travestirsi da donna

Inviata da Tommaso · 6 apr 2026 Orientamento sessuale

buongiorno, sono un uomo di 66 anni sposato felicemente e sono sempre stato etero, premetto che essendo libero professionista ho un piccolo studio dove lavoro da solo. Da qualche tempo, precisamente una decina di anni fa, ho scoperto il piacere che provo quando mi travesto da donna. Tutto cominciò ad un carnevale quando una coppia di amici propose una festa tra amici in cui coppia vestiva i panni dell'altro. Quella sera indossando abiti femminili, scoprii che mi sentivo bene e a mio agio, una sensazione piacevolissima. Per riprovare quelle sensazioni ho iniziato ad acquistare qualche capo che indossavo in ufficio. Sono arrivato ad avere tanti vestiti, scarpe ed accessori da riempire due valige grandi. Ho letto in rete una quantità di articoli sul crossdressing e quindi mi è chiaro che in ognuno di noi maschi c'è una componente femminile, ma può crescere ed essere predominante? Dico questo perchè ci sono un paio di cose che ho notato e che mi hanno sconvolto: 1) quando arrivo in ufficio è diventato impellente dovermi travestire e lavorare enfemme ed ho notato che i miei movimenti, il modo di camminare sui tacchi, il modo di chinarsi o di sedersi e unire le ginocchia mi sembrano molto femminili e sono sicuramente spontanei 2) non ho mai e dico mai pensato o immaginato un rapporto omossessuale, eppure quando sono in abiti femminili con lingerie, calze tacchi trucco etc etc motlo spesso mi assale la voglia di trovarsi coinvolta (uso il femminile) in una relazione con un uomo e questo mi sconvolge e spaventa. Ho letto che travestirsi può portare una forma di eccitazione ed ho sempre pensato che si riferisse all'erezione maschile, e non è il mio caso perchè il mio pene è come se si rimpicciolisse (come quando fa molto freddo) la mia è solo "eccitazione" (si può chiamare così?) mentale e questo mi spaventa. Grazie

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Miglior risposta 7 APR 2026

Buongiorno Tommaso, da ciò che racconta, più che qualcosa da “correggere”, sembra emergere un’esperienza che, nel tempo, ha preso forma e consistenza nella sua vita, portando con sé anche interrogativi e una certa inquietudine.

Il piacere che descrive nel travestirsi potrebbe non riguardare soltanto l’aspetto estetico o comportamentale, ma qualcosa di più profondo: forse una modalità attraverso cui entrare in contatto con parti di sé che, in altri contesti, non trovano spazio o espressione. In psicoanalisi si direbbe che non esiste un’identità monolitica, ma una soggettività fatta di molteplici identificazioni.

Anche il fatto che emergano fantasie nuove quando è “en femme” potrebbe essere meno sorprendente di quanto sembri: è possibile che il cambiamento di posizione soggettiva (il sentirsi in un altro ruolo, anche simbolicamente) apra scenari differenti del desiderio. Questo non definisce automaticamente un orientamento, ma mostra come il desiderio possa essere più sfaccettato e meno lineare di quanto immaginiamo.

Sigmund Freud scriveva che “l’Io non è padrone in casa propria”: a volte ciò che ci abita può sorprenderci, proprio perché non è sotto il pieno controllo della volontà.

Forse, allora, la domanda non è tanto se questa componente possa “diventare predominante”, ma che significato assume per lei questa esperienza, e perché oggi la interroga in modo più pressante, fino anche a spaventarla.

Se sente il bisogno di comprendere più a fondo ciò che sta vivendo, un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico) può offrirle uno spazio per esplorare queste dimensioni senza giudizio.

Le mando un saluto,
Dott. Valentino Moretto

Dott. Valentino Moretto Psicologo a Salerno

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10 APR 2026

Caro Tommaso,

grazie per aver condiviso con così tanta onestà una parte di te che oggi ti genera spaesamento. Quello che descrivi è un vissuto molto più comune di quanto tu possa immaginare, specialmente in uomini che hanno costruito una vita solida, maschile e responsabile.

Il fatto che questa esperienza sia nata da un gioco (il Carnevale) è molto significativo: il gioco è lo spazio dove la nostra anima si sente libera di esplorare parti di noi che solitamente teniamo "sotto chiave" per rispondere alle aspettative sociali o familiari.

Ecco alcuni punti per guardare a ciò che ti accade senza spaventarti:

L'identità e il ruolo: Il fatto che tu senta l'impellenza di travestirti nel tuo studio, dove sei solo e al sicuro, suggerisce che quel rito sia per te una valvola di scarico necessaria. La "femminilità" che emerge nei movimenti spontanei non è una minaccia alla tua virilità, ma l'espressione di una polarità che chiede di essere integrata. Ognuno di noi è un insieme di energie maschili e femminili; a 66 anni, dopo una vita dedicata al dovere e alla libera professione, è come se la tua parte ricettiva e "morbida" cercasse finalmente uno spazio per esistere.

