...veramente in difficoltà

Inviata da Maria · 10 mag 2016 Orientamento professionale

Buongiorno,
mi chiamo Maria, ho 33 anni e sono in terapia da quasi 2. Mi rendo conto che sintetizzare tutto il percorso fatto con la mia terapeuta in queste righe può essere difficile ma ci provo. Ho deciso di andare in terapia perché avevo problemi sul lavoro che mi avevano portata a stare tutto il giorno a letto, al buio e a non aver più voglia di fare nulla. Sono stati mesi difficili e grazie al lavoro svolto con la mia terapeuta ora la mia situazione lavorativa è completamente cambiata...perché in questi mesi è cambiato il mio modo di pormi sul lavoro. Di questo sono veramente e profondamente grata alla mia terapeuta. Ovviamente, ma questo per voi non sarà una novità, nel corso del tempo ho scoperto che i miei problemi sul lavoro erano un riflesso dei miei rapporti personali ed i problemi con il mio capo (donna) riflettevano in pieno il rapporto che ho con mia madre. E grazie al percorso fatto in questi mesi ho scoperto di aver sempre avuto problemi a relazionarmi con gli altri proprio per effetto del mio trascorso familiare. Io evito qualsiasi tipo di relazione e mi nascondo dietro la mia corazza da dura, fredda e insensibile. Nel corso del tempo, nonostante mi sia sforzata, è successa una cosa per me veramente inusuale. Mi sono affezionata alla terapeuta. Il suo esserci sempre nei miei momenti di difficoltà mi ha fatto stare bene. Avere qualcuno su cui poter fare sempre affidamento mi ha però spaventata. Tant'è che ho momentaneamente interrotto la terapia (tranquilli, la terapeuta non è favorevole a questa cosa). Ne abbiamo parlato. E la sua risposta è che non posso farci niente. Che lei mi vuole bene (testuali parole) e che io non posso farci niente. Che ho paura di provare fiducia. Ha rispettato, seppur malvolentieri, il mio bisogno di riflettere. So bene che il mio cammino non è ancora concluso. Ma capirete bene che forse per me è ancora più complicato continuare in questa situazione. Ora però ho da decidere ed in questo ho bisogno del vostro aiuto. Secondo voi è possibile continuare con la stessa terapeuta ma riprendendo le distanze? Posso essere considerata solo la "paziente X" senza che dica di volermi bene? A me fa male questa cosa, lei dice che il solo modo per essere felice è imparare a gestire le mie relazioni e quello della terapia è un ambiente "protetto" in cui non ci si può far male. Ma io mi sono fatta male. Quindi? Dovrei continuare con la mia terapeuta o provare con un altro terapeuta (magari maschio...visto che con le figure femminili ho i miei problemi)?. Io ho la vaga impressione di essere arrivata al nocciolo della questione e forse cambiare terapeuta sarebbe come tornare indietro..dovendo poi ricominciare tutto di nuovo. Però sono terrorizzata. Che ne pensate?

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Miglior risposta 11 MAG 2016

Cara Maria
ti stai trovando proprio come tu dici al "nocciolo " dei tuoi problemi in questo percorso terapeutico.
Un lungo e importante cammino è stato compiuto ed ora sei "faccia a faccia" con emozioni nuove; con un volersi bene che ti sembra andare oltre (oltre le tue possibilità emotive) e verso il quale ti trovi a disagio.
A mio parere il punto che ti spaventa non è tanto l'esserti affezionata e aver avuto conferma dalla psicologa di essere ricambiata (in termini umani e terapeutici non c'è nulla di strano in questo), ma sei spaventata dalla dipendenza che questo rassicurante rapporto ti crea e hai paura di non poterne fare a meno.
Per ovviare e per far fronte a questa paura hai trovato la strategia di interrompere (tipo pausa riflessione) momentaneamente il rapporto.
Come tu stessa hai notato la psicoterapia è il luogo in cui le paure si affrontano e i conflitti, residui di complessi infantili, si comprendono e si sciolgono.
Allo stesso modo ora occorre fare con questa tua paura della dipendenza dalla terapeuta che sta emergendo e che dovrà essere compresa e risolta.
Per questo credo proprio che tu non debba lasciare la terapia bensì riprenderla ed affrontare questo nuovo importante "step" che ti porterà a comprendere che il volersi bene non vuol dire essere dipendenti, anzi c'è molta autonomia nei rapporti umani, quanto più cresce la stima e l'amore.
Sono cose che devi imparare.
Quindi avanti, tranquilla, sei ad una tappa importante e, forse, conclusiva della psicoterapia.
Complimenti per il percorso a te e alla tua psicoterapeuta.
Cari saluti
Dott.Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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22 MAG 2016

