Il dolore e l'Acceptance and Commitment Therapy

La cultura occidentale moderna è caratterizzata da una tendenza generale al "sentirsi bene" che insegna ad evitare il dolore a tutti i costi. L'ACT propone qualcosa di radicalmente diverso.

5 OTT 2022 · Tempo di lettura: min.
Il dolore e l'Acceptance and Commitment Therapy

L'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è un approccio psicoterapeutico sviluppato da Steven Hayes con i colleghi Kirk Strosahl e Kelly Wilson.

Nell'ACT si usa il termine "evitamento esperenziale" per indicare l'indisponibilità a rimanere in contatto con un'esperienza dolorosa (Hayes, Strosahl e Wilson, 1999). Tale approccio non si occupa dell'eliminazione del dolore in quanto esso non può essere evitato. Peraltro, il dolore è solo una parte dell'intera esperienza che compone la nostra vita.

Il dolore cronico

Il dolore fisico rappresenta un perfetto esempio di evitamento. Nella sua forma base, il dolore è un insieme importante di informazioni ed è assolutamente necessario per la nostra sopravvivenza in quanto con esso il nostro corpo sta cercando di comunicare al nostro cervello che qualcosa non va e che bisogna prestare attenzione.

Il problema con il dolore cronico è che rappresenta un segnale che non cessa mai. Anche se non c'è un pericolo imminente, il segnale "dolore" prosegue e si è condizionati a pensare che è necessario fare qualcosa per fermare o ridurre (modificare) il dolore.

Spesso le strategie utilizzate per gestire il dolore (antidolorifici, intervento chirurgico, fisioterapia, guardare la TV per molti giorni di seguito provando a dimenticare il dolore, bere alcolici per stordirsi) possono avere un efficacia a breve termine ma spesso pongono dei limiti alla vita che si vuole vivere in quanto portano ad ulteriore dolore. Questo dolore causato dal dolore è ciò che l'ACT chiama sofferenza ed è quando iniziamo a fare cose per evitare questa sofferenza che rimaniamo bloccati nel dolore cronico.

L'ACT infatti distingue fra "dolore pulito", che è quello biologicamente legato alla condizione cronica che lo produce, e il "dolore sporco", cioè la sofferenza psicologica, tutto ciò che la nostra mente ci dice sul dolore pulito. È il secondo tipo di dolore quello che intrappola e riduce la speranza di fare ciò che le altre persone intorno a noi fanno, crescere figli o nipoti, condividere un affetto, coltivare amicizie e hobby, perseguire una carriera lavorativa. È ciò che porta ad ingaggiare una lotta che trattiene dal godere di una vita piena, perseguendo ciò a cui si aspira.

Secondo l'ACT, il problema non è il dolore in sé e per sé, ma come rispondiamo alla presenza del dolore nella nostra vita. Tale approccio ritiene che le persone affette da dolore cronico cerchino di sbarazzarsi del dolore affinché possano apportare cambiamenti alla loro vita, cambiamenti che non ritengono possibili fino a che proveranno dolore. Si tratta di un ciclo infinito che spinge le persone che soffrono di dolore cronico ad una battaglia che non potranno mai vincere.

La catena del dolore

Per coloro che soffrono di dolore cronico la manifestazione completa della sofferenza si verifica solitamente in quattro fasi:

  • la reale sensazione fisica del proprio dolore;
  • il modo in cui la mente reagisce a questo dolore;
  • comportamenti di evitamento o fuga basati su ciò che la mente dice;
  • scelte a lungo termine basate su comportamenti di evitamento o fuga.

Il primo passo è il dolore pulito, una sensazione che può causare delle difficoltà ma non è in grado di distruggere la vita di chi la prova. I restanti passi corrispondono ad altrettante manifestazioni del dolore sporco:

  1. Script mentali, cioè processi di pensiero che si attivano quando si reagisce al dolore, ad esempio si possono cercare i motivi per cui si prova dolore, formulare pensieri offensivi nei propri confronti ("Sono senza speranza") oppure ripetere le regole che ci si è dati sul proprio dolore ("Se mi stanco troppo sentirò dolore");
  2. Comportamenti di evitamento, cioè tutto ciò che si mette in atto o si evita di fare per non sentire dolore (usare farmaci, rifiutarsi di impegnarsi in certe attività, accontentarsi di avere meno di quanto si vorrebbe veramente, dissociarsi da se stessi per non sentire il dolore), comportamenti che invece di ridurre il dolore in realtà lo aumentano per il principio del rinforzo negativo;
  3. Restrizione dei valori, cioè l'allontanarsi dalla vita che si desidera vivere (ad es. rinunciare a studiare, lasciare un lavoro o decidere di non avere una famiglia) perché si ritiene che il dolore non permette di realizzarla.

Accettazione e impegno

L'ACT ritiene possibile vivere la vita che si desidera pur in presenza di questo dolore, ma non rassegnandosi passivamente alla sua presenza o assumendo un atteggiamento fatalista; se l'evitamento esperenziale è alla radice della sofferenza, la sua controparte è l'accettazione: essa è l'atto con cui si consente a se stessi di aprirsi al proprio dolore e a tutto ciò che comporta, esperienze spiacevoli, pensieri e sensazioni, imparare ad accettarlo e abbandonare la lotta contro di esso. In questo modo si rinuncia alle strategie di controllo e ci si rimette di nuovo al volante della propria vita, accompagnati dal dolore come se fosse un passeggero di particolare valore.

Quando si impara ad accettare il dolore e a conviverci, piuttosto che vivere contrastandolo, si è liberi di scegliere il modo in cui si vuole vivere, in linea con i propri valori. L'ACT infatti offre una guida per identificare la propria direzione globale di vita, ciò che per la persona è importante.

Una volta scelto a cosa dare valore, l'ACT propone di capire quali passi concreti e misurabili siano necessari per arrivare nella direzione desiderata e di metterli in pratica con l'impegno, anche se insorgono pensieri, emozioni o ostacoli esterni che lo rendono difficile.

Quindi è l'unione dell'accettazione e dell'impegno a conferire il reale potere di vivere ogni giorno la propria vita secondo i propri valori.

 

PUBBLICITÀ

psicologi
Scritto da

GuidaPsicologi.it

Il nostro comitato di esperti, composto da psicologi abilitati, si impegna a fornire informazioni e risorse accurate e affidabili. Tutte le informazioni sono supportate da evidenze scientifiche e sono contrastate per garantire la qualità dei loro contenuti.
Consulta i nostri migliori professionisti specializzati in psicoterapia

Bibliografia

Dahl J., Lundgren T., (2014), "Oltre il dolore cronico", FrancoAngeli.

Hayes S. C., Strosahl K. D., Wilson K. G., (1999), "Acceptance and Commitment Therapy: An experimental Approach to Behaviour Change", New York, Guilford.

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su psicoterapia

PUBBLICITÀ