Tristezza incolmabile, pensieri ossessivi che provavano ansia

Inviata da SimonaF · 14 nov 2019

Salve dottori,
Scrivo qui per raccontarvi la mia situazione sperando di avere una risposta che possa in qualche modo aiutarmi. Cercherò di raccontare, per quanto possibile possa essere sul web, la mia persona e quello che sta vivendo.
Sono una ragazza di 21 anni, da sempre sono stata una persona abbastanza paranoica e ansiosa. Da piccola mi fissavo sulle cose più’ stupide e disparate...dico fissare perché bastava che qualcosa potesse nutrirmi dubbi e paure che io andavo subito a rimuginarci su. Avevo pensieri ricorrenti su morte, possessioni demoniache, paura di essere trattata male dagli altri, paura di ferire gli altri...addirittura un periodo della mia infanzia era incentrata sul dovere andare in bagno per circa una ventina di volte durante la notte, fino a quando il mio cervello avrebbe detto basta.
Dopo di che, alle superiori, mi sono fidanzata. Andava tutto meglio, la mia mente non pensava e se pensava lo faceva positivamente. Pensavo di essere rinata e che niente e nessuno avesse potuto scalfire la mia serenità. Questa parentesi durò fino a quando non misi in dubbio anche la mia storia d’amore.
Mi sentivo diversa, mi domandavo e pensavo perché la mia relazione non fosse più quella di prima. Vidi la mia maturità passare come un fulmine, non mi resi conto di nulla, perché la mia mente cercava di darsi una spiegazione plausibile al perché io non sentissi più’ “le farfalle nello stomaco.”
Ma in quel periodo un’altra decisione Importante incombeva: l’Università. La mia decisione era una e una sola: fare medicina. Per come stavo in quel periodo, sbagliai tanto e quell’anno non andò. Non combinai nulla né quell’anno ne in quello dopo, andò male, fallì miseramente. Pensai di aver fatto sprecare tempo e denaro anche ai miei genitori, nonostante loro siano sempre stati apprensivi e accondiscendenti su tutto. Ancora di più mi sentii in colpa. Da più di un anno nel 2018 la mia relazione aveva ripreso normalmente, capì che stavamo diventando adulti e le sensazioni ed emozioni cambiano. Lo capì da sola, ero felice di questo, non ebbi bisogno di andare da uno psicologo. Ci riuscì.
Quest’anno a 21 anni, rientro a medicina. Dopo fatiche e ansie, dopo che questo era ormai diventato l’obiettivo fondamentale per la mia felicità E realizzazione, tutto si rompe in mille pezzi. Non sono felice, non sento niente se non tanta ansia per quello che verrà. Pensare a me tra dieci anni, laurearmi, specialistica...avere 30 anni e non avere ancora una famiglia. Le fatiche che inevitabilmente incontrerò mi terrorizzano. E io questa sensazione non la accetto, mi consuma il pensiero che dopo tutto io non sia felice, che non voglia più questo. Non voglio più questo per me, voglio essere felice e serena. Odio la città in cui mi trovo, perché piccola e vicino casa. Ho fallito di nuovo, avrei dovuto scegliere più consapevolmente. Ora mi vergogno, mi vergogno e non voglio parlarne con i miei genitori. Li ferirei così tanto che impazzirei.
Poi però penso...e se avessi fatto un’altra scelta avrei comunque pensato di fare altro?
Non so più cosa è bene per me, per stare bene...per essere felice. Sento un vuoto feroce, un peso sulle spalle. Questo che sento è come un grande masso che mi preme sullo stomaco e non mi fa respirare.
Mi sono fatta anche del male, mi sono procurata dei graffi e mentre lo facevo pensavo :
“Me lo merito”. Di questo non ne ho parlato ma di ciò che mi fa stare così Ne ho parlato solo con mia sorella e il mio ragazzo. Non sanno neanche loro come aiutarmi. Dicono che passerà anche questo periodo. Che loro per me ci sono e ci saranno. Ma io sento che questa volta tutto sia amplificato, più grande di me. I miei se ne sono accorti, forse hanno capito e sono infelici insieme a me.
Ho deciso di parlare davvero con un esperto, forse è la cosa giusta. Ma prima di farlo, volevo scrivere qui ( come ho fatto altre volte ).
Grazie per il vostro tempo.

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Miglior risposta 15 NOV 2019

Cara Simona, sono dispiaciuto uanamente per i suoi problemi. Al di là della sua lunga spiegazione è presente molta ansia, molta tristezza, molta confusione. Quello che stride in tutto ciò è che sembra avere sia una vita di relazione normale, che una famiglia suffcientemente buona. Purtroppo non avendo ulteriori elementi non sono in grado di aiutarla. Quello che però mi chiedo è: come mai in tutto questo tempo non ha cercato un aiuto professionale? Fossi in lei lo farei il prima possibile.
Resto a disposizione
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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