Mancanza di reciprocità nelle relazioni

Inviata da Udiva · 2 lug 2021

Buonasera. Sono divorziata da 6 anni. Ho lasciato mio marito perché la relazione era assolutamente poco equilibrata, priva di reciprocità. Negli anni non sono riuscita a costruire nulla. Continuo ad indirizzarmi verso persone di cui prendermi cura, incapaci di assumersi responsabilità, a cui far da madre. Persone da sollecitare. Interessate solo a relazioni frivole e da letto. Nel momento in cui smetto di sollecitare, cade il palco. E ricado nello sconforto più totale. Mi sento un'incapace. Non riesco a suscitare nell'altro alcun tipo di sentimento.
Ho già fatto un percorso di psicoanalisi ma non ho risolto quest'aspetto.
Grazie

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Miglior risposta 3 LUG 2021

Cara Udiva,
mi dispiace che tu ti senta così.
Alle volte le nostre convinzioni di base guidano i nostri pensieri, le emozioni e i comportamenti in modo schematico e automatico, e ciò influenza circolarmente anche le scelte di vita e gli altri. Se riconosci che nelle relazioni sei attratta e scegli sempre la stessa tipologia di uomini, con caratteristiche simili, vuol dire che il tuo stesso pattern relazionale è orientato a soddisfare bisogni di accudimento in modo disfunzionale, in questo caso e viste le dinamiche che descrivi. Inoltre, può mettersi in moto quella che si chiama “profezia che si autoavvera”: con i propri comportamenti (dovuti ad aspettative negative), in modo inconsapevole, si genera e provoca nell’altro ciò che già si aspetta di ricevere, avverando così quelle stesse aspettative.
Se non si lavora alla base, quindi su tali convinzioni, sulle distorsioni cognitive (di pensiero) e sui comportamenti, difficilmente cambierà qualcosa. Questo significa intraprendere un percorso con uno psicologo di approccio cognitivo Comportamentale.
Non basta capire certe dinamiche di sè, bisogna agire trasformativamente su di esse, quindi anche sul comportamento e sull’ambiente.
Se niente cambi, niente può cambiare!
Per realizzare tale modifiche migliorative esistono tecniche ed esercizi che, una volta individuate le aree critiche e di miglioramento, rafforzano e fanno consolidare nuove modalità funzionali di agire, in linea con la persona e verso un equilibrio sereno. Il processo è coadiuvato da piccoli passi graduali in modo molto pratico.
Le auguro di trovare presto il modo per dirigere la sua vita relazionale verso il vero benessere e di raggiungere uno status appagante.
Resto a Tua disposizione qualora avessi bisogno di ulteriori info o intraprendere tale percorso.
Buona giornata,
Dr.ssa Annalisa Signorelli

Dott.ssa Annalisa Signorelli Psicologo a Belvedere Marittimo

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6 LUG 2021

Carissima Udiva,
la base di partenza dalla quale cominciare a riflettere è come mai si indirizza verso questo genere di persone, cosa cerca esattamente e cosa la spinge verso relazioni disfunzionali e poco appaganti.
Approfondire la conoscenza di sé stessa, il suo funzionamento, potrebbe aiutarla a capire meglio il perchè di certe scelte, soprattutto il motivo che la spinge a dire di non suscitare nell'altro alcun tipo di sentimento.
Un sostegno con un professionista potrebbe aiutarla in questo percorso partendo però dai suoi desiderata, da quello che cerca e desidera da una relazione che possa sostenerla e volere il meglio per lei.
Sono a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Stefania Barbaro
(ricevo anche on line)

Dottoressa Stefania Barbaro Psicologo a Milano

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5 LUG 2021

Gentile Udiva,
Le relazioni di cui parla meriterebbero una contestualizzazione per comprendere meglio il significato di ogni rottura.
All'interno di un percorso terapeutico vengono messi a tema i progetti di vita della persona e ciò le permetterebbe di avvicinarsi a persone che possono in un qualche modo condividerli evitando situazioni di frustrazione e sensazioni di incapacità.
Rimango a disposizione per ogni eventuale chiarimento.
Cordialmente
Dott.ssa Marta Brocca

Dott.ssa Marta Brocca Psicologo a Favaro Veneto

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5 LUG 2021

Buongiorno Udiva,
da ciò che racconta sembra che ripeta sempre lo stesso modello di relazione, dove lei ha un ruolo attivo e l'altro passivo, dove lei si prende cura e l'altro riceve. E' un tipo di rapporto sbilanciato e rigido che a lungo andare, giustamente, non le dà alcuna soddisfazione.

Occorre capire perché c'è questa ripetizione di un modello che si è rivelato più volte fallimentare. Di solito il motivo arriva da un esperienza del passato dolorosa e fallimentare che si cerca di risolvere mettendo in scena nel presente la stessa o simile situazione per arrivare finalmente alla trasformazione desiderata.

Chi cerca di "salvare" in queste relazioni? Un padre assente? Una madre depressa o distaccata? di solito le relazioni dolorose che viviamo nell'infanzia influenzano poi quelle successive da adulti. Cerchi lì, tra i suoi ricordi di bambina.

Forse è arrivato il momento per lei per una terapia sistemico relazionale, specifica per questo tipo di dinamiche.

