un passo in avanti e sette all'indietro

Inviata da Claudia · 10 mar 2026 Autorealizzazione e orientamento personale

buonasera esperti,
vi scrivo perché è ormai qualche mese che mi sento privo di energie.
la mia situazione familiare, sentimentale e lavorativa fanno acqua da tutte le parti: vivo nella città d'origine per cause di forza maggiore, a casa con i miei genitori: a causa di un fortissimo litigio con mia madre, io e lei non ci parliamo da circa due mesi ( interazioni anche minime inesistenti; mi tratta come se non esistessi). Nel frattempo mio padre fa finta di nulla e crede sia qualcosa di passeggero, ma sento che non è così perché qualcosa in me si è rotto dopo anni di soprusi.
Sentimentalmente la mia vita è sempre stata molto piatta: non sono mai stato fidanzato perché credo di non meritare amore e di essere invisibile agli occhi di chiunque.
ho da qualche mese aperto partita IVA; a rilento, fino a qualche giorno fa le cose sembravano ingranare, ma oggi ho perso l'unico cliente che avevo, ritrovandomi con un pugno di mosche in mano anche su questo fronte.
perché per alcuni la vita è così faticosa? perché non sono ancora meritevole di felicità e amore dopo tutti gli anni passati a sacrificarmi i sui libri, a scegliere la realizzazione lavorativa a quella personale?; perché non c'è nessuno nella mia famiglia che mi chieda "come stai? hai bisogno di aiuto?"
perché ogni volta che faccio un piccolo passo avanti per la libertà, gli avvenimenti della vita mi portano sette passi più indietro, ritrovandomi a dover ricostruire tutto quello che pian piano avevo faticato a mettere insieme?
Ho il dubbio che uno di questi giorni non riesco più a trovare la forza per ricominciare a costruire e decida semplicemente di mollare la presa e far fare al caso

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Miglior risposta 11 MAR 2026

Salve Claudia,
Grazie per la condivisione!
Quello che descrive è un momento di grande stanchezza emotiva, e quando più ambiti della vita si bloccano insieme (famiglia, lavoro, relazioni) è normale che emerga la sensazione di non avere più energie o speranza. Il fatto stesso che lei stia cercando di parlarne è però un segnale importante: significa che una parte di lei sta ancora cercando una via per capire e uscire da questa fase.
Può capitare che le persone che crescono in contesti familiari dove si sentono poco viste o sostenute spesso sviluppano convinzioni dolorose, ad esempio “non merito attenzione” o “devo cavarmela da solo”. Queste convinzioni non nascono perché siano vere, ma perché sono state l’unico modo per dare senso alle esperienze vissute.
Quando poi nella vita adulta arrivano difficoltà lavorative o affettive, queste vecchie convinzioni tendono a riattivarsi e fanno sembrare ogni ostacolo una prova del fatto che “non si vale abbastanza”. In realtà, molto spesso si tratta di momenti di transizione, in cui si stanno costruendo nuovi equilibri.
Aprire una partita IVA, cercare autonomia, provare a costruire una vita propria sono passi importanti, anche se ora sembrano non aver dato il risultato sperato. Per molte persone questi percorsi passano attraverso periodi di incertezza e tentativi prima di stabilizzarsi.
Un punto cruciale è che lei non deve affrontare tutto questo da sola. Parlare con uno psicologo o con un professionista può essere uno spazio dove finalmente qualcuno la ascolta e la aiuta a capire!
La fatica che sente non significa che lei non meriti amore o felicità. Spesso significa solo che ha attraversato molte cose senza il sostegno che merita. E questo, con il giusto aiuto, può cambiare.
Un caro saluto,
Dr.ssa G. Bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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26 MAR 2026

Gentile Claudia, grazie per aver portato qui il suo vissuto.
Ciò che stai attraversando rimanda a un momento complesso e delicato allo stesso tempo.
È fisiologico sentirsi svuotati quando ogni pilastro della vita (casa, affetti e professione) sembra crollare contemporaneamente.
Dalla sua descrizione non mi sembra il caso di parlare di "pigrizia" e/o mancanza di volontà, ma ciò che riporta sembra più una sorta di esaurimento profondo, dovuto al fatto che probabilmente lei, da troppo tempo sta lottando su diversi fronti da sola.
La percezione che la vita sia più ardua è più che comprensibile.
Quando si cresce in un contesto dove i propri bisogni emotivi vengono trascurati o inascoltati (appunto "trattamento del silenzio" di sua madre), si apprende implicitamente a credere di non meritare cura, affetto, supporto o addiritura amore.
Inoltre suo padre sembra minimizzare il tutto e ciò rende inevitabilmente il suo vissuto più isolante.

Per quanto concerne il lavoro e la Partita Iva, la libera professione richiede tempo, soprattuto nei primi periodi, per cui perdere anche un solo cliente è un colpo impegnativo da assorbire e superare, ma fa parte del percorso: non tutti gli incontri riescono a finalizzarsi (al di là del suo valore e delle capacità).
Purtroppo la vita non segue sempre logica di scambio equo, ma questo non rende i suoi sforzi inutili.
Quando scrive che teme di "mollare la presa", è un segnale che il carico emotivo è oramai diventato troppo pesante per essere portato in solitudine. Non è necessario ricostruire tutto da sola questa volta.
La invito a prendere in considerazione un supporto psicoterapeutico di orientamento sistemico relazionale (per il rapporto con la sua famiglia di origine, qualora i suoi genitori si rendano disponibili) e/o un orientamento psicoanalitico o psicodinamico così da far emergere aspetti nascosti e potenzialità personali, spesso rimaste in secondo piano.
Un orientamento terapeutico profondo infatti (come la psicoanalisi o psicodinamico) le consente di acquisire strumenti per affrontare la vita con maggiore armonia e serenità; oltre che a identificare elementi rimasti a lungo all’oscuro, che le consentono di comprendere meglio il presente.

Le auguro il meglio.

Dott.ssa Ilaria Bagnoli Psicologo a Modena

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23 MAR 2026

Buonasera,

da ciò che racconta sta attraversando un momento davvero impegnativo, in cui più aspetti della sua vita sembrano richiedere energie che ora sente di non avere. È comprensibile sentirsi così quando si vive in un ambiente familiare teso e senza un reale sostegno emotivo.
Anche sul piano personale e lavorativo sta affrontando situazioni che toccano la fiducia in sé, e questo può far nascere pensieri molto duri verso se stesso. Ma queste sensazioni non parlano del suo valore: parlano della fatica che sta portando da troppo tempo.
Un percorso di sostegno potrebbe offrirle uno spazio tranquillo in cui alleggerire questo peso, rimettere ordine tra ciò che sta vivendo e ritrovare un punto da cui ripartire con più chiarezza e forza. Non è un giudizio su di lei, ma un modo per non affrontare tutto da solo.
Il fatto che abbia trovato il coraggio di raccontare ciò che sta vivendo è già un segnale importante: significa che dentro di sé c’è ancora una parte che vuole stare meglio e che merita ascolto e cura.

Un caro saluto,

Dott. Vittorio Maggi Psicologo a Alessandria

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23 MAR 2026

Gentile Claudia,

le tue parole trasudano una fatica antica, quella di chi ha imparato che per essere 'visti' bisogna meritarselo attraverso il sacrificio, i libri, il successo lavorativo. Ma quando il lavoro vacilla e in casa regna un silenzio che cancella la tua esistenza, è naturale sentire che la terra frani sotto i piedi.

