici senza di lui, mi ha tirato fuori il Sole che non c'era più da tempo. Ha saputo rispettarmi e gli devo tutto per questo. Dopo l'aborto sono rimasta traumatizzata ed anche se protetta, avevo la convinzione che forse sarei potuta essere incinta. Razionalmente sapevo che non era possibile, ma vai a spiegarlo ai meccanismi della mente... Ero così convinta che mi ritardava sempre il ciclo, talvolta saltava (e non era legato all'aborto perché le mestruazioni si erano già stabilizzate). Sono arrivata a prendere due pillole del giorno dopo in un mese e mezzo all'insaputa di tutti. Essendo minorenne lo sapevano anche quelle coglione (passatemi il termine) delle mie "amiche" maggiorenni che me l'andavano a comprare. Ero consapevole di quanto fosse pericoloso, ma lo consideravo un rischio da correre a costo di non dover abortire nuovamente.
Dopo poco tempo mi rendo conto che qualcosa non andava e decido di andare da un'altra psicologa raccontandole così tutto da capo a coda. É stata capace di darmi gli strumenti per cambiare la mia condizione, ma ho interrotto il percorso troppo presto perché ero convinta che la mia vita non potesse andare meglio avendo accanto a me una persona così incredibilmente buona.
La relazione va a gonfie vele per un anno, io mi ero ripresa quasi completamente, iniziavo a sognare tutte le notti di essere al mare con il mio papà o con le mie amiche d'infanzia. Sentivo che era solo questione di poco tempo. Questo accade durante questa estate, l'estate 2020. Sono stata vittima anch'io della solitudine del lockdown, non potevo vedere il mio fidanzato, il mio sostegno senza il quale credevo di non poter andare avanti. Avevo appena ricominciato a vivere ed ho dovuto smettere da un giorno all'altro. L'attesa mi buttava giù, "sarete liberi tra due settimane", "no anzi, il 24 marzo", "il 3 aprile", "il 25", "il 4 maggio", e via dicendo. Tra videochiamate e messaggi abbiamo fatto funzionare la cosa, ci sentivamo praticamente in ogni momento della giornata. Non vi dico l'emozione nel vederlo il 4 maggio, tachicardia durata all'incirca 15 minuti e lacrime che scendevano dalla felicità, non riuscivo a parlare..
A questo punto passiamo qualche giorno assieme e come quasi tutti ci siamo goduti la libertà, ma fino a giugno. Io finita scuola ho iniziato a lavorare a 2000 metri di altitudine e lui come bagnino in piscina. Sette giorni su sette a lavorare, entrambi. Io lavoravo 10/12 ore al giorno e lui poco meno. Ci vedevamo raramente, ma la cosa aveva smesso di pesarmi da quando un mio amico veniva spesso a trovarmi sul posto di lavoro (ci lavorava anche lui l'anno prima). Mi faceva compagnia e spesso mi accompagnava a casa dopo l'eterno turno o andavamo a farci un aperitivo. Era diventata quotidianità, ci vedevamo tutti i giorni dopo il lavoro al bar a bere una birra.
(Guess the age? ventotto anni)
Era diventato il mio confidente, sapeva tutto di me, tutto quello che mi è successo a partire dalle dinamiche per arrivare alla più piccola emozione provata in tutte le mie vicissitudini. I miei nonni stavano male e non riuscivo a far sì che il mio ragazzo mi stesse accanto come avrei voluto, c'era ma non c'era...
Mi piaceva parlare con lui, mi dava delle risposte, riuscivo ad avere un confronto, cosa che con il mio ragazzo non accadeva, non per indifferenza, ma perché è l'opposto di me, sta sempre zitto e non dice mai la sua, ma le cose le capisce.
Tutti qui in paese erano convinti che ci fosse altro tra di noi, lui anche, ma io facevo la finta tonta arrabbiandomi pure parecchio con chi metteva in giro voci non vere sul nostro rapporto. I venerdì ed i sabato sera anche se ero stravolta uscivo al pub a bere qualcosa con tutta la cerchia compreso lui. Mi portava sempre a casa, stavamo a parlare in macchina delle ore, fino a tardi. Il desiderio mi mangiava, mi ripetevo che non avrei potuto fare del male al mio ragazzo, che non doveva nemmeno passarmi per la testa. Un giorno però non lo so, è successo che ci siamo baciati. Non mi sentivo nemmeno in colpa così a caldo.. La cosa si ripete un'altra volta e restiamo a parlare in macchina fino all'ora dell'inizio del mio ultimo giorno di lavoro estivo, fine agosto. Quel giorno stavo malissimo. Ero stanca, agitata, mi sentivo sull'orlo di un attacco di panico e non ne azzeccavo una al lavoro. Da quel giorno ho smesso di vedere questo ragazzo, ho smesso di parlarci. Lui si era innamorato di me, ma io non ce la facevo proprio. Mi sono sentita doppiamente in colpa, non volevo fare del male anche a lui, dico sempre che non mi piace far soffrire le persone, ma puntualmente lo faccio.ù Dopo questo evento mi convinco che fosse solo una scivolata più che consona a diciotto anni e non ci penso più, apparentemente.
