Ho 20 anni e soffro di depressione

Inviata da Jessi · 28 ago 2020

Salve a tutti, mi chiamo Katia e ho 20 anni compiuti da poco. Ho sempre cercato di essere la figlia/studentessa perfetta. Da adolescente ho avuto problemi molto gravi in famiglia e a livello relazionale (genitori fin troppo autoritari, un fratello con problemi mentali, e ho subito qualche episodio di bullismo..) e pur di non affrontare il dolore che questi problemi inevitabilmente avrebbero causato in me, che ero un piccola ragazza spaventata e impaurita, mi sono chiusa nello studio e nel mio piccolo soffocante mondo. Ho cercato di essere negli anni la figlia che non causava problemi, che stava nella sua cameretta e studiava tutto in maniera perfetta così da dimostrare ai miei genitori e alla mia ex classe (che data la mia grande timidezza e asocialità che mi causavano paura di parlare, mi riteneva stupida), che valevo qualcosa. Almeno su questo ho avuto soddisfazioni, uscita con 100 da un liceo classico, una volta avuta la pagella tra le mani sono scoppiata a piangere di fronte a mia madre cercando ossessivamente la sua approvazione ed un suo scusa, per non aver creduto in me. Ma ne è valsa la pena? Assolutamente no. Per ottenere questi risultati non ho avuto amici per anni, non sono uscita per anni, ho passato la mia adolescenza su dei libri o su un letto nel migliore dei casi a fantasticare e a rendere la mia vita, grazie alla mia grande e forse eccessiva immaginazione, a dir poco perfetta. Ho provato a trasferirmi una volta finito il liceo, e ad andare via dal mio paesino, bigotto e tradizionalista, per scappare dal mio passato e cercare un futuro migliore. Ma come mi immaginavo, non mi sono rivelata abbastanza brava. Ho imparato a cucinare, stirare ed essere un ottima donna di casa in pochi mesi, ma non era abbastanza. Quando mi sono trasferita, ho conosciuto un ragazzo con cui ho avuto una relazione che non è finita bene: data la mia possessività e paura dell'abbandono l'ho allontanato. Ciò ha influito negativamente sul mio percorso universitario: sono entrata in una profonda depressione dalla quale non riesco ad uscire. Sono indietro con gli esami, i pochi che ho dato hanno voti alti, ma mi sento inferiore inetta e deficiente per non aver sfruttato come avrei dovuto quest'opportunità lasciandomi andare a me stessa e alla mia costante e ossessiva insicurezza e paura di non farcela. Risultato? Non ce la sto facendo davvero. Tutti i miei coetanei sono cosi sicuri di quello che fanno, sono cosi convinti di riuscire a farcela senza problemi e poi ci sono io, cosi stupida a crogiolarmi nella mia depressione e a rimanere bloccata e a farmi passare la vita e l'università davanti (ogni esame per me è un inferno, tra attacchi di panico e ansia, cerco di far di tutto per evitarli, non presentandomi).
Ho provato a scappare dal mio paesino, ho provato ad accettare me stessa, i miei errori ed il mio passato, ma puntualmente bussano alla porta della mia mente le mie fragilità, la mia paura dell'abbandono, la paura di non essere abbastanza brava e la paura del mio futuro che ossessivamente mi ricordano quanto io sia stupida, eccessivamente sensibile, fragile e quanto io sia inutile ed inetta.
Consapevole di gettare quelli che dovrebbero essere i migliori anni della mia vita, ho provato ad andare da uno psicologo che mi ha consigliato, dato lo stadio avanzato della depressione di assumere qualcosa, e ciò mi ha fatto sentire ancora più stupida. Avere venti anni e assumere dei farmaci per curare una depressione quanto può essere vergognoso o a dir poco imbarazzante?
Ma forse è l'unica soluzione.
Da sola non riesco più ad andare avanti.

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Miglior risposta 29 AGO 2020

Gentile Katia,
come purtroppo spesso succede a molti, lei non ha potuto fruire di un contesto familiare favorevole, che specialmente in adolescenza ha condizionato in maniera disfunzionale la sua struttura di personalità e le sue capacità relazionali.
Tuttavia ha reagito bene impegnandosi nello studio, riuscendo ad ottenere buoni risultati e non è vero che non ne è valsa la pena.
Probabilmente con l'università il carico emotivo del cambiamento di ambiente e la deludente esperienza sentimentale vissuta hanno causato un crollo dell'autostima e del tono dell'umore nonchè un senso di inadeguatezza responsabile del blocco nello studio e conseguente conferma di autosvalutazione.
Il consiglio è di riprendere il percorso di psicoterapia magari con altro terapeuta che potrà meglio valutare l'opportunità e/o la necessità di una integrazione farmacologica che in ogni caso non deve indurre senso di vergogna o di imbarazzo.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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31 AGO 2020