Il trattamento che ricevi da tua madre — l'essere trattata come se non esistessi — è una delle forme di violenza psicologica più logoranti. Se a questo aggiungiamo un padre che 'fa finta di nulla', è comprensibile che tu ti senta invisibile anche agli occhi del mondo e non meritevole di amore. Ma l'invisibilità non è un tuo difetto: è l'ambiente in cui sei immersa che non ha specchi pronti a rimandarti la tua immagine.

Non sei tu a essere 'poco meritevole'; è il tuo sistema che è in riserva energetica. Hai investito tutto sulla realizzazione lavorativa come via di fuga, ma la libertà non si costruisce solo con la Partita IVA, si costruisce riconquistando il diritto di esistere anche quando non produci, anche quando perdi un cliente, anche quando sei triste.

In questo momento di 'buio', il rischio di 'mollare la presa' è forte perché sei stanca di ricostruire sempre da sola. Ti suggerisco di non cercare la forza per fare l'ennesimo passo avanti nel lavoro, ma di cercare uno spazio — magari un percorso terapeutico — dove qualcuno finalmente ti chieda: 'Come stai?'. Hai bisogno di essere guardata con amore, prima di poter credere di meritarlo.

Non sei un fallimento, sei solo una persona che ha portato un peso troppo grande per troppo tempo. Fermati un momento, non per mollare, ma per riprendere fiato.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo

Maria Pandolfo Psicologo a Pisa

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18 MAR 2026

Buonasera Claudio, La ringrazio per aver scelto di condividere qui questo momento di buio così denso.

Leggendo le sue parole, emerge con chiarezza una stanchezza che non è solo fisica, ma esistenziale: la sensazione di correre su un tappeto rullante che va troppo veloce e che, nonostante i suoi sacrifici, la riporta sempre al punto di partenza.
​È profondamente doloroso sentirsi 'invisibili' proprio tra le mura di casa. Il silenzio di sua madre e la negazione di suo padre sono forme di solitudine molto pesanti da sostenere, soprattutto quando si sta cercando di costruire la propria indipendenza lavorativa.

È comprensibile che, dopo anni di investimenti sul 'dover essere' (i libri, la carriera), lei si senta svuotato nel momento in cui anche l’unico pilastro lavorativo sembra vacillare.

​Chiede perché nessuno le domandi 'come sta'. In questo momento, il suo messaggio qui è un modo per uscire da quell'invisibilità. Ha dato voce a un dolore che merita di essere ascoltato e accolto.

Proprio perché ha passato anni a sacrificarsi, oggi merita di non essere solo in questa ricostruzione. Esistono spazi protetti e reti di supporto dove la domanda 'come sta?' è il punto di partenza, non l’eccezione.

Restando a sua disposizione,
Un caro saluto
Dott. Ssa Cecilia Elena Zanchi

Dott.ssa Cecilia Elena Zanchi Psicologo a Venezia

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17 MAR 2026

Buongiorno, comprendo la frustrazione, non deve essere facile vivere e aver vissuto in questo contesto fin'ora, comprendo che venga la voglia di mollare, ha tuttavia provato ad affrontare tutto ciò in un percorso per capire come uscirne?

Dott.ssa Erica Farolfi Psicologo a Forlì

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14 MAR 2026

Gentile,

grazie per aver condiviso tali difficoltà con così tanta onestà. Quello che descrive è un momento davvero pesante: la tensione in famiglia, il silenzio di sua madre, un padre che fa finta di nulla, la solitudine affettiva, e ora anche il cliente perso proprio quando le cose sembravano finalmente muoversi. È comprensibile sentirsi svuotati e chiedersi fino a quando si riesce a reggere. Quel senso di stanchezza profonda che descrive non è debolezza, è la risposta naturale di chi porta troppo, da troppo tempo, da solo.

C’è però qualcosa nella sua descrizione su cui vale la pena soffermarsi. Lei usa parole come “non sono meritevole di amore”, “sono invisibile”, “ogni volta che faccio un passo avanti la vita me ne fa fare sette indietro”. Queste non sono osservazioni neutrali sulla realtà: sono una lente attraverso cui sta leggendo tutto quello che le accade. E quella lente, costruita probabilmente nel tempo in un contesto familiare che non le ha restituito il rispecchiamento di cui aveva bisogno, rischia di diventare una profezia che si autoavvera: se sono convinto di non meritare amore, farò fatica a cercarlo; se sono convinto che le cose non possano andare bene, ogni ostacolo diventerà la conferma di quella convinzione. Non è colpa sua che quella lente si sia formata – ma è nelle sue mani la possibilità di cambiarla.

Un altro passaggio che mi colpisce è la domanda: “perché non c’è nessuno nella mia famiglia che mi chieda come stai?”. È una domanda piena di dolore, e quel dolore è legittimo. Ma c’è anche qualcosa di importante da vedere qui: aspettare che siano i suoi genitori a salvarla, a riconoscerla, a darle finalmente quello che non le hanno dato, significa affidare le chiavi della propria felicità a chi, oggi, non è forse in grado di usarle. La vera svolta non arriva quando loro cambiano, arriva quando lei smette di aspettare che lo facciano.

E riguardo alla paura di non farcela in futuro: guardi quello che ha già fatto. Ha aperto una partita IVA da solo, in un momento di vita già complicato. Ha retto anni di una situazione familiare probabilmente logorante. Ha scelto di investire su di sé attraverso lo studio. Ha trovato un cliente e ne troverà altri. Queste non sono cose che fa una persona priva di risorse: sono le cose che fa qualcuno con una resilienza reale, che forse non ha ancora imparato a riconoscere come propria.

Forse iniziare a spostare l’attenzione da ciò che manca a ciò che c’è le permetterà di dare il giusto peso ad ogni piccola azione che compie per sé stesso, anche minima, come un atto di cura verso di sé che non dipende da nessun altro. In quest'ottica chiedere attivamente aiuto ad una persona fidata o ad un professionista, significa assumersi la responsabilità della propria salvezza e della propria felicità. Muovendosi in tale direzione scoprirà di possedere risorse che lei stesso, forse, non immagina.

Dott. Roberto Broganelli

Dott. Roberto Broganelli Psicologo a Padova

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14 MAR 2026

Gentile Claudia,

da ciò che racconta si sente quanta fatica stia portando in questo periodo. Quando più aree della vita si bloccano insieme....famiglia, lavoro, relazioni, è facile sentirsi svuotati e pensare che ogni sforzo venga vanificato.
Il fatto che lei continui comunque a cercare una strada, aprire una partita IVA, provare a costruire qualcosa per sé, racconta però anche di una parte di lei che non ha smesso di provarci. E quella parte merita attenzione e sostegno.

In momenti così pesanti è importante non restare soli con questi pensieri. Avere uno spazio in cui poter parlare liberamente di ciò che sta vivendo può aiutare a rimettere ordine e a ritrovare gradualmente un po’ di respiro.

La stanchezza che sente oggi non definisce il suo valore né il suo futuro.