Gentile Maria, la terapia è anche un percorso di relazione, non credo sia molto utile interrompere con la sua attuale terapeuta, il mio consiglio è di continuare con lei perchè la stessa relazione è terapeutica. Cordialmente

Dr.ssa Marialba Albisinni Psicologo a San Cesareo

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17 MAG 2016

Gentile Maria,
le emozioni che sta provando confermano la validà e la profondità del lavoro che avete fatto. Mi aggiungo al coro: avanti così. Lo stallo spesso prepara ad una svolta nel lavoro e Lei l'ha capito. Brava. Coraggio.

Anonimo-158056 Psicologo a Guidonia Montecelio

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17 MAG 2016

Salve Maria, credo che a questo punto, dopo due anni di percorso ed essendo arrivata "al nocciolo...." nessuno possa dirti se fare e cosa fare, credo tu debba ascoltarti in merito al da farsi e decidere. Saluti

Studio di Psicologia e Psicoterapia Dr Nadir Scilinguo Psicologo a Pescara

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17 MAG 2016

Salve Maria, credo che se esistono delle difese che allontanano da un percorso di terapia, queste non sono sempre "disfunzionali" ma possono avere un valore protettivo di sè. Sentirsi terrorizzata in un ambiente che si definisce protetto, rivela già, a mio parere, una risposta istintiva che definisce invece un' assenza di protezione. Quello di 'voler bene' è un concetto molto delicato (cosa significa?) e c'è da chiedersi a quale fine sia stato stato proposto in un contesto terapeutico, cosa ha mosso l'espressione di questa 'necessità', tanto più se la risposta emotiva che ha evocato è stata di terrore. Dalla terapia bisogna poter trarre delle risoluzioni, sentire, percorrendola, che il rapporto è mediato da strumenti che consentono una maggiore comprensione dei conflitti interni dando luogo ad una trasformazione che poco dovrebbe avere a che fare con la paura di un incontro. Un onesto ed autentico interesse del terapeuta nei confronti del cliente è sicuramente percepibile, al di là di ogni dichiarazione verbale che sempre comporta un rischio di mistificazione.
La saluto,
Anna.

Dott.ssa Anna Ciofani Psicologo a Roma

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17 MAG 2016

Gentile Maria, penso che sia arrivato il momento di elaborare la paura della dipendenza. La sua decisione di continuare il lavoro con la sua attuale terapeuta penso sia cosa buona.

Dott.ssa Marisa Di Persio Psicologo a Pescara

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17 MAG 2016

Gentile Maria,
il fatto che lei riconosca di essere arrivata al "nocciolo della questione" testimonia che la terapia la sta davvero aiutando a conoscersi meglio e quindi può darle la possibilità di affrontare i suoi nuclei problematici più profondi proprio in quell'ambiente protetto dove sperimentare la relazione con la sua terapeuta. A mio parere è opportuno che prosegua il suo percorso con la sua terapeuta affrontando proprio questa difficoltà. In bocca al lupo! drs. Lucia Mantovani, Milano

Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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17 MAG 2016

Buongiorno Maria, nella sua mail dice : "Ha rispettato, seppur malvolentieri, il mio bisogno di riflettere". La prego di non volermene, ma se non scrivessi ciò che è necessario non potrei esserLe d'aiuto.
Prima di tutto ha rispettato il suo problema di evitare di superarlo. Cosa significa che rispetta il suo bisogno di riflettere? Proprio riflettendo (nel modo che ha strutturato involontariamente) mantiene il Suo problema! Al contrario un dialogo aperto e sincero con la sua terapeuta potrebbe farla uscire dal suo involontario incantesimo che la tiene prigioniera.
Ci rifletta,
Cordialmente
Dr. Massimo Botti