Buongiorno Jessi,
ha una capacità di "leggere" sè stessa molto spiccata, sembra di percepire quanto tempo Lei abbia trascorso a riflettere su di sè, a cercare spiegazioni, trovare risposte e soluzioni che potessero di volta in volta farla andare avanti e raggiungere l'obiettivo che si era prefissa. Ha una grande conoscenza di sè e dei vincoli che l'hanno imprigionata in questo stato emotivo così pesante e difficile. E' un ottimo punto di partenza per un percorso psicoterapeutico, ha un grande potenziale che sarebbe davvero un peccato non sfruttare.
L'uso di farmaci non deve essere visto come motivo di vergogna, ma come un supporto temporaneo (seguito da un medico competente e mediante prescrizioni chiare e precise) ad un altro tipo di lavoro su di sè, che è appunto quello psicologico/psicoterapeutico, che richiede più tempo e necessita di una "base di partenza" efficace da cui partire. Per questo a volte occorre prima il farmaco, per trovare un equilibrio di base funzionale ad instaurare poi il successivo percorso psicologico.
Non abbandoni l'idea di farsi seguire dal Professionista, credo sia assolutamente importante per Lei ora proseguire nell'intento di fare questo percorso. Se "a pelle" non L'ha convinta quello da cui ora è andata, ne cerchi uno che La faccia sentire "a casa" fin dalla prima seduta; dal mio punto di vista, trovarsi a proprio agio fin da subito è l'elemento fondamentale per poter iniziare un percorso.
Cerchi la Sua serenità, non si dia per vinta.
In bocca al lupo di cuore,
un abbraccio,
Serena

Dott.ssa Serena Brunelli Psicologo a Ravenna

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29 AGO 2020

Buongiorno,
i farmaci possono aiutare molto, anche solo in via transitoria. Però, prima di assumerli, sarebbe meglio fare una valutazione e vedere se ne ha bisogno.
Capisco che nella sua famiglia ci possa essere stato 'l'ordine' di non dare problemi, visto che suo fratello ne ha tanti. E magari le è mancato il sostegno che avrebbe desiderato.
Quel sostegno penso lo possa trovare in una psicoterapia, almeno qualche colloqui per valutare l'entità dello stato depressivo e l'eventuale opportunità di richiedere farmaci.
E' vero che, alla fine, si deve trovare in se stessi la forza di reagire e di affrontare le difficoltà, ma è anche vero che quelli dell'università sono anni preziosi e che non vanno sprecati. Per questo, se occorre l'aiuto di una psicoterapia per non perdere troppo tempo, è meglio farla adesso.
Per quanto riguarda la scelta, le terapie ad orientamento psicoanalitico hanno il difetto di essere medio-lunghe, ma hanno il pregio di dotare la persona degli strumenti per affrontare poi tutte le sfide della vita.
dott. sia Giuliana Gibellini

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

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29 AGO 2020

Cara Katia,
hai raccontato il tuo profondo malessere attuale e il dolore del passato che continua a farti compagnia e a renderti triste.
Hai una grande capacità di autoriflessione e allo stesso tempo la tua sofferenza a volte non ti permette di vedere che le difficoltà che descrivi hanno un loro perché nella tua storia, nelle relazioni, nel disperato tentativo di dimostrare qualcosa che è già chiaro. Con questo intendo la tua intelligenza, l’impegno che ci hai sempre messo e che ci metti, i risultati importanti che hai ottenuto ma anche la capacità di chiedere aiuto. Oltre tutto questo c’è il valore personale che fai fatica a riconoscerti e ti succede di sminuirti.
Hai fatto bene a iniziare il tuo percorso psicologico ed è molto importante continuarlo. La depressione può essere tosta ma si può curare. In alcuni casi sono necessari anche i farmaci ma perché mai dovrebbero essere stupide le persone che li prendono? Prova a pensare, daresti della stupida a una persona a te cara che sta male e prende le medicine per curarsi? Non credo proprio. E allora perché per te dovrebbe essere diverso? Un antidepressivo per curare la depressione è la stessa cosa di un antipiretico per la febbre o di un antibiotico per un’infezione batterica. Se è uno specialista a prescrivere il farmaco, fidati. Lo specialista è lo psichiatra e non c’è niente di imbarazzante, al pari di un cardiologo, neurologo, ortopedico ecc.
Se hai dei dubbi, necessiti dei chiarimenti riguardo alla terapia farmacologica, chiedi, è un tuo diritto. Vale la stessa cosa per la psicoterapia.
Ti auguro di riprenderti la serenità. Un caro saluto
Dott.ssa Katarina Faggionato

Dr.ssa Katarina Faggionato Psicologo a Vicenza

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29 AGO 2020

Buongiorno, Lei porta temi che meritano uno spazio e una privacy ben diversi da quelli che può garantire un messaggio online. L'insicurezza e il vissuto di inadeguatezza e di non essere abbastanza, insieme con la progressiva chiusura delle possibilità di azione nel futuro e del progetto esistenziale, concorrono a creare la sensazione di impossibilità e di umore basso che riferisce. Questi temi, declinati nel contesto esistenziale storico, possono essere affrontati con una psicoterapia. E il supporto farmacologico, laddove proposto, è finalizzato alla possibilità di cominciare il percorso concentrando le proprie energie sulle risorse disponibili e riducendo il prima possibile la sintomatologia. Non è di per sé indicatore di una incapacità o mancanza di risorse, e ed è da inquadrare come un supporto che andrà a venire meno nel momento in cui non ne avrà più bisogno. Tenga conto che il farmaco è comunque sempre da associare alla psicoterapia. Valuti, comunque, se lo ritiene opportuno, un altro parere in merito e soprattutto la possibilità di riprendere il percorso terapeutico. È necessario riaprire possibilità d'azione nel futuro e ricreare una progettualità che a vent'anni ha la grande opportunità di ricostruire. Saluti, DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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