ho interrotto la psicoterapia ma ora vorrei riprendere

Inviata da Teresa · 22 set 2019

Salve, ho 37 anni e da tre anni e mezzo ero seguita da uno psicoterapeuta. Su mia richiesta, da febbraio 2019, andavo con una frequenza bisettimanale. Avevo intrapreso il percorso a seguito di un lutto, ma poi pian piano erano venuti fuori altri problemi di natura per lo più relazionale-affettiva e, tra alti e bassi, le cose procedevano abbastanza bene. Nell'arco di questi anni però ci sono state alcuni momenti di crisi in cui spesso l'ho attaccato e offeso, tramite sms e mail, ma poi puntualmente nella seduta successiva gli chiedevo scusa. Nell'ultima seduta prima della pausa estiva, lunga circa un mese e mezzo, ci eravamo salutati in malo modo ed ero rimasta male per come mi aveva rimproverata in seguito ai miei attacchi. Mi aveva comunque dato appuntamento per settembre. Alla ripresa autunnale, a causa di un periodo di crisi matrimoniale e dell'inizio di un nuovo lavoro, sentivo che stava iniziando una nuova fase della mia vita. Volevo chiudere con il passato e quindi anche con quelle sedute che ogni volta mi spingevano a guardare al passato. Percepivo inoltre un profondo senso di fallimento, legato più alla mia crisi coniugale, ma che associavo anche alla terapia. Negli ultimi cinque incontri, trascorsi per lo più in silenzio perchè mi sentivo tra l'altro mortificata per come mi aveva trattata a fine luglio, gli ho chiesto ripetutamente di mandarmi via e di dirmi di non andare più in quanto io non avevo la forza e il coraggio di interrompere la terapia. In realtà avrei voluto che ci chiarissimo dopo quella seduta di fine luglio e lui lo sapeva. Mi ha detto anche che sembravo una bambina imbronciata e pretendeva che continuassimo a fare terapia come se niente fosse. Io però mi sentivo ferita, non riuscivo più a parlare con lui e ad aprirmi. Sentivo che si era rotta la relazione di fiducia e quindi mi sembrava inutile continuare in quel modo. Intimamente però speravo e volevo che lui mi venisse in qualche modo incontro, che mi tendesse una mano. E tutto questo lo sapeva, l'avevo più volte scritto nelle mail e negli sms. Davanti alla mia richiesta di non farmi più continuare, lui insisteva dicendo che spettava a me decidere e che lui non poteva farlo per me. Diceva che comunque andavamo avanti, senza mollare. Alla fine, nell'ultimo incontro, visibilmente seccato, davanti alla mia ripetuta richiesta, mi ha accontentata e mi ha detto che quello sarebbe stato il nostro ultimo incontro e che prima di tre mesi, eventualmente, non avrei potuto riprendere. Anzi mi ha detto anche che sapeva già che la settimana successiva l'avrei chiamato per ritornare. Mi ha chiesto anche di fare un bilancio del lavoro svolto, ma gli ho detto che non concludevo in quel modo e che quel percorso era stato un disastro. E dopo circa 20 minuti abbiamo finito. Ora, mi rendo conto che il suo essere così rigido e così severo nei miei confronti fa parte del percorso che stavo facendo proprio per i miei problemi relazionali e forse, anche di dipendenza affettiva, tuttavia, malgrado i miei attacchi, lo stimavo e lo apprezzavo tanto e gliel'ho detto più volte sia tramite mail sia di persona. Il giorno dopo l'ultimo incontro gli ho mandato messaggi di scuse, ho provato a chiamarlo, anche più volte, ma non mi ha mai risposto. Gli ho scritto che vorrei riprendere, ho necessità di fare terapia, anche per il periodo di crisi che sto attraversando, e che se lui non vuole che torni io, seppur a malincuore, dovrei iniziare un altro percorso con un altro professionista. Ho provato anche oggi a contattarlo, ma non risponde. Secondo voi come dovrei comportarmi? In fin dei conti già il giorno successivo gli ho chiesto scusa e ho provato a richiamarlo. Capisco che sia arrabbiato, ma vorrei soltanto che mi dicesse chiaramente che non posso più tornare così mi metterei l'anima in pace (anche se nell'ultimo incontro mi aveva parlato di un periodo di tre mesi, ma anche questa mi sembra una punizione considerando che ci vedevamo con una frequenza bisettimanale. Per me sarebbe pesantissimo aspettare tre mesi) Vi sembra poi corretto che un terapeuta dopo tre anni e mezzo continuativi e, negli ultimi mesi con una frequenza bisettimanale, non risponda al telefono anche solo per dirmi di non chiamare più e di cercare un altro psicologo? Ho pensato che probabilmente voglia far passare qualche giorno per far sbollire la rabbia e poi forse risponderà. Oppure è questa la modalità che usano gli psicologi per logorare le persone? Se fosse possibile vorrei riprendere con lui perchè riconosco la sua professionalità e anche perchè, comunque, nell'ultimo incontro mi ha lasciato una porta aperta, parlando di tre mesi. Mi chiedo però se tutto questo sia terapeutico e corretto da parte sua. Grazie mille e scusate se sono stata prolissa. Ho cercato di raccontare per grandi linee quanto accaduto.

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Miglior risposta 23 SET 2019

Gentile Teresa in effetti sembra strana la non risposta. Si può maturare l'idea che non ci siajo più gli estremi per un lavoro insieme ma in genere si affronta la cosa di persona e lo si comunica. Sicura che semplicemente non abbia cambiato numero. Si è recata in studio?
Provi di nuovo e poi se nulla cambia però non abbandoni l'idea di tornare in terapia anche con altro terapeuta

Dottoressa Greta Melli Psicologo a Cremona

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