Dott. Massimo Botti Psicologo a Genova

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17 MAG 2016

Buongiorno Maria, le confesso essermi scappato un sorriso mentre leggevo la sua richiesta e voglio subito spiegarle il perché: dopo un rapporto di successo con la sua terapeuta che le ha permesso di migliorare la sua qualità di vita ha sentito di provare dell'affetto per lei. Questo le ha provocato dolore, è scappata dalla terapia e le sta facendo pensare di cambiare professionista. Osservando solo la sua reazione, sembra quasi che alla base lei abbia subito un torto; o che sia stata offesa! Stiamo parlando di affetto, nulla che possa nuocerle (e da qui il sorriso). Forse il nocciolo della questione è proprio questo. Non scappi. Sfrutti questa occasione per effettuare un nuovo grande passo in avanti nella sua terapia. Cambiare terapeuta vuol solo dire ritrovare un rassicurante rapporto privo di emozioni (inizialmente) e poi? Quanto potrà scappare dalla donna che lei stessa cela sotto la corazza? Torni in terpia, dalla sua terapeuta donna. Sta lavorando bene. Si dia l'opportunità di risolvere anche questo. Buona fortuna,

Daniela Origo

Dott.ssa Daniela Origo Psicologo a Abbiategrasso

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11 MAG 2016

Salve Maria,
stavo preparando con cura la mia risposta, quando ho dato un'occhiata alle altre che hai ricevuto prima, ebbene, sospendo con la mia , perché entrambe, anche se con parole diverse , ti dicono quello che stavo per dire anch'io.
Sono certa che questo 'movimento' ti sarà utile e ti auguro un buon lavoro con la tua terapeuta, attraversando la fase transferale necessaria.
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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11 MAG 2016

Gentile Maria,
Concordo con lei che si tratta di un momento saliente per lei e per il percorso che sta facendo con la collega, che grazie alla sua presenza costante ha fatto emergere questi vissuti.
Ora però dovete lavorarci, ed in particolare lavorare sul come perché sentire di voler bene a qualcuno e di potersi fidare di qualcuno la spaventa.
Se riesce a non scappare da questa relazione, che per quanto protetta elicita delle emozioni molto forti, avrà di sicuro dei grandi benefici.
Un grande in bocca al lupo!

Dott.ssa Guglielmucci Simona Psicologo a Roma

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10 MAG 2016

Buongiorno Maria,
credo proprio che dovrebbe continuare con questa terapeuta e proseguire con le sue sensazioni, senza distaccarsene. L'obiettivo ultimo del percorso credo che sia proprio quello di stabilire in lei un equilibrio emotivo e l'accettazione del voler bene, senza scapparne via. Pertanto stabilire dei confini "asettici" e distanzianti (cosa che diverrebbe forzata da entrambe le parti a questo punto) non sarebbe per nulla terapeutico. Tirare fuori tutte le proprie emozioni, paure e timori rispetto ai legami affettivi è parte della terapia. Quando si parla di ambiente protetto, si intende che le emozioni e le sensazioni della persona saranno trattate "con i guanti", con totale rispetto e considerazione, con apertura e curiosità.. mentre è piuttosto normale che queste sensazioni inusuali o spaventanti si presentino nella persona e che ciò provochi dolore e disagio (proprio come magari avviene nelle relazioni della sua vita quotidiana.. o forse da questo dolore si è protetta con lo scudo difensivo e distaccato, ma ciò sarebbe insorto qualora si fosse aperta). Pertanto la relazione terapeutica è spesso, in queste fasi, causa di malessere e dolore. Ci si può fare male. Ma quello che farà stare veramente bene è il restare in questa sensazione ed esplorarla a fondo, con il desiderio di acquisire consapevolezza di sè e strutturare difese più mature.
Ritorni dalla sua terapeuta, provi ad accettare il bene e la comprensione che le arrivano...
Un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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