salve, fabio 54 anni sono in periodo oscuro, sto perdendo mio padre all ospedale e mi sento addolorato e triste, il motivo è che non son mai andato via di casa , ho una dipendenza genitoriale forte da figlio unico, solo una volta (3 anni) son riuscito ad andarmene ma al sabato tornavo a casa mia per mille motivazioni, c è anche un problema di mancanza di partner ormai decennale che in questo momento non servirebbe per aumentare l umore, il problema è che mi interessano solo alcune donne una piccola percentuale, cerco un somatotipo estetico di donna prima di una conoscenza approfondita e non ne vedo dalle mie parti, cerco l emotività prima della conoscenza , ho solo 3/4 persone attualmente con cui mi vedo ma non avendo hobby di nessun tipo è vizi mi assale sempre il senso di vuoto fuori dal mio orario di lavoro, non mii interessa nulla come sport o manie varie, sto andando verso un burrone senza saperlo, vorrei trovare una scorciatoia per dare una sterzata... fatemi sapere
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31 GEN 2026
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Buonasera Fabio,
Sembra che lei sia in un momento difficile per le circostanze che vedono suo padre ricoverato in ospedale. Quindi prima di tutto è necessario cercare un sostegno per sé stesso. Quando un genitore è in una situazione di grande bisogno di cura e si teme per la sua vita, è importante trovare un appoggio emotivo. Sarebbe opportuno iniziare un lavoro psicoterapeutico di sostegno in cui poter sentirsi protetti per poi affrontare pian piano alcune parti di sè che sono dipendenti, per comprenderne l’origine e conoscerle per trasformarle. Potrebbe darsi che proprio queste parti di sé non ancora elaborate, abbiano impedito l’accesso al legame con il partner possibile. Perciò è elettiva la psicoterapia in questo caso, mentre non ci sono scorciatoie che in realtà sembrerebbero essere un modo resistenziale per evitare di affrontare tali dimensioni di sè. Esse attendono di essere conosciute e una volta incontrate potrebbero diventare la sua forza in una nuova alleanza interiore.
Buon lavoro psicoterapeutico.
Dott. Pietro Salemme
26 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Salve Fabio,
Dalla sua storia si evince una forte sofferenza che abbraccia diversi ambiti della sua vita: la situazione con suo padre, la mancanza di partner e il senso di vuoto.
Ovviamente, vista la dipendenza genitoriale che descrive, non posso neanche immaginare cosa stia passando.
So che vorrebbe una scorciatoia per superare questa tempesta. E' normale, umano.
In questi momenti sensibili, a volte è utile prendere un grosso respiro e darsi spazio e il giusto tempo per dar voce al dolore e poi affrontare un problema alla volta, partendo da quelle che lei considera le priorità.
Se vuole, posso darle un aiuto a trovare una strada e gestire meglio il tutto.
Ma in ogni caso, nonostante le difficoltà: non molli!
23 FEB 2026
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Buongiorno ,
dalla sua condivisione emerge una grande pressione emotiva che fa da cornice alla condizione dolorosa che sta vivendo per suo padre e per la sua condizione .
E' importante che no si isoli e che possa fare tesoro di questa richiesta di aiuto per pensare di intraprendere un percorso di sostegno psicoterapeutico che la aiuti in primo luogo a dare voce alle sue emozioni e per poter manifestare dei cambiamenti nella sua vita .
Disponibile anche online
Cordialmente
20 FEB 2026
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Salve Fabio,
grazie per aver condiviso con così tanta sincerità quello che sta vivendo.
Da quello che racconta, sembra che in questo momento si stiano sovrapponendo più cose molto pesanti: la sofferenza per suo padre, il senso di solitudine, e quel vuoto che sente quando non è impegnato. È comprensibile che tutto questo faccia sentire come “in un periodo oscuro”.
La perdita (o il rischio di perdita) di un genitore, soprattutto quando il legame è stato così forte e centrale, può smuovere tantissimo dentro: non è solo il dolore per lui, ma anche come se venisse meno un punto di riferimento importante della sua vita. È normale che questo faccia sentire più fragili e smarriti.
Mi colpisce anche quando dice che non è mai andato davvero via di casa: sembra che una parte di lei sia sempre rimasta molto legata a quel rapporto, e ora che suo padre sta male, è come se tutto diventasse ancora più intenso. Non c’è nulla di “sbagliato” in questo, ma forse oggi le pesa perché sente di non avere altri appoggi altrettanto forti.
Riguardo alle relazioni, il fatto che si senta attratto solo da poche persone e cerchi subito una certa emotività non è un difetto: può voler dire che per lei il legame deve avere un significato profondo. Però, allo stesso tempo, questo può rendere più difficile incontrare qualcuno e aumentare il senso di solitudine.