L'eccitazione mentale e il corpo: Quello che descrivi — il rimpicciolirsi del pene e l'assenza di un'erezione classica — conferma che non siamo di fronte a un semplice feticismo sessuale, ma a un’esperienza "estatica" e mentale. Quella che chiami eccitazione è in realtà un'emozione profonda, un senso di liberazione che il corpo registra in modo diverso. Non è un segnale di "malattia", ma la prova che il piacere che provi è legato all'identità, non solo alla pulsione.

Il desiderio "enfemme": È molto comune che, nel momento in cui ci si cala totalmente in una polarità (quella femminile), la mente completi il quadro immaginando il suo opposto (una relazione con un uomo). Questo non significa che tu sia diventato omosessuale; significa che quando "sei" quella donna, la tua fantasia segue la logica di quel ruolo. È una proiezione mentale legata al travestimento, che spesso svanisce nel momento in cui togli quegli abiti e torni alla tua vita quotidiana e al rapporto con tua moglie.

L'integrazione: Non c'è nulla di cui vergognarsi. La paura nasce dal sentire di perdere il controllo, ma questa parte di te non vuole distruggere la tua vita felice; vuole solo essere riconosciuta. Curare l'anima significa anche accogliere queste sfumature senza giudicarle come "fallimenti".

Il modo migliore di affrontare questo momento è non restare soli con la propria paura. Potrebbe esserti utile esplorare questi vissuti in uno spazio protetto, per capire come integrare questa tua "ospite" femminile senza che essa diventi un peso o un segreto logorante, ma una risorsa di equilibrio interiore.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo

Maria Pandolfo Psicologo a Pisa

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9 APR 2026

Buongiorno Tommaso, grazie per aver condiviso un’esperienza così personale. Da quello che racconta, sta vivendo qualcosa di intenso ma anche comprensibilmente confusivo, soprattutto perché si inserisce in una storia di vita stabile e soddisfacente.

Il piacere legato al travestimento può avere significati diversi e non implica necessariamente un cambiamento dell’identità di genere o dell’orientamento sessuale. Anche il fatto che emergano fantasie diverse quando è in abiti femminili non è raro: spesso queste sono legate al ruolo e alla dimensione emotiva che si attiva in quel contesto, più che a un orientamento stabile.

Quello che descrive non indica necessariamente che una parte di sé stia “prendendo il sopravvento”, ma piuttosto che sta entrando in contatto con aspetti di sé che prima non avevano spazio. È comprensibile che questo possa spaventare.

Potrebbe essere utile approfondire questi vissuti con un professionista, per comprenderli meglio e trovare un equilibrio che la faccia sentire più sereno.

Cordiali saluti
Dott.ssa Stefania Garbelli

Stefania Garbelli Psicologo a Milano

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9 APR 2026

Buongiorno Tommaso,
grazie per la sua condivisione.
Capisco il suo spavento, lei sta scoprendo parti di sé che la turbano profondamente e forse non sa bene come comportarsi e cosa significano davvero per lei.
Per prima cosa le chiedo di notare come si sente quando è solo in ufficio: oltre alla paura descrive sensazioni di piacere, provi a pensare se ci sono altri stati d'animo e quando cambiano.
In questo momento, lei sta tenendo rigidamente separate due componenti della sua identità che tendono invece ad essere fluide. Probabilmente la parte che esprime liberamente nel suo studio vorrebbe essere condivisa con un'altra persona, è una parte della sua identità piena di vitalità.
Magari potresti pensare ad un percorso psicologico che ti accompagni nella scoperta di quali significati ha per te questa dimensione della tua vita.

Un caro saluto
Dott.ssa Margherita Barberi, psicologa

Margherita Barberi Psicologo a Lerici

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9 APR 2026

Buongiorno Tommaso,

quello che descrive può spaventare, soprattutto quando si percepisce qualcosa di “nuovo” che sembra mettere in discussione aspetti della propria identità che si sono sempre dati per certi. In realtà, ciò che racconta è più frequente di quanto si pensi e non indica necessariamente un cambiamento improvviso o “perdita” della propria identità.

Il crossdressing (indossare abiti del sesso opposto) può avere diversi significati: per alcune persone è legato al piacere estetico, per altre al rilassamento, per altre ancora a una dimensione più emotiva o identitaria. Il fatto che lei si senta a suo agio e naturale nei movimenti quando è vestito da donna non significa che quella parte “stia prendendo il sopravvento”, ma piuttosto che sta entrando in contatto con una modalità espressiva che prima non aveva esplorato.

Anche l’aspetto dell’eccitazione che descrive è comprensibile. Non sempre è un’eccitazione fisica nel senso classico, ma può essere una forma di attivazione mentale ed emotiva legata al sentirsi diversi, liberi o in un ruolo differente. Il fatto che emergano fantasie eterosessuali “dal punto di vista femminile” non implica automaticamente un cambiamento dell’orientamento sessuale, ma può essere parte di questa esperienza più complessa legata al ruolo e all’immaginario.

Più che cercare di incasellare tutto in categorie rigide (eterosessuale/omosessuale, maschile/femminile), può essere utile osservare queste esperienze con curiosità, senza giudizio, cercando di capire che significato hanno per lei. Il fatto che tutto questo la spaventi è importante e merita attenzione, ma non è di per sé un segnale che ci sia qualcosa che “non va”.

