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Vorrei conoscere l'iter giusto per un caso di maltrattamento

Inviata da Emanuela il 9 giu 2017 Violenza di genere

Ho 55 anni, sposata con 2 ragazzi 20enni, sono figlia unica, mio padre ha, da sempre avuto un atteggiamento altalenante: un po' super affettuoso, ma più spesso dispotico, quindi l'ho sempre preso con molta titubanza, non avendo mai conosciuto un periodo di equilibrio.
Mia madre è sempre stata inghiottita dalla sua presupponenza e intimidita dalla sua autorità, succube e pavida fino alla nausea.
Io sono cresciuta seguendo i precetti di famiglia, non ho chiesto mai nulla, facevo ciò che mi veniva detto, andavo dove mi portavano, aspettavo ore in macchina, se necessario, sgobbavo all'inverosimile se dovevo, ma poi me ne sono andata, per fortuna.
Gli ultimi 20 anni sono stati i più difficili, mio padre mi contestava di tutto, ero sempre in difetto, tanto che mi sono allontanata quasi del tutto, anche se nei rari incontri, avevamo litigi colossali, nei quali mi si contestavano pretese del tutto ingiustificate e, sempre più farneticanti.
Infatti negli ultimi anni, mio padre insisteva con un super IO ai limiti del delirio e mia madre, che lo ha sempre fatto sentire giusto e perfetto, era sempre più passiva.
Ho cercato di osservare questa sua passività un po' sospetta, ho chiesto al medico di famiglia che mi ha risposto "invecchiano male", ma un mese fa, mio padre mi chiama, la mamma dava i numeri, sono intervenuta ed era completamente fuori di se, aggressiva, senza memoria ne cognizioni di base.
Ora, dopo il ricovero, è stata riconosciuta con uno stato di demenza grave, che mio padre mi aveva mascherato da tempo, vive con lui, non sa far più nulla, può iniziare una frase che poi non termina, se non confusamente.
Questi sono la storia e i fatti di base.
Il problema è che lui non accetta la sua condizione, dice che spesso è perfetta, hanno un'attività commerciale che mio padre si ostina a mantenere, non per bisogno, perché sono benestanti e l'attività è, ormai, solo un centro di costo, ma ho capito che per lui resta la cosa predominante un luogo dove far fibrillare il suo io, i suoi titoli e il suo prestigio, quasi tutto costruito da discutibili presenze amiche, Tizio della banca, Caio della finanziaria..., consci della sua, ormai, scarsa lucidità e della sua evidente debolezza alle lusinghe.
Quindi è bene convincersi che è solo un fatto momentaneo e può esser trascinata al lavoro regolarmente, in realtà, dopo un'ora, perde le forze, mio padre, fra urli e rimproveri, cerca di temporeggiare mandandola in macchina, magari al sole, galleggiando sul rifiuto totale della realtà.
Non vuole chiedere l'invalidità, non vuol mettere nessuno che la segue e la cura, non la porta a distrarsi con una passeggiata, solo imposizioni e continui discorsi urlati e farneticanti, da esaltato.
Io vorrei metterla al sicuro, ma ha paura del distacco da lui, forse perché ci vede la sua, ormai acquisita, zona di confort.
L'unica conclusione sarebbe quella di chiudere con l'attività e far stare mia madre a casa e in libertà.
Per la geriatra tutto ciò è importante per eliminare il tenore stressante che probabilmente l'ha demolita e preservare, quanto possibile la condizione, piuttosto che esporla ad un'altra, imminente caduta involutiva.
Il problema è che lo stato alterato di mio padre vince sul buon senso, cioè nessuno può far niente, lui rifiuta le visite e nessuno può intervenire.
Il problema è che finora ho raccolto solo opinioni e zero soluzioni.
Pare che nulla compete a nessuno e non c'è un percorso di bonifica riconoscibile.
Io non posso credere che in una brutta storia moderna il lieto fine c'è, ma per i cattivi.
Per questo sono in cerca del giusto percorso e conto sulla Vostra volontà.
Anticipo i miei più cordiali ringraziamenti.

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Gentile Emanuela,
La situazione che descrive appare complessa ed è difficile offrire soluzioni a distanza. In generale non si può convincere nessuno a cambiare le sue modalità, se la motivazione non parte da lui e da quello che scrive suo padre non sente alcuna motivazione.

Spesso le diagnosi di demenza cambiano gli equilibri familiari e possono acutizzare dei problemi relazionali presenti già da prima. Tuttavia spesso dopo un fase iniziale di negazione e rabbia, si inizia a fare i conti con la realtà e diventa più chiaro cosa fare e come affrontare le crescenti difficoltà. E' un processo di adattamento che richiede alcuni mesi e che procede per tutto l'iter della malattia.

Se non c'è disponibilità da parte di suo padre, può solo monitorare la situazione e verificare che ci siano le condizioni minime e necessarie di sicurezza e di cura per sua madre.
Se sospetta che questo non venga rispettato, può comunicarlo al suo medico di base e al neurologo che segue sua madre e sarà loro dovere attivare i servizi di competenza.

Spero di averle almeno in parte risposto,
a disposizione per eventuali dubbi o chiarimenti.

Buona giornata,
Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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