Quel “vuoto” di cui parla, soprattutto fuori dal lavoro, sembra un punto centrale. Non è tanto che “non le interessa nulla”, ma forse che in questo momento fatica a sentire qualcosa che la coinvolga davvero. Quando si è così appesantiti emotivamente, è come se tutto perdesse colore.
Capisco anche il desiderio di una “scorciatoia” per cambiare direzione… è umano voler uscire in fretta da una sensazione così faticosa. Però più che una svolta improvvisa, spesso è utile iniziare da piccoli passi, molto concreti e sostenibili.
Ad esempio:
* ritagliarsi momenti semplici ma regolari fuori casa (anche brevi)
* mantenere un minimo di contatto con le poche persone che già frequenta
* provare a fare qualcosa di nuovo senza aspettarsi che “piaccia” subito (a volte l’interesse arriva dopo, non prima)
Soprattutto, in un momento così delicato, potrebbe essere davvero importante non affrontare tutto da solo. Parlare con un professionista potrebbe aiutarla a mettere ordine in quello che sente e a trovare un modo più suo di stare dentro a questo passaggio.
Se vuole, possiamo anche partire da una cosa semplice: qual è il momento della giornata in cui il vuoto si sente di più? Da lì possiamo provare a capire insieme come iniziare a riempirlo un po’, senza forzature.
10 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Caro Fabio,
il momento che stai attraversando è di una delicatezza estrema. Perdere un genitore quando si è vissuta una simbiosi così stretta, come quella che descrivi, non è "solo" affrontare un lutto; è sentire che le fondamenta stesse della propria abitazione interiore stanno cedendo.
In questo "periodo oscuro", il dolore che provi per tuo padre si intreccia inevitabilmente con la paura per te stesso. Questa dipendenza genitoriale di cui parli non è una colpa, ma una forma di amore e di protezione che ha creato un confine molto stretto intorno alla tua vita. Oggi quel confine si sta rompendo e il "senso di vuoto" che ti assale fuori dall'orario di lavoro è il grido di una vitalità che è rimasta a lungo in attesa, senza trovare uno spazio proprio dove espandersi.
La tua ricerca di un ideale estetico ed emotivo così specifico nelle donne sembra essere lo specchio di questo vuoto: a volte cerchiamo fuori una perfezione assoluta proprio quando dentro ci sentiamo frammentati o senza una direzione. Non sono gli hobby o gli sport che ti mancano, Fabio, ma forse la sensazione di avere il "permesso" di esistere per te stesso, indipendentemente dal ruolo di figlio unico.
Sentire di andare verso un burrone è una percezione angosciante, ma clinicamente sappiamo che spesso il "punto di rottura" è anche il punto di una possibile, seppur faticosa, nascita. La "scorciatoia" che cerchi potrebbe non essere un evento esterno, ma il coraggio di iniziare a guardare quel vuoto non più come un nemico, ma come lo spazio dove, finalmente, puoi iniziare a costruire la tua identità di uomo adulto, libera dai vincoli del passato.
In questo momento di dolore per tuo padre, è importante che tu non ti senta solo in questo buio. Questo smarrimento è il segno che la tua anima sta chiedendo un nuovo modo di respirare, oltre quella soglia di casa che per tanto tempo è stata il tuo unico mondo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologa Clinica e della Riabilitazione ad orientamento Umanista-Bioenergetico
(Disponibile anche per consulenze online)
10 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile Fabio,
la tristezza permanente in previsione della perdita di suo padre che sembra vicina è comprensibile e motivata, tanto più che lei essendo rimasto a vivere nella famiglia di origine avrà sviluppato un legame molto stretto con suo padre e quindi il pensiero della sua perdita le induce una sensazione di disorientamento e destabilizzazione.
Pertanto è consigliabile per lei un percorso di psicoterapia in cui trovare sostegno emotivo per la situazione in atto ed anche analizzare le ragioni della sua singletudine che probabilmente è da lei vissuta con confusione e frustrazione piuttosto che in maniera positiva come espressione di scelta consapevole di vita in vista di una piena indipendenza e autodeterminazione.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).
9 FEB 2026
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Salve Fabio,
la ringrazio per aver scritto e per la sincerità con cui ha descritto questo momento della sua vita. Da ciò che emerge, sta attraversando una fase di profondo dolore e disorientamento, in cui si intrecciano una perdita imminente, un senso di solitudine e una forte crisi identitaria. È comprensibile che tutto questo venga vissuto come un “periodo oscuro”.
