Ho 18 anni e sono un fallimento totale! Ho buttato gran parte della mia vita!

Inviata da Elisa Morgante · 29 dic 2020

Buongiorno a tutti, sono una ragazza di 18 anni e mi sento un fallimento, non so spiegare immediatamente come mi sento, perciò vi racconterò la mia storia per poi arrivare a cosa penso di tutto questo.
Ringrazio in anticipo a tutti coloro che avranno la pazienza di leggere e rispondermi.

Purtroppo quando sono nata le condizioni famigliari non erano tra le migliori: mia madre proveniva da una famiglia dove la madre si ubriacava e mio nonno era anafettivo. Mio padre invece è cieco dalla nascita, anche lui viveva in un ambiente familiare non molto bello (la situazione non era grave come quella di mia madre, però si può dire che le dinamiche in quella famiglia erano piuttosto distorte).
Entrambi si sono messi insieme per scappare dal loro ambiente familiare, instaurando una forma di dipendenza affettiva.
Litigavano, mio padre picchiava, non erano affiatati , non avevano granché da condividere ma nonostante tutto, continuavano a vivere sotto lo stesso tetto.
Questo va avanti tutt'ora. Non hanno mai divorziato.
Ricordo la mia infanzia (fino ai 10 anni) piuttosto serena: nonostante il tossico clima familiare, le varie distrazioni (scuola, amici, centri estivi, oratorio...ecc) mi aiutavano.
Ricordo solo poca autostima: ero incostante nei corsi (danza, nuoto, ginnastica ritmica ecc...) che intraprendevo, cambiavo sempre. Era come se mi sentissi incapace, dovevo sempre ricominciare da capo.
Inoltre, mi sentivo meno rispetto agli altri a causa dei miei genitori vergognosi, ho sempre desiderato andare a vivere in un collegio, essere adottata o cose simili.
Inoltre soffrivano e soffrono entrambi di depressione, infatti non hanno mai avuto voglia di fare niente, ad esempio le vacanze non si facevano quasi mai nonostante i soldi ci fossero (mia madre non lavora ma mio padre sì).
Nonostante tutto a scuola andavo molto bene, nella classe ero tra i migliori, studiare è sempre stato semplice per me.
Questo fin quando nel novembre del 2012, ovvero a 10 anni e mezzo tutto andò a degenerarsi: mi ero ammalata di un banale virus intestinale durato 1 settimana e mia madre, mi ha messo in testa che il virus intestinale era dovuto ad una maledizione.
Mio padre era d'accordo e di conseguenza, i miei mi hanno portata dall'esorcista.
L'esorcista ci ha semplicemente raccomandato di pregare e andare a messa.
Sta di fatto che dopo sta cosa, ho iniziato a stare malissimo psicologicamente: non riuscivo a dormire e avevo paura, il mio rendimento scolastico era calato ed ero diventata "asociale."
Per non parlare dei disturbi psicosomatici, continuavo ad avere mal di stomaco e mal di pancia e ogni volta che stavo male i miei genitori dicevano che avevo una maledizione, questa maledizione era stata mandata dai parenti. Loro hanno sempre odiato zii, nonni ecc... probabilmente perché in confronto ai miei genitori loro conducono una vita sana. Va a capire.
Sta di fatto che cercavano di allontanarmi un po' da tutti i parenti.
Tranne mia zia, la sorella di mia madre, lei a mala pena riuscivo a vederla ogni tanto (anche se secondo mia madre, anche lei mi aveva fatto la maledizione).
Io razionalmente, non ho mai creduto a questa pazzia perché se non ho prove concrete non do niente per scontato, però avevo veramente tanta paura, vivevo nell'angoscia e ho paura ancora adesso a pensarci.
Dunque alle scuole medie, non avevo più la salute mentale necessaria per distrarmi dall'ambiente famigliare, faticavo ad uscire con gli amici, faticavo a divertirmi, faticavo a studiare, ero sempre assente, a scuola mi bullizzavano perché mi vedevano strana. Era tutta una fatica, però qualcosa ho fatto, non sono stata un punto fermo (o quasi), inoltre sono stata sempre promossa a scuola anche se ho sudato tantissimo.
Sono uscita solo con 6 dall'esame di terza media e mi rode perché io sono una persona che pretende tanto da se stessa, amo fare tante cose e sono uno spirito libero. Quindi ho fatto poco, non è stata colpa mia ma ho fatto poco. Dunque, 3 anni buttati al cesso.
Adesso passiamo alle superiori (14 anni): mi sono decisa a rivoluzionare la mia vita.
Ho trovato una passione: scrivere canzoni rap.
Sono entrata in una crew (raduno di persone che condividono la mia stessa passione e collaborano con me). Mi sentivo rinata grazie alla musica.
Poi ho deciso che dovevo fare esperienze e non essere più "una sfigata" (così mi sentivo). Mi sono posta obiettivi come ad esempio perdere la verginità entro i 15 anni, fumare canne, sigarette, ubriacarmi.
Anche queste cose le ho fatte ma non le ho fatte divertendomi, le ho fatte a sforzo, con fatica. Canne e alcol mi mandavano in paranoia, avevo attacchi di panico continui e depressione. I disturbi psicosomatici persistevano. Non uscivo molto perché spesso ero costretta a stare a casa a causa del mio malessere ma nonostante tutto, quando avevo la possibilità di uscire, portavo avanti questi inutili "obiettivi", non fa per me restare ferma e non fare nulla.
Sicuramente le persone che frequentavo mi consideravano una pazza problematica.
Ho trascurato però la scuola, perdendo 2 anni (a causa della mia salute mentale non riuscivo a portare avanti le esperienze adolescenziali e la scuola contemporaneamente, inoltre sembrava che mi interessasse di meno la scuola in quel periodo).
Sempre in quel periodo, la situazione familiare è peggiorata ancora di più: mio padre ha iniziato a parlare da solo, sembrava sentisse delle voci, inoltre era diventato ancora più violento.