Se desidera una mia consulenza mi contatti privatamente, sarò felice di aiutarla.

Un caro saluto,
Dr Katjuscia Manganiello | Psicologa e Psicoterapeuta a Pesaro e Online

Dr.ssa Katjuscia Manganiello Psicologo a Pesaro

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4 LUG 2021

Cara Udiva,
Immagino quanto siano stati faticosi questi anni. Mi chiedo come mai sia stata attratta da questa tipologia di persone, magari lo ha già indagato nel suo percorso di psicoanalisi. Noto anche che ha acquisito una certa consapevolezza della tipologia di persone per le quali è caduta nello sconforto più totale. Questa sua consapevolezza rispetto alle caratteristiche altrui che la hanno sconfortata è molto preziosa. Potrebbe quindi iniziare a pensare a cosa la farebbe invece star bene all'interno di una relazione, a ciò che intende lei per reciprocità, quanto la desidera.
Che sentimento vorrebbe suscitare nell'altro? Quando invece è da sola con se stessa, come si prende cura di sé, c'è qualcosa che la aiuta a sentirsi autoefficace e soddisfatta? Esplorando questi aspetti potrebbe forse individuare ciò che desidera, per se stessa e se si trovasse in coppia.

Le auguro il meglio e rimango a disposizione per qualsiasi delucidazione
Un caro saluto
Dott.ssa Eleonora Gasparetto

Dottoressa Eleonora Gasparetto Psicologo a Biella

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4 LUG 2021

Cara Udiva,
comprendo il disagio e la frustrazione che lei sta vivendo in queste relazioni.
Queste relazioni tuttavia non dovrebbero ledere la considerazione che lei ha su se stessa.
Le consiglierei di intraprendere un percorso di orientamento psicoterapeutico diverso se il percorso psicoanalitico non ha dato i suoi frutti.
Affinché il percorso dia i suoi frutti c'è bisogno di tempo e pazienza tuttavia.
Resto a disposizione anche online se vorrà informazioni.
Le auguro il meglio.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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4 LUG 2021

Buongiorno,

comprendo tutta la sua frustrazione dovuta al trovarsi in situazioni che hanno un “comune denominatore”. Le nostre relazioni, o meglio, il nostro modo di relazionarci con l’Altro, ha a che fare sempre con il primo incontro che abbiamo fatto: ovvero quello con i nostri genitori. È infatti nei primissimi anni di vita, nell’impatto con l’ambiente di appartenenza, che si struttura ciò che Adler definiva “Stile di vita”, ovvero quell’impronta caratteristica, soggettiva, particolare, propria, che emerge in ogni nostra creazione: dai pensieri alle emozioni. Il fatto che lei si ritrovi “nella stessa situazione”, suggerisce una modalità che dall’infanzia ad oggi si è riproposta, per motivazioni che non conosciamo e che non possiamo esplicitare a-priori. Un percorso psicoterapeutico, può aiutarla a chiarire e vedere più da vicino questi aspetti: il perché, nelle relazioni, finisce per essere la “madre”, colei che deve accudire. E come mai, ogni volta che viene meno questa modalità, crolla l’impalcatura. Scoperto l'"errore di base" che struttura il suo "stile di vita", elimineremo anche il "comune denominatore".

Dott. Simone Evangelista

Simone Evangelista Psicologo a Milano

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4 LUG 2021

Gentile signora Udiva,
dalle sue parole ho letto tutto lo sconforto e anche un giudizio ipercritico su di sé per le relazioni affettive in cui si ingaggia, dal matrimonio in poi.
Mi sembra piuttosto consapevole di scegliere sempre la stessa tipologia di uomini ed anche di voler ricoprire lei lo stesso ruolo nella coppia, che è di Salvatore e materno, come lei stessa dice.
Se una donna si pone sempre come madre come può, con 'un figlio', avere reciprocità nella relazione? Per poterla avere bisognerebbe che i ruoli fossero più flessibili (da madre passare a compagna di vita, a figlia talvolta, in cui si ottiene sostegno dal partner invece di offrirlo).
Probabilmente il suo percorso psicoanalitico non le ha permesso di apportare un cambiamento in queste dinamiche relazionali, che vanno viste alla luce dei suoi legami di attaccamento strutturati e della sua storia familiare e intergenerazionale, secondo il mio modello sistemico-relazionale.
Se vuole avere un'immagine migliore di sé e interrompere questo circolo vizioso le consiglio di intraprendere un nuovo percorso terapeutico.
Se volesse approfondire resto a sua disposizione, anche online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Raffaella Ramazzotti
psicologa psicoterapeuta sistemico-relazionale
Istruttrice di interventi basati sulla Mindfulness

Dott.ssa Raffaella Ramazzotti Psicologo a Ancona

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3 LUG 2021

Buongiorno,
comprendo il disagio che sta provando collezionando esperienze poco felici in ambito affettivo. Non permetta però che questo possa scivolare in un giudizio negativo sulla sua persona. Ha bisogno di energie interne positive per aprirsi agli altri. Se nota che il percorso terapeutico finora fatto ha risolto solo parzialmente alcune sue esigenze provi a rivolgersi ad un collega di indirizzo diverso.
Rimango a disposizione e le auguro il meglio.
Dott.ssa Oriana Parisi

Dott.ssa Oriana Parisi Psicologo a Bari

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