Transfert nella terapia cognitivo comportamentale

Inviata da amore85. 12 giu 2016 2 Risposte  · Terapia cognitivo-comportamentale

Salve, mi sono innamorata del mio psicologo, esiste il transfert nella terapia cognitivo comportamentale? Cosa devo fare? Devo tenerglielo nascosto o al contrario devo parlargliene? E lui come dovrebbe reagire? Dovrebbe interrompere la terapia? Il transfert presuppone che la terapia sta andando bene oppure al contrario è un ostacolo alla terapia?
nel ringraziarla le porgo cordiali saluti

terapia

Miglior risposta

Il transfert si può attivare in qualsiasi tipo di psicoterapia ed è un segno che lei ha associato la relazione terapeutica ad un'altra relazione sperimentata in passato con una figura di riferimento per lei importante. Il fatto che lei si pone queste domande testimonia che ha un livello metacognitivo sufficientemente alto da poter elaborare con il suo terapeuta la causa e il perché di questo, le consiglio di parlarne. Sarà il suo terapeuta ad individuare i futuri sviluppi della relazione terapeutica, buona fortuna,

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Buonasera amore85, il transfert ed il controtranfert, in realtà, e se ci ragionassimo un pò, esiste in tutte le relazioni di un certo rilievo. Anzi, queste due modalità di sperimentare, percepire ed agire una relazione sono proprio il campo ottimale di un naturale allenamento ad avere dei feedback su cosa si sta provando, sul come ed in che modo si sta provando quell'emozione o quei sentimenti, sul pensiero/dubbio/certezza che anche l'altro stia provando emozioni simili o contrapposte, etc. Il transfert (ed il controtransfert) è il minimo comun denominatore di ogni relazione che per noi ha un particolare rilievo emotivo e, tra l'altro, è un modo di comunicare (direttamente o indirettamente sia all'esterno che all'interno) che si è attivata una processualità a cui bisogna dare la giusta attenzione. Rispetto a ciò che chiede, naturalmente (anche se posso intuirne le difficoltà) è di primaria importanza che lei ne parli con il suo terapeuta, in quanto è tutto materiare clinico "presente" (nel senso di attuale, dunque, pregno di informazioni, soprattutto emotive) che vi può aiutare nel percorso intrapreso. Infine, non si stia a preoccupare troppo (anche se, evidentemente, anche questa è una sua caratteristica di personalità che andrebbe condivisa con il suo terapeuta) di come dovrebbe reagire o comportare il collega: tra le primissime situazioni che vengono studiate nella teoria e prese in considerazione durante le supervisioni cliniche, sono proprio queste riguardanti l'ormai classica coppia tranfert/controtransfert (qualcuno aggiunge anche il contro-contro-tranfert...).
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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15 GIU 2016

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