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Un amore malato?

Inviata da andrea · 23 feb 2016 Dipendenza affettiva

Buongiorno, ho 52 anni, un matrimonio alle spalle concluso oltre dieci anni fa, dove sono nati tre figli, oggi due sono adulti ed ho un ragazzo adolescente. Una storia come ce ne sono tante ai nostri tempi. Ho conosciuto la mia attuale compagna quando eravamo entrambi sposati, ci siamo separati e viviamo insieme da oltre 9 anni. All'inizio della nostra convivenza lei mi dice chiaramente che per il momento considerato il rifiuto nell'accettare la nostra relazione, da parte dei miei figli, era meglio tenerli lontano da casa, io ho avallato questo suo desiderio ed ho accettato sperando di cambiare le cose. Ed in effetti i miei ragazzi pian piano hanno a loro modo stabilito un rapporto cordiale, ma le cose non sono mai cambiate, di fatto mi accorgo che i miei figli sono odiati da lei e se solo vengono nominati o mi arriva una telefonata mentre sono a casa...si litiga.
Mi accorgo oggi che non ho più un amico, non vedo mai la mia famiglia, e non ho un rapporto umano con nessuno che non siano i suoi figli e i suoi parenti.
Sono prigioniero di me stesso, che pur sapendo di vivere un amore dannoso e che mi toglie e mi ha tolto qualsiasi affetto...resto li e non faccio nulla, trovo scuse con tutti e giustifico lei e me stesso. Non ho problemi economici per andare, e dentro di me lo so cosa devo fare...ma poi non lo faccio e comincio ad odiare me stesso perché non sono capace di fuggire da questa prigione.

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Miglior risposta 24 FEB 2016

Gentile Andrea,
comprendo le sue difficoltà e il suo dispiacere che per altro costituiscono qualcosa di abbastanza frequente nelle situazioni di convivenza.
Chi esce da un fallimento matrimoniale ( e ci si augura che prima avesse fatto almeno una esperienza di psicoterapia per tentare di evitarlo), dovrebbe comprendere che non può pensare di poter costruire su basi poco chiare o inconsistenti un'altra relazione stabile.
Un pò mi stupisce che lei abbia una convivenza di 9 anni ma forse solo adesso sente il peso di questa distanza dai suoi figli. In ogni caso è una distanza che dipende soprattutto da lei perchè mi sembra che il suo rapporto individuale con i suoi figli non sia da mettere in discussione anche se comprendo il limite di non poterli frequentare felicemente a casa sua.
Tuttavia , arrivare a fare una litigata perchè un suo figlio le telefona quando è con la sua compagna mi sembra davvero troppo e non può essere tollerato.
Possono anche rimanere pochi rapporti formali tra la sua compagna e i suoi figli ma quello che è inaccettabile è che lei si debba limitare per non indispettire la prima.
Per questo motivo è consigliabile che lei vada oltre la richiesta di consulenza online e si faccia aiutare dal vivo in psicoterapia a consolidare la sua assertività e la sua autostima.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno)

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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1 MAR 2016

Caro Andrea
le rispondo solo ora e me ne dispiace perché la sua lettera trasmette tanta disperazione per questa situazione e anche per la sua incapacità di poterla cambiare.
Ho visto, tra l'altro che lei ha scritto altre risposte che andrò a leggere con attenzione, però ora voglio dirle quello che questa sua comunicazione qui mi suscita.
Io penso che lei abbia forte bisogno di recuperare il ruolo di padre in un modo molto significativo ed importante.
Soprattutto a riguardo di suo figlio adolescente che, di certo, ha bisogno di lei, e della sua presenza; osì pure lei ha bisogno del ragazzo che la faccia sentire impegnato e padre accogliente.
La sua compagna, rivela di essere molto incentrata su se stessa in un ripiegamento sui suoi bisogni che non lasciano spazio ai sentimenti degli altri.
Ora, stando le cose come lei ci racconta, io mi chiedo come è possibile che lei possa accettare i comportamenti di questa donna ed essere divenuto così passivo da non riuscire ad affermare i suoi sentimenti e le sue necessità affettive?
Certo che lei come "uomo che ama troppo" è davvero un campione.
Rifletta a lungo su quanto le ho scritto.
Aggiungo anche che, a mio parere, il suo precedente matrimonio non è un fallimento, se sono nati tre figli, significa che ha avuto un alto valore, se pure poi ci si è lasciati.
Questi suoi figli non sono frutto di alcun fallimento ma del suo coraggio e voglia di essere padre.
Aggiungo ancora che oggi, nell'era delle "famiglie allargate", la comprensione, l'amore e il rispèetto devono essere garantiti a tutti.
Un caro saluto e ci risentiamo nell'altra sua lettera.
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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23 FEB 2016

Buongiorno Andrea,
ha descritto la situazione omettendo l'informazione più importante per comprendere la natura della Sua relazione con l'attuale compagna: cosa prova per Lei. Parla d'amore, ma amore è un termine così generico, soggettivo... E mi chiedo quale significato abbia questa stessa omissione.
E ci sarebbero molte altre domande, perché un comportamento o una situazione non hanno un significato standard, ma legato alla personalità di chi li vive. Per questo, credo che sarebbe interessante e costruttivo rivolgersi ad un terapeuta per indagare sul Suo vissuto soggettivo della situazione. Finché il quadro non è chiaro, prendere decisioni è difficile e azzardato. Oltretutto, mi sembra che per Lei il bivio sia tra rimanere lì e sopportare o chiudere la relazione, andandosene. Ma c'è una terza via: un terapeuta potrebbe valutare la situazione e, qualora ritenesse che ci siano le risorse, proporre un percorso di coppia che possa chiarire e modificare le dinamiche complesse che intercorrono tra di voi.

Dott.ssa Sara Abate Psicologo a Brescia

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23 FEB 2016

Buongiorno Sig. Andrea,
sembra, da quanto racconta, come lei sia imprigionato in una sorta di gabbia dorata e quanto adesso la sua situazione le procuri sofferenza, insoddisfazione e conflitti con sè stesso. Solitamente questo tipo di sensazioni si manifestano quando ci ritroviamo all'interno di una relazione dannosa e noi ne rimaniamo invischiati e non riusciamo a tirarcene fuori. Solitamente quello che lei racconta è quello che si vive quando si vive una dipendenza affettiva: vediamo tutti i danni e i costi della relazione, ma allo stesso tempo non riusciamo a tirarcene fuori.
Una psicoterapia potrebbe aiutarla a esternare i vissuti che ci ha raccontato e a ritrovare una vita più serena.
Cordiali saluti,
Dr.ssa Heyra Del Ponte

Heyra Del Ponte Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Pescara

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