Se sente che questa parte sta diventando molto intensa o difficile da gestire, potrebbe essere utile avere uno spazio di confronto in cui esplorare questi aspetti con maggiore serenità, senza dover arrivare subito a conclusioni.

Dott.ssa Lavinia Conoscenti, psicologa
(Torino e online)

Lavinia Conoscenti Psicologo a Torino

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8 APR 2026

Caro Tommaso,

grazie per la domanda che ha posto così ricca e che tocca aspetti molto profondi dell'esperienza psichica.
Da ciò che racconta penso che sia possibile provare a leggere ciò che sta accadendo non come qualcosa da temere, ma come un fenomeno da poter comprendere.

Nella psicologia junghiana esiste un concetto centrale: quello di Anima, cioè la componente femminile inconscia presente nell’uomo. Non si tratta semplicemente di caratteristiche esteriori o comportamentali, ma di una dimensione psichica profonda legata alla sensibilità, all’immaginazione, al corpo, al modo di entrare in relazione.
Quello che lei descrive — il sentirsi “a proprio agio”, il piacere, la naturalezza dei gesti — può essere letto come un emergere progressivo dell’Anima nella coscienza. Il fatto che tutto sia iniziato in modo ludico (il carnevale, lo scambio di ruoli) è significativo: spesso è proprio attraverso il gioco che contenuti inconsci trovano una prima via di espressione.

Rispetto al suo dubbio che questa componente possa crescere fino a diventare predominante, penso non si tratti tanto della possibilità di “diventare donna” o di perdere la propria identità maschile, quanto di un possibile sbilanciamento psichico. Quando un contenuto inconscio emerge con molta forza, può dare la sensazione di essere travolgente o “più vero” del resto.
La questione fondamentale non è cercare di reprimerlo, ma di integrarlo, provare a riconoscere questa parte come propria, senza che prenda il sopravvento sull’intera personalità.

Il bisogno “impellente” che esprime, l'"urgenza" crescente di travestirsi, potrebbe rappresentare qualcosa che finora non è stato riconosciuto e che adesso chiede spazio con molta intensità. Non è necessariamente patologico, ma indica che questa dimensione è diventata psichicamente significativa e spinge per essere ascoltata.

Comprendo il suo stupore nel notare gesti femminili che sente "naturali", questi movimenti potrebbero non essere solamente "appresi dall'esterno", è possibile che emergano forme espressive archetipiche, modi in cui il corpo traduce un'immagine interna.

Mi sembra di capire che ciò che la spaventa maggiormente è il desiderio che sente, quando indossa abiti femminili, di una relazione con un uomo. Penso che questa sua fantasia non rappresenti necessariamente un cambiamento dell'orientamento sessuale, ma potrebbe attivare una dinamica in cui quando lei si identifica con la sua componente femminile, l'Anima, è come se la psiche costruisse una scena coerente con quella posizione, quindi l'immagine di una relazione "complementare".
Lei racconta di non aver mai avuto fantasie omosessuali nella sua identità abituale e che questo desiderio emerge solo in uno stato specifico, questo potrebbe far pensare che non si sta parlando tanto di orientamento sessuale, quanto di configurazioni psichiche differenti.

Il tipo di eccitazione che descrive sembra essere non un'eccitazione genitale, ma una forma di attivazione psichica, immaginativa, identitaria. È come se l'energia psichica, la libido, cercasse di esprimersi in forma simbolica e non puramente sessuale.
Il corpo che “si ritrae” (come dice lei) mentre la mente si attiva va proprio in questa direzione: non è tanto un impulso fisico, quanto un’esperienza complessa che coinvolge identità, immagine, fantasia.

Capisco il suo sentimento di spavento, che potrebbe derivare dalla messa in discussione dell'immagine stabile che avuto di sé fino a questo momento e dalla sensazione di mancanza di controllo. Inoltre, vengono toccati temi molto profondi di identità, maschile/femminile e desiderio. Penso che il fatto che ne stia parlando indichi già una volontà di comprendere.

In ciò che descrive non c'è qualcosa di automaticamente patologico o pericoloso, ma qualcosa di psichicamente potente che merita uno spazio di elaborazione. Poterne parlare con un terapeuta potrebbe esserle utile per dare un senso a questa esperienza, ridurre l'angoscia e trovare un equilibrio tra le diverse parti di sé.