Un caro saluto,
Dott. Lo Verde Marcello
Psicologo
Ricevo anche Online

Marcello Lo Verde Psicologo a Milano

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13 MAR 2026

Gentile Claudia,
mi dispiace molto leggere quanto ha narrato, poichè percepisco la sua sensazione di solitudine e fatica a farsi notare, vedere, sentire dalle persone che le stanno vicine (i suoi genitori in primis).
Questo aspetto è, a mio avviso, ciò che ha scatenato la sensazione di essere "priva di energie", poichè pensare di "non meritare amore o di essere invisibile" immagino sia qualcosa di molyo antico e profondo. Un vissuto che le impedisce di costruirisi una sua realtà autonoma si adal punto di vista lavorativo che affettivo.
Perciò, credo che più che "mollare la presa", sia utile e costruttivo per lei provare ad invertire la rotta della sua vita, in mdo che possa poi tovare qualcuno che sia interessato a lei, che le chieda "come stai".
Il primo passo in questo percorso sta a Caludia, nel senso che se Caludia si avvicinerà piano piano a sè, come già ha inziato a fare scrivendo qui, poi proseguire sarà più facile. Una consuelnza individuale in cui senta che qualcuno possa sentirla e vederla autenticamente potrebbe atiutarla davvero molto in questa fase della sua vita, in modo da non perdere il focus reale che è Caludia.
Perciò le auguro di riuscirci davvero, trovi il coraggio di incontrarsi e vedrà che tutto sarà più chiaro per lei!
Le auguro il meglio!
Dr. Anna Marcella Pisani

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Psicologo a Roma

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12 MAR 2026

Buongiorno Claudia,

dal tuo messaggio emerge una sensazione di grande stanchezza e solitudine, come se in questo momento diversi ambiti della tua vita stessero andando nella stessa direzione difficile: il clima in casa, la delusione lavorativa, la sensazione di non essere visto o riconosciuto dagli altri. Quando tante cose si accumulano nello stesso periodo è normale che l’energia per reagire inizi a calare e che compaiano pensieri molto scoraggiati sul proprio valore e sul futuro.
Una cosa che colpisce nel tuo racconto è quanto tu abbia interiorizzato l’idea di “non meritare” amore o felicità. In ottica psicologica, questo tipo di convinzione spesso nasce nel tempo da esperienze relazionali ripetute in cui non ci si è sentiti ascoltati, riconosciuti o sostenuti. Quando questo accade, la mente tende a trasformare esperienze dolorose (“non sono stato visto”, “non sono stato sostenuto”) in giudizi su di sé (“non valgo abbastanza”, “non merito”). Ma sono due piani diversi: il modo in cui gli altri si comportano con noi non definisce il nostro valore come persone. Anche il conflitto con tua madre e l’indifferenza percepita da parte di tuo padre sembrano toccare molto questo bisogno di riconoscimento. Non essere guardati o considerati dentro la propria famiglia può essere estremamente doloroso, soprattutto se si ha la sensazione di aver fatto molti sacrifici per costruirsi una strada.
Sul piano lavorativo, la perdita dell’unico cliente dopo aver avviato da poco una partita IVA può far sentire come se tutto il lavoro fatto finora fosse stato inutile. In realtà gli inizi professionali, soprattutto nel lavoro autonomo, sono spesso molto instabili e pieni di fasi di incertezza. Quando però questo si somma ad altre difficoltà personali, è facile che venga interpretato come l’ennesima prova che “niente funziona”.
Il pensiero che esprimi alla fine, la paura di non avere più la forza di ricominciare, è un segnale importante di quanto tu ti senta affaticato in questo momento. Proprio per questo potrebbe essere molto utile non restare solo con tutto questo peso. Parlare con uno psicologo o con un professionista della salute mentale potrebbe offrirti uno spazio dove mettere ordine in queste esperienze, lavorare su quelle convinzioni molto dure verso te stesso e trovare strategie per affrontare questo periodo con più sostegno.
Quando ci si trova in momenti così complessi è facile pensare che la propria vita sia bloccata o “destinata” a restare così. In realtà spesso si tratta di fasi di grande accumulo di stress in cui la prospettiva si restringe. Avere qualcuno con cui condividere e rielaborare quello che stai vivendo può fare una grande differenza, soprattutto per non dover affrontare tutto questo da solo.

Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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12 MAR 2026

Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sensazione di grande stanchezza e solitudine, come se negli ultimi mesi più aree importanti della sua vita si fossero incrinate contemporaneamente: il rapporto con sua madre, la difficoltà di sentirsi visto e sostenuto in famiglia, la delusione sul piano lavorativo e quella sensazione più profonda di non sentirsi degno di amore o di felicità.

Quando molte cose si complicano nello stesso periodo è facile che la mente inizi a leggere gli eventi come la conferma di un’idea dolorosa su di sé, ad esempio quella di “non meritare” o di essere destinati a rimanere soli. In realtà spesso non è la realtà in sé a dirci questo, ma il modo in cui le esperienze che viviamo si collegano tra loro nella nostra storia personale.

Il fatto che il conflitto con sua madre abbia avuto un impatto così forte fa pensare che quella relazione tocchi corde molto profonde per lei. Quando per anni ci si sente poco riconosciuti o si accumulano ferite, può arrivare un momento in cui qualcosa dentro si rompe e la distanza diventa quasi inevitabile. Questo non significa che lei abbia sbagliato o che sia “troppo sensibile”, ma che probabilmente quella relazione ha avuto un peso emotivo importante nella costruzione del suo modo di sentirsi nel mondo.

Anche sul piano lavorativo sta attraversando una fase molto delicata. Aprire una partita IVA richiede spesso tempo prima che le cose si stabilizzino, e perdere il primo cliente può far sentire come se tutto il percorso fatto finora non avesse valore. In realtà non cancella le competenze, gli studi e gli sforzi che ha fatto: rappresenta una battuta d’arresto, non necessariamente la fine della strada.

La cosa che mi colpisce di più nel suo messaggio è il senso di solitudine che descrive, il fatto di non sentirsi mai chiesto “come stai?”. Quando una persona non si sente vista o sostenuta a lungo, può iniziare a pensare di non essere importante per nessuno. Ma il fatto che lei oggi abbia trovato il modo di scrivere e chiedere un confronto è già un segnale che dentro di lei c’è ancora una parte che non vuole mollare.

Se la sensazione di non avere più la forza dovesse diventare più intensa, sarebbe davvero importante non restare solo con questi pensieri. Parlare con un professionista o con un servizio di supporto può aiutarla a mettere ordine in questo momento così carico e a non affrontarlo da solo.

Per iniziare a capire meglio ciò che sta vivendo, le farei una domanda: quando nella sua vita ha iniziato a prendere forma l’idea di non meritare amore o felicità? Spesso queste convinzioni hanno radici molto antiche, e riconoscerle è il primo passo per non lasciare che siano loro a definire il nostro valore.

