Tradimento nel quale non ci si riconosce

Inviata da Alice · 27 feb 2017 Terapia di coppia

A settembre ho realizzato il sogno della mia vita riuscendo ad essere ammessa in una università straniera. Tuttavia, a mano a mano questo sogno è diventato più che altro un incubo. Lo studio era eccessivo, lo stile di vita troppo frenetico e soprattutto non mi sentivo accettata dalle persone con cui vivevo e dai compagni di università.
Prima di partire ho intrapreso una relazione amorosa con un ragazzo, che a mano a mano ha assunto una rilevanza sempre maggiore nel mio cuore. Tuttavia, mentre ero all'estero, l'unico sostegno che ho riscontrato è stato un ragazzo musulmano che mi ha aiutata con tutto, essendo in oltre l'unica persona del luogo con la quale avevo veramente l'opportunità di comunicare. Per quanto il mio ragazzo abbia fatto di tutto per supportarmi nonostante la distanza, mi sentivo enormemente sola.
Davanti agli esercizi che non riuscivo a svolgere esplodevo spesso in crisi, tra le quali una sorta di problema alimentare: se un esercizio non riusciva non potevo fare altro che ingozzarmi di dolci, ma non sono ingrassata di un grammo perché lo stress ha bruciato tutto.
Nonostante io amassi il mio ragazzo e la sua presenza fosse fondamentale per me, il mio amico musulmano ha cominciato a farmi delle avance che per circa un mese ho respinto. In seguito ho ceduto, ma il nostro rapporto è stato molto tormentato e platonico: è consistito in baci, abbracci, e reciproche incitazioni a dare il meglio di se stessi ed andare avanti, alternati a lunghe pause dovute ai miei sensi di colpa. Se dovessi interrogarmi riguardo a lui, posso dire che all'inizio ho provato paura a causa della sua fede, in seguito affetto e compassione, ma mai amore. Non l'ho mai visto come possibile compagno, sia perché ho sempre conservato il mio ragazzo nel cuore, sia perché i suoi valori religiosi sono troppo distanti dai miei. A dicembre le cose sono peggiorate per me perché lo stress era arrivato al massimo e gli ho dunque chiesto di fare l'amore, ma non ho mai avuto il coraggio di realizzare effettivamente questa cosa (non so se conta anche il fatto che sono vergine).
Nonostante tutto ho superato gli esami all'estero, ma ho deciso di tornare comunque in Italia perché non mi riconoscevo nella persona che ero diventata. Io amo molto il mio fidanzato italiano e penso che sia l'uomo della mia vita. Indubbiamente il nostro rapporto da quando gli ho confessato tutto è cambiato, lui mi perdona a fatica. Ma il problema principale è che io non ho vissuto tutto questo come un tradimento. Primo perché nel mio cuore ho sempre continuato ad amarlo e secondo perché soprattutto non mi riconosco in questo atto. Sono sempre stata una ragazza casa e chiesa e non riesco proprio a giustificare ciò che è accaduto. Non mi riconosco in quella che ero all'estero e soffro enormemente per aver ferito la persona che amo. Cerco aiuto per comprendere se questa 'bipolarità' è veramente accaduta o si tratta solo di una giustificazione che cerco di fornirmi. Grazie mille in anticipo.

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Miglior risposta 28 FEB 2017

Cara Alice, l'esperienza vissuta all'estero non è stata proprio come la sognavi, Capita di voler delle cose che poi deludono o sono diverse da come le immaginavamo. Adesso sei rientrata a casa e hai ripreso la tua vita, nella quale ti ritrovi. Tutto bene, allora! Considera le esperienza fatte all'estero come a se stanti. Hanno fatto parte del tuo percorso ma ora sono esaurite, Sicuramente non è tutto da buttare quanto hai vissuto. Vedrai che con il tempo tutto si stempererà. La vita e le esperienze vissute sono solo tue. In caso fai qualche incontro con uno psicologo per tranquillizzarti. Auguri dr, Annalisa Lo Monaco

Dott.ssa Annalisa Lo Monaco Psicologo a Roma

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