Trasporto tanto forte. Aiutatemi

Inviata da Emiliana · 23 mar 2015 Dipendenza affettiva

Allora, la mia situazione, di cui io vorrei parlare, è la seguente. Tutto parte dalla mia infanzia e dal rapporto che ho avuto con mia madre. Quando ero piccola lei lavorava, e ovviamente non poteva portare me e mia sorella (Gemella) con lei, così ci mandava da una tata, conosciuta all'età di due anni. La mattina andavamo all'asilo e, verso le 4 del pomeriggio, subito dalla tata. Rimanevamo lì fino alle 10 di sera circa e, qualora non ci fosse stato asilo, pranzavamo li e, spesso, dormivamo li. Odiavo la domenica, odiavo stare con mia madre. Era un incubo.
Sono cose a cui non avrei mai fatto caso se non fosse stato per l'aiuto datomi dalla mia psicologa che mi ha accuratamente seguita per più di un anno. Cresco, e la tata, che consideravo (Inconsapevolmente) mia madre, mi si allontana sempre di più. Ho sofferto di questa cosa a lungo, mi sono morbosamente e quasi ossessivamente attaccata a lei, avevo paura di perderla. Decido di interrompere io stessa i rapporti con questa persona che non faceva altro se non farmi stare male. Mia madre non mi ha mai abbracciata, mai accarezzata, dimostra diversamente il suo affetto, ma io ho bisogno di abbracci, ho bisogno di carezze e di conforto. Da qui comincia tutto.
Dopo le scuole medie decido di iscrivermi al liceo Classico, dove conosco una professoressa a dir poco fantastica. Lei mi capiva, mi aiutava, mi abbracciava e mi stringeva forte le mani. Sono stata bulimica a lungo, e lei mi stava vicino, mi ha sempre dato quello che cercavo. Ancora una volta, mi sono attaccata morbosamente e ossessivamente a questa persona e, ancora una volta, ho paura di perderla, paura che possa sostituirmi con qualche altra alunna che possa avere il mio stesso problema. Facevo spesso delle cose per attirare la sua attenzione, quali sentirmi male, per esempio.
Oggi sono fidanzata con un ragazzo che amo da morire, e senza il quale io non potrei vivere. Mia madre è una persona a cui voglio bene, ma non mi da quello che voglio. Spesso mi spaventa questo forte e ossessivo affetto che provo per la mia professoressa. Vorrei che al mattino fosse lei a svegliarmi con dolci carezze, vorrei che fosse lei a prepararmi la colazione e a farmi trovare i vestiti puliti sul letto, vorrei che mi dicesse che sono la figlia che non ha mai avuto (Non è sposata). Molti mi hanno presa in giro dicendomi 'sei lesbica, sei lesbica', ma non credo di essere lesbica.
È vero che a volte ho paura io stessa di quello che sento per lei, ma non ho mai minimamente pensato di volere un bacio da lei o qualsiasi altra cosa che fanno gli innamorati. A scuola cerco sempre un momento per parlarle, la aspetto fuori dalle classi in cui insegna oppure ci vediamo in ricreazione. Talvolta vado a trovarla al pomeriggio a casa sua, altre ci sentiamo per telefono. L'unica cosa certa che so, è che se dovessi perderla, impazzirei. Per un periodo ho detestato mia madre, odiavo anche la sua vicinanza, non volevo essere toccata. La mia piscologa mi ha aiutato a cambiare il rapporto, e c'è riuscita, ma quello che non ha costruito quando ero bambina, non potrà mai costruirlo. Mi dica lei cosa ne pensa, cosa possa essere questa mia ossessione morbosa nei confronti della mia prof. Ho paura.

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Miglior risposta 26 MAR 2015

Cara Emmi,
credo che tu sia stata molto brava prima di tutto nel chiedere aiuto e poi, grazie al supporto della tua psicologa, a fare importanti collegamenti tra quello che succede nelle tue relazioni attuali e quanto hai vissuto in passato. Questo ti restituisce importanti consapevolezze ed una più profonda conoscenza di te. Ora sai che devi fare i conti con una mancanza che ha caratterizzato la tua storia e sai che è proprio per riempire questa mancanza che ti leghi a figure materne al punto tale da temere oltremodo la loro perdita. Sono sicura, inoltre, che avrai avuto anche già modo di vedere come questo tuo bisogno di "riempire" sia poi ben rappresentato dal sintomo bulimico. Non posso, tuttavia, non notare che la tua vicenda, oltre ad essere segnata da una mancanza che si chiama "mamma", sia anche caratterizzata da un'altra mancanza quella "papà" al quale non accenni proprio. La tua lettera, inoltre, mi ricorda una storiella molto antica di un tale che ha perso le chiavi di casa e le cerca disperatamente sotto un lampione. Gli si avvicina un poliziotto e gli chiede il punto esatto dove ha perso le chiavi in modo da poterlo aiutare. Il tipo allora gli risponde di essere sicuro di averle perse vicino alla porta di casa, ma che le stava cercando sotto al lampione perché c'era più luce! Non è, infondo, proprio quello che fai tu Emmi, cercare quell'amore che senti di aver perso dove ti sembra più facile ottenerlo piuttosto che andare là dove tutto ciò ha avuto origine?Come ben ti ha indirizzato anche la tua psicologa, è solo tornando in famiglia che puoi soddisfare appieno la tua "fame d'amore" accettando i modi in cui i tuoi genitori sanno darti amore o anche accettando che non lo hanno saputo fare. Finché non ne capirai le ragioni e non perdonerai tua madre in modo profondo e reale continuerai a chiedere disperatamente amore senza mai sentirti soddisfatta. Non è, infatti, da quelle persone che tu desideri intimamente essere amata e continuerai a cercare le chiavi là dove non lei hai perse...

