Ansia e paura della convivenza

Inviata da LC9 · 26 lug 2021

Buongiorno,
ho 30 anni sono un libero professionista e lavoro in una attività di famiglia, da 2 e mi trovo in una situazione del tutto inaspettata che va avanti ormai da tanto tempo(9 mesi). Dopo un lavoro super stressante che mi ha messo nella situazione " o nuoti o affoghi" ho iniziato ad avere ansia continua, tremore diffuso e ossessioni di tipo aggressivo sia rivolte agli altri che a me per cui mi sono colpevolizzato molto.
Il lavoro è passato ma sul piano psicologico non sono ancora del sereno e vivo costantemente una "paura della paura". Mentre ho fatto quel lavoro ( e ho accettato di farlo pure per questo) si parlava di convivenza con la mia fidanzata e anzi prima le avevo proposto di vivere a casa mia ma ha rifiutato per paura di venire "inghiottita" dalla mia famiglia.
Il mio passato è quello di una persona tutto sommata tranquilla, molto adagiata a casa sua e con i suoi spazi, con una madre abbastanza ansiosa ( del tipo che bere un bicchiere a 18 anni equivaleva a diventare alcolizzato e cose simili...) forze un pò viziato ( dicono i miei) ma a livello scolastico ho passato anche 12 ore sui libri per mesi e mesi senza lamentarmi mai. Sono sempre stato bravo a scuola con un grande " dovere per il dovere".
Non ho mai avuto crisi esistenziali e cose simili, e sono sempre stato legato a casa mia che è stata costruita da mio nonno. Sono però una persona che in effetti è sempre stata ansiosa, non sono mancate nel tempo extrasistole e conseguenti ossessioni, paura di malattie ecc...nate per la precisione intorno a 14-15 anni dopo una crisi di coppia dei miei genitori e un "rifiuto" a me da parte di mio padre. Però questa cosa non la sento come un grande problema, nel senso che nel tempo la cosa si è ripresa e ci ha dimostrato molto.
Come dicevo ormai questo lavoro stressante è stato fatto ma nel frattempo la convivenza per un pò è saltata...questo ha comportato discussioni con la mia ragazza e intromissioni da parte della mia famiglia sul nostro rapporto con conseguente mia arrabbiatura con la mia famiglia..
Il motivo che sentivo per non andare a convivere era semplicemente che non lo vivevo come un periodo " adatto" e volevo aspettare che passasse, in realtà avevo tremenda paura delle ossessioni e di perdere il controllo..
La mia ragazza, giustamente, se l' è presa ed ha iniziato a nutrire dubbi sul mio amore per lei nonostante le spiegassi che la mia era paura della paura, paura che tornassero ossessioni e pensieri. Da parte mia non ho mai avuto dubbi su di lei, anzi non ho mai pensato che nessuna persona fosse meglio di lei, mi ci trovavo bene sotto tutti i punti di vista e un futuro insieme non mi spaventava affatto.
Nel frattempo io per i miei problemi mi sono un pò isolato, parlavo meno oppure facevo finta di niente ma in testa avevo sempre la mia ansia per cui lei si è sempre più sentita rifiutata fino ad arrivare a dirmi " non so se ti amo ancora" e che aveva parlato con un' altra persona che gli era risultata simpatica e si sentiva in colpa a non dirmelo. Giustamente è stato un periodo difficile anche per lei e me ne rendo conto.
Fatto sta che ho cercato di fare del mio meglio e ci siamo riavvicinati, ma penso di essere una persona ansiosa-ossessiva e la paura della paura continua ad esserci.
Ora non capisco più quale sia il problema di fondo, lei dice che può essere la paura di uscire dalla "comfort zone" ed in effetti per come ho sempre visto casa mia non dico non sia possibile, solo che continuo a sentirmi in colpa e cercando su internet ho letto del narcisismo, del disturbo evitante di personalità dato da madre oppressiva, di essere semplicemente un "bamboccione" e mi convinco a periodi di rientrarci e questo non fa che aumentarmi il senso di colpa.

Insomma è un passo che vorrei tanto fare e vivere serenamente perchè di lei sono convinto ma ho paura della mia reazione emotiva a tale passo, forse perchè questi nove mesi mi hanno fatto capire che non sono emotivamente forte come pensavo.

Ovviamente non riesco a pensarlo come " vediamo come va", vorrei andasse bene e vedo le cose sempre bianco/ nero.

Penso di essere un tipo con temperamento ossessivo ( nemmeno sapevo cosa volesse dire fino a poco fa) perchè per molti anni avevo momenti di ansia con gli studi che compensavo con formule matematiche o di fisica..che mi "davano sicurezza" perchè racchiudevano un pò tutto il mio controllo della materia.

Ho parlato con uno psicologo e mi ha detto che secondo lui il problema è di uscire dalla zona di comfort.
A casa ormai sono nervoso e me la prendo spesso con i miei forse perchè mi rappresentano qualcosa da cui vorrei staccarmi ma con difficoltà perchè in fondo mi danno sicurezza.