Dott.ssa Elena Mammone Psicologo a Parma

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11 MAR 2026

Buonasera Claudia,
dal suo messaggio emerge una stanchezza molto profonda, non solo fisica ma soprattutto emotiva. Quando più aree della vita entrano contemporaneamente in difficoltà - famiglia, lavoro, relazioni - è molto comune sentirsi svuotati e iniziare a mettere in dubbio il proprio valore o il senso degli sforzi fatti. Questo però non significa che lei non sia “meritevole” di felicità o amore: spesso significa semplicemente che sta attraversando un periodo di forte accumulo di stress e frustrazione.
Partirei da un punto importante: lei descrive una vita in cui ha investito molto nello studio e nel costruire qualcosa per sé. Questo indica impegno, responsabilità e capacità di sacrificio, qualità che non scompaiono solo perché un progetto lavorativo incontra un ostacolo o perché un cliente viene meno. L’avvio di un’attività con partita IVA è spesso una fase molto instabile all’inizio; perdere un cliente può sembrare un crollo totale, ma in realtà fa parte di un percorso che raramente è lineare.
La situazione familiare che racconta sembra invece pesare moltissimo su di lei. Vivere nella stessa casa con una persona con cui non si parla e sentirsi ignorati è una condizione emotivamente molto logorante. Dopo anni di conflitti e “soprusi”, come li definisce lei, è comprensibile che dentro di sé possa sentirsi rotto qualcosa. In questi casi non è raro che si sviluppi una convinzione profonda come quella che lei esprime: “non merito amore”, “sono invisibile”. Spesso queste idee nascono proprio in contesti familiari dove non ci si è sentiti visti, ascoltati o sostenuti.
È importante però distinguere tra la percezione che abbiamo di noi stessi e il nostro valore reale. Se per anni non qualcuno non le ha chiesto “come stai?”, è comprensibile che lei abbia interiorizzato la sensazione di non contare abbastanza. Ma questo non è un giudizio oggettivo su di lei: è l’effetto di relazioni che probabilmente non sono state in grado di offrirle il riconoscimento emotivo di cui ogni persona ha bisogno.
Nel suo messaggio c’è anche una frase che merita molta attenzione: quando dice di avere il dubbio che un giorno possa “mollare la presa e far fare al caso”. Quando ci si sente così stanchi e scoraggiati è importante non rimanere soli con questi pensieri. Parlare con qualcuno - un professionista, un servizio di supporto, o anche una persona di fiducia - può aiutare a rimettere un po’ di ordine in questo momento così pesante.
Proprio perché ha già dimostrato di saper impegnarsi molto per costruire il suo futuro, potrebbe essere utile valutare un supporto psicologico in questa fase, non come segno di debolezza ma come uno spazio dove poter finalmente portare domande come quelle che sta facendo qui: sulla fatica, sul senso di invisibilità, sul rapporto con la sua famiglia e sul modo in cui tutto questo influisce sulla sua autostima.
Le fasi di vita in cui sembra che tutto torni indietro di sette passi sono purtroppo esperienze che molte persone attraversano. In quei momenti non è tanto una questione di meritare o meno la felicità, ma di trovare alleanze e strumenti per non dover affrontare tutto da soli.
Se dovesse sentire che i pensieri di “mollare” diventano più forti o frequenti, le consiglio davvero di cercare aiuto immediato presso un professionista o un servizio di supporto psicologico nella sua zona: confrontarsi con qualcuno in modo diretto può fare una grande differenza.
Il fatto che lei abbia scritto e abbia messo in parole tutto questo è già un passo importante: significa che una parte di lei sta ancora cercando una via per stare meglio, anche dentro questa grande stanchezza.

RESTO A DISPOSIZIONE
DOTT.SSA PSICOLOGA CLELIA DEVOTO
RICEVO ANCHE ONLINE

Clelia Devoto Psicologo a Sarzana

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11 MAR 2026

Buonasera,
dalle sue parole emerge una stanchezza molto profonda. Quando diverse aree della vita – famiglia, lavoro, relazioni – iniziano contemporaneamente a diventare faticose o instabili, è facile sentirsi svuotati e avere la sensazione di dover continuamente ricominciare da capo senza mai riuscire davvero a trovare un punto fermo.

Il conflitto con sua madre, il sentirsi ignorato in casa, la delusione sul piano lavorativo e il pensiero di non meritare amore sembrano aver creato dentro di lei un peso emotivo molto grande. In queste condizioni è comprensibile che la mente inizi a chiedersi “quanto ancora posso reggere?”. Non è un segno di debolezza, ma il segnale di una fatica accumulata nel tempo.

Vorrei però soffermarmi su una cosa che ha scritto: l’idea di non essere “meritevole” di amore o felicità. Spesso questi pensieri nascono proprio quando per molto tempo non ci siamo sentiti visti, ascoltati o sostenuti nelle relazioni più importanti. Con il tempo possono diventare convinzioni profonde, ma non definiscono il valore di una persona.

Il fatto che lei stia cercando di costruire una strada professionale, nonostante le difficoltà, e che abbia trovato la forza di scrivere qui racconta anche un’altra parte della sua storia: quella di qualcuno che continua a provare a rialzarsi anche quando si sente molto stanco.

In momenti come questo può essere davvero importante non restare soli con tutto questo peso. Un percorso psicologico può offrire uno spazio in cui poter mettere ordine nei pensieri, comprendere meglio quello che sta vivendo e ritrovare gradualmente risorse che ora sembrano lontane.

Se sente che la fatica sta diventando troppo grande da sostenere da solo, chiedere supporto è un passo importante. Se lo desidera, resto disponibile per uno spazio di confronto e di ascolto.

Un caro saluto
Dott.ssa Michela Massettini

Michela Massettini Psicologo a Perugia

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11 MAR 2026

Gentile,

La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta attraversando. Da quanto scrive, percepisco stanchezza emotiva, che nasce dall’intreccio di diverse aree della vita: i conflitti familiari, la solitudine emotiva, le difficoltà sentimentali e le sfide legate al lavoro autonomo. È comprensibile sentirsi sopraffatti quando questi ambiti si sovrappongono e sembrano ostacolare qualsiasi passo in avanti.

Alcuni aspetti meritano attenzione:

- Senso di invisibilità e autosvalutazione: sentirsi non visti o non meritevoli di amore può essere molto doloroso. Spesso questi sentimenti affondano radici in esperienze passate in cui le proprie esigenze emotive non sono state riconosciute. Questo non significa che lei non meriti felicità e affetto: sono convinzioni interiorizzate che si possono rielaborare e trasformare.

- Relazioni familiari difficili: il conflitto prolungato con sua madre e l’atteggiamento distaccato di suo padre alimentano solitudine e frustrazione. La psicoanalisi contemporanea evidenzia come in queste situazioni si crei un forte legame emotivo ambivalente: da un lato il desiderio di riconciliazione, dall’altro la necessità di proteggersi per preservare la propria integrità emotiva.

- Frustrazione lavorativa e sentimentale: i rallentamenti professionali o le difficoltà nelle relazioni intime possono dare l’impressione di “passi indietro”, ma sono esperienze frequenti nella costruzione di autonomia e nella ricerca di un equilibrio personale. La chiave è imparare a riconoscere e celebrare i piccoli progressi, anche quando il contesto esterno sembra ostile.

Il consulto psicologico potrebbe essere un valido aiuto ad essere accompagnato e aiutato su tutti questi punti.
Con stima
dott. Mattia Carolo

Mattia Carolo Psicologo a Padova

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11 MAR 2026

Gentile utente, lei porta un'immagine ricorrente che attraversa tutto il suo racconto: costruire e veder crollare. Mettere insieme, pezzo dopo pezzo, qualcosa che somiglia a una vita propria, e poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano - l'espressione è sua, e va tenuta così com'è, perché dice esattamente ciò che dice. Le mosche sono ciò che resta quando la mano si apre e scopre che ciò che stringeva non c'è più. Non è la prima volta che le accade. È un ritmo che conosce bene, e la stanchezza che descrive non è quella di chi ha fatto fatica una volta. È quella di chi è stanco di ricominciare.

