Tso o altre soluzioni

Inviata da Miriam · 28 nov 2016 Violenza di genere

Buonasera, ho 29 anni e scrivo per un consiglio in merito a mia madre. Da sempre abbiamo un rapporto conflittuale, che sfocia in tragedia, fatta di brutte parole e spesso anche di violenza fisica. Per violenza fisica intendo dire che da piccola mi picchiava spesso. Non è mai accaduto che dovesse intervenire polizia o ambulanza, ci mancherebbe. Però le liti molto animate capitavano spesso. Ha avuto anche problemi con i vicini di casa, tant'è che ha venduto la casa e si è trasferita in affitto. Ora, il problema è con una collega del suo ufficio. Premetto che non ha tutti i torti mia madre, ma da quando hanno litigato, è spesso in malattia perchè il pensiero di lavorare con questa persona la scombussola, fisicamente e mentalmente. Ho sempre cercato di starle vicina, soprattutto da quando sono andata via di casa 4 anni fa. Il nostro rapporto sempbrava aver trovato un equilibrio e ne ero felice, anche perchè a maggio avrò un figlio e speravo finalmente di avere un pò di pace e serenità.
Lunedì inizio a mandarle messaggi per sapere chiederle come sta. Nonostante sia la titolare, non posso abusare del mio tempo, perciò sono andata avanti a lavorare senza risponderle ai messaggi. Per la seconda volta in un giorno mi chiede come mai non le rispondo. Alchè la chiamo per spiegarle (anche se non ci sarebbe bisogno) che capita di dovermi fermare per andare avanti a lavorare. Tragedia 2.0. Prima ancora di poter parlare mi risponde dicendo "dimmi, perchè mi hai chiamata?" Allibita ma calma le do risposta. Segue "d'ora in poi stai a casa tua, sei insensibile e irriconoscente. Sono 4 giorni che sto male e non ho bisogno di arrabbiarmi". Sempre più allibita replico, anche un pò animatamente, che nemmeno nella mia condizione dovrei arrabbiarmi e che in questi giorni ho sempre cercato di farle sentire la mia presenza. Conclude, dopo avermi buttato giù il telefono, con un messaggio in cui mi dice che l'ho trattata malissimo (per non dire peggio) e che non lo dimenticherà mai. Stasera, chiama mia nonna e sostenendo ancora la sua versione, afferma che "quella là" (cioè io) la odio. Che tratto bene solo il mio compagno e pensa che una volta nato il bambino, io le impedirò di vederlo.
Ho voluto riportare alcune frasi per far capire bene la situazione. Speravo che in questi ultimi giorni la rabbia fosse smaltita. Invece persiste sulla sua strada, peggiorando la situazione. Mi sembra di essere tornata adolescente. Ha risvegliato in me a rabbia ormai assopita dopo l'allontanamento da casa. Trovo assurda questa situazione. Mi sembra di aver a che fare con una bambina capricciosa e a tratti cattiva. Perciò vorrei sapere cosa posso fare. Da qualche mese ha degli incontri con una psicologa del consultorio. Però, se solo prova a contraddirla, minaccia di non andarci più. Temo ci vada più per farsi dar ragione che per farsi aiutare. E' una persona malata, le piace vivere i drammi che lei stessa a volte crea. Offende, passa per vittima ma non riflette mai sui suoi errori. E, cosa molto più grave, è malata di gelosia. Con chiunque. Mia nonna, durante la telefonata, ha preso le mie parti dicendo che in gravidanza non dovrei arrabbiarmi e litigare. Nel ribattere mia mamma ha risposto "io quando ero incinta stavo peggio". Per lei nella vita ne ha passate tante ( e non ha tutti i torti) percui, si evince, io dovrei star peggio di lei. Non avendo un compagno, capita di invitarla a cena con il mio compagno. Cerco sempre di non manifestare troppo i miei sentimenti e la mia gioia proprio perchè , per esperienza, immagino già che si metterebbe allo stesso piano e sarebbe motivo di litigio.
Cosa posso fare? Vorrei parlare con la sua psicologa e prendere in considerazione un Tso, anche se da quanto letto non credo ci siano i preupposti. Però questa situazione deve cambiare. Deve essere risolta in qualche modo. E' una vita che va avanti in questo modo. Per quanto ancora dovrò sopportare? Grazie

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Miglior risposta 29 NOV 2016

Buonasera Miriam,
in effetti i presupposti per un TSO sono rigorosi e la conflittualità intrafamiliare spesso non è sufficiente per autorizzarlo.
La gravidanza di certo sta avendo ripercussioni su sua madre e sul rapporto che ha con lei: di fatto questo evento porta madre e figlia ad entrare in una dimensione diversa della relaizone, più paritaria e caratterizzata dallo scambio tra due adulte. Se sua madre ha tratti "infantili", come dice lei, questo passaggio le risulterà particolarmente difficile se non impossibile. Lei ha tuttavia la responsabilità di tutelare se stessa ed il suo bambino quindi dovrà valutare quanto questo rapporto lede il benessere del nascituro come anche della sua famiglia: diventare madri significa smettere di essere figlie uscendo dalle dinamiche tipiche della famiglia d'origine.
Sua madre ha chiaramente delle difficoltà personali che nulla hanno a che fare con il contesto e con le persone: questi sono solo elementi che amplificano vissuti e dinamiche del mondo interno di sua madre.
Può essere una buona idea andare a parlare con la psicologa che la sta seguendo anche se dovrà essere un colloquio puramente informativo da parte sua: siamo coperti dal segreto professionale, come ben saprà. La collega forse le potrà dare qualche indicazione su come è meglio muoversi con sua madre.
Non lasci tuttavia che interferisca troppo nella sua nuova vita di mamma e compagna: più potere sentirà di avere su di lei e più lo utilizzerà per manipolarla.
Cordialità, Griffini dott.a Barbara

Dott.ssa Barbara Griffini Psicologo a Parma

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29 NOV 2016

Gentile Miriam,
Il TSO generalmente viene eseguito quando vi è un grave rischio per l'incolumitá della vita di una persona e di chi la circonda. Da quello che racconta, non ravviso queste condizioni, per cui penso che un Tso in questo caso non sia praticabile.
È sicuramente invece un'ottima idea andare a parlare con la psicologa che giá segue sua madre per riuscire a capire come relazionarsi con lei al meglio e lavorare su questa rabbia ritornata di cui lei parla.
Probabilmente sua madre ha dei problemi personali che con il suo comportamento e con le sue parole riversa anche su di lei. Auspico che il percorso che giá sta facendo con la psicologa le sia utile per modificare il suo comportamento. Va detto che comunque la psicologa non è lì per dare ragione a sua madre, ma per condurla a cambiare gli aspetti poco funzionali e poco utili dei suoi pensieri e comportamenti.
Per vivere al meglio la sua gravidanza le consiglio di lasciarsi scivolare addosso quello che le dice sua madre cercando di non darle troppo credito e di concentrarsi sulla sua vita. Se riuscire a fare queste cose le riesce difficile da sola, continui a parlarne con la psicologa che potrá fornirle suggerimenti utili per fronteggiare questa situazione.
Le auguro tutto il meglio.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Elisa Canossa, psicologa psicoterapeuta, Sustinente (MN) e Padova

Dott.ssa Elisa Canossa - Studio di psicologia e psicoterapia Psicologo a Sustinente

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