Come aiutare mia madre anoressica con problemi emotivi

Inviata da Noemi D'amore · 26 nov 2020

Buonasera. Ho 33 anni, mia madre mi ha avuta a 19 e da quando sono nata è entrata nel vortice dell'anoressia. Questo (e altre problematiche di ansie di mio padre), hanno portato al loro divorzio. Si sono entrambi rifatti una vita: mia madre si è trasferita a casa di un uomo che si è rivelato un orco (ha avuto anche atteggiamenti molesti nei miei confronti), ma mia madre ha continuato ad abitare lì perché le faceva comodo (prendeva l'assegno di mio padre e se lo spendeva lasciando me anche senza vestiti). Ha avuto decine di amanti dei quali mi raccontava i problemi e mi "usava" come pretesto per uscire e farsi i fatti suoi (io passavo giornate intere fuori casa a fare niente, estate o inverno). Per venire al succo della questione, 5 anni fa sono diventata mamma e ho capito quale dovrebbe essere l'amore per un figlio! Il giorno che lui è nato, mia madre è passata a salutarmi 5min perché si era portata il cagnolino in macchina e in ospedale, ovviamente, non lo facevano entrare. Per lei questo cagnolino è un figlio (quando parla di suo nipote lo paragona al cagnolino, se le chiedo di vederci ai gonfiabili, senza cagnolino, lei non viene e piuttosto rinuncia a vedere noi). Ha avuto un grave incidente molti anni fa dove ha subito l'amputazione di parte del piede sx, ma non lo ha mai accettato quindi mette scarpe sbagliate, fa ore di cyclette al giorno (per smaltire le due foglie di insalata che mangia, non l'ho mai vista cenare) e questo peggiora la situazione del moncone che non si cicatrizza. Per questa ragione, continua ad assumere antidolorifici (2 al giorno da oltre 10anni) e ne ha una sorta di dipendenza (un giorno è rimasta chiusa fuori di casa, non li ha potuti prendere per qualche ora e l'uomo con cui vive l'ha trovata in uno stato di shock, non riusciva nemmeno a camminare). Ho fatto un lungo percorso di psicoterapia per superare i problemi della mia infanzia e ho capito che anche io valgo, anche io sono una persona che merita rispetto e amore. Ho chiesto a mia madre di venire con me da uno psicologo per cominciare un percorso insieme, ma lei si rifiuta categoricamente, l'ho messa di fronte alla scelta "fallo per me, è l'unica cosa che ti chiedo in 33 anni, altrimenti io non posso continuare a vederti così", ma lei ha scelto di non parlarmi più! Pensavo che di fronte alla scelta di perdere una figlia, avrebbe almeno accettato un incontro (tra l'altro era già stata da uno psichiatra che le diede farmaci per calmarsi di notte, ma non gli aveva raccontato tutta la sua vita, bensì solo quello che le faceva più comodo). Ora non so come aiutarla, d'altra parte averla allontanata da me mi fa sentire meglio, mi sento finalmente fuori dai suoi "giochi" manipolatori, atteggiamenti che ho sempre voluto tenere distanti da mio figlio. Cosa potrei fare? Continuo la mia vita aspettando che lei voglia farsi aiutare? Faccio un passo indietro e torno a starle accanto rovinando così la mia serenità? Grazie a tutti

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Miglior risposta 27 NOV 2020

Gentile Noemi,
lei è stata bravissima a trovare il suo equilibrio ed a formarsi una famiglia, nonostante abbia avuto una madre con gravissime difficoltà emotive. Per il resto condivido le riflessioni del dr. Fiore. Sua madre è difficilmente recuperabile. Non la giudichi, ma evidentemente non riesce a non vuole venire a capo dei suoi problemi. E' meglio quindi che prenda le distanze per quanto possibile, e costruisca finalmente una sua vita serena.
Un cordiale saluto
LT

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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27 NOV 2020

Buongiorno,
Innanzitutto complimenti per il coraggio e la sua forte resilienza! Da queste righe emerge tanta consapevolezza, dovuta anche al suo percorso di psicoterapia.
Purtroppo, quando si parla di anoressia vi sono in gioco diverse dinamiche, come ad esempio il potere, lotta continua di prevalere sull'altro in un gioco continuo del più forte. Per questo, obbligarla a fare una terapia è stata una mossa azzardata perché potrebbe significare un'accettare di essere deboli, inferiori, ovviamente bisognerebbe indagare quale significato assume l'andare in terapia con lei per sua madre.
E, come detto dai miei colleghi, il cambiamento deve partire da sua madre.
Un saluto,
AB

Dott.ssa Antonella Bascià Psicologo a Milano

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26 NOV 2020

Gentile Noemi,
come ha ben detto, lei merita rispetto e, soprattutto dopo quanto ha subìto, dovrebbe in primis tutelare il suo benessere e la sua tranquillità personale.
Per questo motivo ritengo abbia sbagliato a forzare sua madre e non dovrebbe sentirsi obbligata ad aiutarla dal momento che ha rifiutato il suo aiuto.
Continui, se vuole, a mantenere un contatto con lei ma senza la pretesa di interferire nelle sue decisioni.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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26 NOV 2020

Gentile Noemi,
complimenti per la sua tenacia e forza d'animo, non è da tutti riuscire ad affrontare quanto ha raccontato con la sua consapevolezza e voglia di prendersi cura di sé e dei suoi cari.
Per quanto riguarda la sua mamma devo dirle che purtroppo non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutato, e questo occorre imparare ad accettarlo.
Probabilmente per sua madre, nonostante tutte le sofferenze, è più facile vivere così piuttosto che provare a cambiare. Perché cambiare è difficile, come lo è mettersi in discussione e confrontarsi con le proprie inquietudini. Forse sua madre sente di non riuscire a sopportarlo.
Per questo mi sembra importante accettare, al momento perlomeno (potrebbe sempre cambiare idea), la scelta della mamma e allo stesso tempo cogliere l'occasione per fare un passo indietro da lei.

Fare un passo indietro significa cercare di uscire dai "giochi manipolatori" per occuparsi della sua famiglia e di sé, significa accettare la mamma per quello che è e aspettare che sia lei a desiderare un cambiamento, significa lasciare andare il peso della responsabilità che sente su di sé per la mamma e restituirla a lei perché ognuno è responsabile si se stesso.
In questo modo, la mamma può sentirsi accettata nonostante tutto, e lei può finalmente liberarsi del legame invischiato per trasformarlo in un legame più libero da vincoli e ricatti emotivi.

So che non è facile fare tutto questo, per cui se non riesce può ricominciare la terapia. Una psicoterapia sistemico-relazionale o famigliare potrebbe aiutarla a fare chiarezza in questo legame difficile.

Un caro saluto,
Dr Katjuscia Manganiello

Dr.ssa Katjuscia Manganiello Psicologo a Pesaro

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