Università e Ansia

Inviata da Vincenza · 21 gen 2018 Ansia

Salve. Sono una ragazza di 23 anni, iscritta al corso di Lingue, al primo anno fuori corso. Studiare è sempre stata la mia vita. Studiavo per piacere, per curiosità, perché amavo apprendere. Ero davvero un portento. Ogni anno raggiungevo un livello superiore di Lingua, ho fatto le olimpiadi della Matematica ogni anno del liceo superiore. Sognavo un futuro in grande. Tant'è che pensavo che non mi servissero rapporti sociali, che potevo vivere nella mia bolla, perché qualunque soddisfazione ero in grado di darmela da sola. Io avevo i miei libri, per qualsiasi dolore o felicità sapevo dove rifiugiarmi. Pensavo chissà chi diventassi. Chi lo avrebbe mai detto che ora fatico a leggere mezza pagina. Non mi piace passare le giornate a studiare e soprattutto, ho smesso di fare esami. Perché penso sia inutile laurearsi, penso sia inutile discutere con professori che a stento ti ascoltano e giudicano la tua performance in base al proprio umore. Non trovo più uno stimolo. Sono stanca di vedere studenti che sanno molto meno di altri, ma riescono ad arrivare in alto lo stesso. Noto una certa soddisfazione quando i miei ex compagni di classe vengono a sapere che mi son bloccata, che sono ferma con gli esami, mentre loro hanno già la tesi in mano. Non so se si tratta di aver scelto la facoltà sbagliata. So che io avevo grossi progetti su di me. E li ho mancati tutti, uno ad uno. Io dovevo laurearmi in tre anni. Non ci sono riuscita, beh, allora non mi importa più niente. Perché io volevo essere straordinaria, invece sono ordinaria,, ignorante pure. In famiglia sono l'ultima di 5 figli. L'ultima ruota del carro, esattamente. Nessuno in famiglia ascolta mai la mia voce. "Perché troppo piccola per poter avere un pensiero". Ho solo un'amica. E per quanto riguarda la sfera sentimentale, sono stata sempre tradita. Sempre. È strano come siamo tutti sostituibili. E per quanto fossi stata sicura che non avrei avuto bisogno di nessuno, ora non riesco più a stare da sola. Non appena mi accorgo di esser sola in casa, in macchina, ho forti attacchi di panico, dove inizio a piangere e a picchiarmi, perché non sono diventata quello che dovevo diventare, secondo le mie aspettative. Ho paura di me stessa, perché quando sono sola con me stessa, iniziano gli isterismi, pianti e crisi di panico. Vedo avverarsi tutti i miei complessi di inferiorità e non riesco più ad uscirne. Ho deluso me stessa e non riesco più ad accettarmi.

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Miglior risposta 22 GEN 2018

Cara Vincenza, da quello che racconta sembra che, sebbene le piaccia studiare, abbia vissuto tutto quello che fa come una prestazione per sentirsi la "prima" e non più come"ultima" ruota del carro. Sentirsi visto e considerato anche se si è la più "piccola" in famiglia è importante per evitare che si viva l'angoscia del perfezionismo che genera circoli viziosi che portano a ulteriori ansie e stati depressivi. Mi ha colpito quello che scrive a proposito di vivere in "una bolla" e immagino che già scrivere qui sia stato in qualche modo "terapeutico" per lei. Se sente che è così potrebbe esserle utile un percorso che la aiuti a sentirsi "vista" così com'è, anche nei vantaggi ad essere "la più giovane" in famiglia(anziché gli svantaggi) e senza il vissuto di non essere mai abbastanza per gli altri e per se stessa. Concedersi la possibilità della leggerezza nello stare al mondo senza il peso del perfezionismo e mettendo barriere (la famosa bolla) che, alla lunga , possono impoverire la sua vita anziché fortificarla. Si ricordi che anche un castello fortificato per quanto imponente ha bisogno di scambiare con l'esterno per non esaurire le proprie risorse.
Spero averle almeno dato qualche spunto di riflessione. Per il resto sono a sua disposizione.
Un saluto
Dott. Roberto Pugliese

Dott. Roberto Pugliese Psicologo a Roma

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22 GEN 2018

Buongiorno Vincenza. Ho visto molti casi come il suo e posso dirle che nonostante le ovvie differenze individuali si riesce sempre a fare un ottimo lavoro agendo sui meccanismi che mantengono il blocco della performance. È normale che avendo puntato tutto su un unico settore questi possa saturarsi e ciò che prima creava interesse ora crea solo avversione e rifiuto. Le altre reazioni che riferisce mi sembrano solo le conseguenze di questo blocco è gli inevitabili confronti con gli altri

Dott.Carlo Paradisi Miconi Psicologo a Roma

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