Una singolare storia ossessiva tra un ragazzo e una ragazza

Inviata da Anonimo · 29 ago 2018

Salve a tutti.
Sono un ragazzo di 20 anni e premetto di essere timido e introverso ma a seconda delle circostanze. Con gli amici (e amiche) sono molto chiacchierone, scherzoso ed estroverso ma solo appunto con chi ho confidenza.

Alle elementari (avevo 6 anni) ho conosciuto bambina che ha stravolto la mia adolescenza senza neanche volerlo e per restare anonimo userò un nome fittizio: Giulia. Con Giulia ebbi un buon rapporto d'amicizia alle elementari e questo rapporto si rafforzò ancora di più alle medie, dato che eravamo nella stessa classe.
Tutto andò liscio fino a quando non mi innamorai di lei all'età di 14 anni.
Poco prima di innamorarmi ricordo benissimo che a quell'età lei era stata mollata dal suo primo fidanzato, dopo una relazione di circa 1 anno, e chiamò subito me, essendo il suo migliore amico, per consolarla. Da quel giorno penso di aver sviluppato una sorta di istinto protettivo nei suoi confronti, come se fossi un fratello maggiore perché mi era dispiaciuto molto vederla piangere in quel modo e volevo che non succedesse mai più.
Qualche mese dopo si fidanzò con un altro ragazzo anche grazie al mio aiuto. Quando si misero insieme iniziai a starci male e capì di provare qualcosa per lei. Ma nonostante questo non potevo dichiararmi dopo averla fatta fidanzare con uno che era diventato anche mio amico e così sopportai la loro relazione di circa 1 annetto. Aspettando il momento giusto per dichiararmi lei si fidanzò con un altro ragazzo nel giro di un paio di mesi e lì non riuscì più a sopportare il peso dei miei sentimenti e mi dichiarai fregandomene di tutto, tant'è che lo feci anche nel peggiore dei modi: attraverso un sms.
Avevo 15 anni e venni rifiutato perché mi vedeva come un amico (la famosissima friendzone).

Inevitabilmente ci rimasi malissimo anche perché il nostro era un rapporto un po' particolare che andava un po' oltre la semplice amicizia. Eravamo come due fidanzatini ingenui in totale sintonia con l'altro, inoltre lei mi piaceva perché mi è sempre sembrata una ragazza seria ed io, già da piccolo adolescente, volevo solo storie serie con persone che mi capivano (probabilmente sarò stato anche influenzato da lei su questo modo di vedere i rapporti). Inoltre ci abbracciavamo spesso, ci davamo bacini (solo sulla guancia) e certe volte camminavamo mano nella mano senza vergognarcene. Lei era anche gelosa delle ragazze che frequentavo dicendomi che ero "suo" e spesso ci dicevamo "ti amo di bene" ma... in senso amichevole. Sarà che forse eravamo ancora senza malizia ma spesso, un po' seri e un po' scherzosi, dicevamo che se da grandi non avessimo trovata l'altra metà ci saremmo sposati e parlavamo addirittura di come avremmo chiamato i nostri futuri figli. Ma io pensavo che lei sarebbe stata la mia metà.

Comunque sia dovetti inghiottire il boccone amaro e andare avanti. Io inizia ad allontanarmi da lei per qualche mese ma lei mi venne dietro perché non voleva perdermi, dato che provava un forte sentimento d'amicizia nei miei confronti. Avevamo 16 anni e iniziai a pensare che potevo essere soltanto suo amico ma inevitabilmente mi innamorai di nuovo di lei e mi dichiarai ancora una volta (stavolta di presenza) ma il risultato fu sempre quello: due di picche.

E così iniziò a ripetersi questo loop in cui io 1. Mi allontanavo; 2. Lei tornava dicendomi che senza di me non poteva vivere; 3. Mi illudevo di poter avere una relazione con lei; 4. Mi dichiaravo; 5. Due di picche; 6. Ripetere il punto 1.

Così all'età di 17 anni decisi di dire basta a questa assurdità, cercando di riprendere la mia vita sentimentale e allontanandomi da lei nel peggiore dei modi: insultandola per la situazione che si era venuta a creare. Ancora oggi un po' mi vergogno di tutti gli insulti che le dissi.

Nei mesi successivi lei mi scriveva che le mancavo e forse era innamorata di me ma io non volevo più cascarci, mi ero ripreso la mia vita e non potevo più ricaderci. Nonostante questo lei mi mancava più di ogni altra persona o cosa al mondo ma dovevo resistere.