Poi c'è un'altra immagine, silenziosa e forse più grave. Sua madre non le parla. Non da qualche giorno: da due mesi. Lei esiste in quella casa come qualcuno che non viene visto, non viene interpellato, non viene riconosciuto. E suo padre, di fronte a questa cancellazione, non interviene. Fa finta di nulla. Lei abita dunque in un luogo dove è fisicamente presente e psichicamente inesistente. Questo non è un litigio. Un litigio implica due persone che si fronteggiano. Qui c'è una persona e un vuoto dove dovrebbe esserci una risposta. E poi la frase che mi ha colpito di più, quella che lei pone come domanda ma che è in realtà una constatazione antichissima: "credo di non meritare amore e di essere invisibile agli occhi di chiunque". Lei non ha detto "non trovo una compagna" o "non ho fortuna in amore". Ha detto: non lo merito. Sono invisibile. Queste sono parole che vengono da molto lontano, da molto prima della partita IVA, del cliente perso, della porta chiusa di sua madre. Sono parole che un bambino impara quando chiede con lo sguardo "mi vedi?" e lo sguardo che riceve in risposta è assente, o rivolto altrove, o ostile. Lei ha imparato presto che la sua presenza non generava risposta, e ha tradotto quell'assenza di risposta in un verdetto su di sé.

La sua ultima frase la prendo con tutta la serietà che merita. "Mollare la presa e far fare al caso" è un pensiero che nasce quando la fatica ha consumato ogni riserva e l'orizzonte appare identico in ogni direzione: vuoto. Le dico con chiarezza che quel pensiero parla della sua stanchezza, non della realtà delle cose, anche se in questo momento le due si confondono fino a sembrare la stessa. Non le chiedo di credermi. Le chiedo soltanto di non prendere decisioni irreversibili in un momento in cui tutto ciò che guarda è filtrato dall'esaurimento. Lei chiede perché nessuno nella sua famiglia le domanda come sta. Non posso rispondere per loro. Ma posso dirle che il fatto che lo chieda qui, a degli sconosciuti, non è debolezza. È il segno che quella domanda preme per essere posta e che lei ha ancora la forza di cercare qualcuno disposto ad ascoltarla. Quella forza non è poca cosa. È ciò che la tiene in piedi in questo momento, ed è sufficiente per compiere un passo: cercare un terapeuta, non come ultimo tentativo ma come primo spazio in cui la sua voce incontri finalmente una presenza che non la cancelli.

Se il peso dovesse farsi insostenibile, chiami il Telefono Amico al 02 2327 2327 o il numero verde 800 274 274. Sono lì per questo.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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11 MAR 2026

Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso un momento così delicato della sua vita. Dal suo racconto emerge quanta fatica stia attraversando su più fronti contemporaneamente: la situazione familiare, le difficoltà affettive e le incertezze legate al lavoro. Quando diversi aspetti importanti della vita sembrano entrare in crisi nello stesso periodo, è comprensibile sentirsi svuotati di energie e avere la sensazione di dover ricominciare ogni volta da capo.

Nelle sue parole si percepisce anche un forte senso di solitudine, come se mancasse uno spazio in cui sentirsi visto, ascoltato o sostenuto, soprattutto all’interno della sua famiglia. Quando questo bisogno rimane a lungo insoddisfatto, può diventare molto pesante da portare da soli.

A volte, in momenti come questi, può essere utile poter avere uno spazio di ascolto dedicato, come un percorso psicologico individuale, in cui esplorare con calma ciò che sta vivendo, dare un senso alle emozioni che emergono e cercare nuove modalità per affrontare le difficoltà che sta incontrando.

Il fatto che abbia trovato la forza di scrivere e raccontare la sua esperienza è già un passo importante: significa che, nonostante la stanchezza che descrive, c’è ancora una parte di lei che sta cercando comprensione e supporto.
Se sente che la fatica sta diventando troppo grande da sostenere da solo, confrontarsi con un professionista potrebbe aiutarla a non restare solo con questi pensieri e a trovare gradualmente nuove risorse per affrontare questo periodo.

Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Moretti
Psicologa
Varese, Varano Borghi (VA)

Dott.ssa Giulia Moretti Psicologo a Varano Borghi

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11 MAR 2026

Cara Claudia, da quello che scrivi sembra che in questo momento ti stiano crollando addosso contemporaneamente più ambiti della tua vita: il conflitto con tua madre, la solitudine affettiva, l’incertezza lavorativa. Quando tante difficoltà si accumulano nello stesso periodo è normale sentirsi svuotati di energie e iniziare a dubitare di sé stessi o del proprio valore. Questo però non significa che tu non meriti felicità o amore: spesso è proprio nei momenti di maggiore fatica che la mente tende a interpretare tutto come una prova del proprio fallimento.

Il litigio con tua madre e il silenzio che ne è seguito possono essere molto dolorosi, soprattutto se senti di aver sopportato per anni situazioni difficili. Allo stesso tempo vivere di nuovo in casa dei genitori può far riattivare dinamiche vecchie e far sentire intrappolati. È comprensibile che qualcosa dentro di te si sia “rotto”: spesso succede quando si raggiunge il limite di ciò che si è disposti a tollerare.

Anche sul piano lavorativo e sentimentale stai affrontando una fase di grande incertezza. Aprire una partita IVA è un passo coraggioso ma richiede tempo perché le cose si stabilizzino; perdere l’unico cliente in questo momento può far sembrare che tutti gli sforzi siano stati inutili, ma non cancella le competenze e il percorso che hai costruito negli anni. Allo stesso modo il fatto di non aver avuto relazioni finora non significa che tu sia invisibile o non degno di amore: spesso queste convinzioni nascono proprio in contesti familiari dove non ci si sente visti o riconosciuti.

Il pensiero di “mollare la presa” quando si è stanchi è un segnale di quanto ti senti sopraffatto, ma non devi affrontare tutto da solo. Parlare con qualcuno che possa offrirti uno spazio di ascolto reale – uno psicologo, il medico di base, un consultorio o un servizio pubblico di salute mentale – può aiutarti a rimettere ordine in questo momento e a non restare isolato con questi pensieri. Chiedere aiuto non è un fallimento, è un modo per proteggerti quando le risorse personali sono temporaneamente esaurite.

Per ora prova a non chiederti di risolvere tutta la tua vita insieme. Quando tutto sembra andare male, il primo passo è spesso ridurre il carico: concentrarsi su una cosa alla volta, ristabilire un minimo di equilibrio quotidiano, cercare almeno una persona o un luogo dove poterti sentire ascoltato. Il fatto che tu abbia scritto qui dimostra che dentro di te c’è ancora una parte che vuole trovare una strada per andare avanti. Non ignorarla: è proprio da quella parte che può ripartire il cambiamento.

Un abbraccio sincero,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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11 MAR 2026

Buonasera,
dalle sue parole emerge una grande stanchezza emotiva. Quando più ambiti della vita entrano contemporaneamente in difficoltà, famiglia, lavoro, relazioni affettive, è facile sentirsi svuotati, scoraggiati e perdere la fiducia nel fatto che le cose possano cambiare. Non è un segnale di debolezza: è una reazione umana a un periodo molto pesante.
Nel suo racconto si intrecciano diversi elementi. Da una parte c’è una ferita familiare importante, con questo silenzio prolungato con sua madre dopo anni che lei descrive come “soprusi”. Vivere nella stessa casa senza riconoscimento e senza dialogo può essere molto logorante e può riattivare sentimenti profondi di solitudine o di non valore.
Dall’altra parte c’è un momento di incertezza professionale. Aprire una partita IVA richiede coraggio e pazienza: le fasi iniziali sono spesso instabili e perdere un cliente può far vacillare la fiducia in sé stessi, anche se non significa che il progetto sia destinato a fallire.
Infine c’è un tema molto delicato che lei nomina con grande sincerità: la convinzione di non meritare amore o attenzione. Quando questo pensiero prende spazio, tende a colorare tutta la realtà intorno a noi e a farci interpretare gli eventi come conferme di un’idea negativa su noi stessi. In psicologia questo è un meccanismo abbastanza comune: non nasce dal nulla, ma spesso da esperienze ripetute di svalutazione o mancato riconoscimento nel tempo.