Grazie di nuovo per la sua condivisione,
Dott.ssa Angela Maccarone
Psicologa clinica

Angela Maccarone Psicologo a Ancona

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8 APR 2026

Ciao, Tommaso. Ciò che descrivi può assolutamente capitare e fa parte della naturale complessità dell’essere umano, la quale non può ridursi a meri stereotipi di genere. La società ci ha insegnato che esistono “cose da donna” e “cosa da uomo” ma sono semplici costrutti mentali in cui non possono rispecchiarsi tutte le tantissime persone che popolano questo pianeta. Ad alcuni uomini piace vestirsi con capi femminili e viceversa ad alcune donne piace vestirsi con capi maschili. La passione che nutri per l’abbigliamento da donna fa parte di tue personali tendenze caratteriali, a cui piace cercare il femminile dentro di te, perché è vero che in ciascuno di noi esiste un’energia più “femminile” ed un’altra più “maschile”. Inoltre l’orientamento sessuale non è collegato a queste preferenze: esistono, ad esempio, anche delle drag queen che sono eterosessuali. Per quanto riguarda l’eccitazione mentale che provi nei confronti di una possibile relazione con un uomo, quando sei vestito da donna, è naturale che la sessualità umana rientri in uno spettro e che possano esserci fantasie del genere, in certi frangenti, senza per forza mettere in discussione ciò che sentiamo e viviamo. Potrebbe comunque essere utile iniziare un percorso terapeutico per chiarire i tuoi dubbi e le tue fantasie, per esplorare meglio ciò che desideri, il rapporto che hai con tua moglie e con la tua sessualità.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Ornella Esposito.

Ornella Esposito Psicologo a San Giorgio a Cremano

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7 APR 2026

Buon pomeriggio Tommaso,
quello che descrive non va letto automaticamente come qualcosa di ''anormale'' o patologico ma come un'esperienza psichica che merita di essere compresa.
Partirei da alcuni punti che lei stesso porta: anzitutto l'esperienza iniziale: il travestimento avviene in un contesto ludico, quasi ''autorizzato'' essendosi svolto durante il Carnevale.
Questo è un punto importante: spesso alcune parti del Sé emergono quando emerge un permesso simbolico senza che ci siano conseguenze identitarie immediate, ciò non significa che quella parte di sé sia nata in quel preciso momento, probabilmente era già presente e si è sentita legittimata ad esprimersi, cosa che prima non era avvenuta.
Parla poi di una sensazione di benessere e questo è un altro dato importante e la invito a porsi la domanda: ''che cosa le permette di sentire, essere o fare la modalità ''en femme'' che nella vita quotidiana maschile non trova spazio?'' E molto spesso è qualcosa che non ha affatto a che fare con la sfera sessuale ma con l'espressione corporea, il rapporto con le emozioni ecc...
La invito a riflettere anche su due componenti dell'esperienza che sta vivendo e che la spaventano: la spontaneità e l'urgenza... Dalle sue parole infatti sembra emergere la paura che se il travestirsi diventa ''troppo'' spontaneo e urgente sta diventando qualcosa di predominante, mi verrebbe allora da notare che ciò che è stato a lungo trattenuto quando trova una via di espressione può emergere con forza cercando uno spazio psichico che prima non poteva ricoprire, ma questo non significa per forza che stia prendendo il sopravvento. Anche la spontaneità che riferisce nella gestualità prettamente femminile non significa per forza una trasformazione identitaria profonda ma, magari il segno che lei in quei momenti si concede di lasciarsi andare ad un registro corporeo diverso e meno controllato da codici abituali.
Sull'altro punto che le crea angoscia: il desiderio che prova verso uomini quando si trova in abiti femminili la invito a non assumere in automatico che il desiderio rappresenti un orientamento stabile perché non è necessariamente così. Potrebbe essere un gioco di fantasia che nei momenti in cui si configura nel ''femminile'' le consente di assumere una posizione psichica che immagina di essere desiderata da un uomo. Anche il fatto che usi pronomi femminili è molto interessante, probabilmente indica il fatto che in quei momenti il travestimento non è solo estetico ma un'esperienza soggettiva più profonda.
Anche l'esperienza che descrive (il ritrarsi del pene) sembra essere più la rappresentazione di un investimento libidico su un'altra rappresentazione di Sé (in questo caso femminile) piuttosto che sull'attrazione verso uomini e quindi su qualcosa di esterno da sé.
In ultima istanza la invito a cercare di abbandonare quanto più possibile una visione dicotomica rigida, la realtà delle nostre esperienze è molto spesso sfumata: non è necessario che lei ridefinisca tutta la sua identità per comprendere questa esperienza.
Sperando di lasciarla con qualche spunto in più le suggerisco anche, se tutto quello che sta vivendo al momento le crea discomfort e confusione, di valutare l'inizio di un percorso per analizzare, capire e comprendere di più su se stesso.

La saluto,

Dott.ssa Beatrice Ilari
Psicologa (Roma e Online)

