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complesso di Elettra non superato

Inviata da Maria il 28 mar 2018

Salve,
vorrei avere delle delucidazioni sul complesso di Elettra non superato, come si manifesta e se il mio caso potrebbe essere definito tale. Premetto che sono seguita da un terapeuta, con cui mi sto trovando molto bene, ma per alcuni impedimenti personali ho dovuto diminuire la frequenza delle sedute, quindi la prossima ci sarà tra parecchie settimane e io vorrei cercare di raccapezzarmi. L'ultima seduta è stata molto intensa, è emerso un aspetto che ancora non avevamo preso in considerazione che mi ha un po' destabilizzato per quanto riguarda il mio rapporto con la figura paterna. Da circa due anni a questa parte ho chiuso ogni tipo di rapporto con mio padre, in seguito all'ennesima violenza nei confronti di mia madre, alla quale non sono riuscita più a sottostare, mi sono messa in mezzo (beccandomi anche le mani addosso) e gli ho detto che doveva smetterla è che è un uomo di m***a.(Lui è un narcisista patologico e da sempre violento con mia madre e con noi figli, con me in maniera molto minore..quasi nulla rispetto agli altri componenti della famiglia, questo ha generato in me un senso di colpa molto forte). In seguito a questo episodio, dopo anche altri problemi, la situazione con i miei si è finalmente conclusa con il divorzio. Ora quello a cui non avevamo (io e il terapeuta) mai dato importanza era la rottura del ruolo padre-figlia, e il subentrare del ruolo uomo-donna (quando mi sono ribellata alla violenza gli ho detto "sei un uomo di m****a" non "un padre"). Io non riesco ancora a perdonarlo di tutto il male che ci ha fatto e non voglio ancora che faccia parte della mia vita, questo potrebbe essere collegato al fatto che sono legata a lui in maniera "patologica"?
Ci sono delle letture in merito che potrebbero aiutarmi a capire e a superare questa situazione?

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Gentile Maria,
non credo proprio che il deterioramento del rapporto con suo padre possa essere indicativo di un complesso di Elettra non superato, anzi forse è il contrario.
Credo però che la violenza è contagiosa e che in una famiglia in cui circola violenza tutti avrebbero bisogno di aiuto psicologico.
In questo senso lei potrebbe suggerire ai suoi congiunti una psicoterapia familiare a cui ovviamente partecipare o, se ciò non è possibile, potrebbe prendere l'iniziativa di una terapia individuale per attenuare o correggere gli effetti negativi su di lei dovuti a questo vissuto doloroso.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Maria,
Da come scrive mi sembra di capire che sta facendo un buonissimo lavoro con la sua terapeuta, che le ha permesso di "riordinare" tante cose e di incominciare a darsi qualche risposta. Purtroppo non saprei rispondere alla sua domanda, perché è molto profonda e dire se è legata in maniera patologica o meno, solo leggendo una descrizione, mi sembrerebbe eccessivo. Possiamo però supporre che lei sia legata a lui, perché rimane comunque suo padre, nonostante sia riuscita a reagire con parole che sentiva ad una situazione negativa che andava avanti da anni. Il fatto di aver detto "uomo" e non "padre" è un aspetto interessante di cui parlare, ma potrebbe anche ricondursi non a una situazione particolare ma a uno sfogo del momento, dove nella categoria "uomo", si può ritrovare sia quella di padre che di marito e compagno (visto che in quel momento stava attuando una violenza verso sua madre non verso di lei come figlia), quindi il cervello le ha suggerito la parola "uomo". Per ora cara Maria, vorrei consigliarle di scrivere alla sua terapeuta, poiché nonostante l'appuntamento sia tra diverse settimane, penso sia la persona migliore per suggerirle un libro , un film o qualche osservazione, adatto a lei in questo momento della terapia. :-)

Dott.ssa Giada Viprati Psicologa e Sessuologa Psicologo a Palazzolo sull'Oglio

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