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Transfert o?

Inviata da Vaniglia il 20 mar 2016 Disturbi della personalità

Buon pomeriggio a tutti!
Il problema per cui mi rivolgo adesso qui è la psicoterapia che seguo da più di due anni.
Per me è una psicoterapia molto difficile,non solo per l'ovvi sofferenza che comporta un lavoro su sé stessi. Ma anche e soprattutto per i sentimenti che in me suscita questo Dottore.
Conosco perfettamente il meccanismo del transfert e ho pensato subito a questo.
Ma la cosa che mi fa riflettere è che quando "smette i panni da terapeuta" e quindi mi parla accompagnandomi alla porta etc è proprio lì che mi rendo conto che non riesco neanche a parlargli per l'imbarazzo.
Due volte per sbaglio l'ho visto al di fuori dello studio e sono rimasta folgorata senza neanche averlo riconosciuto da subito.
È come se da "uomo comune" il sentimento sia ancora più forte.
Tutto ciò per dire:ok il transfert ma come faccio a capire se si tratta realmente "solo" di quello?
Ci tengo a precisare che ho molta stima per questo Dottore a livello professionale anche se non lo idealizzo e mi rendo conto benissimo di quando sbaglia. Perché anche lui a volte sbaglia.
Lo stimo altrettanto come persona anche se è molto diversa da me e lontana dal mio modo di vivere.
La psicoterapia mi ha aiutata in qualcosa ma procede molto lenta a causa mia.
Sono immobile eppure non riesco a concepire di rivolgermi ad un altro professionista.
Questo rapporto di cura mi comporta tantissima sofferenza, spesso anche in base a come si pone lui nei miei confronti.
Ma è stata dura chiedere aiuto ed accettare di essere curata da un uomo e non voglio cambiare.
Non so chiaramente quali siano i miei problemi perché lui si è rifiutato di darmi una diagnosi precisa ,cosa su cui io non sono assolutamente d'accordo tra l'altro.
So che siamo all'interno dei disturbi di personalità ed io sospetto tratti borderline.
Ad ogni modo vorrei solo che qualcuno riuscisse a capire cosa mi succede adesso.
Ho preso una pausa in questi giorni a la sua mancanza è sempre devastante,da due anni a questa parte.
Grazie.

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Gentile lettrice,
transfert e controtransfert possono essere utilizzati al fine di ottimizzare la psicoterapia che deve comunque mettere sempre il paziente al centro dell'attenzione.
Per questo motivo, sarebbe un bene che lei parlasse al terapeuta del suo transfert senza limitarsi a soffrire in silenzio per come lui si pone a volte nei suoi confronti (somministrandole qualche frustrazione?) oppure limitarsi a sentire in modo devastante la sua mancanza.
Se, come credo,il suo terapeuta è un bravo professionista, saprà utilizzare questi temi per perfezionare il percorso di psicoterapia per il suo benessere.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Buonasera Vaniglia, non so se il tema di questo post sia ancora attuale, tuttavia, forse, può essere interessante anche per altre persone che siano nella sua stessa situazione. Per il livello di riflessività espresso e la chiarezza, mi sembra che lei non abbia dubbi se si tratti di tranfert oppure no. A me, più che questo, arriva il dubbio che lei tema di riferire questi sentimenti al collega perchè, in tal modo, è come se certificasse tale affettività come strumento terapeutico (il transfert, appunto) ma, nel contempo, togliendo spazio per ogni altra possibilità (amore "vero" e non mediato dal setting). Ora, io sono fermamente convinto di questo: partendo dal fatto che è fondamentale comunicare al collega questi sentimenti (oltre a tutti i discorsi che si possono fare, si tratta soprattutto di nuovo materiale clinico su cui poter lavorare), nel caso la sua affettività vada oltre il transfert, oltre la fine della terapia, allora, forse, si può cominciare a trattare questi sentimenti come "altro". In ogni caso, bisognerebbe comunque considerare il collega, la sua professionalità e deontologia, nonché correttezza e, solo alla fine, se anche lui possa ricambiare tale sentimento. Dunque, allo stato dell'arte, le suggerisco, pur nelle comprensibili difficoltà, di impiegare tutta la sua attenzione emotivo-cognitiva al lavoro terapeutico ed alla sua buona riuscita (questo le conviene anche, eventualmente, per chiarirsi ancora meglio ciò che prova per il suo terapeuta, perchè lo prova, come lo prova, etc. etc.). Da ogni lato si valuti la questione, a me sembra che le porterebbe maggiori vantaggi concentrarsi prima sul perchè abbia voluto cominciare un percorso terapeutico. Per il resto, eventualmente, ci potranno sempre essere tempi e modi, dopo che la sua vita sia migliorata in percezione di qualità, a prescindere dal collega...
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Cara Vaniglia
quando in terapia ci si trova in una fase di transfert non è che questo resta confinato all'interno del "setting" terapeutico...è chiaro che le sensazioni restano anche quando uno è a casa o quando incontra, per caso, il terapeuta in altri ambienti.
Però la cosa davvero importante e necessaria è che lei dovrebbe parlare di tutto questo che sente col terapeuta stesso perché è proprio dalla interpretazione del transfert che la terapia può fare dei grossi passi avanti.
In questo percorso, forse parlare del transfert è il momento più difficile ma anche quello in cui si dimostra chiaramente la fiducia nel terapeuta e nell'alleanza terapeutica per la soluzione dei propri problemi.
Quindi si faccia coraggio e affronti questa situazione.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Cara Anonima, Tu comprendi perfettamente che la psicoterapia non è una passeggiata nel bosco e che ha momenti o periodi difficili e dolorosi. E questo il segno che il lavoro procede. Da quello che dici mi sembra che il Tuo terapeuta sia persona competente e capace. Allora abbi fiducia in lui e raccontagli tutto ( spesso non è facile ). Questo gli permetterà di fare bene il suo lavoro, inseme a Te, per il Tuo bene.
Con i migliori auguri. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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Salve carissima,
dato che personalmente e da molti anni le mie terapie si avvalgono del prezioso strumento che si chiama transfert con annessi controtransfert e cotransfert ... senza nominare lo Enactment , ti suggerisco caldamente di rendere informato il tuo terapeuta, indipendentementedal fatto che possa essere realmente il tuo 'tpo', anche perché se fuggi da un altro, perdi soltanto tempo e denaro. Restando a disposizione, ti saluto con simpatia
Dott.ssa.Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Buonasera Vaniglia,
Sono forti sensazioni ed emozioni descritte! Proprio alla luce del buon rapporto e della fiducia che lei ha nei confronti del suo terapeuta, penso possa essere prezioso trovare il coraggio di esprimere ciò che sente. Questo le permetterà di condividere questo vissuto importante e di comprendere cosa comunica questo coinvolgente transfert.

È possibile che la terapia si arricchisca di contenuti, che aumenti l'alleanza terapeutica o che riflettendo con il suo terapeuta giungiate ad individuare come è più producente continuare la sua psicoterapia.

Le sconsiglio di andare da un altro terapeuta senza prima condividere il suo attuale vissuto al terapeuta che oggi l'ha presa in cura. Al contrario, questa può essere una grossa opportunità di crescita, indipendentemente dalla prosecuzione della sua psicoterapia.

Cordiali saluti,
Giulia Gentilesca

Dott.ssa Giulia Gentilesca Psicologo a Cuneo

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