La domanda che lei pone, “perché per alcuni la vita è così faticosa?”, è una domanda che molte persone si fanno nei momenti di crisi. A volte però il punto non è tanto stabilire se si “meriti” o meno felicità, ma riconoscere quanto le condizioni in cui si vive influenzino il modo in cui guardiamo a noi stessi e al futuro. Quando si è immersi in un ambiente poco sostenente, è molto più difficile vedere le proprie risorse.
Un aspetto importante del suo messaggio è la frase finale, in cui teme di non trovare più la forza di ricominciare. Quando pensieri di questo tipo iniziano a comparire è davvero importante non restare soli con questo peso. Parlare con un professionista può aiutarla a mettere ordine tra le molte difficoltà che sta attraversando e a ricostruire gradualmente un senso di direzione e di valore personale.
A volte il primo passo non è risolvere tutto insieme, ma trovare uno spazio in cui essere finalmente ascoltati e sostenuti, cosa che lei stesso dice di non aver ricevuto abbastanza nel suo contesto familiare.
Il fatto che abbia scritto qui e che stia cercando un confronto è già un segnale di una parte di lei che non ha affatto mollato la presa, ma sta ancora cercando una strada per stare meglio. Da lì si può ricominciare.

Prendersi cura di sé è un passo fondamentale.
Resto in ascolto.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Bertinetti, Psicologa clinica

Dott.ssa Giulia Bertinetti Psicologo a Ostia

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11 MAR 2026

Claudia, dalle tue parole emerge una sofferenza profonda, che tocca più ambiti della tua vita: la famiglia, il lavoro, la dimensione affettiva. È comprensibile che tu ti senta svuotata e senza energie, perché quando più fronti sembrano crollare contemporaneamente, la mente e il corpo reagiscono con stanchezza e perdita di fiducia. Il fatto che tu arrivi a pensare di “mollare la presa” è un segnale importante: non va ignorato, ma accolto con serietà e rispetto.

Dal punto di vista psicologico, ciò che descrivi è il peso di anni di relazioni familiari difficili, in cui ti sei sentita invisibile e non riconosciuta. Il litigio con tua madre e il silenzio che ne è seguito hanno riattivato ferite antiche, e la mancanza di sostegno da parte di tuo padre amplifica la sensazione di solitudine. Sul piano affettivo, il pensiero di non meritare amore è una conseguenza naturale di queste esperienze: quando non si è mai stati visti davvero, si finisce per credere di non avere valore. Sul piano lavorativo, la perdita del cliente dopo tanta fatica è stata la goccia che ha reso tutto ancora più insostenibile.

Non sei “non meritevole” di felicità o di amore: sei una persona che ha portato pesi enormi e che ora si trova senza risorse per ricostruire. La tua sensazione di fare un passo avanti e sette indietro è tipica di chi vive in uno stato di esaurimento emotivo: ogni ostacolo sembra insormontabile perché le energie sono già consumate. Non è un destino, è una condizione che può cambiare se trovi uno spazio sicuro in cui elaborare queste ferite e recuperare forza.

In questo momento è fondamentale che tu non resti sola con questi pensieri. Parlare con un professionista può aiutarti a distinguere tra ciò che appartiene al dolore del passato e ciò che oggi puoi costruire. Non si tratta di “aggiustare” tutto subito, ma di ritrovare un punto di appoggio che ti permetta di respirare e di non sentirti più invisibile. La tua richiesta di aiuto è già un segnale di lucidità: stai dicendo che non vuoi mollare, ma che hai bisogno di sostegno per non arrivare a quel punto.

Puoi iniziare da piccoli passi: cercare un percorso psicologico, anche breve, che ti dia uno spazio di ascolto; provare a condividere con qualcuno di fidato ciò che senti, senza paura di essere giudicata; riconoscere che la tua fatica non è colpa tua, ma il risultato di condizioni difficili.

Se vuoi, possiamo approfondire insieme quale parte ti pesa di più in questo momento, la solitudine in famiglia, la mancanza di amore, o la delusione lavorativa perché partire da lì può aiutarti a ritrovare un primo senso di direzione.

Un caro saluto

Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica- del Lavoro
Organizzazioni- Risorse Umane
Ricevo anche online

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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11 MAR 2026

Buonasera. Da quello che scrivi si percepisce una grande fatica e una profonda solitudine, come se stessi portando tutto sulle tue spalle senza che nessuno intorno a te si accorga davvero di quanto sia pesante. Quando nello stesso periodo si intrecciano tensioni familiari, difficoltà lavorative e il senso di non essere visto o scelto affettivamente, è normale sentirsi svuotati di energie e iniziare a chiedersi perché la vita sembri così più dura per sé rispetto agli altri.
Il silenzio con tua madre e l’indifferenza che percepisci in casa possono far sentire invisibili e non riconosciuti, e quando si vive a lungo questa sensazione è facile interiorizzare l’idea di non meritare amore o felicità. Ma il fatto che tu lo pensi non significa che sia vero: spesso è il risultato di anni in cui i tuoi bisogni emotivi non sono stati davvero ascoltati.
Anche sul lavoro stai attraversando una fase fragile: avviare qualcosa di proprio richiede coraggio e all’inizio può essere molto instabile. Perdere l’unico cliente proprio ora può far sembrare che tutto il tuo impegno sia stato inutile, ma in realtà è una fase difficile, non un fallimento personale. Quando si è già stanchi emotivamente, ogni ostacolo sembra confermare la sensazione di essere sempre riportati indietro.
La domanda che fai — perché non arriva qualcuno a chiederti “come stai?” — racconta soprattutto un bisogno umano di essere visto, sostenuto, accompagnato. È un bisogno legittimo, non una debolezza. E il fatto che tu stia cercando di parlarne dimostra che dentro di te c’è ancora una parte che non vuole arrendersi, anche se ora si sente molto scoraggiata.
In momenti come questo è davvero importante non restare solo con tutto questo peso. Parlare con uno psicologo o con un professionista può aiutarti a ritrovare un po’ di respiro e rimettere ordine tra tante fatiche accumulate, senza doverle affrontare da solo. Non perché tu non sia forte, ma perché nessuno dovrebbe dover ricominciare sempre da capo completamente da solo.
Anche se ora ti sembra che ogni passo avanti venga cancellato, la tua storia non è definita da questo momento. La stanchezza che senti è il segno di quanto hai provato e continui a provare a costruire qualcosa per la tua vita. E questo, anche se oggi non sembra, ha valore. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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11 MAR 2026

cara Claudia,
grazie per aver scritto in modo così chiaro. Da quello che descrivi non sei “pigro” né “dramatico”: sei svuotato. E con tre fronti insieme (casa/relazioni/lavoro) è normale che la mente inizi a fare pensieri del tipo “non ce la faccio più”.

