Vivere in una campana di vetro

Inviata da Giulia · 21 mar 2016 Autorealizzazione e orientamento personale

Buongiorno,
Ho 21 anni e ho l'impressione di buttare via ogni minuto che passa della mia vita. Ne ho ventuno e non sento di averceli. Vivo quasi sempre chiusa in casa e per me risulta un ostacolo sempre più insormontabile interagire ed affrontare con serenità il "mondo esterno". Non sono mai riuscita a vivere a pieno i miei anni (ho passato la mia infanzia in isolamento, molti "step" che si vivono in genere in adolescenza non li ho vissuti e ora vivo sempre più in solitudine la mia gioventù) e ho la sensazione che non sarò mai in grado di farlo. Non ho persone su cui contare veramente e sono convinta di non essere stata né capace, né in grado, e né avuto la possibilità di vivere a pieno la mia vita, e penso che mai avrò la possibilità di essere pienamente felice, realizzata e libera dalle catene da cui sono trattenuta fin da bambina.
Mi sento sopraffatta, frustrata, sola ed isolata da troppo tempo.
Mi sento isolata dal mondo, chiusa in una gabbia che per anni ho cercato più volte di ribellarmi, di scappare e di combattere senza risultati, anzi facendomi cadere ripetutamente in uno sconforto e angoscia incolmabile, specie quando mi trovo davanti al fatto compiuto: che sono ancora rinchiusa dentro e mai sarò in grado di uscirne. Questa gabbia non l'ho creata da sola: è stata la mia famiglia a crearla per me.
Vivo quasi sempre chiusa in casa, se non per andare prima a scuola e ora in università. Se esco altrove, ho moltissimi vincoli e restrizioni e questo mi rende ansiosa per il timore di commettere qualche errore e di finire di nuovo, questa volta blindata, nella mia gabbia. Quando ero più piccola, secondo i miei genitori, qualsiasi aspirazione o desiderio che non siano prettamente scolastici mi distraevano dai miei doveri, dovevo essere per loro la ragazza ideale diligente e obbediente che non creava mai problemi. Dovevo esserlo, perché vivevo (e vivo tutt'ora) nel costante terrore di essere "ripudiata" dalla mia stessa famiglia se non ero come loro desideravo. Secondo loro, qualsiasi mia "devianza" doveva essere stroncata sul nascere. A causa di questo, ho dovuto rinunciare a troppi dei miei desideri personali (hobby, interessi personali, amicizie, momenti per cui ottenere un po' di autonomia ed indipendenza) perché combattere per essi mi stressava così tanto che era meglio ritornare a vivere in quella gabbia che cercare di uscirne, soffrire e ritornarci con più restrizioni di prima. I miei mi dicono che lo fanno per proteggermi da quel "mondo esterno cattivo" in grado di farmi del male e di rovinarmi. (per esempio uscire il sabato sera con gli amici causa angoscia ai miei perché sono convinti che uscire in determinati orari sia automaticamente esposta a pericoli. Di conseguenza, dopo il tramonto devo essere confinata in casa).
Ora mi risulta più difficile convivere con questa situazione e gran parte delle volte desidero "cancellarmi", "annullarmi" e "scomparire", dal mondo che continuare a vivere così (a volte cerco di estraniarmi, isolarmi, e tagliare temporaneamente quei pochi contatti che ho, famiglia compresa). Ci sono momenti in cui voglio rinunciare a tutto e l'unico desiderio che ho è di chiudermi per sempre nella mia oscurità senza mai più uscirne.
Ho sempre avuto questi pensieri fin da bambina, ma man mano che passavano gli anni, questi pensieri diventano sempre più persistenti e, a volte, assumono toni più inquietanti nella mia mente.
Perché la mia vita non è mia e mai lo sarà e di conseguenza non potrò farne mai strumento della mia felicità.