La malattia e la possibile perdita di suo padre rappresentano un evento emotivamente molto impattante, soprattutto considerando il legame stretto che descrive e la dipendenza affettiva che si è strutturata nel tempo. Il fatto di non essere mai andato via di casa, sebbene spesso venga giudicato dall’esterno, va letto alla luce della sua storia: essere figlio unico e aver costruito la propria sicurezza emotiva principalmente all’interno del nucleo familiare ha probabilmente reso più difficile il processo di separazione e individuazione. Ora, di fronte alla fragilità del genitore, questo equilibrio — per quanto faticoso — viene scosso, e il dolore può amplificarsi.
Il senso di vuoto che descrive fuori dall’orario di lavoro, l’assenza di interessi che la coinvolgano e la percezione di “andare verso un burrone” sono segnali importanti di sofferenza psicologica. Non indicano una mancanza di volontà o di capacità, ma piuttosto una fase di blocco, in cui l’energia emotiva sembra essersi ritirata. In questi momenti, è frequente cercare una “scorciatoia”, una soluzione rapida che permetta di cambiare direzione; tuttavia, il tipo di sofferenza che descrive raramente trova risposte immediate. Più che una sterzata brusca, potrebbe essere necessario un rallentamento consapevole.
Per quanto riguarda le relazioni affettive, il fatto che lei senta attrazione solo per una ristretta tipologia di donne e che ricerchi prima un impatto emotivo o estetico può essere letto anche come un bisogno di sicurezza e di controllo, soprattutto in una fase in cui si sente internamente fragile. La lunga assenza di una relazione e la solitudine che ne deriva non sono aspetti secondari, ma probabilmente si intrecciano con il senso di vuoto e con la difficoltà a immaginarsi in una vita più autonoma.
Vorrei sottolineare un punto importante: il fatto che lei riconosca questi nodi e li esprima con chiarezza è già un segnale di consapevolezza e di desiderio di cambiamento. Non è “già nel burrone”, ma in un punto critico del percorso, in cui il rischio maggiore è rimanere da solo con questo peso.
In una fase come questa, un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui elaborare il lutto che sta vivendo (anche anticipatorio), lavorare sul legame di dipendenza genitoriale e riflettere su chi è oggi, al di là dei ruoli familiari. Non si tratterebbe di “aggiustare” qualcosa che non va, ma di accompagnarla nel costruire gradualmente un senso di sé più autonomo e vitale.
Non esistono scorciatoie miracolose, ma esistono percorsi possibili. A volte la vera sterzata inizia proprio dal concedersi aiuto e dal dare dignità alla propria sofferenza.
Non è solo in questo momento, anche se ora può sembrarlo.
9 FEB 2026
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"Gentile Fabio, la ringrazio per aver condiviso questo momento di così profonda fragilità e oscurità. Comprendo il dolore acuto che sta attraversando: perdere un genitore quando il legame è stato così simbiotico non è solo affrontare un lutto, ma è sentire che le fondamenta stesse della propria casa interiore stanno tremando perché l'altro è letteralmente una parte di se. Mi preme dirle subito che il senso di vuoto e la tristezza che prova non sono 'errori' o segni di debolezza, ma la voce di una parte di lei che forse, per 54 anni, è rimasta in attesa di essere vista al di fuori di quel ruolo di figlio unico. Spesso, quando la nostra vita si è costruita attorno a una dipendenza affettiva, la mente mette in atto delle difese come il cercare standard estetici ed emotivi molto specifici e rari nelle donne, proprio per proteggerci dal rischio di un’intimità reale che ci spaventa o che sentiamo di non poter gestire.
Il fatto che lei non trovi interessi o hobby non è una 'mancanza di volontà', ma potrebbe essere un segnale che suggerisce che le sue energie sono state assorbite per troppo tempo dal mantenimento di quel legame genitoriale e anche una normale reazione al lutto rispetto quel legame. Ora che le cose stanno cambiando il 'burrone' che vede davanti a sé è spaventoso, ma è anche il confine oltre il quale potrebbe finalmente iniziare a esistere Fabio come individuo. Riguardo alla sua richiesta di una 'scorciatoia', mi sento di dirle con sincerità che non esistono strade brevi per colmare un vuoto così antico, ma esistono percorsi sicuri per attraversarlo senza caderci dentro. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a trasformare questo momento di crisi estrema in una possibilità di nascita tardiva, ma necessaria.
Mi sorge però una domanda per lei: Cosa rimarrebbe di Fabio se, per un istante, smettesse di cercare fuori di sé la donna ideale o l'hobby perfetto e provasse a chiedersi chi è quell'uomo che abita sotto quel senso di vuoto?. La risposta a questa domanda potrebbe essere il punto di partenza per dare quella sterzata che cerca. Se desidera una guida per iniziare a dare un nome a questo vuoto e non lasciarsi inghiottire, io sono qui per aiutarla in questo passaggio così delicato.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Armanni Psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione
Ricevo anche online
7 FEB 2026
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Fabio, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Quello che descrivi è un periodo di forte dolore e disorientamento, legato sia alla possibile perdita di tuo padre sia a un senso di vuoto e di blocco che senti da tempo. È comprensibile che, in una fase così, le emozioni di tristezza, paura e smarrimento siano molto intense.