Prima di tutto una cosa importante, senza retorica: quando scrivi che temi che un giorno potresti “mollare la presa”, io lo prendo sul serio.
Se in qualunque momento quel pensiero diventasse un’idea concreta (anche solo “potrei farmi del male”), non restare da solo: chiama il 112 o il 118, oppure vai in Pronto Soccorso. Se riesci, avvisa subito una persona reale (amico, parente, collega). Questo non è “esagerare”: è proteggere te stesso mentre sei in una fase critica.

Detto questo, vengo al punto.

1) Perché ti sembra tutto così faticoso

Perché stai vivendo una combinazione che produce esattamente quello che senti:

isolamento emotivo in casa (il silenzio punitivo di tua madre è una forma di violenza relazionale; l’indifferenza del padre ti lascia senza alleanza)

copione interno di indegnità (“non merito amore”, “sono invisibile”) che non nasce dal nulla: spesso nasce proprio in famiglie dove non si è visti

stress economico/identitario (partita IVA + perdita del primo cliente = colpo alla sicurezza e al senso di valore)

Quando questi tre fattori si sommano, il corpo entra in modalità: sopravvivenza. E la sopravvivenza consuma energia, non la produce.

2) Il tuo punto cieco (te lo dico netto)

Stai trasformando difficoltà reali in un verdetto su di te:
“Se va male, significa che non sono meritevole.”
Questa è la trappola. Non perché tu sia “sbagliato”, ma perché è il modo in cui una storia di svalutazione diventa voce interna.

Non esiste alcun tribunale cosmico che assegna felicità ai “meritevoli”. Esiste una combinazione di contesto + risorse + supporto + strategie. E in questo momento il tuo contesto ti sta drenando.

3) Cosa fare adesso (azioni piccole ma decisive)

Non ti serve un grande piano motivazionale. Ti serve stabilizzare e poi ripartire.

A. Metti in sicurezza la tua mente (questa settimana)

Sonno, alimentazione, movimento minimo. Non per wellness: per neurochimica.

Evita l’isolamento totale: anche solo 1 contatto al giorno (un messaggio, una camminata con qualcuno).

B. Cambia il campo a casa (non “capire tua madre”, ma proteggerti)
Se con tua madre non c’è comunicazione, smetti di inseguire riparazioni adesso.
Metti un confine pratico: riduci al minimo la convivenza tossica (orari, spazi, silenzio neutro).
Parallelamente, inizia a progettare un’uscita (anche se ci vogliono mesi). Perché la casa così com’è è un fattore di rischio.

C. Lavoro: un cliente perso non è una sentenza
Oggi ti sembra “pugno di mosche” perché era l’unico cliente. In realtà è un dato: la pipeline è vuota, va costruita.
Niente teoria: 3 mosse concrete nei prossimi 7 giorni:

Scrivi a 10 contatti “tiepidi” (ex colleghi, conoscenti, persone che sanno cosa fai): messaggio breve, non vendita aggressiva, solo “sto lavorando su X, se conosci qualcuno che ne ha bisogno…”.

Offri 2 micro-collaborazioni/prove a basso costo o gratuite ma con obiettivo chiaro (portfolio + referenza).

Fissa una routine: ogni giorno 60 minuti di acquisizione (anche se ti fa schifo). La libertà in partita IVA nasce dalla costanza, non dall’ispirazione.

4) Che aiuto professionale scegliere

Qui io non andrei da un coach. Andrei da uno psicologo/psicoterapeuta (anche breve) con due obiettivi:

ridurre lo stato depressivo/di esaurimento e i pensieri di indegnità

costruire confini e un piano realistico di autonomia dalla famiglia

Se senti calo di energia, pianto, apatia, pensieri cupi da mesi, valuta anche un confronto col medico (anche solo per escludere fattori fisici e capire se serve un supporto temporaneo).

5) Una risposta alla tua domanda più dolorosa

“Perché non c’è nessuno che mi chieda come sto?”

Perché probabilmente vieni da un sistema in cui la vulnerabilità non è accolta. Ma questo non significa che tu non sia degno di essere visto. Significa che hai imparato a vivere in un posto dove non ti si vede.

La parte adulta di te adesso deve fare una cosa: cercare attivamente uno sguardo buono, invece di aspettare che arrivi da chi non lo sa dare.

Se vuoi una frase-ancora da portarti dietro nei prossimi giorni, senza zucchero:
“Non devo dimostrare di meritare amore. Devo costruire condizioni dove l’amore e la vita sono possibili.”

E una cosa pratica: stasera non decidere nulla “sulla tua vita”. Stasera fai solo la prossima cosa utile (mangiare, doccia, letto, un messaggio a qualcuno). Le decisioni finali non si prendono quando il sistema nervoso è in allarme.

Se questa sensazione di “mollare la presa” dovesse intensificarsi, ripeto: 112/118 o PS. Sei in un momento duro, ma non sei senza opzioni.

un caro saluto

Dott.ssa Maria Putynska Psicologo a Bergamo

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11 MAR 2026

Spesso sono le nostre convenzioni, no nostri pensieri le nostre interpretazioni di ciò che ci intorno adesso ho sbagliato.

Lei dice di non meritare amore di non meritare felicità per quale motivo
Tutti meritiamo, amore e tutti meritiamo di essere felici tutti gli esseri umani hanno dignità

Spesso noi adottiamo i nostri comportamenti in modo tale che confermino le nostre credenze e a loro volta le nostre credenze confermino i nostri comportamenti e questi creano un circolo vizioso

Bisogna uscire al circolo

Come?

Facendo qualcosa diverso concretamente, cambiando la nostra routine, anche se all’inizio può essere difficile e lo si fa controvoglia per cambiare bisogna cambiare

Iniziare ad uscire a praticare uno sport oppure un hobby può essere un buon modo per iniziare ad avere delle amicizie ed anche una relazione


Lei afferma che ogni passo avanti che fa succede sempre qualcosa che le fa fare sette passi indietro

È necessario comprendere concretamente, in che cosa consistono questi sette posti indietro e come lei l’affronta. Non possiamo impedire gli avvenimenti imprevisti ma possiamo impedire il modo di affrontarli


Inizia a cambiare qualcosa di concreta, la sua vita, a darsi degli obiettivi piccoli quotidiani ogni giorno anche all’inizio lo farà controvoglia la faccia vado avanti e questo è il modo per spezzare il circolo vizioso e ritrovare la libertà

Un percorso psicologico può essere utile per comprendere meglio ed affrontare la situazione.

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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11 MAR 2026

Gentile Utente,

dalle sue parole emerge una grande stanchezza emotiva: sta affrontando contemporaneamente difficoltà familiari, solitudine affettiva e incertezza lavorativa. Quando più aspetti della vita entrano in crisi insieme è normale sentirsi svuotati e perdere fiducia.

Il fatto che lei si stia facendo queste domande e stia cercando di costruire comunque il suo percorso mostra però che dentro di lei c’è ancora una parte che non vuole arrendersi. In momenti come questo può essere molto utile non restare soli con questi pensieri.

Se lo desidera può contattarmi per parlarne con maggiore calma, anche attraverso un colloquio online.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Rosina Motta

Dott.ssa Rosina Motta Psicologo a Lamezia Terme

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11 MAR 2026

Carissima Claudia,

grazie per la condivisione del momento che sta vivendo e che lascia trasparire una grande stanchezza, fisica, psichica ed emotiva.
La sensazione è che le problematiche da lei raccontate non siano solo una serie di difficoltà pratiche, ma rappresentino anche delle incrinature di diversi piani della sua vita (familiare, affettivo, lavorativo) che vanno a toccare delle corde interne ben più profonde.