Dott.ssa Beatrice Ilari Psicologo a Roma

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7 APR 2026

Gentile Tommaso,
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così personale. Dal modo in cui ne parla si percepisce chiaramente sia la curiosità sia il turbamento che queste esperienze le stanno provocando.
Parto da un punto importante: ciò che descrive, cioè il piacere nel travestirsi e il sentirsi a proprio agio in un’espressione più femminile, non è di per sé qualcosa di patologico. In molte persone può rappresentare una modalità di espressione di sé, legata a aspetti identitari, emotivi o anche semplicemente al benessere personale.
Quello che sembra metterla in difficoltà non è tanto il comportamento in sé, quanto il cambiamento che percepisce dentro di sé e il significato che gli attribuisce. Da una parte sente naturalezza nei movimenti, nel modo di stare nel corpo; dall’altra emergono pensieri e fantasie che non riconosce come “coerenti” con l’immagine che ha sempre avuto di sé, e questo la spaventa.
É importante sottolineare che pensieri, fantasie e identità non coincidono automaticamente. Il fatto che, in un determinato contesto (quando è in abiti femminili), emergano immagini o desideri diversi dal solito non significa necessariamente che la sua identità o il suo orientamento stiano cambiando in modo definito. Può essere che a volte il contesto attiva stati mentali diversi, che possono includere anche componenti immaginative o simboliche.
Anche ciò che descrive come “eccitazione mentale” è un’esperienza che alcune persone riportano: non sempre si manifesta sul piano fisico, ma può essere legata a una dimensione più interna, psicologica, di coinvolgimento.
Il punto centrale, però, è che sta vivendo tutto questo con confusione e preoccupazione, e questo merita attenzione. Non tanto per “etichettare” ciò che le accade, ma per comprenderlo meglio e integrarlo in modo più sereno nella sua esperienza.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Aurora Bacchetta

Dott.ssa Aurora Bacchetta Psicologo a Roma

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7 APR 2026

Quello che descrive sembra aver assunto nel tempo una funzione importante nella sua vita, più che essere semplicemente una “curiosità” o un episodio isolato. Il punto forse non è tanto se esista o meno una componente “femminile” che cresce, ma che significato ha per lei questa esperienza e in quali momenti emerge con più forza.
Quando parla dell’urgenza di travestirsi appena arriva in ufficio, sembra che lì si attivi uno spazio molto specifico, quasi separato dal resto della sua vita. Che cosa le permette di sentire o di esprimere quella versione di sé che altrove non trova posto? E che rapporto ha questa parte con l’uomo che è nella sua quotidianità, anche nella relazione di coppia che definisce soddisfacente?
Rispetto alle fantasie che emergono quando è “en femme”, può essere utile distinguere tra identità, orientamento e immaginario erotico. Il fatto che compaiano fantasie con uomini in quel contesto non definisce automaticamente il suo orientamento, ma racconta qualcosa di come il desiderio si organizza in quella specifica configurazione di sé. Le viene da chiedersi: cosa rappresenta per lei, in quei momenti, l’essere “coinvolta” con un uomo? Che posizione occupa, che tipo di esperienza è?
Anche la dimensione dell’eccitazione che descrive, più mentale che corporea, sembra andare nella direzione di un vissuto complesso, non riducibile a una risposta fisiologica lineare. Più che “anomalo”, potrebbe essere il segnale che questa esperienza tocca aspetti profondi della sua identità e del suo modo di vivere il piacere.
La domanda allora potrebbe spostarsi da “è normale o sta diventando predominante?” a “che posto voglio dare a questa parte di me e come integrarla senza che mi spaventi o mi domini?”. E ancora: questa dimensione è qualcosa che sente di poter condividere, almeno in parte, con sua moglie, o è pensata come uno spazio necessariamente separato?
Se il timore sta crescendo, lavorarci con un professionista potrebbe aiutarla a dare un senso più chiaro a queste esperienze, senza doverle né reprimere né lasciarle prendere tutto lo spazio.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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7 APR 2026

Gentile Tommaso, lei ha vissuto una vita da tipico eterosessuale e quasi per caso ha scoperto una parte di sè che non credeva di essere. Ha scoperto di sentirsi a suo agio quando si veste da donna. Vestirsi da donna comporta il fatto di muoversi da donna e si sente spntaneo nell'assumere posture tipicamente femminili. A livello mentale non è pronto per definirsi omosessuale. Al momento sta vivendo due identità : a casa con sua moglie si sente uomo (etero); quando è in ufficio da solo e si veste di abiti femminili si sente donna (omo). L'ambiguità che vive rispetto alla sua duplice identità e al suo duplice sentire la spaventa. Lo capisco e credo che sarebbe utile per lei poter parlare con una terza persona - un * professionista ovviamente - di ciò che le sta accadendo. Questo la aiuterebbe eventualmente a parlare di ciò che le sta accadendo anche con sua moglie. Non prima però di essersi chiarito molto bene con se stesso.
La saluto.
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

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7 APR 2026

Buongiorno Tommaso, mi pare di capire che da una decina di anni ha scoperto una nuova parte di lei. E' sicuramente difficile comprenderla relegandola in una "scatola", quindi anche se lo vive da diverso tempo la sta ancora scoprendo. Non necessariamente il travestitismo è legato all'orientamento sessuale. Immagino che tutto ciò la spaventi, è nuovo e ignoto, per lei è un problema vivere questa parte di lei? Come la vive? se vuole la si può affrontare più approfonditamente tirandola fuori un pezzo alla volta dalla scatola in cui è in un percorso psicologico. Capisce anche lei che più si relega una cosa in un angolo più quando ha possibilità di uscire, esce prepotentemente. Se vuole rimango disponibile a tale scopo.

Dott.ssa Erica Farolfi Psicologo a Forlì

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7 APR 2026

Buongiorno, grazie per la fiducia con cui ha condiviso qualcosa di così intimo. Quello che descrive, al di là dello spavento che può provocare, è molto più comune di quanto si pensi e soprattutto non è di per sé indice di qualcosa che “sta andando storto”.

