Vivo male, e capisco di non poterne uscire da sola

Inviata da Mela. 4 lug 2016 5 Risposte  · Autorealizzazione e orientamiento personale

Vivo male, e capisco di non poterne uscire da sola, ma non so a chi rivolgermi, come scegliere la persona a cui aprirmi. Continuo a pensare che sia inutile e che non potrà essermi d'aiuto in quanto ho già sperimentato una terapia che ho abbandonato.

terapia , male

Miglior risposta

Cara Mela,
Capisco il fatto che lei abbia avuto un'esperienza non aderente alle sue aspettative, anche se ci si augura che ciò non avvenga può capitare di non trovarsi bene con la persona con la quale si inizia un percorso così importante e significativo. Bisogna tener presente che anche la relazione terapeutica è un incontro di due soggettività uniche, che possono non incontrarsi. Ciò capita quando non si riesce a trovare quel giusto incontro di aspettative e soprattutto quando magari non ci si sente a proprio agio nel poter esprimere tutto ciò che si prova anche rispetto a ciò che non va proprio nella relazione terapeutica. Questo però non significa che debba accadere nuovamente che lei non si trovi bene con un altro terapeuta. Lei stessa riconosce che ha bisogno di aiuto, provi a pensare a quali sono i pro e i contro di un eventuale aiuto professionale. Rispetto alla sua esperienza pregressa fallimentare può fare tesoro di questa e capire magari assieme ad un altro terapeuta perché non ha funzionato sicuramente ciò sarà di grande aiuto per l'efficacia di un nuovo percorso.

Rimango a disposizione

Cordialmente

Dott.ssa Mara Di Paolo

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Buon pomeriggio.
Mi occupo da tempo di problematiche relative alla relazione interpersonale e, nello specifico, di stili di attaccamento non sicuri. Nel leggere la sua richiesta colgo questo aspetto in primo luogo, il senso di inaiutabilitàche riferisce e che caratterizza probabilmente non solo la sua passata relazione terapeutica è molto probabilmente la chiave di accesso alla comprensione delle sue attuali difficoltà. Le suggerisco di lavorare su questo aspetto, prima che su specifiche problematiche.
Saluti
Dr.ssa Vanda Fontana
Viterbo

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5 LUG 2016

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1 Risposta

Buonasera Mela,
potrei dirle che la neurobiologia ha dimostrato come la psicoterapia modifichi, direttamente, l'architettura cerebrale creando e rinforzando nuove connessioni neuronali. Potrei dirle che, qualunque modello teorico, ha una elevata possibilità (nelle giuste condizioni relazionali tra terapeuta e paziente) di migliorare la qualità di vita di chi soffre. Potrei dirle che non sarebbe giusto generalizzare un'esperienza andata male (ma bisognerebbe capire come, perché, cosa, etc.). Potrei dirle tante altre cose, ma sarebbe inutile: lei non deve essere convinta dall'esterno, ma dovrebbe cercare e, possibilmente, trovare una ragione (motivazione emotiva) interna per farsi aiutare. Non una ragione del tipo: ho bisogno di aiuto perché sto male (troppo generale ed aspecifica, a mio modo di vedere). Ma una del tipo: non sono libera di scegliere quale condotta avere (ripropone, mia ipotesi, sempre le stesse domande, pensieri, emozioni, modi relazionali, etc., anche quando si accorge che non funzionano più come prima); non riesco a trovare un'identità riconoscibile nel tempo (sempre ipotesi o esempio di motivazione) con la quale distanziare l'esterno e poter definire l'interno; mi sento sola affettivamente (ancora un es.), anche quando ho un partner stabile; sono anni che ho un'immagine di me stessa (es.) che non mi piace e che mi fa stare male ma vorrei capire da dove nasca, etc. etc. Tutti questi es., (e molti altri) non le permettono di continuare ad evolversi da sola (come fatto fino ad un certo punto), dunque avrebbe bisogno di un punto di vista diverso e professionale (magari che fa questo mestiere tutti i giorni). Come sceglierlo? Innanzitutto le consiglierei di trovare dei curricula dove si veda tanta esperienza, non solo in termini di anni da psicoterapeuta (per me, se un collega ha 50 anni di lavoro da psicoterapeuta solamente e non ha avuto altre esperienze come docenze, relazioni, ricerche, supervisioni, costante aggiornamento, etc., ha una esperienza parziale, ma è solo un mio parere). Così, già solo tramite internet, riesce a fare una prima scrematura. Ma quella più importante è il primo colloquio. Io consiglio sempre tre "primi colloqui" proprio per valutare meglio il collega con il quale, istintivamente (a pelle, immediatamente, spontaneamente) sente che si sia creato un aggancio relazionale. Da ultimo ma non meno importante: non parta con il pensiero per cui, essendo lei la paziente e visto che non è lei una specialista e sta male, se sente che c'è un qualcosa che non le torna nella relazione clinica, questo lo attribuisce a Sé. No, molti di noi terapeuti potremmo non fare al caso suo, potremmo non farla sentire a suo agio, potremmo sbagliare qualcosa: insomma, in una relazione duale, seppur sbilanciata a livello di conoscenze e formazione, ambedue le parti hanno la responsabilità di far bene e lei, come paziente, ha il diritto di effettuare tutte le verifiche che pensa le siano necessarie. La terapia è uno strumento, in sé né buono né cattivo, ma lo può diventare a seconda di come viene utilizzato: da ambo le parti.
Buona fortuna
dott.Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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5 LUG 2016

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651 Risposte

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Gentile Mela,
capisco lo sconforto e il senso di solitudine. Dice che sente di aver bisogno di aiuto ma pensa che poi sarà inutile. Non conosco la sua precedente esperienza e quindi non so perchè abbia deciso di abbandonare la terapia. A volte la paura di affidarsi impedisce di poter cogliere il beneficio di poter lasciare ad altri il proprio peso interiore. Ma talvolta si nutrono aspettative troppo elevate che impediscono di cogliere i piccoli miglioramenti. Ma ripeto, non conosco la sua storia. La invito però a porsi una domanda: "Qual è la maggiore paura di Mela nella ricerca di un nuovo specialista? "
Se ha scritto su questo portale è perchè il bisogno di un riferimento è maggiore delle sue paure, contatti qualche altro terapeuta della sua zona, sono certa che qualcuno riuscirà a conquistare la sua stima/fiducia.
Cordialmente

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4 LUG 2016

Logo Dott. Ivana Gallo Dott. Ivana Gallo

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Cara Mela,
non sapendo quale sia il Suo disagio, parlo a titolo generale. Non sempre purtoppo la prima terapia che si intraprende sarà quella risolutiva, dipende molto infatti dalla relazione terapeutica (si é trovata a suo agio con il collega che l'ha seguita?) e dagli obiettivi che vi proponete.
La inviterei pertanto a riprovare magari valutando se il professionista a cui si rivolge Le sembra un buon "compagno di viaggio" e se il percorso che visualizzate abbia senso per Lei.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto

Annalisa Anni
Psicologa Padova

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4 LUG 2016

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