Da quello che racconti emergono alcuni elementi importanti: una forte dipendenza affettiva dalla famiglia, la mancanza di una relazione significativa da tempo e la sensazione che la tua vita, fuori dal lavoro, sia povera di stimoli e significato. Tutto questo può alimentare pensieri molto duri verso te stesso, come l’idea di “andare verso un burrone” o di non avere via d’uscita. In ottica cognitivo-comportamentale, è utile fermarsi un attimo e distinguere ciò che stai provando da ciò che stai pensando: le emozioni sono reali e legittime, ma i pensieri che le accompagnano non sempre sono fatti, spesso sono interpretazioni molto severe della realtà.
Un altro punto centrale è il senso di vuoto, questo non è un difetto,bisogna cercare di essere meno giudicante e severo con sè stesso. Il vuoto tende ad aumentare quando si aspetta di “sentire motivazione” prima di fare qualcosa; in realtà, spesso accade il contrario: è l’azione graduale che crea, col tempo, un minimo di interesse o di sollievo, non il contrario.
Non serve trovare una scorciatoia o una svolta improvvisa. Una “sterzata” realistica, in questo momento, potrebbe essere iniziare a lavorare su piccoli passi:
osservare e mettere in discussione i pensieri più catastrofici o rigidi su di te e sul futuro;
tollerare il dolore legato a tuo padre senza trasformarlo in una condanna su tutta la tua vita;
introdurre micro-cambiamenti concreti nella quotidianità, anche se all’inizio non danno piacere;
esplorare, con l’aiuto di un professionista, il tema della dipendenza affettiva e delle relazioni, senza giudicarti.
Il fatto che tu abbia chiesto aiuto e messo in parole tutto questo è già un segnale importante: non sei fermo, stai cercando una direzione. Da qui si può iniziare un lavoro serio e graduale per uscire da questo momento buio, passo dopo passo.
7 FEB 2026
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Ciao Fabio,
il tuo messaggio mostra solo la sofferenza per tuo padre; mostra l’idea che, con lui che se ne va, si sposti il pavimento. Quando una vita resta molto addossata alla casa d’origine, la perdita del genitore non è soltanto lutto: è come se venisse meno il “principio di orientamento” che, anche senza volerlo, ha tenuto insieme i giorni. Tu parli di “scorciatoia”. Qui occorre delicatezza: le scorciatoie spesso sono anestesie. Quello che serve, più che una sterzata, è un primo gesto vero di individuazione: non andartene contro tuo padre, ma iniziare a esistere a fianco della sua assenza. E la questione della partner, così selettiva e estetica, merita un ascolto non moralistico: quando il desiderio si restringe a una percentuale minima e a un somatotipo, talvolta è un dispositivo di protezione. Se scelgo l’incontro quasi impossibile, resto al sicuro dal legame reale, che è rischioso, perché chiede dipendenza reciproca e espone alla perdita. Il vuoto fuori dal lavoro è un altro indizio, ci descrive una mancanza di luoghi psichici dove l’energia possa andare. Quando l’Io non trova contenitori, l’ombra prende forma come apatia e paura. La via d’uscita potrebbe essere dunque cominciare con una disciplina minima: piccoli impegni ripetuti, leggeri, che costruiscano struttura; la struttura precede spesso la motivazione, non il contrario.
Che cosa temi che accada se diventi davvero autonomo? Non in teoria, ma nella carne: che cosa perderesti, oltre a tuo padre? Spesso lì sta la chiave.
5 FEB 2026
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Salve Fabio, quello che descrive è un momento molto delicato e doloroso, segnato da un lutto anticipato, da una forte dipendenza affettiva e da un senso di vuoto che oggi non riesce più a contenere. La tristezza, la confusione e la paura di “andare verso un burrone” sono segnali importanti: non indicano debolezza, ma una richiesta di aiuto che sta emergendo con forza.
La perdita imminente di suo padre sta toccando nodi profondi: l’identità di figlio, la difficoltà di separazione, la solitudine affettiva, il vuoto fuori dal lavoro. Anche il modo molto selettivo con cui vive l’interesse verso le donne sembra più una difesa che una reale preferenza: quando il vuoto è grande, il desiderio spesso si irrigidisce.
Non esistono scorciatoie magiche, ma esistono percorsi che aiutano a dare una sterzata reale, senza forzature. Un lavoro psicologico può aiutarla a:
-attraversare questo lutto senza crollare
-ridurre la dipendenza genitoriale senza sentirsi perso
-comprendere il vuoto e non combatterlo a vuoto
-riaprire gradualmente il desiderio, non solo la sopravvivenza
Se lo desidera, può iniziare un percorso di supporto psicologico con me: uno spazio serio, concreto, dove fermarsi prima del burrone e lavorare su ciò che oggi pesa di più. Chiedere aiuto ora è una scelta di responsabilità verso sé stesso.