Cosa sapete dirmi? Io sono disposto a fare questo passo della convivenza, e inftatti ho già preso una casa, solo che ho paura di perdere la mia tranquillità e di tornare nel marasma di ansia ecc...se ne parlo con la mia ragazza pensa di non essere "abbastanza" per vincere questa paura e la cosa mi dispiace perchè vorrei solo essere tranquillo con lei.

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Miglior risposta 27 LUG 2021

Buongiorno LC9,
Ciò che mi colpisce di più nella sua lettera è la continua ripetizione della parola “paura”, come se lei vivesse il futuro non come promessa di realizzazione ma come minaccia.
La sua famiglia ha evidentemente un peso considerevole nella sua esistenza, non solo lavorativa; una famiglia piuttosto ingombrante se anche suo nonno dispiega la sua influenza grazie alla casa avita che tanto sembra proteggerla.
Lo ha capito bene la sua ragazza che ha saggiamente rifiutato la sua prima proposta di convivenza.
Benessere esteriore e sentimento di protezione le costano però un notevole dispendio emotivo, dalla paura di non essere all’altezza delle aspettative materne e degli standard familiari alle ansie e ossessioni.
La convivenza costituisce certo un grande cambiamento: lei rinuncerà ad alcune certezze, sicurezze e comodità per assumersi responsabilità nuove. È inoltre molto probabile che sua madre cerchi ancora di ostacolare il suo processo di trasformazione. Ma questo non la deve fermare: lei ha dimostrato in passato di saper raccogliere le sfide, sia negli studi che nel lavoro.
E se la sua ragazza non è ancora sicura della convivenza, cominci con coraggio un percorso anche da solo nella sua nuova casa, sperimenti le sue capacità ed elabori un progetto di vita grazie a scelte autonome, senza sentirsi troppo legato alla sua famiglia d’origine, rivolgendosi ad un professionista che la aiuti in questo cammino piuttosto che cercare su internet risposte che deve trovare dentro di sé.
Un cordiale saluto
dott.ssa Elisabetta Falcolini

Dott.ssa Elisabetta Falcolini Psicologo a Sansepolcro

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27 LUG 2021

Caro LC9,
Seguo con attenzione la sua preoccupazione e la sua "paura della paura".
Non se l'è sentita di andare a convivere per delle motivazioni sue interne, non si senta in colpa per ciò.
Non deve cercare di fare una convivenza solo per accontentare la sua fidanzata o per il timore di perderla.
Ha analizzato la sua storia di vita bene,la causa del timore di andare a convivere potrebbe dipendere sia dal tipo di rapporto che ha con la sua famiglia di origine sia dal suo carattere che ha bisogno di avere il controllo della situazione.
Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico che possa essere di aiuto e supporto emotivo in questa fase del suo ciclo di vita in cui vorrebbe costruirsi uno spazio suo lontano dalla famiglia ma al contempo ne ha timore.
Lavoro a Roma ma faccio consulenze anche online.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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27 LUG 2021

Buongiorno,
mi sembra di intravedere nelle sue righe una problematica di sgancio difficile o meglio di differenziazione difficile. Come dice lei stesso, i suoi le danno sicurezza, del resto lavora anche in un'attività di famiglia. Mi colpisce l'espressione utilizzata dalla sua fidanzata qundo esprime la paura di venire "inghiottita" dalla sua famiglia, che suppongo tenda più a inglobare che a lasciare andare! Le suggerisco di farsi aiutare da un professionista a lavorare sulle dinamiche del sistema familiare di cui è parte. Questo le servirà ad essere più sereno all'idea di costruire la sua propria famiglia. A sua diaposizione, anche online. Dott.ssa Franca Vocaturi

Franca Vocaturi Psicologo a Torino

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27 LUG 2021

Caro LC9,
La convivenza è un grande cambiamento che porta con sé anche la necessità di abbandonare il nostro nido primario, la nostra famiglia, la nostra casa d'infanzia. Avendo lei una forte tendenza al controllo è possibile che dover uscire dalla sua comfort zone ed intraprendere questo cambiamento generi in lei ansia e frustrazione alimentate da bisogni contrastanti (la volontà di mantenere il controllo restando nella sua zona d'abitudine e intraprendere questa convivenza per non deludere la sua compagna). Un percorso con un terapeuta può aiutarla ad indagare l'origine di questa sua necessità di controllo e fornirle strategie per mettere in atto comportamenti più funzionali. Un lavoro su sé stesso la aiuterà a riacquistare maggiore serenità e avrà risvolti positivi anche nell'ambito delle relazioni interpersonali.
Resto a disposizione anche online
Un caro saluto,
Dott.ssa Camilla Ripa

Dott.ssa Camilla Ripa Psicologo a Torino

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27 LUG 2021

Carissimo LC,
La difficoltà ad uscire dalla confort zone non si supera prendendo casa. Per condividere un progetto di vita con un’altra persona occorre aprire le vele, staccarsi dal porto, navigare in mare aperto. È necessario cioè che arrivi a maturare il distacco dai suoi per creare qualcosa di nuovo con la sua partner.
Si lasci aiutare a maturare questo processo e si troverà pronto ad affrontare con serenità la nuova avventura in comune.
Rimango a disposizione e le auguro il meglio
Dott.ssa Oriana Parisi

Dott.ssa Oriana Parisi Psicologo a Bari

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