Iniziano così le mie vacanze estive: qua da me l'ultima settimana di agosto i neo maggiorenni fanno festa tutta la settimana, da lunedì al lunedì dopo. Ma festa festa, non ci si ritira per tutta la durata della settimana. Succede che una sera in preda all'euforia e all'alcol bacio un ragazzo del mio paese (otto anni più grande di me con cui tra l'altro avevo parlato solo una volta qualche settimana prima) e mi convinco che fosse finita lì, che fosse una "roba da festa" e basta. Finisce l'estate e ricomincia la routine, ma questo nuovo ragazzo si fa vivo, iniziamo a scriverci qualche messaggio e "per caso" ci ritroviamo negli stessi luoghi tutti i venerdì e sabato sera. Con lui la cosa va oltre il bacio, non so come, né perché. Non mi prendeva particolarmente mentalmente, ma non riuscivo a stargli lontano. Dopo questo atto adultero stavo male come un cane, non volevo perdere il mio ragazzo, ma allo stesso tempo non potevo guardarlo in faccia. Ero diventata fredda, la sua presenza mi dava quasi fastidio. Decido di non dire niente, io avevo lottato così tanto per averlo, lui si era innamorato per la prima volta nella sua vita! So cosa significa stare male per la prima storia e non volevo rovinare la sua concezione dell'amore. Non volevo che pensasse che il motivo per il quale non voleva impegnarsi alla fine si era rivelato un motivo valido, così ho deciso di non dire niente. Risolvo ben poco non confessando. Lui sta male, io sto male. Dormivo poco e mi svegliavo male la mattina, sempre con il cuore che batteva a mille. Però sapevo che era la decisione giusta e sentivo di meritare quel "mal du vivre", in un certo senso sentivo (e sento) che fosse il prezzo da pagare per le mie azioni.
Ho continuato a vedermi con l'ultimo ragazzo con il quale l'ho tradito, ma la cosa è sempre stata fisica (anche se forse non è così e me ne sto solo convincendo per convenienza). Continuo ancora adesso. Mi sono lasciata da tre mesi e forse questo ragazzo si sta innamorando di me, non vorrei che ricapitasse la stessa cosa un'altra volta, ma non sono capace di stare sola.
La cosa con il mio ex non è finita male, lui come ho già detto è un buono, è umano ed ha saputo capire le motivazioni vere solo in parte che gli ho dato, siamo rimasti in buoni rapporti, per quanto possibile... Ancora mi chiedo come sto facendo a non dire tutto, mi sto logorando l'anima, mi mangia dentro questo senso di colpa.
il mio ex si è legato tanto alla mia famiglia, come io alla sua e prima di natale ha portato un panettone a mio nonno ed a mia mamma. Ci siamo visti il 23, mi ha davvero destabilizzata vederlo. Avevo una voglia di sputargli in faccia la verità che è inspiegabile, ma non l'ho fatto, sta iniziando a stare meglio solo adesso e buttarlo giù non mi sembra la soluzione migliore, mi tengo il mio bagaglio.
Questo altro ragazzo mi interessa in parte, non capisco molto della situazione attuale, ma con lui sono sempre stata chiara: "Sappi che non ci sarà niente tra di noi se non questa cosa sporadica, perché mi sono lasciata da poco e non risolverei niente ad intraprendere un altro rapporto." Onestamente? Non so se non mi vada per senso di colpa o perché ho ancora nella testa il mio ex. Ci vediamo sempre più spesso, lui abita a cinquanta metri da casa mia, è semplice organizzarsi. Quando siamo assieme scherziamo, facciamo "quello che c'è da fare", si parla, ci coccoliamo, dormiamo assieme, ma non mi va di definire niente. Però mi tranquillizza sapere che sin da subito ho messo le cose in chiaro, alla fine dei conti lui ha ventisei anni, è maggiorenne e vaccinato e non sta a me staccarmi da lui se lui è preso da me più del dovuto, o no?