3 FEB 2026
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Caro Fabio,
la ringrazio per aver scritto e per la sincerità con cui ha raccontato questo momento così difficile. Stare accanto a un genitore che si sta perdendo è un dolore profondo, e il senso di tristezza e smarrimento che descrive è una reazione comprensibile. In periodi come questo molte fragilità che magari erano sullo sfondo diventano improvvisamente più rumorose, più presenti ed il vuoto può sembrare ancora più grande.
Dal suo messaggio emerge quanto si senta solo e senza appoggi emotivi sufficienti fuori dal lavoro, e quanto questo la spaventi. Il fatto che riesca a raccontarlo ci dice una cosa importante: lei sta chiedendo aiuto prima di cadere, non dopo.
Purtroppo non esistono scorciatoie rapide ma esiste la possibilità di lavorare insieme per capire da dove nasce questo senso di vuoto, cosa la tiene bloccata e quali piccoli passi realistici possono restituirle gradualmente un senso di direzione.
Se vuole, possiamo approfondire questi temi in uno spazio dedicato, dove dare spazio sia al dolore per suo padre sia alle difficoltà che sente nella sua vita personale.
Rimango a disposizione.
Un caro abbraccio,
Dott.ssa Roberta Di Carlo
Ricevo a Roma e online.
3 FEB 2026
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Gentile Fabio, grazie per aver portato in questo spazio il suo vissuto, non deve essere stato semplice, considerando il momento delicato- e al tempo stesso complesso- che sta attraversando.
Il 'burrone' di cui parla forse rimanda al punto di svolta necessario da raggiungere al fine di individuarsi in qualità di uomo adulto e non più solo come figlio.
Il lutto di suo padre che si sta avvicinando rimanda, forse, a un altro tipo di perdita che è necessario approfondire e indagare in uno spazio sicuro e accogliente come quello della psicoterapia.
Dalla sua descrizione emerge un tipo di isolamento che può incrementare il senso di vuoto che inevitabilmente attraverserà, pertanto la invito a rivolgersi tempestivamente a un professionista.
Infine la invito a considerare di non escludere un supporto psicofarmacologico da accompagnare al percorso di supporto psicoterapeutico.
3 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Ciao Fabio,
quello che stai vivendo è comprensibilmente pesante: la malattia di tuo padre, la dipendenza affettiva costruita in anni di convivenza e il senso di vuoto fuori dal lavoro stanno convergendo e amplificando la tua sofferenza.
Non c’è nulla di “sbagliato” in te: stai affrontando una perdita reale e simbolica, mentre ti ritrovi senza appoggi emotivi e senza spazi personali in cui sentirti vivo.
Anche la difficoltà a trovare interesse nelle relazioni o nelle attività è parte di questo momento, non una condanna.
Attraverso un percorso insieme potremo dare un nome a tutto questo, capire cosa ti tiene bloccato e costruire, passo dopo passo, una direzione più stabile e tua.
Un caro saluto,
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Gentile Fabio,
dalle tue parole comprendo che stai affrontando un momento di vita complesso che si aggiunge ad una situazione personale relazionale ed affettiva non soddisfacente. In fasi di cambiamento, nei momenti di difficoltà o di crisi esistenziale lo stress, ansia, paura e sofferenza possono avere un impatto più amplificato e compromettere la qualità della vita.
Dal tuo racconto emerge che in questo momento di crisi esistenziale stai a affrontando anche le difficoltà familiari e di salute di una persona cara con cui il legame di attaccamento già il passato ha condizionato significativamente la tua vita e le tue scelte.
Per riappropriarci del benessere, autonomia, autostima, soddisfazione sarebbe indicato un lavoro che possa creare solide basi per un futuro più soddisfacente. Il tuo mondo emotivo ti sta inviando un segnale, pertanto è normale sentirsi come ti senti e cercare di reagire. Tuttavia, vorrei portare la tua attenzione sul fatto che purtroppo la "scorciatoia" non esiste.
Se usiamo una scorciatoia per costruire un palazzo, questo non resterà in piedi a lungo quando arriverà il maltempo. Ma se le fondamenta saranno solide, anche in caso di tempesta il palazzo resiste al cambiamento delle condizioni e rimane in piedi. In passato probabilmente ha già usato delle scorciatoie, ma è evidente che questi strategie non ti hanno aiutato a costruire la soddisfazione che desideri.