Parto da un punto importante: il fatto che lei sia sempre stato eterosessuale e felicemente sposato non è in contraddizione con ciò che sta vivendo. L’identità sessuale (chi ci attrae), l’identità di genere (come ci sentiamo interiormente) e le modalità espressive (come ci vestiamo, ci muoviamo, ci rappresentiamo) sono dimensioni diverse che non sempre coincidono in modo lineare. Il crossdressing, cioè il travestimento, per molte persone è una forma di espressione di sé, di esplorazione o anche semplicemente di piacere psicologico.

Lei si chiede se la “componente femminile” possa crescere fino a diventare predominante. Più che pensare in termini di “una parte che prende il sopravvento”, può essere utile immaginare che alcune parti di sé, magari rimaste a lungo in secondo piano, abbiano trovato uno spazio per esprimersi. Quando questo spazio si apre, è normale che all’inizio diventi molto presente, anche intenso. Non è necessariamente una perdita di controllo, ma una fase di integrazione ancora in corso.
Il fatto che senta un bisogno impellente di travestirsi in ufficio e che i movimenti le risultino spontanei e naturali non significa che stia “diventando altro”, ma che in quel contesto si attiva una modalità di sé che evidentemente le dona benessere, fluidità, forse anche libertà da alcune rigidità. Il corpo, in questi casi, segue molto rapidamente ciò che la mente permette.

Per quanto riguarda il secondo punto, quello che la spaventa di più, è comprensibile. Quando è “en femme” emerge il desiderio di essere coinvolta con un uomo e questo entra in conflitto con la sua storia e con l’immagine che ha sempre avuto di sé. Qui è importante distinguere tra fantasia e identità. Le fantasie non definiscono automaticamente chi siamo o cosa desideriamo nella vita reale. Spesso sono legate al ruolo che si assume in quel momento, alla posizione psicologica che si vive. Se in quel contesto lei si percepisce in una dimensione femminile, è coerente che emergano fantasie congruenti con quel ruolo, senza che questo implichi necessariamente un cambiamento dell’orientamento nella sua vita quotidiana.
Anche la modalità di eccitazione che descrive è significativa. Non c’è un’eccitazione genitale nel senso classico, ma una forte attivazione mentale, emotiva, identitaria. È assolutamente possibile parlare di eccitazione in questo senso. In molte persone il piacere legato al crossdressing è più psicologico che fisico. Il fatto che il pene “si ritiri” è una risposta fisiologica compatibile con uno stato in cui l’identificazione non è centrata sul ruolo maschile.
Quello che la spaventa, in fondo, non è tanto ciò che prova, ma il significato che teme possa avere. La domanda implicita sembra essere: “sto diventando qualcun altro?” oppure “sto perdendo il controllo?”. Da ciò che racconta, sembra più un’esplorazione che ha preso spazio e intensità, senza che lei abbia ancora trovato un modo tranquillo per integrarla nella sua identità complessiva.
Non c’è nulla che obblighi questa parte a “prendere il sopravvento”, ma ignorarla o viverla solo con paura può renderla più pressante. Il lavoro utile, se lo desidera, è capire cosa rappresenta per lei quella dimensione: libertà, espressione, piacere, evasione, identità o altro. Dare un senso personale a ciò che vive spesso riduce molto l’ansia.

Se sente che lo spavento è forte o che la situazione sta diventando difficile da gestire, parlarne con un professionista esperto in sessuologia può aiutarla a fare ordine senza giudizio e senza dover “incasellare” per forza ciò che sta vivendo.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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7 APR 2026

Buongiorno Tommaso,

grazie per aver scritto su questo portale ed essersi confidato con noi.
Ciò che riporta è il crossdressing, consiste nel piacere nell'indossare abiti del genere opposto ma ciò non significa che si voglia cambiare orientamento sessuale o identità di genere.
Il fatto che le piaccia farlo potrebbe avere vari significati che variano da persona a persona.
Se vorrà potremmo approfondire insieme in qualche seduta.
Resto disponibile.

Cordiali saluti.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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7 APR 2026

Buongiorno, la tematica da lei portata ha a che fare con l'identità di genere motivo per cui è di fondamentale importanza. È assolutamente legittimo il fatto che stia provando sensazioni collegate a paura e angoscia in quanto sta emergendo una modalità di sentirsi che entra in contrasto con quello che è stato nell'arco della sua vita, ragion per cui sarebbe consigliabile intraprendere un percorso psicologico e focalizzarsi sulla propria identità personale per comprendere come far coesistere in modo equilibrato la dissonanza che in questo caso è molto comune che possa verificarsi. Lo squilibrio che può avvertire è naturale, l'obiettivo sarebbe quello di capire come integrare questo aspetto con gli altri aspetti della sua vita e cercare di riconoscere quelli che sono i suoi bisogni, eliminando giudizi e pregiudizi, ma anzi supportato da un professionista che possa aiutarla a riflettere su queste tematiche e accoglierla in modo non giudicante.
Per qualsiasi cosa resto a disposizione
Ricevo a Bergamo e online
Dott. Pisconti Emanuele

Emanuele Ashtar Pisconti Psicologo a Bergamo

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7 APR 2026

Buongiorno Tommaso, grazie per aver scritto con questa lucidità. Si sente che da una parte lei ha trovato un’esperienza che le dà benessere, dall’altra si è spaventato perché alcune cose stanno diventando più “spontanee” e perché insieme al travestimento compaiono fantasie che non riconosce come sue. È una tensione comprensibile: quando un’esperienza interna si apre, il timore non è solo “cosa significa?”, ma “dove mi porta?”.