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Miglior risposta 24 MAR 2016

Gentile Sara,
capisco il tuo stato d'animo e come puoi esserti sentita in una famiglia in cui l'iperprotezione ,l'ansia, le regole e i divieti hanno represso i tuoi desideri di adolescente facendoti sentire quasi una reclusa senza alcuna autonomia e indipendenza.
Tuttavia tu stessa hai ammesso che combattere per poter realizzare qualcuno dei tuoi desideri ti stressava così tanto che era meglio rinunciarvi. Per altro,non gestendo, in qualità di figlia, più potere dei tuoi genitori, avresti potuto utilizzare solo le armi del dialogo e della persuasione ma evidentemente queste armi non erano il tuo forte.
Pur sapendo che la capacità di dialogo e di persuasione non si improvvisa ma si acquisisce potresti comunque provare a negoziare con i tuoi qualche concessione cominciando da quelle piccole e dimostrando che possono fidarsi di te.
Contemporaneamente penso che dovresti concentrarti molto sugli studi per portarli a termine il prima possibile e poter così cercare una sistemazione lavorativa che è il primo vero passo decisivo verso l'autonomia.
Solo allora,essendo indipendente almeno economicamente, potrai fare quelle esperienze che ti sono state prima negate facendoti sentire reclusa e isolata.
Tra queste potresti prendere in considerazione un percorso di psicoterapia che ti aiuterebbe a trovare un migliore equilibrio psicologico e rivalutare in maniera un pò forse meno negativa l'atteggiamento troppo restrittivo dei tuoi genitori.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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25 MAR 2016

Cara Sara,
hai fatto un quadro chiaro della situazione e di come si è creata.
Certo che questi tuoi genitori ti hanno trasmesso talmente tanta insicurezza ed ansia, per volerti proteggere loro stessi hanno limitato il tuo slancio vitale.
Però questo "slancio vitale" non è morto ma anzi si esprime a attraverso i tuoi sintomi e la tua voglia di ribellione che non sai come convogliare.
Io ti consiglio di partire da qualcosa di bello e accessibile che vorresti fare...riprendi in mano uno dei tuoi interessi e dei tuoi"antichi" hobby e riparti di lì a costruire te stessa.
Se riesci a trovare un aiuto terapeutico, non esitare, avrai un alleato in più che ti sarà utile anche per far comprendere ai tuoi genitori il tuo bisogno di esperienze e di uscire.
Oppure parla con loro ed esprimi con calma quello che hai detto qui, magari fagli leggere la tua lettera.
Insomma mettili al corrente della tua situazione interiore e chiedi di essere aiutata.
Io spero tanto che tu possa riuscirci e che loro capiscano.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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22 MAR 2016

Buongiorno Sara,
descrivi una gabbia di insicurezze e restrizioni. Non si può combattere una gabbia del genere infrangendola immediatamente andando contro le sue regole... si deve agire dall'interno. Prendi in considerazione un percorso personale, da svolgere nelle ore in cui puoi uscire, un percorso che tieni per te e che ti aiuterà a fare quelle esperienze positive che ti sono mancate e vedrai che riprenderai in mano la tua vita!
Dott. Fabio Glielmi
Psicologo - Psicoterapeuta
Roma

Dott. Fabio Glielmi Psicologo a Roma

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21 MAR 2016

Buongiorno gentile Sara,
la situazione che descrive è complessa in quanto da una parte c'è la sua famiglia con le sue regole, divieti, dall'altra c'è Lei che afferma provare uno stress intenso ogni qual volta si sforza di uscire dallo stato di costrizione che ora fa anche parte di Lei al punto da dire che sarà sempre così. Se sente che il limite di tolleranza di questa immensa sofferenza è giunto al termine, valuti di intraprendere un percorso di psicoterapia psicodinamica. Scardinare in Lei credenze antiche e pessimiste sulla sua vita e sul mondo necessità di un lavoro psicologico profondo svolto con costanza e molta pazienza.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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