Comunque sia dai 17 anni ad oggi ho conosciuto cinque ragazze mie coetanee. Non sono un ragazzo molto bello ma non mi reputo neanche tanto brutto, diciamo nella media. Nonostante questo spesso erano le ragazze a volermi "correggiare" ma sono quasi sempre rimasto deluso dalle ragazze che ho conosciuto. Non mi completavano quanto Giulia, non mi facevano sentire bene con me stesso e soprattutto non riuscivo ad essere me stesso e tirare fuori il meglio di me come quando ero con Giulia e inevitabilmente mi allontavano da loro oppure loro si allontavano da me perché non sembravo per niente un tipo interessante.

Tra queste cinque ragazze soltanto per una che conoscevo già da molti anni iniziai a provare un amore sincero come con Giulia e mi faceva stare veramente bene ma purtroppo fu soltanto un amore estivo durato 2 mesi in una città lontana 250km dalla mia e siccome vivo al sud servono 4 ore col treno per raggiungerla. Non volevamo soffrire per la distanza e così decisimo di restare solo amici. Quindi la sfiga in amore sembra essere grande in me.

Comunque sia negli ultimi mesi, mentre tornavo a casa, ho incontrato per puro caso Giulia e abbiamo ripreso i rapporti di un tempo. Adesso siamo 20enni e abbiamo iniziato a parlare di ciò che era successo nelle nostre vite negli ultimi 3 anni senza l'altro. Siamo stati un po' tristi per esserci persi tanti bei momenti dell'altro (18esimo, diploma ecc) ma nonostante questo siamo usciti spesso da soli negli ultimi mesi e siamo stati veramente bene insieme. Entrambi in totale sintonia, lei mi diceva che stava bene quando era con me, come se si trovasse in un mondo bellissimo. Ci capivamo con uno sguardo e quando stava con me dimenticava tutti i suoi problemi e andavamo in posti in cui scherzavamo e stavamo benissimo insieme. Io mi ero illuso nuovamente di potermi permettere di essere soltanto un suo amico ma evidentemente stavo rientrando nel loop che ho descritto qualche rigo sopra. Infatti, nel giro di un paio di mesi, mi sono innamorato nuovamente di lei e pochi giorni fa mi dichiarai baciandola ma il risultato è sempre lo stesso: due di picche. Mi ha detto che è vero che sta molto bene con me e che sarei il meglio del meglio per lei ma nonostante questo non riesce a sentire dentro di sé quell'amore che tanto vorrebbe provare nei miei confronti.

Abbiamo parlato per trovare un rapporto che non ci facesse allontanare e soffrire più di tanto. Mi basta il due di picche ma perderla ancora non riesco più sopportarlo. Ovviamente è stato impossibile trovare un compromesso del genere e ho deciso di allontanarmi di nuovo da lei e ci sto malissimo e penso che ci stia malissimo anche lei perché quando mi ha dato il due di picche era in lacrime (esatto, lei stessa sembrerebbe vittima della friendzone che lei stessa ha creato).

Non riesco a trovare una soluzione a tutto questo ed entrambi non riusciamo a vivere senza l'altro. Per quale assurdo motivo? Penso che entrambi siamo ossessionati dall'altro e non riusciremo mai a trovare un modo che ci faccia stare bene insieme, con i nostri sentimenti forti verso l'altro ma con punti di vista differenti. Inoltre, tutto questo mi condiziona le relazioni sentimentali con le altre ragazze perché adesso ho sempre lei a testa. Lei è l'unica ragazza a cui ho dichiarato un sentimento d'amore nella mia vita (e addirittura l'ho fatto più volte negli anni) ed è anche l'unica che mi ha rifiutato.
Penso che questa lunga storia contorta io la stia vivendo da tempo come una violenza psicologica in cui vedo una ragazza completamente "presa" da me ma che poi non riesce ad andare oltre l'amicizia. Non so che per uscirne fare.

Scusate per essermi dilungato troppo ma scrivere questo post mi è servito sia per sfogo sia per riflettere sulla situazione. Vi ringrazio tantissimo per la disponibilità.

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Miglior risposta 8 SET 2018

Buongiorno,
il suo modo di vivere le relazioni affettive le provoca confusione e ansia e adesso sta giustamente cercando di trovare delle soluzioni al suo malessere.
Le potrebbe essere utile contattare uno psicologo, online o della sua zona, per acquisire nuovi strumenti per gestire la sua emotività.
Cordialmente,

Dr. Gianmaria Lunetta,

Psicologo Clinico a Torino

Dr. Gianmaria Lunetta Psicologo a Torino

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