Alla fine della storia se io ho tradito il mio ragazzo qualcosa non andava, questo è certo. Cosa? Forse è perfetto in tutto, ma io ho bisogno che ci sia comunicazione, devo avere un riscontro... Credo... O forse ho solo diciotto anni?

Mi trovo qui perché il 23 dicembre, quando il mio ex è venuto da me, avevamo iniziato un po' a parlare di quello che era stata tutta la nostra relazione, l'abbiamo ripercorsa un po' insieme e lui mi ha fatto notare di essersi reso conto di aver sbagliato approccio con me diverse volte, quando gli chiedevo aiuto.
Oggi mi ha chiesto di vederci domani in giornata per finire di parlarne, ma ho paura di come potrebbe andare. Non mi sento onesta a parlare con lui senza che sappia la realtà dei fatti, ma allo stesso tempo non voglio che la sappia. In questi mesi mi sono resa conto di essere tutto ciò che denigravo, quindi mi ritrovo abbastanza senza identità e sento di aver perso i miei valori.
In più non sono limpida di mente, nell'ultimo mese ho avuto gravi problemi di salute in famiglia tra genitori e genitori di genitori, questo altra reclusione in casa causa Covid-19 non ha aiutato sicuramente.


Forse avevo solo bisogno di sfogarmi un attimo, sono ancora preoccupata per domani, ma scrivere così apertamente di me mi ha fatta calmare un po', una visione esterna e competente non fa mai male.

All'alba delle 00:48 termino il mio papiro e come già sapevo è davvero eterno.

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Miglior risposta 4 GEN 2021

Salve, mi spiace molto per la situazione. Ritengo che lei abbia fatto già un grandissimo sforzo nel cercare di tirare fuori ciò che ha dentro.ritengo comunque fondamentale che lei intraprende un percorso psicologico per trovare le risposte che cerca, sicuramente, spero, più costruttive rispetto a quelle che può trovare in altri siti.
Cordialmente, dott FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice Psicologo a Roma

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30 DIC 2020

Carissima, scrivere e tirare fuori il marasma che abbiamo dentro può essere un modo di dare un significato a ciò che abbiamo dentro, o per lo meno ci serve a liberarci del peso. Io credo che sia molto importante, per il nostro benessere e per l'incontro che nella nostra vita abbiamo con l'Altro, lavorare e raggiungere il nostro equilibrio personale, dato da consapevolezza e comprensione di sé, dei propri vissuti e dei propri meccanismi interni che influenzano il nostro modo di fare e di essere. Da qui avere anche la capacità di modificare, con un lavoro su di sé, le componenti che causano malessere. Per poter godere appieno della propria vita e delle relazioni in essa, concentrarsi su di sé può essere la soluzione alla comprensione di ciò che desideriamo e soprattutto ci consente di orientarci verso il nostro benessere.
Le auguro buona fortuna e serenità
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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