In questo momento potrebbe essere molto indicato farsi accompagnare da un professionista che possa aiutarti a costruire nuove capacità e competenze che possano contribuire ad accrescere l'autostima, l'auto affermazione e l'indipendenza e favorire la realizzazione relazionale, affettiva, familiare, e passo per passo apportare i cambiamenti e riappropriarti della vita che desideri per te stesso e per il tuo futuro.
Un caro saluto
Dott.ssa Yuliya Petryshyna
Psicologa Sessuologa
Ricevo anche on-line
2 FEB 2026
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Buonasera Fabio.
La perdita di un genitore non è mai facile da affrontare, indipendentemente dall'età. I nostri genitori rappresentano delle figure fondamentali nella nostra vita, che ci porteremo dentro per sempre, nel bene e nel male. La separazione da essi, è un processo costante e inderogabile della vita: durante l'adolescenza, andandosene di casa e, purtroppo, nell'esperienza della morte. In ogni separazione vi è anche una necessità di ridefinizione, trovando nuovi equilibri che possano permetterci di adattarci al nuovo contesto in cui viviamo. Dal modo in cui presenta la sua situazione, mi viene forse da pensare che una vera e propria separazione, in tal senso, non sia mai completamente avvenuta e, ora che suo padre sta purtroppo affrontando questa difficile condizione, si prefigura come perdita reale e, quindi, inevitabile.
Credo che le cose che riporta siano in qualche modo connesse: il non essersi mai realmente separato dai suoi genitori l'ha forse portata al non aver mai deciso quale via percorrere. Questa strada è percorribile solo da lei: può essere condivisa, in linea con quella dei suoi genitori, ma solo lei può decidere quale essa sia. In tal senso, si possono interpretare le problematiche da lei riportate in ambito relazionale e riguardo la sua mancanza di interessi. Forse, dietro a queste sue ricerche, ci cela un tentativo di definirsi (il senso di vuoto da lei descritto).
In tutto questo, c'è anche la perdita di suo padre: i lutti portano con sé sofferenza e smarrimento. La sua vita sta cambiando, e questo può essere un momento per provare a trovare una nuova stabilità. In queste situazioni può essere consigliabile rivolgersi a un professionista. Una "scorciatoia", però, non sarà né possibile né la soluzione. Il lavoro su sé stessi, la ridefinizione e la scoperta, sono processi che possono richiedere tempo e motivazione.
Resto a disposizione. Le auguro una buona serata.
Dott. Giorgio Mori
Psicologo
Ricevo anche online
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Buongiorno Fabio.
Comprendo la tua sofferenza. La malattia è la perdita di un genitore, soprattutto quando il legame é forte, sono un passaggio molto doloroso nella vita.
Un sostegno psicologico potrebbe aiutarti per offrirti uno spazio di ascolto sicuro e di sostegno.
Il fatto di non avere una compagna non offre la possibilità di avere un appoggio ed una visione di cosa ci potrebbe essere "dopo" i genitori nella vita, anche se non è una priorità in questo momento.
Dici di cercare un somatotipo specifico e l'emotività prima della conoscenza.
Nonostante la scelta del partner viaggi su emozioni più che su razionalità talvolta impostare troppi filtri e vincoli può portarti fuori strada, concentrandoti su degli aspetti e standard che non sono per forza legati ad intesa e stabilità.
La persona giusta può celarsi dove meno te lo aspetti e in chi non avresti mai immaginato al tuo fianco.
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentilissimo Fabio, grazie per la profonda condivisione innanzitutto. Capisco la situazione che ci riporta, e comprendo soprattutto la sua frustrazione e paura rispetto la sua condizione di malessere psico-fisico. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e comprendere quello che le sta accadendo, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 8 persone
Salve, ho letto con attenzione la sua richiesta e mi hanno colpito due aspetti: il primo è quello sintomatologico, che è rappresentato da un persistente abbassamento del tono dell'umore. Lei stesso ha focalizzato però, un aspetto: dietro al sintomo che lei denuncia è la dipendenza genitoriale, che rappresenta un aspetto significativo per una difficoltà a costruirsi una vera autonomia personale. Sarebbe importante verificare con un professionista il senso di questa forma di dipendenza, che sembra essere il punto centrale che la limita nelle relazioni e determinerebbe anche un abbassamento significativo del tono dell'umore. Il fatto che lei stesso faccia un passaggio dal sintomo al problema, però, è importante, perchè le permette di focalizzare gli aspetti di sè su cui potrebbe lavorare con un professionista. Nel suo caso l'evento stressante della malattia in fase terminale di suo padre le apre il problema di dover contare su di sè e su ciò che è riuscito a costruire fin'ora in termini di relazioni e tappe della sua vita. Come accade per molti eventi stressanti della vita, questa situazione di emergenza potrebbe essere l'occasione per interrogarsi in maniera più profonda su ciò che vorrebbe o potrebbe modificare di sè, recuperando le tappe della vita che sente di non aver raggiunto con successo.
