Voi dottori non vi lasciate mai andare? parte 2

Inviata da stranita · 31 dic 2015 Orientamento professionale

Non mi sembra difficile capire il perché io desideri un rapporto più stretto con la mia psico (come qualche dottore mi ha chiesto). Il motivo è direi banale, mi piace,è una persona che mi piace, la trovo divertente, mi piace ascoltarla mi piace parlare con lei di tutto, mica solo di cose "mie". Mi piace quando si racconta, abbiamo molte cose in comune. Le voglio bene, mi preoccupo per lei se so che ha qualcosa. Come in un rapporto direi "normale". Non ho particolari problemi, son andata da lei per migliorarmi. Sto benissimo anche senza la sua presenza, non sono dipendente da lei. Lei sa queste cose, ne abbiamo parlato, ed è concorde con me nel dire che il mio non è un transfert, ma solo affetto e interesse sincero verso di lei. A me non sembra per niente strano. Son consapevole che per ora lei è la mia terapeuta, solo spero di poter un giorno aver un altro rapporto con lei, e sa anche questo. Prima vengo io e la terapia, quando sarà finito non andrò mai più da lei nemmeno se nel tempo potessi averne ancora desiderio, mi rivolgerei ad un altra persona, non perché il nostro lavoro assieme non funzioni, anzi. Ma perché voglio tenere una porta aperta, deciderà lei dopo cosa fare..

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Miglior risposta 31 DIC 2015

Gentile Confusa,
se lei è ancora in terapia per migliorarsi, penso che è su questa cosa che ci si dovrebbe concentrare.
Quanto al futuro, chiusa la terapia, un possibile rapporto di amicizia con la sua attuale terapeuta, suppongo cercato da lei, dovrebbe trovare la disponibilità e la volontà della sua terapeuta, cosa che ritengo possibile ma improbabile perchè un rapporto terapeutico generalmente rimane tale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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4 GEN 2016

Gentile Confusa,
Le rispondo citando il modo in cui lei si definisce e presenta! Ho letto con interesse, sia la sua prima comunicazione che quest'ultima. È davvero interessante la riflessione che fa in quanto concerne quel complesso tema che è il rapporto terapeuta-paziente e più in generale la figura dello psicologo-terapeuta. Noi possiamo ritenerci medici senza camice bianco, medici perché pensiamo ed operiamo in funzione dell'aiuto rivolto a persone che si trovano in difficoltà. Difficoltà che spesso hanno origine psicologica e non organica quindi il nostro mezzo, veicolo di cura è proprio la relazione terapeutica. La costanza, la regolarità la prevedibilità che caratterizzano la relazione con uno psicoterapeuta sono aspetti di assoluta importanza perché permettono ad ogni paziente di ripristinare il proprio funzionamento interiorizzando un nuovo senso di sicurezza e competenza personale. La straordinaria efficacia di questa relazione é data anche,e direi soprattutto, dalla neutralità empatica del terapeuta, perché se così non fosse si eguaglierebbe a qualsiasi altra relazione amicale profonda, importante certo, ma non stimolo al cambiamento effettivo in termini di pensieri, sentimenti e comportamenti. Per rispondere ad alcune sue perplessità, il motivo per cui tendenzialmente non ci apriamo con il paziente non è, a mio avviso, derivato da una freddezza o incapacità di legarsi del terapeuta, ma anzi, è esattamente vero il contrario. Durante un percorso di terapia noi indossiamo, con estrema sensibilità e attenzione, i "panni dell'altro" per comprendere realmente, per sentire e pensare come lui/lei. Diventiamo quasi uno specchio riflettente, un punto di riferimento nel quale ogni singola persona può vedere se stesso e allo stesso modo, modificare ciò che non è più funzionale per una vita piena e serena. In ogni caso, come ogni relazione che si rispetti, anche quella terapeutica cresce, si evolve, matura e pertanto aumenta anche una certa maggior confidenzialitá. Quindi non è escluso né tanto meno vietato per un terapeuta aprirsi e raccontare qualcosa di sé ma è importante farlo a seguito dello stabilirsi di una buona e forte alleanza.
Cara confusa, noi siamo anzitutto prima esseri umani e poi abbiamo deciso di porci al servizio degli altri e non perché siamo migliori ma perché abbiamo affrontato un percorso di studi, lungo, complesso ed impegnativo, durante il quale abbiamo acquisito capacità, competenze e mezzi affinché il famoso "riuscire a stare bene" , diritto di ognuno di noi e desiderio di ogni paziente, diventi realtà e non un'affermazione astratta.
Quindi grazie per le sue questioni, perché sono un importante stimolo di riflessione anche per noi e per meglio promuovere e far conoscere la nostra figura professionale.
Le auguro ogni bene e di continuare il suo percorso di terapia esprimendo sempre cosa pensa in merito.
Buon inizio 2016!
Dott.ssa Anna Gallucci

Dott.ssa Anna Gallucci, Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Vicenza

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31 DIC 2015

Gentile confusa,
rispondo a questa sua nuova richiesta constatando che il suo ragionamento è possibile. Ma percepisco che una parte di lei voglia convincersi che quello che le accade sia solo frutto di una conoscenza avvenuta in quella sede. Credo sia importante che in terapia ritorni sull'argomento con la sua terapeuta in quanto la sua "confusione" non si è dissipata.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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31 DIC 2015

Cara Buongiorno
a me il tuo sembra un atteggiamento equilibrato e mi trovo in accordo con te e la tua psicoterapeuta.
Ora però concentrati molto sul percorso che state facendo in psicoterapia e poi il futuro si vedrà.
Un saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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