La prima cosa che vorrei dirle è che quello che descrive, di per sé, non è un segnale di “perdita di controllo” o di una trasformazione improvvisa della sua identità. Il crossdressing può essere, per alcune persone, un modo di esprimere una parte di sé legata all’estetica, al corpo, alla morbidezza, alla libertà dalle regole del ruolo maschile. In altri casi è anche una via di eccitazione e fantasia. Spesso le due cose convivono: benessere identitario e attivazione erotica possono intrecciarsi, e questo non rende automaticamente la componente “femminile” dominante, né la rende un destino inevitabile.

Lei mi chiede se “la componente femminile può crescere ed essere predominante”. Io tradurrei questa domanda in modo più concreto: può diventare più presente e più importante, sì. Predominante nel senso di cancellare tutto il resto, di solito no: più spesso diventa un’area della vita che chiede spazio, riconoscimento, integrazione. Quando viene tenuta chiusa per anni, può diventare impellente proprio perché è stata a lungo confinata. È un fenomeno simile a molti altri aspetti psichici: ciò che non trova posto tende a ripresentarsi con più forza.

Sul primo punto che la sconvolge, cioè la naturalezza dei gesti “femminili” quando è en femme, non lo leggerei come un segno che “lei sta diventando donna” in senso clinico. Piuttosto come un effetto molto umano: quando il corpo cambia assetto (tacchi, vestiti, postura, modo di sedersi), il movimento si adatta. E quando la mente entra in un ruolo interno più morbido o più espressivo, anche il gesto cambia. È spontaneo, sì, ma “spontaneo” non significa irreversibile: significa che quella parte di lei, quando ha permesso, sa abitare quel registro senza sforzo. Questo, in realtà, è un indicatore di autenticità dell’esperienza, non necessariamente di “slittamento” identitario.

Il secondo punto è quello che la spaventa di più: le fantasie verso un uomo quando è in abiti femminili. Qui la cosa importante è non fare un salto logico troppo rapido. Le fantasie non sono sempre una “verità” sull’orientamento sessuale. A volte sono una forma di sceneggiatura simbolica: se lei si sente “in femminile”, può emergere il desiderio di essere visto, desiderato, corteggiato da una figura maschile, perché quella è la grammatica erotica più coerente con lo stato interno in cui si trova. Non significa necessariamente che lei desideri uomini nella vita quotidiana, né che la sua identità eterosessuale venga “annullata”. Significa che in quel contesto la sua mente sta sperimentando un ruolo, una dinamica, un tipo di desiderio che ha senso dentro quella configurazione.

E il tema dell’eccitazione “mentale” con genitali che si ritirano: anche questo non è così anomalo come pensa. L’eccitazione non coincide sempre con erezione. Ci sono stati di attivazione erotica che sono più legati alla fantasia, al senso di trasformazione, alla carica emotiva, e che possono essere accompagnati da risposte corporee diverse. La retrazione può essere anche un segnale di “disidentificazione” dal ruolo maschile in quel momento, o semplicemente un effetto del sistema nervoso autonomo quando è molto attivato. Chiamarla eccitazione mentale è legittimo. Non la rende “pazzo”, né automaticamente omosessuale, né automaticamente transgender.

Quello che merita attenzione, piuttosto, è l’aspetto dell’impellenza: “arrivo in ufficio e devo farlo”. Quando qualcosa diventa così necessario, vale la pena chiedersi che funzione sta svolgendo. È un piacere? È una regolazione dello stress? È una zona di libertà che compensa una vita molto controllata? È un bisogno di intimità con sé stesso? Capire questo le darebbe molta più pace rispetto a interrogarsi solo su etichette e significati.

Se lei lo desidera, un lavoro con uno psicoterapeuta che abbia dimestichezza con sessualità e identità di genere può aiutarla non a “togliere” questa parte, ma a integrarla, a farla diventare una scelta e non un’urgenza, e soprattutto a ridurre la paura. Anche perché un altro tema implicito, nel suo racconto, è il segreto: questa esperienza avviene nel suo studio, in solitudine. La solitudine, quando c’è un segreto, tende ad amplificare sia il piacere sia l’ansia.

Lei non mi sembra una persona che sta perdendo se stessa. Mi sembra una persona che ha scoperto un canale interno intenso e vero e ora ha bisogno di comprenderlo senza spaventarsi e senza trasformarlo in un problema morale. È possibile farlo, con calma, senza decisioni drastiche e senza etichette premature.

Un caro saluto.