Ti auguro un buon ritorno in famiglia
dr. ssa Laura De Martino, Psicologa Psicoterapeute sistemico-relazionale
Napoli

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25 MAR 2015

Mi sembra che lei abbia le idee molto chiare circa le ragioni di quello che lei stessa definisce un attaccamento morboso ed ossessivo. Ha subito una mancanza di affetto in un periodo molto delicato della sua infanzia. Mi sembra che con la sua psicologa abbia fatto un buon lavoro. Ora c'è da andare avanti e lavorare per riacquistare una serenità che allo stato attuale non c'è ancora. Lei deve riacquistare la sua indipendenza e autonomia, nel senso che deve superare questi stati di dipendenza eccessiva che si creano con le persone a lei vicine affettivamente. Imparare a vivere per sé stessa e non in funzione degli altri. Continui il lavoro con la sua psicologa per raggiungere questi obiettivi.

Dott. Sergio Rossi Psicologo a Spoleto

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25 MAR 2015

Cara Emmi
la relazione che hai con questa professoressa penso che sia davvero speciale.
Immagino che possa essere mal interpretato dalle persone che hai attorno ma di questo tu non ti crucciare.
Nella tua storia la figura materna non è stata sufficientemente interiorizzata e questa carenza tutt'ora presente è, in parte, motivo di questa relazione con la Proff.
Ho detto "in parte" in quanto non ritengo che ne costituisca proprio l'unica motivazione.
Penso che tra te e questa Proff. ci siano delle "affinità elettive" e che il rapporto sia da entrambe le parti sentito.
Ora però dovresti fare un piccolo (ma grande) passo avanti nel "liberare" questa relazione da tutti quegli elementi ossessivi che la offuscano.
Comincia a sentirti sicura dell'affetto di lei e acquisisci una maturità emotiva nei suoi confronti, poi aggiungi l'ingrediente di una grande sicurezza nel sentirti amata.
Questa relazione potrà crescere e continuare ad essere importante nella tua vita.
E' una cosa tanto bella che ti è capitata e quindi non offuscarla con preoccupazioni e "paranoie" inutili.
Un caro saluto
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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24 MAR 2015

Cara Emmi,
sicuramente la tua storia, come hai già avuto modo di vedere con la tua psicologa, può essere un punto di partenza per riflettere sul perché tendi a relazionarti con persone per te importanti e rassicuranti in un modo che tu stessa, a volte, definisci morboso.
Spesso, andiamo alla ricerca di tutti quei bisogni che da piccoli non sono stati soddisfatti, nel tuo caso si legge un grande bisogno di affetto e accudimento. Con la psicologa avete lavorato sulla ricostruzione del rapporto con tua mamma, forse adesso potresti riprendere il tuo percorso terapeutico per cercare di trovare delle nuove modalità, più funzionali per te stessa, per entrare in relazione con gli altri.
Un caro saluto.

Dott.ssa Giorgia Ceci Psicologo a Trani

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24 MAR 2015

Nulla di eccessivamente preoccupante, credo solo sia importantebriprendere i contatti con.la psicologa per far luce sulle relazioni passate e future e dare loro un senso e un peso

Dott.ssa Federica Zanardo Psicologo a Noale

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24 MAR 2015

Salve Emmi,
la tua modalità di instaurare relazioni affettivamente significative con un attaccamento morboso è sicuramente legata alla tua storia. Il lavoro psicologico che avevi intrapreso può aiutarti, se continuato, a trovare maggiore equilibrio nelle relazioni, sciogliendo i nodi relazionali che attualmente ostacolano relazioni pienamente sane. Infatti, amare è modulare i movimenti di avvicinamento e allontanamento a secondo delle circostanze, rispettando gli spazi personali.
Sono sicura che la tua psicologa potrà aiutarti al riguardo.
Un caro saluto

Dott.ssa Maria Concetta Culcasi Psicologo a Trapani

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23 MAR 2015

Cara Emmi, è difficile dare una risposta, soprattutto sapendo che hai effettuato un percorso psicologico. Francamente non vedo nulla di eccessivamente preoccupante se non una voglia di avere delle coccole, però, molto più di me, un consiglio costruttivo ti può essere dato dalla tua psicologa. Prova a ricontattarla con fiducia. Un caro saluto, Giuseppe

Dr. Giuseppe Di Maria Psicologo a Roma

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23 MAR 2015

Cara Emmi,
proprio la tua storia e probabilmente il percorso che hai svolto con la psicologa può aiutarti a capire che questo forte legame che senti oggi per la prof e in passato per la tata, è un tuo modo di entrare in relazione con le persone che ritieni importanti . Tuttavia, tu stessa ti rendi conto che spesso diviene eccessivo sebbene risponda a dei bisogni profondi di affetto, attaccamento e accudimento. E' questa un'ottima base di partenza per riprendere il lavoro terapeutico e cercare un buon punto di equilibrio che ti faccia sentire serena e appagata nelle relazioni senza morbosità e ossessività.
Buon lavoro...

Dssa Daniela Sirtori - Monza

D.ssa Daniela Sirtori Psicologo a Villasanta

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