Le domande che si sta ponendo, relative alla sua sensazione di non essere meritevole di amore, successo e felicità, sembrano derivare da una percezione che ha di sé come "non abbastanza", "non degna", "invisibile". Ma tali sentimenti non rappresentano una verità sul proprio sé, piuttosto penso si possa riflettere su quali rappresentazioni di sé e degli altri ha interiorizzato nel corso della sua vita, che possono arrivare da lontano, da tempi più antichi, ma che ora le parlano in risonanza con eventi attuali.
Il conflitto con sua madre potrebbe toccare proprio questo aspetto. Il fatto che si comporta come se lei non esistesse, eliminando ogni minima interazione, penso debba essere un'esperienza molto dolorosa e molto potente. Nel rapporto con la propria madre è fondamentale sentirsi visti, riconosciuti e legittimati, quando questo tipo di esperienza viene meno, soprattutto in età precoce, è possibile che venga interiorizzata un'immagine di sé svalutata. Mi chiedo se questo litigio attuale possa aver risuonato con delle esperienze precoci, con una storia più lunga.

Il comportamento di suo padre, che lei racconta fare finta di nulla, può contribuire al suo senso di solitudine. In una dinamica relazionale in cui un conflitto non viene riconosciuto, è possibile sentirsi da un lato feriti e dall'altro non rispecchiati o accolti nella propria sofferenza.

Queste dinamiche potrebbero aver avuto un ruolo anche rispetto alla sua vita sentimentale, quegli oggetti svalutanti interiorizzati potrebbero essere gli stessi che le fanno pensare di non poter essere amata da un'altra persona, portandola a ritirarsi ancor prima di entrare davvero in una relazione, così da anticipare inconsciamente la paura di un possibile rifiuto.

Mi sento di aggiungere, rispetto al suo investimento per la realizzazione lavorativa, che la parte più difficile dell'inizio di un'attività è la gestione del tempo e della frustrazione che ne può derivare. Gli avvenimenti della vita di cui parla, come ad esempio un cliente che decide di non continuare il percorso con lei, purtroppo accadono, ma pensare che dal rendimento lavorativo dipenda la possibilità di essere amata e riconosciuta, come se fosse una ricompensa, pone sullo stesso piano due aspetti estremamente differenti.

Il fatto che si stia ponendo tutte queste domande, che le abbia scritte e abbia chiesto delle risposte, penso sia comunque molto importante. La possibilità che si sta dando di poter pensare alle esperienze che sta affrontando e al suo stato emotivo, può già essere un primo segnale di un movimento trasformativo. Indica che una parte di lei non si è arresa, sta cercando di dare senso e significato, di trovare uno spazio in cui la sua esperienza possa essere vista e ascoltata.
Quando dice di non trovare più la forza e di voler "lasciar fare al caso", esprime una profonda stanchezza psichica, forse perché fino adesso ha cercato di reggere tutto da sola, senza qualcuno che svolgesse la funzione di contenimento emotivo e di supporto.

Per questo, penso che un percorso terapeutico potrebbe esserle utile, non come “soluzione tecnica” ai problemi, ma come spazio relazionale in cui poter esplorare queste rappresentazioni di sé, il rapporto con i suoi genitori, il senso di invisibilità, così da rendere pensabili e trasformabili quelle immagini interiori che oggi sembrano definire il suo valore.

La sofferenza che ora sta provando non indica necessariamente che la sua vita sia destinata a restare così, spesso la crisi di vecchi equilibri psichici permette di riflettere su quanto internamente ha bisogno di essere rielaborato.

La ringrazio nuovamente,
Dott.ssa Angela Maccarone
Psicologa clinica

Angela Maccarone Psicologo a Ancona

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11 MAR 2026

Quello che descrivi è un peso enorme da portare e si sente chiaramente quanta stanchezza ci sia dentro le tue parole. Quando tanti ambiti della vita si incrinano nello stesso momento, famiglia, lavoro, relazioni, senso di valore personale, è molto facile arrivare a sentirsi svuotati di energia e iniziare a chiedersi se abbia ancora senso continuare a lottare. Non è un segno di debolezza pensarlo: è una reazione umana quando per tanto tempo si ha la sensazione di spingere controcorrente senza ricevere sostegno.

Dal tuo racconto emerge una cosa importante: per anni hai fatto scelte impegnative, ti sei sacrificato, hai investito nello studio e nel lavoro. Questo dice molto della tua capacità di responsabilità e della tua forza. Il problema è che quando l’impegno non viene riconosciuto o quando la vita non restituisce quello che ci aspettavamo, può nascere l’idea di “non meritare” amore o felicità. Ma quella sensazione non è una verità su di te: spesso è il risultato di anni di relazioni difficili, soprattutto familiari, in cui ci si è sentiti ignorati, svalutati o non visti.
Il conflitto con tua madre, per esempio, sembra aver toccato qualcosa di molto profondo. Quando un genitore ci tratta come se non esistessimo o quando ci sono stati anni di tensioni e soprusi, non si tratta solo di un litigio: può riattivare ferite molto più antiche, legate al bisogno di essere riconosciuti e accolti. È comprensibile che tu senta che “qualcosa si è rotto”.
Allo stesso tempo stai affrontando l’incertezza lavorativa, che quando si lavora in proprio può essere spietata: perdere l’unico cliente fa sentire improvvisamente senza terra sotto i piedi. In queste condizioni il cervello tende a mettere tutto insieme e a costruire una narrativa molto dura: “la mia vita non funziona”, “non merito amore”, “ogni passo avanti viene cancellato”. Quando si è esausti, questa narrativa diventa potentissima.

Ma c’è una cosa che voglio dirti con molta chiarezza: il fatto che oggi tu ti senta così non significa che la tua vita sia destinata a rimanere così. Spesso questi momenti sono quelli in cui si è più isolati e più convinti di non avere valore, ma sono anche quelli in cui avere qualcuno che ascolta davvero può cambiare molto.
Mi ha colpito una frase che hai scritto: nessuno nella tua famiglia ti chiede come stai o se hai bisogno di aiuto. Il fatto che tu abbia scritto qui significa che una parte di te sta comunque cercando uno spazio dove poterlo dire. Quella parte è ancora viva e merita attenzione.

Quando dici che temi che un giorno potresti “mollare la presa”, quello è un segnale importante: vuol dire che la fatica sta arrivando a un limite. In momenti così non dovresti restare da solo con tutto questo. Parlare con uno psicologo, anche solo per iniziare a mettere ordine a quello che stai vivendo, potrebbe darti uno spazio dove non devi dimostrare nulla e dove qualcuno ti chiede davvero come stai.
Se senti che la sensazione di crollo diventa molto forte o che potresti farti del male, è importante contattare qualcuno subito: un professionista, una persona di fiducia o anche un servizio di supporto. In Italia esistono linee gratuite come il Telefono Amico (02 2327 2327), dove rispondono persone preparate ad ascoltare nei momenti di grande difficoltà. Parlare con qualcuno in quei momenti può fare molta differenza.

La tua vita in questo momento sembra piena di muri, ma il fatto che tu riesca ancora a raccontare quello che provi significa che non hai smesso di cercare una via. E questo conta molto più di quanto forse riesci a vedere adesso.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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