Un matrimonio da salvare.

Inviata da Sara · 15 mar 2020 Terapia di coppia

Sono sposata da quasi un anno e mezzo. Dopo 9 mesi è arrivato nostro figlio, subito, e desideratissimo. Io e mio marito stavamo insieme da 11 anni quando ci siamo sposati, ci siamo fidanzati da piccoli. Quando abbiamo deciso di sposarci, abbiamo preso casa nello stabile di mia suocera, che sembrava essere una persona abbastanza tranquilla nonostante il suo carattere particolare. Dopo il matrimonio è successo la qualunque, e ho cominciato a notare l'atteggiamento di mio marito cambiare radicalmente. Mia suocera credeva di potermi mettere sotto la sua "ala" e di gestirmi neppure fossi sua figlia: voleva (e vuole tutt'ora) sapere dove vado, cosa faccio, quando entro e quando esco; ha cominciato ad insinuarsi in lei una gelosia morbosa e possessiva nei miei confronti in primis, dandole fastidio il mio rapporto con mia madre. Poi, a questo si è aggiunto il figlio che ha cominciato a cambiare totalmente atteggiamento: tutte le sere passare dalla madre prima di salire a casa, totale ragione a lei in ogni discussione, atteggiamento nervoso qualora io dicessi qualcosa su qualche atteggiamento della madre. Poi sono rimasta incinta, e mi è cambiata la prospettiva; mio marito è stato raramente presente alle visite, mi ha sempre data per scontata dicendo (utilizzando le parole della mamma) che tutte le donne vivono la gravidanza e che non è una malattia. Mio marito si è allontanato piano piano da me, e io ho trovato appoggio e riparo nei miei genitori. Quando ho partorito, purtroppo, ho rischiato la vita poiché subito dopo un parto naturale sono stata portata in camera operatoria e ci sono rimasta dentro per 4 ore abbondanti; subito dopo sono stata trasfusa, e mi hanno attaccato la terapia del dolore. È stato uno choc per me, io che ho sempre desiderato un parto naturale e che ero pronta a tutto. Anche in quel caso mio marito non ha capito la gravità della situazione, e mia suocera non faceva altro che far venire gente in ospedale, scattare foto al mio bambino e mandarle a chiunque. La ripresa fisica è stata molto molto tosta: dovevo guarire da una lacerazione dei tessuti interni e esterni, sia vaginale che rettale. Lacerazione di 3° grado e mezzo. Mio figlio mi ha salvato la vita. Ho trovato in lui la forza, la volontà, il desiderio di rimettermi in piedi; l'ho fatto per lui. Con la nascita del bambino, con la mia situazione fisica e psicologica, mio marito si è allontanato sempre di più, e mia suocera sottolineava perennemente che lui era il padre. La gelosia e la possessione l'ha sviluppata anche nei confronti del mio bambino che, Dio ha voluto, somiglia spiccicato a me. Ho tentato, invano, di parlare con mio marito per cercare di capire cosa non andasse, e lui mi ha sempre recriminato il fatto che io cercassi rifugio nei miei genitori. Ho tentato di spiegare più volte a lui che l'ho fatto -avendone piena consapevolezza- perché non mi sono mai sentita protetta da lui, né capita, né compresa, e perché lui, perennemente, sceglie sua madre e la sua famiglia. Il mio è stato un riflesso del suo atteggiamento. Sua madre ha cominciato a parlare male di me a chiunque: parenti, amici, sorelle. A causa di questa situazione ho litigato spesso con mio marito, ma lui non mi ha mai dato ragione, neppure quando ho affrontato la madre dicendole che doveva farsi i fatti suoi e non intromettersi nella nostra vita. Il suo è un continuo impicciarsi, controllarmi, voler sapere cosa faccio. Mio figlio trascorre molto tempo con i miei, poiché il lavoro all'università mi toglie tempo, e perché sto preparando un dottorato di ricerca; lei è perfino gelosa che io sia a casa dei miei o che mio figlio è con loro. Mi controlla. Mi sento sotto perenne osservazione, e me ne dice di tutti i colori. Talvolta le rispondo, ma purtroppo il suo buon viso prevale, poiché non riesce a parlarmi in faccia. Intanto, mio marito continua ad allontanarsi da me, talvolta mi sento data per scontata, e lui dice che soffre del fatto che io sia cambiata con il matrimonio: è vero, ma ho solo aperto gli occhi, capendo che certe cose sono necessarie, altre molto futili. Non so più come gestire questa situazione, non so più come gestire mia suocere che vuole essere onnipresente e che si impiccia di ogni cosa. Non so come far capire a mio marito che non mi sento protetta, né più amata; ha sviluppato una dipendenza affettiva nei confronti di sua madre (e suo fratello anche!) che lo porta a parlare con le sue parole. Mi dà la sensazione di essere due persone diverse, e al contempo ho la sensazione che sia soggiogato da sua madre. E io ne soffro. Non ne posso più, poiché quando è in sua compagnia cambia atteggiamento e modo di vedere le cose. Non so più che cosa fare. . .

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