Dott.ssa Maria Putynska Psicologo a Bergamo

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7 APR 2026

Gentile,

attenzione a non confondere i vari piani coinvolti nel suo discorso: identità di genere, espressione di genere, orientamento sessuale. Bisogna fare maggiore chiarezza su questi punti.
Mi colpisce come descrive le esperienze: da un lato come qualcosa di molto piacevole e spontaneo, dall’altro come qualcosa che la sorprende e la spaventa. Più che capire se esiste e in che forma un "femminile", forse può essere interessante per lei interrogarsi su cosa rappresenta questo travestimento nella sua vita: quando è iniziato, in quali momenti "l'assale", che effetto ha... al di là delle spiegazioni che si trovano online...
Anche il fatto che parli di un desiderio che compare solo in certe condizioni “...quando sono vestito così..." merita di essere esplorato, senza affrettarsi a dargli un significato già noto.
Se vuole, possiamo lavorare insieme proprio su questo: non per normalizzare o etichettare ciò che accade, ma per capire che posto ha per lei e cosa dice di lei.

Cordialmente
Dott. Emanuele Simonetti

Dott. Emanuele Simonetti Psicologo a Bologna

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7 APR 2026

Quello che descrive può spaventare, ma in realtà rientra in esperienze molto più diffuse di quanto si pensi, e non indica necessariamente “un cambiamento improvviso” della sua identità o del suo orientamento.

Il crossdressing, cioè il piacere di indossare abiti del genere opposto, può avere significati diversi: per alcune persone è legato al rilassamento, per altre all’espressione di una parte di sé più libera, per altre ancora anche a una componente emotiva o eccitatoria. Non è di per sé un segno di disturbo né implica automaticamente un orientamento omosessuale o un’identità di genere diversa.
Quello che lei descrive – il sentirsi a proprio agio, i movimenti spontanei, il cambiamento nel modo di percepirsi – può essere letto come l’emergere di una parte di sé che forse per molti anni è rimasta inespressa. Quando finalmente trova spazio, può sembrare “molto intensa” o addirittura prendere il sopravvento, ma non significa che diventi predominante o che cancelli il resto della sua identità.
Anche le fantasie che emergono quando è vestito in quel modo non devono essere interpretate in modo rigido. Le fantasie non definiscono automaticamente chi siamo o cosa vogliamo nella realtà: spesso sono legate al contesto, al ruolo che si sta vivendo in quel momento, al lasciarsi andare a una dimensione diversa. Il fatto che nella sua vita quotidiana e nella sua relazione si sia sempre sentito eterosessuale resta un dato importante.
L’“eccitazione mentale” che descrive è coerente con questo: non tutto passa necessariamente dal corpo o da una risposta fisica evidente, può essere più legata all’immaginazione, al senso di libertà, al cambiamento di ruolo.
Il punto centrale non è tanto “cosa sto diventando”, ma “come mi fa stare questa parte di me”. Se è vissuta con piacere ma anche con paura o confusione, può essere utile parlarne con un professionista, non per etichettarla ma per integrarla meglio nella sua identità senza che la spaventi.
Non c’è nulla di “sbagliato” in quello che sta vivendo, ma è comprensibile che, emergendo in modo così forte dopo tanti anni, possa destabilizzare. L’obiettivo non è eliminarlo, ma capirlo e trovargli un posto che non entri in conflitto con il resto della sua vita.

ROBERTO PORRINI Psicologo a Pordenone

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7 APR 2026

Gentile Tommaso,
comprendo i suoi timori e a partire dai casi che ho attualmente in cura riferibili alla tipologia cross-dressing le posso dire che, per poter approfondire al meglio le sue paure, è sicuramente necessario un percorso di terapia individuale.

Questo perchè lo "spavento" che lei ha descritto può assumere nel tempo aspetti che non si controllano proprio perchè ha una matrice poco nota a lei a livello conscio e, in ragione di ciò, potrebbe minare la sua serenità quotidiana.

Mi riferisco sopratutto ai suoi dubbi circa il suo orientamento sessuale ("relazione con un uomo"), aspetto molto delicato della nostra strutturazione mentale che deve essere attentamente analizzato ed indagato per poter comprendere come mai oggi si declini in questo modo.

Al di là di quanto ha narrato qui, come va la sua vita? E' soddisfatto? Ha condiviso con qualcuno queste sue perplessità?
Queste ed altre domande possono aiutarla ad ampliare l'analisi sul disagio che cha qui descritto, il quale, così come anche gli altri tipi di sofferenza psicologica, si inseirisce in un contesto relazionale e sociale che va approfondito per poter capire la genesi della condizione.

Un percorso di psicoterapia individuale può sicuramente aiutarla a trovare una spiegazione circa i suoi dubbi e di conseguenza a risolverli trovando la serenità.

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Psicologo a Roma

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7 APR 2026

Salve capisco benissimo la sua situazione..può essere che ha ritrovato la sua sessualità e la sua identità che fino a quel momento non erano chiare dentro di sé..quindi le consiglierei di valutare e riflettere bene e di valutare anche il rapporto con sua moglie..e dopodiché pensi alla sua felicità..che sia da etero o omosessuale..cordialità Dott.ssa Lorena Truscelli

Dott.ssa Lorena Truscelli Psicologo a Campobello di Mazara

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