A 16 anni ho messo la testa a posto anche se non del tutto, andavo al liceo classico e andavo piuttosto bene, media del 7-8 in tutte le materie, anche in greco e latino, prendevo addirittura 8 o 9, erano materie che amavo e che trovavo semplici.
Tuttavia, ero due anni indietro, dovevo fare terza ma facevo prima.
Però, anche questi risultati, erano uno sforzo sovraumano, non era facile fare tutte queste cose con una situazione familiare del genere, la depressione e gli attacchi di panico.
Inoltre avevo instaurato una relazione tossica con il mio ex ragazzo, più grande di me di 6 anni. Anche qua si trattava di una dipendenza affettiva. Poi i miei genitori non volevano farmi andare da psicologi o assistenti sociali perché loro hanno sempre avuto tanta paura di queste figure professionali. A fine prima superiore il mio andamento scolastico ha iniziato a calare drasticamente, dagli ottimi voti che prendevo sono passata a prendere 4-5- massimo 6 e a fare di nuovo tantissime assenze. Prima andavo comunque a scuola nonostante gli attacchi di panico, l'angoscia e la depressione ma in quel periodo non ne potevo più, sentivo che non era giusto tutto questo e che dovevo assolutamente convincere ancora di più i miei genitori a cambiare la situazione!!
Già in precedenza avevo insistito con mia madre (un pelino più lucida mentalmente di mio padre) nel sentire l'assistente sociale, nell'andare tutti da uno psichiatra, nel denunciare mio padre dalla polizia per le sue minaccie di morte e per gli schiaffi che tirava.
In quel periodo mi sono ribellata ancora di più, fino a sclerare, ovviamente le mie richieste d'aiuto continuavano a non essere ascoltate. Però di una cosa l'ho convinta: andare da uno psicologo e da uno psichiatra.
Sono andata solo io a farmi aiutare da loro perché i miei genitori non volevano farsi curare, però io sì e quindi finalmente me lo hanno lasciato fare.
Lo psichiatra, durante la seconda visita mi ha subito parlato di ricovero ospedaliero, io ero super entusiasta di quest'idea!! Magari poteva farmi uscire dal problema! Mi ha detto che alcuni ragazzi in crisi per problemi famigliari vengono ricoverati in questo ospedale (Regina Margherita di Torino) in attesa dell'inserimento in comunità.
Il medico mi ha dato un foglio da presentare al triage in caso di una nuova crisi.
Ero al settimo cielo, il giorno dopo ho minacciato mia madre dicendole che se non mi avesse portato fino a Torino in ospedale per farmi ricoverare e se non avesse firmato il foglio, mi sarei suicidata, lei ovviamente non mi ha dato retta così io per attirare la sua attenzione mi sono messa a cavalcioni sulla finestra.
Insistendo ininterrottamente, finalmente l'ho costretta, oh che sollievo.
Dunque sono stata ricoverata in neuropsichiatria per 3 mesi.
Durante il ricovero avvenuto un anno fa, mi hanno somministrato Xanax e sertralina, sono riuscita a lasciare lo schifoso del mio ex ragazzo (questo ragazzo mi svalutava di continuo, mi trattava come una stupida e mi aggrediva) e ad essere promossa. Stavo meglio. Dopo il ricovero sono stata inserita in una comunità educativa, questo è successo a 17 anni e 5 mesi. È andato tutto meglio anche se durante i primi mesi prendevo ancora farmaci e non ero in grande salute!
Tuttavia ho continuato ad andare avanti, ora ho 18 anni e 7 mesi, mi trovo in terza superiore, non prendo più farmaci, continuo ad andare molto bene a scuola e ho molti interessi: faccio un corso di canto, suono la batteria e faccio volontariato in un associazione per aiutare le persone disabili.
Inoltre, vorrei fare anche volontariato come clownterapista e farei volentieri anche qualcosa nel settore dell'ambiente.
Mi interessa l'ambito del volontariato perché credo che il mondo sia pieno di ingiustizie, di conseguenza è bello dare il proprio piccolo contributo.
Poi voglio anche fare un corso di recitazione e prendere la patente.
Questi ultimi progetti sono però stati rimandati a causa del covid, purtroppo non è semplice trovare impiego nel volontariato, ho telefonato in queste nuove associazioni in cui vorrei contribuire ma non prendono nuovi volontari, per la patente idem, devo studiare da privatista e per il teatro ovviamente non si può.
Per quanto riguarda gli amici, ce li ho ma devo conoscerli meglio: mi sono trasferita un anno fa , poi il coronavirus non aiuta molto a socializzare.
Sta di fatto che mi sento un fallimento perché ho perso due anni di scuola e perché provo tantissima rabbia per quello che mi è successo, questi 17 anni di vita avrei potuto passarli meglio! Se solo avessi avuto una bella famiglia avrei fatto di meglio! Per essere gentile con me stessa, dico di aver buttato 2 anni di vita. Sta di fatto che a 18 anni mi sento "vecchia" per realizzare determinate cose, avrei dovuto fare prima una vita sana. Essere già maggiorenne mi fa strano.
Mi vergogno di dire alla gente che ho 18 anni , vorrei come minimo avere 16 anni.
Non voglio compiere 19 anni, tra 5 mesi li compierò e mi sento troppo vecchia.
Adesso ho un enorme bisogno di riscatto, voglio assolutamente diventare qualcuno nella vita, voglio avere successo, voglio andare in qualche reality show e spesso sono ossessionata per il numero di follower su Instagram, tik tok e per il mio status sociale.
So che è assurdo tutto questo, è solo che non riesco proprio a non essere severa con me stessa, devo recuperare tutti questi anni di vita persi.
Chi mai potrà ridarmi questi anni persi?
Inoltre il covid non aiuta di certo a recuperarli e questo mi fa arrabbiare doppiamente.
Scusate tanto per il papiro ma avevo bisogno di sfogarmi. Questi pensieri a volte non mi fanno dormire e sono quasi come un ossessione.
Buona giornata e grazie di nuovo!