Rispetto alle donne invece, andrebbe valutato quanto il lato estetico, per quanto importante in una conoscenza, possa essere uno strumento di ricerca di una relazione idealizzata, distogliendo l'attenzione dal coinvolgimento emotivo, che da una parte ricerca, ma che nei fatti è influenzato in maniera importante dalla costante ricerca di una donna con canoni estetici più specifici. L'effetto potrebbe essere quello di una ricerca spontanea svincolata dalle possibilità reali, che indebolisce la possibilità di ricerca di una donna basandosi sull'aspetto del coinvolgimento emotivo. Alla base di questo meccanismo potrebbe esserci una paura di fondo, ben collegata con gli aspetti di autonomia individuale di cui parlavo all'inizio.
Se dovesse aver bisogno di ulteriore aiuto non esiti a contattarmi. Ricevo anche online.
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 8 persone
Ciao Fabio è normale sentirsi vuoti, persi, spaventati in una situazione come quella che hai descritto. Non c’è niente di strano in quello che stai provando.
Il fatto di non essertene mai andato davvero di casa non significa che tu abbia sbagliato tutto. Ora però quell’equilibrio che avevi sta vacillando e ti ritrovi senza appoggi. Fuori dal lavoro senti il vuoto perché non hai ancora qualcosa che sia davvero tuo. Riguardo e donne, il tuo essere molto selettivo è anche un modo per non esporti troppo
Adesso il punto non è che devi trovare una scorciatoia, devi farti aiutare ad attraversare questo momento. Da solo è troppo pesante. Parlare con qualcuno adesso non è da deboli, è da uno che vuole rimettersi in piedi prima di scivolare davvero.
Sei in un passaggio brutto e spaventoso, ma non definitivo, quindi non è troppo tardi per cambiare direzione.
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno Fabio,
grazie per esserti aperto con noi su questo portale ed aver ammesso a se stesso la sua preoccupazione.
Quello che sta vivendo è un lutto anticipatorio su suo padre.
Da qui emergono memorie passate, presenti sulla difficoltà di crearsi una sua identità di uomo adulto senza i genitori.
Forse da qui nasce il fatto anche la difficoltà di costruirsi una sua famiglia e vivere per conto suo.
Le consiglierei di non pensare a quello che deve fare ma iniziare a crearsi uno spazio suo iniziando da una terapia.
Resto disponibile.
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Buongiorno mi spiace molto della situazione in cui si trova. La perdita di un genitore e un grande dolore, pur tuttavia dobbiamo farci coraggio.
Si faccia aiutare da uno psicoterapeuta per questo periodo
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
2 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Fabio, grazie per come ti sei raccontato. Non è poco, soprattutto ora.
Quello che stai vivendo non è un “difetto di carattere” né una stranezza: è un crollo di assetti. Stai perdendo tuo padre (anche solo l’idea di perderlo è già un lutto), e insieme a lui si sta muovendo tutto l’equilibrio su cui per anni hai retto: casa, ruolo di figlio, appartenenza, senso di continuità. Quando un figlio unico resta così a lungo “dentro” il nucleo, non è perché è debole, ma perché quel nucleo è diventato la struttura portante dell’identità. Ora quella struttura scricchiola, e tu senti il vuoto. È coerente. Fa male, ma è coerente.
Sul tema delle relazioni: non ti stai “chiudendo”, stai selezionando per sopravvivenza emotiva. Cercare un certo tipo di donna, anche sul piano estetico e somatico, non è superficialità: è il tentativo di trovare un segnale immediato di sicurezza, di risonanza, di vita. Il punto non è cosa cerchi, ma che oggi cerchi qualcosa che ti salvi dal crollo, e questo rende quasi impossibile l’incontro. Non perché tu sbagli, ma perché stai chiedendo a una relazione ciò che ora dovrebbe fare un altro tipo di appoggio.
Il senso di vuoto fuori dal lavoro è il segnale più importante che hai scritto. Non è depressione “classica”, è assenza di investimenti libidici: niente ti prende, niente ti chiama, niente ti aggancia. Questo succede spesso quando per anni l’energia è stata tutta assorbita da un solo centro (la famiglia, il ruolo di figlio). Quando quel centro vacilla, non c’è ancora altro che tenga.
Ora vengo alla “scorciatoia”, perché l’hai chiesta con lucidità.
Non esiste una scorciatoia per stare meglio.
Esiste una sterzata per non cadere nel burrone.
E sono due cose diverse.
La sterzata, adesso, è questa:
Non cercare subito senso, passione o amore.
Cerca struttura. Anche minima. Anche artificiale. Orari, luoghi, appuntamenti fissi. Il cervello in lutto ha bisogno di appigli concreti, non di motivazioni.