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Miglior risposta 30 DIC 2020

Cara Elisa,
hai sicuramente affrontato tante difficoltà nella tua vita, ma, con determinazione, mi sembra tu ne sia uscita a testa alta. Hai anche molti sogni, nonostante il periodo possa temporaneamente limitare la loro realizzazione. Cosa ti fa pensare che ci possa essere una scadenza per poterli realizzare?
Cosa ti fa pensare di doverti riscattare? Non hai fatto nulla di male, al contrario ti sei inventata delle soluzioni creative per uscire dall'ambiente difficile nel quale ti trovavi. Hai dimostrato di avere risorse. E' triste pensare che tu al momento non riesca a vederle. Ti auguro, col tempo, e magari con il supporto di chi ti circonda, di poter dare valore a questa parte di te. Non puoi cambiare quanto è accaduto, ma puoi decidere da adesso in poi cosa fare della tua vita, scegliendo di volta in volta cosa senti buono per te. Non per tutti è uguale. Un abbraccio e un grande in bocca al lupo, dott.ssa Marinella Balocco

Dott.ssa Marinella Balocco Psicologo a Orbassano

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31 DIC 2020

Salve, Mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso punto dalle sue parole traspare in maniera chiara tutta la sua sofferenza e rassegnazione per una vita sicuramente non facile. Emergono Inoltre problematiche familiari molto significative che a mio avviso andrebbero approfondite per capire Più che altro l'impatto che hanno avuto su di lei punto Al fine di favorire una crescita personale e, dunque, cercare di invertire la rotta verso un futuro migliore, sarebbe fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico in modo da poter elaborare le cause, origini ed i fattori di mantenimento dei suoi sintomi onde evitare che la situazione possa irrigidirsi.
Cordialmente, Dott. FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice Psicologo a Roma

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