Taglia l’illusione del “quando starò meglio allora…”
Non arriverà. Prima fai, poi (forse) sentirai. Il vuoto non si risolve capendolo, ma abitandolo con piccoli atti ripetuti.
Separazione emotiva ≠ abbandono dei genitori.
Il nodo non è andare via di casa fisicamente, ma iniziare a costruire uno spazio psichico tuo, anche restando lì. Confini, tempi tuoi, decisioni non negoziate. Questo è il passaggio adulto che ora la vita ti sta chiedendo, brutalmente.
Non sei in ritardo. Sei in passaggio.
I passaggi veri arrivano spesso quando non abbiamo più energie per evitarli. È per questo che ora ti senti “senza appigli”.
Una cosa importante, detta con rispetto: quello che descrivi merita un accompagnamento professionale, non perché tu sia “messo male”, ma perché stai attraversando lutto, dipendenza affettiva e vuoto esistenziale insieme. Da soli, in questa fase, si rischia davvero di scivolare — non per debolezza, ma per sovraccarico.
Ti lascio con una frase vera, non consolatoria:
Non stai andando verso un burrone senza saperlo.
Te ne stai accorgendo in tempo.
2 FEB 2026
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Fabio, quello che stai vivendo non è un “periodo oscuro” generico: è una crisi evolutiva tardiva attivata da un lutto imminente. La malattia di tuo padre sta facendo crollare un equilibrio che, nel bene e nel male, ti ha sostenuto per tutta la vita. Quando un genitore diventa fragile o sta per mancare, chi è rimasto a lungo in una posizione di dipendenza affettiva si trova improvvisamente senza base interna. Questo spiega il vuoto, la paura e la sensazione di “burrone”.
È importante dirlo con chiarezza: non stai impazzendo e non sei “in ritardo”, ma stai pagando ora qualcosa che è rimasto sospeso per molti anni. La dipendenza genitoriale non è una colpa, ma è un limite che tu stai scoprendo oggi. La questione delle relazioni non è estetica, anche se la vivi così; la forte selettività spesso è una difesa, paura di una nuova dipendenza e un'eventuale ulteriore perdita. Il vuoto nasce dall’assenza di una vita interna autonoma che lo sport e distrazioni non sono deputati a risolvere. Le sterzate improvvise, le decisioni drastiche o la ricerca di una relazione “salvifica” in questo momento peggiorerebbero la situazione.
La direzione giusta non è fare di più, ma fare ordine. Ti consiglio di iniziare subito un percorso di supporto psicologico.
Tranquillo e impegnati a rinascere.
Lisa Muto - inside you
1 FEB 2026
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Fabio, quello che stai vivendo è un momento molto doloroso e comprensibilmente confuso. La malattia di un genitore, soprattutto quando il legame è stato così stretto e centrale nella vita, può riattivare paure profonde, senso di vuoto e una forte dipendenza emotiva. Non c’è nulla di “sbagliato” in questo: è il segno di un legame importante.
Il fatto di non esserti mai davvero allontanato da casa e di aver faticato a costruire una separazione stabile può rendere questo passaggio ancora più difficile, perché oggi stai affrontando insieme il dolore della perdita e il timore di restare senza un punto di riferimento. Sono temi che molte persone portano in terapia proprio in momenti come questo.
Un percorso psicologico può offrirti uno spazio sicuro per elaborare il lutto, comprendere meglio questo legame e iniziare, con i tuoi tempi, a costruire una maggiore autonomia emotiva senza sentirti solo. Anche un primo colloquio può aiutarti a dare un po’ di ordine a ciò che ora sembra troppo pesante da sostenere da solo.
1 FEB 2026
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Buongiorno Fabio,
grazie per la sua condivisione.
Nel suo messaggio mostra una bella risorsa: la capacità di mettere a fuoco e nominare le difficoltà che sta sperimentando.
Mi dispiace che lei stia perdendo suo padre, capisco che sia davvero un grande dolore.
Racconta di non essere mai andato via di casa, e questa scelta avrà avuto una funzione e quelle mille motivazioni avranno un significato in base a quella funzione, a cosa ha rappresentato per lei vivere con i suoi genitori. Se l'ha fatto, ci sarà un perché, e prima di parlare di dipendenza quel perché ha bisogno di essere esplorato.
Parla poi della sua vita sentimentale. Che tipo di emotività cerca? Cosa faceva con le partner precedenti? E che tipo di relazione desidererebbe adesso?
In generale, chiedersi di cosa potrebbe avere bisogno in questo momento potrebbe essere un buon punto di partenza per capire quale messaggio è racchiuso in quella tristezza permanente di cui parla. È in quel messaggio che potrebbe trovare un indicazione importante per dare la sterzata che cerca. Non posso dirle che sarà una scorciatoia, ma credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla.